“Febbre Rosa”: Carla Cristofoli intervista l’autore

Febbre Rosa_Renato EspositoRenato Esposito è scrittore e regista. Autore dei romanzi “Il Levriero con la pistola” e “E-Detective”. Ha inoltre scritto e diretto i film “Diamante” e “A 6 giorni dalla fine”, quest’ultimo premiato con la Menzione Speciale al Torino Horror Fest 2008. Renato Esposito è scrittore e senz’altro è eclettico nell’esserlo, scrive sul web e con grande lungimiranza sin dai suoi esordi ha saputo vedere le grandi potenzialità dell’ebook. Per la Logus Mondi Interattivi oggi prepara un nuovo romanzo poliziesco‘Febbre rosa’, che sarà pubblicato in formato ebook (per ora) e a puntate. Esposito non è nuovo a questa esperienza, a puntate è stato già pubblicato il suo ‘Avventure di un debosciato’ e i primi capitoli di “E-Detective”, scritto sotto l’influenza dell’esperienza newyorkese. A New York infatti lo scrittore ha vissuto per qualche tempo. I personaggi di Esposito sono spesso al limite o assolutamente dentro un delirio, senza scrupoli e disposti a tutto pur di vivere esperienze eccitanti, siano esse reali o virtuali, pur di avere “soldi e figa”, come dice chiaramente Donato Zeno, il ‘Debosciato’ protagonista di uno dei romanzi più trasgressivi ed insolenti di Renato Esposito. Massimiliano Riperti, il detective che comincia a profilarsi in ‘Febbre rosa’ è invece un vedovo quarantenne sovrappeso, che vive con le sue due figlie e che non sembra essere minimamente interessato né ai soldi né alle donne, neanche la sua bellissima collaboratrice Isabella sembra distrarlo. Fino ad ora, fino all’omicidio di cui ora si occuperà, ha svolto un lavoro monotono e piuttosto burocratico, nel quale nasconde le sue frustrazioni.

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Come nasce e come si giustifica, sempre che debba giustificarsi, questa nuova personalità nella galleria di personaggi che finora hanno animato la tua produzione?

Dal mio punto di vista la storia viene prima di tutto e governa tutto. Se si scrive un horror, ad esempio, non sarebbe molto plausibile inserire tra i personaggi una personalità come Don Chisciotte o Fantozzi, per intenderci, certo nulla lo vieta, ma distoglierebbe il lettore dallo scopo fondamentale della sua lettura: provare paura.

Ogni storia ha il suo proprio personaggio?

Il discorso è naturalmente infinitamente più complesso di così, riprendendo l’esempio horror una figura comica potrebbe servire a smorzare i toni dopo una scena particolarmente tesa o a creare un qualche effetto grottesco, quello che mi preme dire è che una storia è un mondo a sé, regolato da leggi di coerenza sottili, ma importanti, contravvenendo le quali l’impalcatura non regge e diventa poi difficile, per non dire impossibile, che il lettore sospenda la propria incredulità per lasciarsi trasportare dal racconto. Per tornare alla domanda di cui sopra, Massimiliano Riperti è figlio del suo mondo, un giallo appunto, ammetto che è molto diverso dai personaggi da me creati prima di “Febbre Rosa”, ma questo è dovuto al fatto che ogni mia produzione è quasi radicalmente diversa dalla precedente, per stile e trama.

Allora Renato, se non ho capito male, questa storia la scrivi di volta in volta, un pezzo alla volta. Significa che non hai una struttura di base già programmata?

La struttura di base è già programmata, posso ad esempio anticipare che ci sarà un colpo di scena molto forte verso i due terzi della storia, ci sono quindi degli snodi narrativi fondamentali che ho tracciato prima ancora di accingermi alla stesura del primo capitolo, quello che ancora non so è nel dettaglio come ci si arriverà a questi snodi, dal momento che molto dipenderà dai personaggi, dall’evolversi delle situazioni, perché per essere credibili devono essere vivi, e chiunque di noi sa che la vita non si lascia imbrigliare facilmente: anche il più puro ed elaborato dei piani, quando deve essere messo in pratica, è soggetto ad imprevisti e forze perturbanti.

E’ questo il tuo modo abituale di scrivere? Struttura e creazione intuitiva?

