La sede ritrovata

Pur trattandosi di una faccenda di interesse privato che tutt’al più riguarda una parte dei cittadini che in passato hanno militato nello storico PCI e nei partiti suoi diretti eredi (non dunque il PD che è giuridicamente un partito nuovo nato “senza debiti e senza patrimonio”), da un po’ di tempo a questa parte sulle sorti della sede di via Gramsci si stanno ripetutamente accendendo i riflettori dei media. Neanche fosse un affare di Stato, negli ultimi dieci giorni sono comparsi ben tre articoli in proposito sull’Unione Sarda. Stante l’abbondante circolazione di notizie, ormai non sfugge a nessuno che le parti in causa sono rappresentate da un lato dal ristretto gruppo dei componenti la segreteria del PD (sono infatti parecchi i dirigenti e gli iscritti del PD che pur non avendo mai fatto parte dei DS non hanno condiviso né il merito né il metodo della rivendicazione immobiliare della segreteria), dall’altro dai componenti dell’ultimo direttivo DS. Nel confronto tra le parti, particolarmente aggressiva è stata la battaglia portata avanti dalla segreteria del PD. Elio Farris in una chiacchierata di cui abbiamo riferito in questo blog, ci ha raccontato come in seguito alla concessione gratuita e assolutamente non dovuta del locale del primo piano da parte dell’ultimo direttivo DS all’attuale segretaria del PD, i veri proprietari dell’immobile sono stati dapprima totalmente esclusi dall’utilizzo di quei locali, poi estromessi attraverso la sostituzione non autorizzata della serratura, e successivamente accusati di volerla scassinare e con questa motivazione (rivelatasi infondata) sono state anche allarmate le forze dell’ordine e prontamente informati i giornalisti.

A supportare teoricamente questa serie di decise azioni concrete, alcune curiose argomentazioni, tra le quali quella con cui si pretendeva di far prevalere le statistiche nazionali relative alla nascita del PD su quelle locali, o quelle che indicavano come modello da seguire anche a Sestu i casi di alcune sedi ex Ds passate nella piena disponibilità del PD, senza però spiegarne le ragioni sottese. E infine l’argomento prìncipe (ma forse sarebbe meglio chiamarlo dogma rivelato dall’alto) secondo cui nessuno “meglio del PD può rappresentare la continuità nel rispetto di tutti”. Questi e altri argomenti sostenuti dalla segreteria locale del PD, non devono essere apparsi molto solidi, soprattutto non devono aver trovato granché riscontro nel Diritto perché, alla fine, la Fondazione Berlinguer di Cagliari, organismo autonomo e indipendente dai partiti, legale proprietaria dell’immobile, ha deciso di affidare la sede di via Gramsci a un’associazione locale di recente formazione, costituita da persone che hanno fatto parte dell’ultimo direttivo DS. Il tutto è avvenuto nel solco di una procedura utilizzata per tutte le sezioni territoriali del PCI-PDS-DS donate alla fondazione. Tutto è stato fatto nel rispetto della legalità. I nomi dei responsabili sono noti (sono stati infatti tempestivamente pubblicati domenica scorsa, 22 aprile, sull’Unione Sarda) e non c’è motivo per credere che gli altri componenti dell’associazione vogliano nascondere di farne parte. Queste persone infatti, contrariamente ad altre che pretendono di indicarle al pubblico ludibrio, sono consapevoli di non rappresentare la verità assoluta, sufficientemente mature per sapere che non basta credere di essere nel giusto per esserlo davvero e, infine, sono democratiche quanto basta per ritenere che tanti possono fare meglio di uno. Per tutti questi motivi non dubitiamo che si impegneranno a garantire un utilizzo pluralistico e non esclusivo della sede a favore di tutte le associazioni e formazioni politiche che a vario titolo si riconoscono nella tradizione della sinistra sestese. PD compreso, compatibilmente con le esigenze degli altri soggetti interessati.

Sandra Mereu

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  1. In riferimento alle recenti esternazioni della segretaria del Partito Democratico di Sestu, secondo la quale il PD sarebbe stato “letteralmente sbattuto fuori dalla sede di via Gramsci” dalla Fondazione Berlinguer di Cagliari, si ritiene doveroso ribadire la posizione dell’Associazione “Sestu con Enrico Berlinguer” in merito e chiarire alcuni fatti contingenti:

    1. Nel mese di aprile, e precisamente il 21 aprile u.s., è stato perfezionato il passaggio della proprietà della sede di via Gramsci da parte dei DS, legittimi proprietari dell’immobile, alla Fondazione Enrico Berlinguer di Cagliari. Contestualmente la Fondazione, seguendo una procedura già adottata per tutte le sezioni territoriali del PCI-PDS-DS, ne ha affidato la gestione ad una associazione locale composta da persone che hanno fatto parte dell’ultimo direttivo DS di Sestu.

    2. E’ intenzione dell’Associazione garantire un utilizzo pluralistico e non esclusivo della sede a favore di tutte le associazioni e formazioni politiche locali che a vario titolo si riconoscono nella tradizione della sinistra sestese. Pertanto, al fine di tutelare e garantire allo stesso modo i vari fruitori della sede, si sta procedendo a stilare un regolamento per stabilire le modalità di accesso ai locali e, sulla base delle richieste dei soggetti interessati a usufruirne, si definirà un calendario per fissare tempi e giorni certi per l’utilizzo degli spazi.

