Primarie PD per l’elezione del segretario regionale: i risultati di Sestu

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Conferenza stampa in via Emilia – Foto di Anna Crisponi

Scarsa partecipazione. A Sestu hanno partecipato alle primarie per l’elezione del segretario regionale del Partito Democratico, vinte da Renato Soru, appena 259 cittadini. Si conferma dunque il trend negativo di partecipazione alle primarie aperte che nel nostro comune sono passate dai 583 votanti del ballottaggio Renzi-Bersani ai 350 delle primarie per la scelta del candidato presidente per le elezioni regionali; quindi dopo la lieve ripresa per l’elezione del segretario nazionale (sfida Renzi, Cuperlo, Civati), segnata da 381 partecipanti, il tonfo di ieri. Appena l’1,2% della popolazione residente si è fatta coinvolgere dunque in queste primarie, ridotte ormai a uno stanco rito di partecipazione che interessa veramente solo una esigua minoranza di militanti. Emblematiche di ciò che sono diventate le primarie del PD, le ingenue parole di due candide signore presentatesi ieri al seggio: “Ma come? Sto facendo un favore a un amico e devo anche pagare due euro?”

I risultati. Anche a Sestu ha vinto Renato Soru con 139 voti. Al secondo posto si è piazzato Thomas Castangia con 62 voti, al terzo Ignazio Angioni con 54 preferenze. Nelle liste a sostegno dei candidati erano presenti anche alcuni militanti sestesi. Patrizia Saba era presente nella lista per Renato Soru; Marina Pisu, Elisa Manunza e Simone Piras sostenevano Thomas Castangia; Michela Mura, consigliera comunale già segretaria del circolo territoriale, figurava invece ai primissimi posti nella lista a sostegno di Ignazio Angioni.

S. M.

Sighendi is festas de is cinquantannus…

L’Associazione Folkloristica e Culturale “San Gemiliano” per festeggiare il cinquantennale della sua attività (1964-2014), ha organizzato una serie di iniziative di spettacolo e culturali incentrate sulle tradizioni e la lingua sarda. I prossimi appuntamenti sono previsti per venerdì 31 ottobre e venerdì 14 novembre.

Il primo dei due incontri (31 ottobre) è dedicato al tema della memoria. A tottus cussus chi olint arrègordai Carlo Pillai, Gavino Manca, Ottavio Congiu, introdotti da Camillo Pili, parleranno di contus e cantus.

Nel secondo incontro (14 novembre) tottus cussus chi si olint ispssiai potranno assistere a “Sa scomuniga de predi Antiogu“, la famosa predica del rettore di Masullas, recitata da Ottavio Congiu.

Gli incontri si svolgeranno nella sala consiliare del comune di Sestu:

Memorias sa scomuniga

Una nuova caserma a Sestu è davvero indispensabile?

All’inizio di luglio il consiglio comunale di Sestu votava all’unanimità un documento al fine di promuovere azioni dimostrative per ottenere dalle autorità statali competenti risposte circa l’annosa questione della Caserma. Colpì in quell’occasione il tenore degli argomenti a sostegno della richiesta. Alcuni consiglieri della minoranza, a cui facevano da sponda anche i consiglieri PD all’opposizione, sostenevano la necessità di una nuova caserma in considerazione della criminalità in aumento e di un ordine pubblico sfuggito al controllo. Si elencavano a conferma di ciò una serie di fatti di cronaca che facevano apparire Sestu come il regno del crimine e dell’illegalità. Nel comune di Sestu, dichiarava convintamente il consigliere Paolo Cau, i furti nelle abitazioni e gli incendi dolosi ai veicoli e agli immobili “non si contano più” (verbale_del_08.07.2014, pg. 21). Gli faceva eco il consigliere Fabio  Pisu (dimessosi qualche settimana più tardi) che, mostrando di dare credito a questa inquietante rappresentazione della realtà, si affrettava a definire Sestu come “una sorta di far west” (verbale del 08.07.2014, pg. 24). Dando seguito alla deliberazione di luglio, l’8 ottobre si è svolto un consiglio comunale straordinario presso la Prefettura di Cagliari. Abbiamo così appreso (L’Unione Sarda, 09/10/2014) che le cose non stanno proprio come ce le avevano raccontate. Non solo i delitti che vengono commessi a Sestu si possono ancora contare ma sono tutt’altro che in aumento. Nel nostro comune non si vive peggio che in altri paesi dell’hinterland, pur dotati di attrezzate e spaziose caserme. Viene allora da domandarsi se, stando così le cose, sia ancora necessario costruire una nuova caserma destinando a tal fine risorse che potrebbero essere altrimenti impegnate. Magari in prevenzione, potenziando i servizi della cultura. Di seguito l’intervista sul tema all’assessore al bilancio Andrea Pizanti. (Sandra Mereu)

Andrea Pitzanti, assessore al bilancio del comune di Sestu

Andrea Pitzanti, assessore al bilancio del comune di Sestu

Assessore Pitzanti, ci spiega intanto perché a Sestu, un paese di oltre 20 mila abitanti, non c’è una caserma?

Sestu non ha una caserma propria dal 2008, anno in cui i carabinieri reputarono inidonea la sede storica di via Gorizia, e prima ancora che fosse individuata un’alternativa, la abbandonarono. Il nucleo di stanza nel nostro Comune si trasferì nella vicina caserma di Monserrato. Da quel momento i cittadini di Sestu per denunce e segnalazioni varie dovevano recarsi nel comune vicino. Questo ha creato un certo disagio soprattutto per quella fascia di popolazione che non ha la possibilità di spostarsi con mezzi propri, anziani in primis, data la mancanza di un collegamento diretto di trasporto pubblico tra Sestu e Monserrato. Non è però mai mancato il regolare pattugliamento del territorio da parte delle forze dell’ordine.