Le prime volte che scrivevo non pianificavo assolutamente nulla, lasciandomi trasportare dagli umori e suggestioni del momento, con risultati decisamente discutibili. Poi sono passato all’opposto, ossia pianificavo tutto nel minimo dettaglio, ma anche questo modo di procedere aveva i suoi difetti, perché la storia usciva troppo macchinosa, rugginosa. Con l’esperienza ho capito che per me la soluzione migliore è una via di mezzo, ma la legge più importante, per parafrasare una considerazione di Jack Kerouac sullo scrivere è: “Se ti emoziona scriverlo, allora emozionerà leggerlo”

Ma tu lo sai già chi è l’assassino?

Sì, è stata una delle prime cose a cui ho pensato mentre pianificavo la trama di “Febbre rosa”, ma concedetemi di mantenere il riserbo assoluto sull’argomento.

Oltre a scrivere romanzi, ti occupi anche di cinema. Esiste un rapporto tra queste due forme di scrittura? E qual è la differenza più importante tra sceneggiatura e romanzo?

Trovo molto più semplice scrivere una sceneggiatura che un romanzo. Quando scrivi una sceneggiatura in pratica si tratta di declinare una storia in scene e dialoghi. In un romanzo invece devi orchestrare tutto: descrizioni, ritmo, flusso di pensieri, sensazioni e ovviamente anche dialoghi, in poche parole devi completare quel processo di suggestione di cui invece la sceneggiatura rappresenta solo uno stadio, e che si realizzerà a film montato, con l’inserimento quindi non solo del girato, ma delle musiche, effetti visivi, etc…

Perché scrivi?

Scrivo perché mi piace e perché sento di doverlo fare. Non ho nessun problema ad ammettere che non sono uno scrittore famoso e questo ferisce e ha ferito il mio orgoglio gravemente, io so di essere il migliore e avere le potenzialità per raccontare storie che resisteranno nel tempo.

Oltre che per piacere sembra che tu scriva anche per una tua necessità interiore…

Il fatto di non aver ancora raggiunto la popolarità mi ha spesso, e a volte per anni, allontanato dallo scrivere. Quando succedeva tutto smetteva improvvisamente di avere un senso, perdevo il baricentro, la ma vita si trasformava in paura, e così sono sempre tornato sui miei passi.

Scrivere ti ha aiutato a capire chi sei?

Oggi so perfettamente chi sono e qual è la mia natura, nasconderlo sortirebbe l’unico effetto di rendermi infelice e, di conseguenza, rendere infelici le persone che mi amano.

Qual è il genere in cui riesci meglio o ti senti meglio realizzato?

Per quanto riguarda i generi non ne ho uno specifico di preferenza, mi sento veramente realizzato quando riesco a trasmettere nel lettore le sensazioni che volevo, indipendentemente dal tipo di storia.

Cosa leggi?

Leggo e rileggo soprattutto i classici. Adoro i russi come Dostoevskij, Gogol, Sologub, la loro sublime organizzazione dell’intreccio, una vera e propria architettura cesellata al millimetro, così come l’attenzione maniacale che dedicavano nella scelta delle parole. Adoro anche gli scrittori francesi della seconda metà dell’Ottocento, tra tutti Emile Zola e Guy De Maupassant. Per quanto riguarda gli autori moderni da adolescente ho divorato i libri di Terry Brooks, Marion Zimmer Bradley (Tolkien lo scopersi più tardi) e naturalmente Stephen King.

Nessun autore moderno italiano?

Dal mio punto di vista, a parte alcune eccezioni come Umberto Eco, la letteratura moderna per adulti è rimasta indietro rispetto ad altre arti come il cinema ed il fumetto.

Leggere ti aiuta nello scrivere?

Leggere, come guardare un film, ascoltare musica, guardare un bel dipinto, è fonte di arricchimento e naturalmente aiuta nello scrivere.

Qual è il tuo rapporto con i lettori?

Ottimo, nel senso che spesso mi è capitato di ricevere manifestazioni di entusiasmo e questo ovviamente, oltre a darmi soddisfazione, mi trasmette una forte carica a migliorarmi. A gratificarmi inoltre il fatto che le poche critiche che ho ricevuto sono state del tipo “non è il mio genere”, e questo dal momento che affronto di volta in volta generi molto disparati tra loro è inevitabile, ma mai mi è stato contestata la qualità del testo.

Carla Cristofoli