    3. Nelle more della definizione del regolamento e del calendario, l’Associazione “Sestu con Enrico Berlinguer”, in accordo con la Fondazione, ha concesso al circolo del PD di Sestu la possibilità di continuare a utilizzare la stanza delle riunioni del primo piano per le attività in corso di svolgimento.

    4. L’episodio intorno al quale sono stati sollevati ieri tanti schiamazzi è semplicemente frutto di un incomprensione riguardo all’orario di apertura della sede.

    Associazione “Sestu con E. Berlinguer”

  2. Non entro nel merito delle dichiarazioni esternate da Michela Mura in queste ultime ore in relazione alle questioni della ex sede PCI – PDS -DS affidata ora alla Associazione Enrico Berlinguer di Sestu, in quanto lasciano il tempo che trovano e danno come al solito una versione del tutto soggettiva e per niente attinente alla realtà dei fatti.
    Ciononostante vorrei precisare alcune cose circa i versamenti dovuti dagli amministratori comunali al partito perché anche su questo aspetto la realtà viene mistificata a proprio uso e consumo e il regolamento al quale si fa riferimento viene richiamato (parzialmente) quando fa comodo, mentre viene sistematicamente ignorato in altri aspetti di vitale importanza.

    Il Regolamento Finanziario del PD.
    All’articolo 3, comma 2 – Principio dell’autofinanziamento prevede che:
    Ogni iscritto è tenuto a contribuire all’autofinanziamento del partito tramite contributi volontari e quote associative in relazione alla propria capacità contributiva conformemente allo Statuto.
    All’articolo 6, comma 6, PD – Contributo da eletti prevede:
    “I Sindaci dei Comuni con oltre 15000 abitanti, I Presidenti delle Provincie, gli eletti nelle Giunte e nei Consigli, aderenti ai Gruppi consiliari che fanno riferimento al Partito Democratico, sono tenuti a versare mensilmente alla Tesoreria Regionale un contributo, come da tabella allegata. Le somme incassate ai sensi del presente comma, costituisce il fondo di solidarietà. Le stesse saranno retrocesse dalla Tesoreria regionale alle segreterie Provinciali”.
    All’articolo 12, comma 2 – Bilancio Preventivo e Consuntivo:
    I Bilanci preventivi e consuntivi delle articolazioni territoriali sono redatti dai rispettivi Tesorieri secondo il criterio di competenza ed approvati dagli organismi di direzione delle strutture territoriali, previo parere del rispettivo Collegio dei Sindaci a livello Provinciale e a livello locale del Collegio dei Garanti. A detti documenti contabili va data la massima pubblicità esterna.

    Commento.
    L’articolo 6, comma 6, mette in evidenza a chiare lettere che i versamenti nei comuni con popolazione superiore ai 15000 abitanti, gli amministratori sono tenuti a versare al Regionale che poi retrocede al Provinciale. Nulla è evidenziato al riguardo circa eventuali obblighi a favore dei circoli locali. Chi ha prove per sostenere il contrario lo faccia pure, citando la norma che lo prevede esplicitamente. D’altro canto gli amminstratori stanno versando al provinciale e anche questo è incontestabile piaccia o no a qualcuno/a.
    Per quanto riguarda invece l’articolo 12, comma 2 – Sul Bilancio Preventivo e Consuntivo, che riguarda anche il circolo di Sestu, si evidenzia che gli stessi sono approvati dagli organismi di direzione (Il direttivo) PREVIO PARERE DEL COMPETENTE COLLEGIO DEI GARANTI e presentati successivamente all’assemblea degli iscritti che ugualmente ha il diritto di entrare nel merito dei bilanci annuali stilati.
    Ora a questo punto, visto che si millantano presunte scorrettezze attuate dai soliti cattivoni presenti in amministraqzione comunale (e non solo), la domanda d’obbligo è: CHI SONO I GARANTI DEL CIRCOLO PD di Sestu che devono approvare i bilanci annuali del partito? la risposta, sorpresa delle sorprese è: NON ESISTONO PERCHE’ NON SONO MAI STATI NOMINATI nelle sedi opportune. Alla faccia della trasparenza della gestione finanziaria del medesimo partito.
    Anche in questo caso CHI HA PROVE CONTRARIE al riguardo si faccia avanti e anche in questo caso porti fuori i documenti, se esistono.

    Morale della favola.
    Le regole si millantano (arbitrarimente) quando convengono e si aggirano per altri versi quando sono scomode.
    Avrei davvero fatto a meno di sottolineare queste cose, visto che i panni sporchi sono abituato a lavarmeli in casa, ma vista l’ondata di fango che ancora una volta si sta gettando sulle persone anche in altre sedi (dando arbitrarie versioni dei fatti coniate a proprio uso e consumo) ho creduto fosse arrivato il momento di fare alcuni chiarimenti in merito a certe dichiarazioni.

    P.S: Taciamo poi sulle arbitrarie ed erronee interpretazioni della norma da parte della segretaria del circolo PD di Sestu. Infatti in diverse occasioni ha dimostrato di prendere fischi per fiaschi: vedi l’interpretazione dello statuto comunale con la quale, in questo caso in veste di consigliere comunale, pretendeva di far invalidare la nomina del nuovo capogruppo. Neanche a dirlo, la sua interpretazione è stata prontamente e ripetutamente respinta dal segretario comunale che l’ha considerata semplicemente infondata.
    Hasta la vista.

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