Cosa può fare (e cosa ha fatto) il Comune per riportare a Sestu la caserma?

Intanto bisogna chiarire che le caserme sono una competenza dello Stato centrale. Ma ovviamente è interesse del Comune garantire la sicurezza del territorio e dei suoi cittadini. Il Comune da parte sua si è subito attivato per trovare la soluzione. Fu individuato un locale e quindi un’area in Corso Italia per la costruzione di una nuova caserma da mettere a disposizione del ministero con una concessione ultra-decennale. Né l’una né l’altra soluzione sono andate a buon fine. Le ragioni non possono essere certo imputate al Comune. Va detto infatti che la causa principale della mancata costruzione della caserma, al di là della presunta inadeguatezza dell’area individuata, è stato il dirottamento di fondi F.A.S (Fondo per le aree sottoutilizzate) gestiti dallo Stato, originariamente destinati a questo fine, per altre opere considerate più urgenti. Nonostante ciò il Comune si è adoperato in tutti i modi per far fronte al disagio dei cittadini.

In che modo?

Il Comune ha attrezzato con fondi propri (circa 70 mila euro) un locale comunale favorendo l’apertura a Sestu di un ufficio distaccato dei Carabinieri. Dal 2012 in via Di Vittorio è attivo uno sportello dove è possibile depositare denunce e segnalazioni varie. Ovvero dove si espletano tutte quelle pratiche burocratiche che costituiscono gran parte del servizio svolto dai Carabinieri nel territorio comunale.

E’ vero che a Sestu la criminalità è in aumento?

Da quanto emerge da dati ufficiali aggiornati, resi noti dal Prefetto proprio in occasione del consiglio comunale straordinario dell’8 ottobre, i delitti registrati nel nostro comune rispetto all’anno scorso sono diminuiti. Le lesioni dolose sono passate da 11 a 9, le percosse da 4 a 2, i furti da 90 a 66, le rapine da 3 a 1, i danneggiamenti sono scesi da 114 a 90 e quelli specifici legati agli incendi sono passati da 8 a 3. L’ideale sarebbe che tutti i reati si riducessero al minimo o scomparissero del tutto. Ma non si può certo far credere, come purtroppo fanno diversi consiglieri dell’opposizione, che a Sestu ci sia una situazione di emergenza. Che il nostro territorio sia stato abbandonato dalle forze dell’ordine. A Sestu non si vive peggio che in altri comuni del circondario (Quartu, Selargius, Monserrato) in cui è presente una caserma.

E’ circolata la notizia della disponibilità del Comune a stanziare risorse proprie per contribuire alla costruzione di una nuova caserma già dal prossimo bilancio 2015. Può confermarlo?

La presenza della caserma nel Comune è un fatto molto rassicurante per la popolazione residente. Con gli ultimi bilanci che si sono dovuti adeguare alle ristrettezze finanziarie imposte dal patto di stabilità, dalla riduzione dei trasferimenti regionali e dall’azzeramento di quelli statali, non è stato purtroppo possibile sostituirsi al mancato impegno statale nella costruzione della caserma. Il Comune tuttavia, come ha fatto finora, continuerà a cercare tra le pieghe del bilancio le risorse utili a contribuire alla realizzazione di una caserma adeguata alle esigenze del mantenimento dell’ordine pubblico del nostro comune. Ma ovviamente la coperta è corta.

Se san Gemiliano sia stato un vescovo

Seguendo il criterio descartesiano, enunciato nel trattato dal titolo “Discorso sul metodo”, ho già sottoposto a critica numerosi elementi biografici relativi a san Gemiliano, che la tradizione orale ha trasfuso poi nei Goccius. Si dirà che demolire è abbastanza facile; molto più difficile invece costruire. Verità assolutamente indubitabile e incontestabile. Pur consapevole delle difficoltà (e delle critiche) a cui andrò incontro, mi propongo ora di concludere la “pars destruens” del mio ragionamento. Proverò poi a dare seguito alla “pars construens”. A ciò mi spinge l’incoraggiamento rivoltomi in tal senso dall’amica Sandra Mereu che in forma retorica, introducendo il mio precedente articolo, si domandava: “Dove vuole arrivare Pinotto Mura con tutti questi dubbi sull’identità di San Gemilano?” (P. M.)

Se san Gemiliano sia stato un vescovo.

E’ mia intenzione dimostrare che il racconto agiografico su san Gemiliano è il frutto di un assemblaggio di dati generalmente poco significativi, ma soprattutto confliggenti con quelli di altri racconti agiografici provenienti da altre tradizioni sullo stesso personaggio. Per questa ragione ho scelto, tra i tanti, di considerare il dato biografico che a me appare più importante, precisamente quello secondo cui san Gemiliano sarebbe stato un vescovo, anzi un vescovo della comunità cristiana di Cagliari, e per la precisione il secondo vescovo essendo succeduto a san Clemente, il più stretto collaboratore dell’Apostolo Pietro. Con riferimento al Martirologio Romano, è stata avanzata l’ipotesi che quell’Emilio, martirizzato in Sardegna insieme ai suoi compagni il 28 maggio, sia da considerare insignito di dignità vescovile, ritenendo per certo che coloro che in detto documento vengono indicati al primo posto sono, in genere, vescovi. Ma questa ipotesi non ha alcun fondamento. I martiri e i confessori appartenuti alla gerarchia della Chiesa, come si può facilmente verificare, sono sempre riportati con la rispettiva dignità ecclesiastica.

L’iconografia dei vescovi nella Cattedrale di Cagliari.

