Presentazione del libro “I dolci e le feste” di Susanna Paulis

Venerdì 15 giugno, ore 18, a Casa Ofelia, nell’ambito delle iniziative curate dall’Assessorato alla Cultura e dalla Biblioteca comunale, sarà presentato a Sestu il libro di Susanna PaulisI dolci e le feste” (vedere la locandina). L’iniziativa sarà accompagnata da un’esposizione e preparazione di dolci curata dalla Pro Loco. L’autrice del libro, Susanna Paulis, è dottore di ricerca in Antropologia culturale, è stata per cinque anni docente a contratto di Etnografia della Sardegna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari. Si è occupata delle dinamiche relative alla costruzione dell’identità in varie pubblicazioni, fra cui il volume “La costruzione dell’identità. Per un’analisi antropologica della narrativa in Sardegna fra ’800 e ’900″, Sassari, 2006. Da qualche anno svolge le sue ricerche nell’ambito dell’Antropologia del cibo, con particolare interesse per la produzione dolciaria tradizionale sarda, all’interno di un progetto finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna. Susanna Paulis conduce gran parte delle sue ricerche sul campo ma è anche una assidua frequentatrice di biblioteche e della Biblioteca regionale in particolare, dove ho avuto modo di incontrarla e di rivolgerle alcune domande.


Susanna, tu sei un’antropologa e come tale ti proponi di rappresentare le forme e le ragioni dei comportamenti sociali. Cosa si nasconde dietro i dolci sardi?

Cibo del tempo extraordinario, i dolci nel contesto tradizionale sardo esercitavano, non diversamente dai pani cerimoniali, un’importantissima funzione: scandire il tempo festivo, demarcandolo dal tempo ordinario e, dunque, garantire il cosmos (l’ordine) contro il rischio del caos. La società affidava alle mani delle donne, detentrici praticamente esclusive dei saperi relativi alla panificazione e all’arte dolciaria, il compito di conferire ordine al tempo grazie alla messa in forma di simboli alimentari frequentemente di grande impatto estetico, tanto da poter essere definiti veri e propri capolavori di arte plastica effimera.

La varietà di dolci che descrivi nel tuo libro quanto ha a che fare con la fama dei sardi come popolo di festaresos che nel corso dell’anno alterna il tempo del lavoro con innumerevoli feste e sagre paesane?

I dolci, che in passato rappresentavano il simbolo di un’abbondanza alimentare accessibile solo nel tempo della festa, costituiscono uno degli aspetti della cultura tradizionale — come, d’altro canto, l’abbigliamento festivo — che maggiormente ha colpito l’immaginario degli osservatori esterni e che è stato e continua ad essere al centro delle dinamiche di auto-rappresentazione degli stessi Sardi. La feste tradizionali, unitamente ai simboli che le individuano, hanno costituito motivo d’ispirazione per la letteratura e per l’arte — si pensi soltanto alle opere deleddiane — e continuano a rappresentare un nucleo forte della comunicazione pubblicitaria rivolta al mercato turistico. Oltre ad essere cibo della festa, i dolci veicolano, altresì, il valore dell’ospitalità, cifra distintiva dell’ethos dei Sardi, che costituisce a tutt’oggi una delle modalità privilegiate di auto-rappresentazione.

Dei dolci di Sestu avremo modo di chiederti abbondantemente alla presentazione del libro. Ti chiedo qui solo di soddisfare una piccola curiosità linguistica: cosa vuol dire scròccialscòrcia?

Is druccis de scròccia di Sestu — altrove denominati druccis de pasta in cortza (a Quartu Sant’Elena), druccis de pasta ’e accotza (Sinnai) — sono dolci costituiti da un ripieno di pasta di mandorle avvolto da una guaina di candida pasta di zucchero, cui vengono conferite le più svariate forme grazie all’ausilio di mollus (‘stampi’). Il termie scròccia /scòrcia e sim. proviene dalla voce castigliana di origine araba alcorza ‘pasta blanca de azúcar y almidón’, variamente adattata e reinterpretata per attrazione paretimologica di còrcia, cròccia ‘coltre’ (cfr. Wagner, Dizionario Etimologico Sardo, vol. I, pp. 69, 320). La ‘coltre’ cui fa riferimento il nome del dolce altro non è che l’involucro di pasta di zucchero che ne contiene il ripieno.

Sandra Mereu

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  1. Iniziativa molto interessante e partecipata. Eccellenti gli interventi delle due relatrici e un pubblico molto attento che ha posto tante domande alle due esperte, a dimostrazione del grande interesse suscitato dall’argomento tra i presenti in sala.Ottimi i dolci confezionati dalle signore di Sestu che grazie alla Pro Loco ci hanno regalato una suggestiva esposizione dolciaria, apprezzata da tutti.

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