Andrea Salvidia Porcu: quando le emozioni trovano morbidi cuscini su cui dormire.

Sorella Rugiada, a dicembre. Venerdì 16 dicembre, all’interno dell’Aula Consiliare del Municipio di Sestu, si è tenuta la presentazione del libro di poesie di Andrea “Salvidia” Porcu, intitolato appunto “Sorella Rugiada” (edito da “La Riflessione”). Appuntamento numero 7 per il giovane scrittore del cagliaritano, accompagnato in un reading recitato dalla voce dell’attore Carlo Porru, sulle note in sottofondo del chitarrista Matteo Maxia. Moderatore della serata: Roberto Sanna. L’emozione che traspariva dai versi semplici, corti, ha creato il paradosso di una profondità che non ti aspettavi, accentuata dalla vocalità di Porru, recitante esperto. E il pubblico presente ne è rimasto quasi bloccato, ipnotizzato.  Poi la riflessione. Ma andiamo a conoscere meglio chi è Salvidia e di cosa parla il suo libro.

Ciao Andrea. Ci racconti brevemente chi è Salvidia, e come mai hai scelto questo nome d’arte?

Salvidia era il cognome di una persona realmente esistita: Romeo Salvidia. L’ho trovato per caso mentre leggevo Papillon di Henri Charrière, da cui poi venne tratto l’omonimo film con Dustin Hoffman e Steve McQueen. Salvidia muore durante un tentativo di evasione col protagonista del libro, muore schiantato sulle rocce in mezzo al mare in tempesta. E’ un nome che suona bene alle mie orecchie, e mi colpì l’aneddoto dell’evasione, della fuga, dell’istinto per la libertà, nonostante il tragico epilogo.

Sei già alla settima presentazione, un bel cammino. Di cosa parla il libro? Come è stato accolto dai lettori?

Il libro è una sorta di concept book, un libro centrato su sé stesso, è omogeneo nelle sue diverse parti. A differenza della prima raccolta (“Notturno”, 2008) che si presentava più come un insieme disordinato di poesie scritte nei vari periodi (a partire dai miei 16 anni fino ai 30), senza un filo logico ed esistenziale, in “Sorella rugiada” c’è un arco di tempo ben delimitato, e un’evidente mutamento di stile. Una maturità, come direbbero alcuni. Tutto questo è stato colto dalle persone che hanno letto il libro, o che erano presenti durante la presentazione, ed il feedback è stato davvero inaspettato, ricco di entusiasmo e di emozioni, che evidentemente sono stato in grado di comunicare.

Come ti sei trovato con la casa editrice “La Riflessione”?

E’ ormai da qualche anno che collaboro con questa casa editrice. Devo dire che sono stato promosso a tutti i livelli e attraverso tutti i canali di comunicazione in loro possesso, A partire dalle presentazioni, dalle interviste in radio, dai passaggi in tv, dalle menzioni sui quotidiani locali. Dunque, davvero una collaborazione proficua e soddisfacente. Ogni volta per me è un’avventura straordinaria, e questo grazie soprattutto a loro e alla loro disponibilità. Non potrei chiedere di più.

Come giudichi gli autori sardi? C’è qualcuno che ti piace in particolare?

Devo dire, leggo tanti autori sardi, ma non quanto vorrei. Vivo circondato da libri, sia fisicamente, in quanto lavoro in una libreria, sia in senso esistenziale, a giudicare dalla mia fame inveterata e quasi folle di vita, di letteratura, di poesia, in una parola di arte. Tra i sardi riferimenti imprescindibili restano per me Bachisio Zizi e Grazia Deledda. Ma stimo tanto anche Flavio Soriga e Nicola Lecca. Elencarli tutti sarebbe impossibile.

Qual è la tua posizione nell’eterna lotta tra editori “normali” ed editori a pagamento? Molti autori, tra cui la celebre Michela Murgia, stanno conducendo un’aspra battaglia contro questi ultimi.

Credo occorra fare una distinzione tra case editrici di un certo taglio e quelle minori, anche se in tempi di crisi le cose sono più sfumate, meno comprensibili. Non trovo nulla di male se una casa editrice chiede a un autore di acquistare un tot di copie per sé, ad uso proprio promozionale. Vale a dire per promuoversi con le sue stesse mani: partecipare ai concorsi letterari o spedire (come sta capitando a me) il proprio libro nei più diversi e disparati centri di cultura italiana all’estero, e per tanti altri motivi. Lo ribadisco: non ci vedo nulla di male in tutto ciò, soprattutto se la casa editrice in questione è piccola, dove ogni mese si devono fare i conti con tasse e costi di produzione sempre più alti.

Quale sarà il futuro di Salvidia? Ti fermerai a “Sorella Rugiada”?

Il mio prossimo obiettivo è completare la trilogia della luce, come la chiamo io, e cioè da “Notturno”, attraverso “Sorella rugiada”, e poi giungere al chiarore del giorno. E fermarmi lì, a godermi un po’ il sole. Alcune cose le ho già scritte. Il mio quaderno inizia ad affollarsi, ma non ho fretta. L’ispirazione nasce da sé, esattamente come nascono i fiori.

Angelo Argiolas

Foto: Alessandro Loddi – ph ©

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