7_92_20060522113819Tempo fa ho visitato la cripta della Cattedrale di Cagliari, dove sono state sistemate le reliquie dei martiri rinvenute in occasione della campagna di scavi eseguiti su disposizione dell’Arcivescovo De Esquivel nei primissimi decenni del XVII secolo. Nella navata principale dedicata alla Vergine la formella che riveste l’urna nel quale sono state collocate le reliquie di un sant’Emiliano martire, rappresenta questo santo in abiti normali, ossia non liturgici. Nella navata a fianco, quella dedicata a sant’Isidoro, un’altra formella denuncia la presenza delle reliquie di un sant’Emiliano e un san Bonifacio, il primo più anziano del secondo: anche questi rappresentati in abiti normali. Questo elemento di per sé non prova nulla, soprattutto non contraddice il fatto che quei personaggi (quantomeno quell’Emiliano) possano essere stati vescovi. Tuttavia in quell’ultima Capella, e anche in quell’altra dedicata al grande vescovo Lucifero di Cagliari, coloro che sono stati ritenuti insigniti delle diverse dignità ecclesiastiche (vescovi, presbiteri, diaconi) sono visibilmente rappresentati con i relativi abiti liturgici.

Le cronotassi.

Ho fatto allora ulteriori ricerche e ho trovato una cronotassi (elenco cronologico) dei vescovi di Cagliari dei primi quattro secoli, i cui nomi sono di seguito riportati in ordine alfabetico: Bonifacio I − BonifacioII − Eutimio, martire − FeliceI − Felice II − Florio, arcivescovo − Giusto − Lucio − (R)estituto, arcivescovo − Severo, martire? − Rude − Tiberio − Verissimo − Anonimo − Anonimo, martire − 314 Quintasio, † − (354-370) Lucifero, †. Come si può vedere, in questo elenco il nome di Gemiliano non compare come vescovo, né al secondo posto né il alcun altro posto. Questo elenco proviene dalla Chiesa di Cagliari, o comunque è da essa condiviso; ed è stato formato sulla base delle risultanze desunte da opere di storici apprezzati e generalmente considerati attendibili¹. Interessante, ai fini del mio ragionamento, è anche quanto scrive il francescano minorita frate Antonio Felice Matteo. Fra Matteo nella sua storia dei vescovi sardi², dopo aver esposto le tradizioni agiografiche dei primi vescovi di Cagliari, a cui peraltro mostra di non dare alcun credito (“Ma chi non si metterebbe a ridere, sentendo queste cose?”), riporta la seguente cronotassi vescovile: “A Clemente e Bonifacio martiri successero nella sede cagliaritana, l’uno dopo l’altro: Sant’Avendrace martire; San Bonifacio II martire; San Giusto martire; San Floro martire; San Restituto martire; San Bono Martire; San Viviano Martire; San Lino Martire; San Severino Martire; San Rude Martire; Sant’Eutimio Martire; San Gregorio Martire”. L’autore precisa che, stando alla testimonianza del Vitale, la prova che quei martiri abbiano governato la Chiesa cagliaritana risulterebbe da documenti in possesso della stessa Chiesa. Anche in questo caso osservo che nell’elenco non è riportato Sant’Emilio, o Emiliano, o Gemiliano. Nasce pertanto, come diceva quel tale, spontanea la domanda: Se Gemiliano (nome alternativo di Emilio o Emiliano) non compare nell’elenco come secondo vescovo certo o presunto della comunità cristiana di Cagliari, perché noi insistiamo per ritenerlo tale? Forse che noi vogliamo essere più realisti del re?

Avendrace e Gemiliano: una singolare coincidenza.

Nell’elenco riportato sopra, in gran parte divergente dalla cronotassi che ritengo più autorevole, compare Sant’Avendrace (Santu Tenneru, in cagliaritano Santa Tennera). E’ interessante notare come la tradizione di questo santo coincida in gran parte con quella di san Gemiliano. Avrendace sarebbe vissuto nel I secolo e divenuto il quinto vescovo di Cagliari³; avrebbe trovato il martirio proprio nel sito dove oggi sorge la Chiesa parrocchiale a lui dedicata, edificata sull’antico ipogeo in cui il Santo martire avrebbe trovato nascondimento. Avendrace dunque sarebbe diventato vescovo della comunità cristiana di Cagliari agli inizi dell’anno 70 d. C., precisamente il 2 gennaio dell’anno 70 d. C. e quindi a qualche mese di distanza dal martirio di san Gemiliano (28 maggio 68 d.C.). Al pari della tradizione sestese su san Gemiliano anche questa relativa a Sant’Avendrace non è recepita dalla Chiesa cagliaritana. Il breve lasso di tempo che intercorre fra la data del martirio di san Gemiliano (28 maggio 69 d. C.) e la data dell’assunzione dell’ufficio episcopale da parte di sant’Avendrace (2 gennaio 70 d. C.) porta a ritenere poco credibile che nella Cattedra della Chiesa cagliaritana si siano succeduti ben tre vescovi in appena sette mesi. Non risulta infatti che a quel tempo imperversasse a Cagliari la peste, o altro evento calamitoso, o una persecuzione tanto terribile da provocare una moria di vescovi. Peraltro si ritiene che le persecuzioni contro i cristiani, in quanto ritenuti responsabili dell’incendio di Roma del 64 d.C., siano cessate con la morte di Nerone (9 giugno del 68 d.Cr.). Non solo a Roma ma in tutto l’impero. E c’è da credere che all’epoca coloro che si disputavano il seggio imperiale (Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano) avessero ben altre preoccupazione che perseguitare i cristiani in Sardegna.

Ancora una tradizione su san Gemiliano.

emilio e priamo bosaUn’altra tradizione popolare su San Gemiliano, a mia conoscenza, è infine quella formatasi a Bosa. Secondo questa tradizione Sant’Emilio (o Gemiliano) è il patrono, insieme con san Priamo suo compagno nel martirio, della diocesi della quale fu il fondatore e il primo vescovo. Il tentativo di agganciare questa tradizione con il Martirologio Romano mi sembra evidente. La stessa tradizione, tuttavia, non nasconde l’esistenza di aporie: la prima di esse è dovuta al fatto che, sulla base della documentazione, la diocesi di Bosa non sarebbe anteriore all’undicesimo secolo (un tempo troppo distante dal I sec. d.Cr.); l’altra, alla consapevolezza dell’esistenza di una tradizione che le si contrappone, precisamente quella di Sestu.

Le tradizioni bisogna saperle leggere.

Di fronte a più tradizioni sullo stesso personaggio, ciascuna con contenuti propri, in tutto o in parte divergenti tra loro, se non addirittura contrastanti, quale atteggiamento assumere? Qualcuno sostiene che le tradizioni sono… tradizioni, e non si possono prendere sotto gamba, meno che meno ridicolizzare. E chi è che non condivide o può sottrarsi a questo principio? Ma delle due l’una: se alcune tradizioni popolari sul medesimo oggetto non si possono conciliare tra loro, allora qualcuna di esse va abbandonata. E’ evidente che sotto il nome di “tradizione” si pretende di far passare qualcosa che invece andrebbe definita diversamente. Le tradizioni bisogna saperle leggere, per andare alla ricerca e tentare di cogliere gli elementi che trovano una base storica. Per questo può essere molto utile la dote del “discernimento”, qualità conosciuta anche come “buonsenso”. Quanto all’uso del discernimento valgano le parole che l’Apostolo Paolo rivolse alla Comunità cristiana di Tessalonica (l’odierna Salonicco): “..esaminate ogni cosa; tenete ciò che è buono” (1Tss 5,21). In passato (ma vale anche per il presente) ci sono stati individui che, sfruttando le proprie qualità intellettuali o la posizione occupata nella società, hanno approfittato della semplicità delle persone e, con il dichiarato proposito di voler dar prova della potenza che il Signore Risorto ha dimostrato anche attraverso i suoi santi, ma spesso per altri fini, hanno raccontato “favole artificiosamente inventate”.

“Favole artificiosamente inventate”.

Esempi del genere nel più lontano passato possono essere le Passiones di san Giorgio Martire, o quelle dei santi Chirico e Giulietta. Di queste e di altre simili composizioni si dovette occupare addirittura il Primo Concilio Romano, a conclusione del quale – nel 494 d. Cr. – il Papa Gelasio I emanò un decreto dal titolo “De libris recipiendis ac non recipiendis”, con il quale proibì la lettura di tali opere in occasione di funzioni liturgiche, interrompendo in tal modo un’usanza praticata fino ad allora. A giudizio di Papa Gelasio, la lettura di quelle opere, piuttosto che avvicinare i pagani alla fede cristiana, rischiavano di allontanarne i fedeli. Per i tempi più recenti, io credo che, tra questo genere di favole, si possano citare proprio le tradizioni orali riguardanti molti martiri, poi raccolte nei Goccius, genere a cui appartiene anche la tradizione del nostro San Gemiliano.

Conclusione.

Concludo la pars destruens del mio ragionamento precisando che non è mia intenzione mettere in dubbio la reale esistenza di san Gemiliano martire, di cui oggi è molto difficile, per diversi ed ovvi motivi, costruire o ricostruire una biografia completa (dalla nascita alla morte). Né intendo negare la possibilità che tale personaggio possa essere stato un vescovo. Il mio intento è semplicemente quello di rendere evidente che il racconto agiografico su San Gemiliano è il risultato di un assemblaggio di dati generalmente poco significativi e talora non conferenti, quando non addirittura contrastanti tra loro, e soprattutto contrastanti con altri racconti agiografici dello stesso o di altri personaggi.

Pinotto Mura

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1. L. CHERCHI, autore di I vescovi di Cagliari (314-1983). Note storiche e pastorali, Cagliari [1983]; R. ZUCCA, autore di: Appunti sui Fasti episcopales Sardiniae (II periodo paleo-cristiano e l’età altomedievale), in «AA. VV., Archeologia paleocristiana e altomedievale in Sardegna. Studi e ricerche recenti, Seminario di Studi, Cagliari, maggio 1986, a cura di P. Bucarelli e M. Crespellani», Cagliari 1988; – Cronotassi dei vescovi sardi, in: «L’organizzazione della Chiesa in Sardegna 1995», Cagliari 1995; F. VIRDIS, autore di Gli arcivescovi di Cagliari dal concilio di Trento alla fine del dominio spagnolo – Stemmi e sigilli degli arcivescovi – Relationes ad limina, Ortacesus 2008.

2. Sardinia Sacra seu de Episcopis Sardis Historia, stampato a Roma l’anno 1761, pg 69.

3. Secondo questa tradizione la successione dei vescovi è la seguente: San Clemente; S. Emilio o Emiliano; San Bonifacio I; S. Siridonio; S. Avendrace;  S. Bonifacio II M.; S. Giusto I M.

Festival delle Pro Loco 2014: il valore culturale ed economico di una sagra.

Festival delle proloco 2014Da dieci anni, a Sestu nel primo fine settimana di ottobre, nelle lollas di San Gemiliano, la Pro Loco locale organizza il Raduno regionale eno-gastronomico delle sagre paesane. E’ una manifestazione molto attesa e partecipata e sarebbe riduttivo attribuirne il successo esclusivamente al richiamo primigenio rappresentato dall’abbondante disponibilità di cibo. In un contesto segnato dall’omologazione del gusto e dall’impoverimento delle capacità sensoriali, riscontrabili soprattutto nelle giovani generazioni, proporre i prodotti del patrimonio eno-gastronomico del territorio isolano riveste oggi un indubbio valore culturale ed educativo. Nondimeno favorire la conoscenza dei prodotti della tradizione è importante anche a fini economici. Gli ingredienti su cui si basano i prodotti sardi sono di elevata qualità biologica e nutrizionale, frutto di una selezione naturale legata alle caratteristiche geografiche e fisiche del territorio. Tutti sappiamo ad esempio che il latte prodotto dall’allevamento seminomade tradizionale è di qualità incomparabilmente superiore a quello derivato dall’allevamento industriale. Le pecore sarde si nutrono di erbe spontanee che crescono in un ambiente caratterizzato da aria salubre. Per questo motivo c’è chi crede che con un’adeguata organizzazione della produzione del formaggio, unita al controllo diretto della commercializzazione del prodotto finito in quei luoghi del mondo dove ci sono consumatori in grado di apprezzarne la qualità e pagarne il giusto prezzo, i pastori sardi non avrebbero più motivo di protestare per l’insufficiente remunerazione del loro lavoro .

festival pro loco 6festival pro loco 1festival pro loco 2festival pro loco 4festival pro loco 7festival pro loco 5A questa edizione 2014, che si svolgerà sabato 4 e domenica 5, parteciperanno con i prodotti tipici dei rispettivi comuni di provenienza le Pro Loco di: Donori (pecora in cappotto); Usini (dolci tipici): Gonnesa (fregola ai frutti di mare e malloredus); Soleminis (maiale alla birra); Ittiri (carne di pecora ghisadu); Sarroch (sangria e antipasto di mare primavera con polpette di spigola); Simaxis (risotto al pesto e pancetta e risotto di mare); Samatzai (polpettasa de sa candebera, cixiri cun pancetta e faa cun croxou de procu, gintilla cun sartizzu); Villamassargia (pecora al sugo rosso, pecora ai piselli); Gonnostramatza (gattou); Pula (fregola ai sapori di mare); Furtei (ravioli e agnello in umido); Uri (carciofi fritti in pastella e fritto di mare misto); Segariu (fregua cun sizigorrusu, fregua cun sartizzu). 

Si potranno inoltre degustare i prodotti della cucina di Portoscuso (fritto misto, tonno alla portoscusese e altre specialità di tonno alle erbe) preparati e offerti dalla Cooperativa sociale “South West Port”. La scuola alberghiera “Azuni” di Cagliari preparerà la vellutata di rapa rossa con salsa di zafferano di Turri e crostini di pane nostrano, risotto carnaroli affumicato con consommè di pecora e pioggia di pecorino. Sestu e i suoi prodotti saranno rappresentati dal pane fatto in casa dalle maestre panificatrici, dalle panadine, da fai a lissu, e altre squisitezze locali.

Compagnia d'armi_ SanluriDa segnalare ancora la presenza della Compagnia d’Armi Medioevali di Sanluri. Nel suo impegno per ricostruire i vari aspetti della vita quotidiana della società giudicale sarda che si svolgevano sullo sfondo dell’attività bellica, quest’associazione culturale ha prestato particolare attenzione anche all’alimentazione nel medioevo. Con il supporto scientifico dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea (C.N.R.) gli appassionati soci della Compagnia hanno raccolto e sperimentato le ricette utilizzate dai vari ceti sociali della Sardegna medievale e ricostruito gli utensili utilizzati per prepare e consumare i cibi. A Sestu offriranno un piatto di ceci e castagne accompagnato da ippocrasso.

Festival proloco_ScoutAltra caratteristica di questa manifestazione è infine l’assoluto rispetto dell’ambiente. Cibi e bevande sono serviti in piatti e bicchieri di terracotta o bio-compostabili e gli Scout di Sestu provvedono alla corretta raccolta dei rifiuti ed evitano che si disperdano nell’area circostante, sporcandola e deturpandola come purtroppo in altre circostanze accade.

Sandra Mereu

(Foto di Mario Ziulu)

Il mito della raccolta differenziata perfetta

“Quando le persone sono disinformate il porgere loro i fatti affinché correggano i loro errori ha come unico risultato che si aggrappino alle loro convinzioni ancora più ostinatamente. I giudizi politici già formulati sono impermeabili ai fatti che li contraddicono.”

E’ questa la convinzione di alcuni studiosi americani che si occupano del funzionamento della mente umana in relazione all’esercizio della democrazia. Alle stesse pessimistiche conclusioni  si poteva giungere dopo aver assistito all’assemblea pubblica che si è svolta, martedì 16 settembre 2014, nell’aula consiliare del comune di Sestu.

20140916_180456L’incontro era dedicato al tema della gestione dei rifiuti. A richiederlo erano stati i partecipanti a un gruppo Facebook dedicato a temi locali. La raccolta differenziata è, tra questi, uno dei temi che qui scuote le più intime certezze delle persone. E così mentre in Italia la crescita economica ristagna e il tasso di disoccupazione è tra i più alti d’Europa (solo un italiano su tre ha un lavoro) a Sestu ci si concentra sulla gestione “imperfetta” della raccolta differenziata che talvolta costringe alcuni a riportarsi in casa, per qualche giorno, l’immondezza che producono in eccesso. Verrebbe quasi da pensare che avere la casa splendente e perfettamente in ordine crei in molti l’illusione di esercitare il controllo sulla realtà che sfugge di mano.

Molte sono state le questioni poste, non poche sottendevano simili irrazionali bisogni. L’ “assessora” Stefania Manunza, amministratore competente nella materia come poche volte si è visto a Sestu, ha risposto a tutte le domande dei cittadini senza nascondere i limiti del servizio, spiegandone le ragioni e parallelamente sforzandosi di individuare, compatibilmente con le condizioni dell’appalto in essere, le possibili soluzioni per migliorarlo. Ma a poco è servito. Solo una minoranza di cittadini, informati sulle leggi che regolano la materia e sull’argomento in generale, ha mostrato di essere interessata a soluzioni realistiche dei problemi, oggettivamente tali e riscontrabili da tutti. La maggior parte della platea era composta da cittadini molto ideologizzati e politicamente schierati. Anche di fronte al dato certificato dell’aumento progressivo della quota di differenziato (che ad agosto è arrivata al 65%), nel campo grillino si continuava a sostenere che la raccolta differenziata a Sestu non funziona e che perseverare nel richiedere il rispetto delle regole, da parte del comune, incentivi l’abbandono dei rifiuti nelle campagne.

Quanta disinformazione e pregiudizio circolassero tra le fila dei presenti lo si è capito chiaramente quando il sindaco Aldo Pili ha chiesto di intervenire per fare un breve bilancio storico della raccolta differenziata a Sestu a partire dal suo avvio, 10 anni fa. Reazioni scomposte e isteriche da parte di alcuni gli hanno impedito di portare avanti in maniera lineare il suo ragionamento e alcuni casi personali hanno preteso di imporsi all’attenzione di tutti monopolizzando a più riprese il dibattito.

Fatte salve alcune eccezioni, rispetto alle quali si riconosceva l’oggettiva difficoltà a rispettare le regole che la raccolta differenziata impone, gran parte delle richieste dei cittadini presenti erano invece prive di attinenza con la realtà e alcune persino al limite dell’anarchia. Comprensibili e condivisibili sono apparse le difficoltà lamentate da un’anziana signora che, vivendo sola, non può conferire il cartone in eccesso all’Ecocentro e che per di più, a causa di problemi alle articolazioni delle mani, non riesce a sminuzzarlo adeguatamente per farcelo stare nel bidone in dotazione. A simili esigenze – ha dichiarato Stefania Manunza – il comune verrà appunto incontro fornendo un secondo bidone. Stonata è invece suonata la richiesta di spostare la raccolta del vetro dal sabato (giorno non lavorativo per molti) ad altro giorno della settimana, candidamente motivata con il fatto che il rumore provocato dall’operazione di rovesciamento dei bidoncini desta alcuni troppo presto dal sonno (alle 7!). Senz’altro ignorano, certuni, quale  grave disturbo della quiete provocava un tempo, a chi aveva la sfortuna di vivere accanto all’area dei cassonetti, il gran fracasso che si faceva per agganciarli e poi svuotarli.

20140916_181154Assurda è apparsa anche la richiesta per la quale gli operatori addetti alla raccolta si dovrebbero infilare in vicoli e strade private per ritirare i bidoncini e poi riporli, dopo averli svuotati, di fronte alle rispettive abitazioni. In questo caso la motivazione faceva leva sul fatto che mettere i bidoncini troppo distanti dalla porta di casa, ovvero all’imbocco della via pubblica, li espone al rischio che gli incivili li utilizzino per buttarvi dentro la loro spazzatura. Questa richiesta – ha spiegato il sindaco – contrasta con le norme vigenti. E tutti sappiamo che gli incivili agiscono dappertutto e nessuno può dirsi al riparo da simili scherzi, neanche chi vive nelle principali e illuminate strade del paese. Nondimeno aveva il carattere di un trattamento ad personam la richiesta, avanzata da alcuni cittadini, di poter conferire in contenitori diversi da quelli in dotazione la carta, il vetro o le latine in eccesso. Guai a tenerseli in casa qualche giorno in più sino al successivo ritiro. Troppa fatica e dispendio di energia prendersi la briga di portarli all’Ecocentro.

Come ha spiegato Stefania Manunza – rispondendo puntualmente alle lamentele e alle domande dei cittadini – a simili richieste non si può venire incontro. Il servizio comunale è tarato sul consumo medio dei cittadini. La quantità di carta, ad esempio, che si raccoglie annualmente (circa 800 tonnellate, ovvero meno di 2 kg a famiglia ogni settimana) non giustifica l’utilizzo di bidoni più grandi. L’eccezionalità è gestita dall’Ecocentro, che a detta di tutti funziona e anche molto bene. In generale il servizio porta a porta, che è il sistema che garantisce i migliori risultati in termini di raccolta differenziata, si basa su kit tracciati in modo da assicurare la certezza del pagamento dei tributi comunali, necessari all’erogazione del servizio, da parte di tutte le famiglie e imprese che ne usufruiscono. Adeguare il servizio alle esigenze personali ed eccezionali dei cittadini, se non addirittura “alle comodità” (come si direbbe in sardo) di alcuni, ne farebbe aumentare enormemente i costi e di conseguenza crescerebbero le tasse che si dovrebbero pagare per sostenerlo.

Pretendere di avere  a Sestu, ora, un servizio di raccolta differenziata perfetto come in Germania senza l’autodisciplina e il senso civico dei tedeschi non è un obiettivo realisticamente raggiungibile, né dal nostro né da altri grossi comuni (Cagliari docet!). Allo stesso modo non si può pensare che, stante la nostra disastrata economia, si possa ambire al servizio ideale per tutti i cittadini senza pagare per questo tasse molto alte. Chi lo pretende non ha nessuna consapevolezza delle reali possibilità a disposizione dei nostri amministratori.

Sandra Mereu

A Sestu la raccolta differenziata sta funzionando. Lo confermano i nuovi dati.

Dopo alcuni mesi di assestamento delle nuove modalità di raccolta differenziata sul territorio comunale, la giunta e in modo particolare l’assessora all’ambiente Stefania Manunza sono ora impegnati nella riduzione dei disagi lamentati dai cittadini che, va detto, si sforzano con sensibilità e responsabilità di mettere in pratica le misure che il sistema della raccolta differenziata comporta. Il Comune di Sestu presenta dati confortanti se si pensa che dal 19% di raccolta differenziata prima del 2005, quando è iniziata la raccolta porta-a-porta, si è passati al 50% nel 2008 e finalmente, nell’agosto 2014, a superare il 65% sul totale dei rifiuti urbani. Ma nonostante questi dati siano incoraggianti è necessario perfezionare il meccanismo al fine di migliorare ancora le percentuali mantenendo un servizio su buoni livelli di efficienza, economicità e sostenibilità. Allo stesso tempo è necessaria una campagna di informazione permanente per sensibilizzare sempre di più i cittadini alla pratica della raccolta differenziata. Di seguito l’intervista all’assessore Stefania Manunza.

Stefania Manunza

Stefania Manunza, assessore all’Ambiente del comune di Sestu – Foto di Dietrich Steinmetz

Facciamo il punto della situazione. Da quanto tempo il comune di Sestu ha iniziato ad attuare la raccolta dei rifiuti con il metodo del porta-a-porta?

Da quasi 10 anni, nel 2005 partì la prima sperimentazione di raccolta domiciliare che fu resa definitiva nel marzo del 2006. Il “Decreto Ronchi” imponeva ai comuni una percentuale minima di separazione dei rifiuti urbani del 35% e la raccolta porta-a-porta permetteva di raggiungere quell’obiettivo in tempi ragionevolmente brevi. Già da qualche anno erano presenti nel centro urbano i cassonetti differenziati, ma a quei tempi la sensibilità sul tema dei cittadini era minore e le percentuali di differenziata erano molto inferiori alle potenzialità. I cittadini risposero subito bene al nuovo sistema, tanto che nel 2007 Sestu fu premiata come “Comune Riciclone” fra i comuni più virtuosi nel campo della raccolta differenziata. Da qualche anno però la tendenza alla crescita si era fermata, anche a causa delle mutate condizioni di cui il vecchio contratto non teneva conto. Con il nuovo appalto partito un anno fa, tuttavia, siamo tornati sul giusto binario e oggi si cominciano a vedere i primi risultati. La soglia minima di raccolta differenziata – oggi al 65% – è stata finalmente raggiunta nel mese appena trascorso. Questo dato ci conforta e ci spinge a continuare a lavorare in questa direzione.

Non sono però mancate le polemiche. In che modo state affrontando il disagio dei cittadini rispetto all’irrigidimento delle regole?

Non si tratta di un irrigidimento delle regole, quanto piuttosto dell’applicazione di norme già esistenti su cui finora si era permesso un certo lassismo. Alla luce dei risultati, però, quel tipo di flessibilità – che a volte sfociava quasi in anarchia– non era più accettabile. Infatti, è bastato chiedere ai cittadini uno sforzo in più perché in pochi mesi il dato percentuale salisse di oltre 3 punti. È tuttavia importante per l’Amministrazione tenere conto delle situazioni oggettive di difficoltà per alcune famiglie: a questi casi sarà dedicata un’attenzione particolare perché si possa venire incontro alle loro esigenze garantendo un servizio efficiente ed economicamente sostenibile.

Quali possono essere gli interventi futuri necessari per migliorare la raccolta porta a porta?

Ci sono situazioni problematiche che finora non hanno trovato soluzioni definitive. Fra queste l’annosa questione irrisolta del quartiere di Cortexandra a cui lavoriamo proprio in queste settimane. È di prioritaria importanza rimuovere i cassonetti stradali indifferenziati e dare ai residenti gli strumenti necessari a raggiungere i parametri di raccolta differenziata del resto dei sestesi, disincentivando al contempo i non residenti che approfittano della situazione critica per lasciare lì i loro rifiuti. Esiste anche un problema relativo ai condomini con più di 6-8 unità abitative nel resto del centro urbano. Pochissimi hanno le isole ecologiche interne e il conferimento con i bidoni familiari, specie nei palazzi più grandi, è spesso complicato dalla mancanza di spazio. Stiamo cercando delle soluzioni alternative che vengano incontro agli abitanti di quegli stabili e permettano di mantenere il massimo decoro delle aree intorno ai loro ingressi. Infine, stiamo predisponendo una sorta di bando per permettere a 160 famiglie con anziani o disabili o con bambini piccoli di accedere gratuitamente alla raccolta domiciliare specifica di pannolini/pannoloni 5 giorni a settimana. Nei prossimi giorni saranno pubblicate sul portale comunale le modalità per richiedere questo servizio aggiuntivo.

Ma è proprio vero che la raccolta differenziata costa meno?

Dal punto di vista ambientale, certo! In termini economici, invece, la raccolta differenziata costa meno quando le percentuali di separazione raggiungono livelli alti e i “guadagni” del riciclaggio compensano i maggiori costi dovuti alla raccolta porta-a-porta. Perché un Comune veda dei risultati positivi – che si trasformano automaticamente in minori costi da caricare sulle tasse dei cittadini – devono ottenersi risultati superiori all’80%. Una delle voci più pesanti nel bilancio del servizio di igiene ambientale è lo smaltimento del residuo secco, al momento di circa 200 euro a tonnellata. Aumentare le percentuali di differenziata significa diminuire i rifiuti indifferenziati e dunque ridurre quella voce di spesa.
Auspico che nel prossimo futuro anche Sestu possa raggiungere un obiettivo così ambizioso che pure è alla nostra portata.

Rifiuti, verde pubblico, temi ambientali in generale sono tra gli argomenti preferiti delle discussioni sui sociali network. In tanti amano parlarne e dare buoni consigli al riguardo. Pare ci sia una gran voglia di partecipare. Che spazio c’è per il volontariato nell’ambito della raccolta differenziata?

Le normative ambientali in generale e quelle sui rifiuti in particolare sono piuttosto stringenti: in fondo si tratta di ambiti delicatissimi per la nostra salute ed è giusto che non ci si possa improvvisare attori in questi settori. Tuttavia gli spazi per il volontariato esistono, specie quando si tratta di educazione, formazione e informazione ambientale. Quello è davvero un campo nel quale i volontari ispirati da forti valori ambientalisti e di promozione della sostenibilità potrebbero operare con risultati significativi.

Rispetto alla produzione di rifiuti come intende muoversi il Comune?

Siamo obbligati a cominciare a pensare a forme di incentivazione alla riduzione dei rifiuti. La normativa europea, recepita dall’Italia e presto anche dalla Regione Sardegna, impone di legare i futuri meccanismi di penalità/premialità per gli enti locali alla riduzione totale della quantità di rifiuti prodotta. Ciò è più che naturale: produciamo ogni anno più rifiuti dell’anno precedente e, se continuiamo così, presto la gestione degli scarti delle nostre società peserà sui bilanci pubblici più della produzione dei beni. È inaccettabile non cercare di invertire questa tendenza. Quello che un Comune può fare è incentivare la riduzione dei rifiuti offrendo detrazioni sulla tassa ai cittadini più virtuosi o reinvestendo i minori costi in migliori servizi sostenibili, per esempio. Le idee sono molte, e molte ne aspettiamo dai cittadini, ma intanto lavoriamo tutti per consolidare e migliorare il risultato appena raggiunto. D’ora in poi sarà tutto più facile.

Sandra Mereu

Per informazioni sulla raccolta differenziata a Sestu vedere il sito http://stefaniamanunza.wordpress.com/

A Casa Ofelia le musiche di Argia, con Alberto Balia ed Enrico Frongia

 “ARGIA”

 Alberto Balia – Enrico Frongia

Sabato 30 agosto 2014, ore 21 – Via Parrocchia 88 – Sestu

argia3

Il prossimo appuntamento della Rassegna musicale “E…STATE A CASA OFELIA“, organizzata dal Comune di Sestu in collaborazione con la Pro Loco, sarà dedicato alla musica del progetto Argia. Sul palco saliranno Alberto Balia ed Enrico Frongia, i due musicisti di Santadi e Desulo che negli anni ’80, ancora studenti della facoltà di Architettura di Firenze, hanno dato vita a una delle più interessanti e innovative sperimentazioni sulla musica tradizionale sarda. Come nel tarantismo dell’area mediterranea ed africana, anche in Sardegna il morso del mitico ragno velenoso (argia o arza) richiedeva, per la sua guarigione, musiche e balli. Intorno a questo tema la chitarra di Balia e la calda voce di Frongia, nel 1985, hanno prodotto Argia, musiche sarde dalle alture al mare. “L’album – scrive Giacomo Serreli in Boghes e Sonos – è salutato da recensioni entusiastiche da parte delle riviste specializzate”. Per tutti gli anni novanta e sino ai primi anni del duemila, Argia (divenuto anche il nome del gruppo musicale) si esibisce in importanti festival nazionali e internazionali. Nel 2003 ottiene il primo premio al concorso abbinato al Festival di Plauen (Dresda, Germania dell’Est).

Rivedere insieme questi due straordinari musicisti, dopo anni di attività separata, è un occasione davvero da non perdere.

San Gemiliano non è Emilio (o Emiliano) martirizzato sotto Nerone. Ma allora chi è?

Al termine “agiografia” è comunemente associato un significato con valenza negativa. Esso sta infatti ad indicare un racconto biografico falsato al fine di esaltare un personaggio. Ciò è legato al fatto che in passato sono proliferate vite di santi infarcite di elementi fantasiosi e improbabili e in definitiva prive di ogni verosimiglianza storica.  L’agiografia è però anche una disciplina che si insegna all’Università. Il suo oggetto di studio è la santità e il culto dei santi considerati in tutta la loro varietà e complessità. In interazione con altre discipline l’agiografia ha aperto nuove e interessanti prospettive storiografiche, dando vita ad esempio a un capolavoro come “I Re taumaturghi” di Marc Bloch. Questa seconda accezione del termine è la conseguenza di un lungo processo di rivisitazione operato dalla Chiesa su molte biografie di santi.
Allo scopo di difendere la legittimità del culto dei santi dagli attacchi mossi dalla Riforma protestante nel XVI secolo, e porre un argine alle forme di superstizione ad esso connesse, i testi delle vite dei santi furono passati al vaglio dell’analisi filologica e storico-critica. L’antichità di certi culti e l’esistenza stessa di santi pur molto venerati venne messa in dubbio. Per iniziativa di Jean Bolland, da questo lungo e scrupoloso lavoro di revisione è scaturita una monumentale opera nota come Acta Sanctorum, la cui pubblicazione ha avuto inizio nel 1643. Le vite dei santi che quest’opera accoglie (contenenti gli elementi essenziali sulla loro vita, morte, luogo di sepoltura, autenticità delle loro reliquie, culto) sono accompagnate da un commentario storico-critico e informativo sulle fonti.
Ho voluto recuperare questi concetti, appresi dallo studio dell’agiografia, per introdurre la seconda parte della riflessione di Pinotto Mura intorno al santo venerato a Sestu, san Gemiliano (vedi San Gemiliano è stato davvero martirizzato in occasione della persecuzione di Nerone?). Come i bollandisti del seicento Pinotto Mura valuta i vari elementi che compongono la tradizione fissata nei goccius, e la giudica nel suo complesso inattendibile. Parallelamente mostra di non credere che il santo Emilio o Emiliano di cui parlano i componimenti poetici sia il santo “Gemiliano” venerato a Sestu. Alla luce di quanto riportato sopra mi sono chiesta: dove vuole arrivare Pinotto con tutti questi dubbi sull’identità di san Gemiliano? Incuriosita ho svolto qualche ricerca al riguardo e inaspettatamente ho capito che ad accoglierli, quei dubbi, san Gemiliano potrebbe persino guadagnarci. Leggiamo intanto il seguito del suo ragionamento. (Sandra Mereu)

San Gemiliano_goccius

San Gemiliano non può essere stato martirizzato sotto Nerone.

Secondo la tradizione tramandata dai goccius, san Gemiliano sarebbe stato messo a morte durante la persecuzione dei cristiani perpetrata dall’imperatore Nerone. Per dimostrare l’infondatezza di tale credenza, è molto utile la testimonianza dello storico romano Tacito.

Tacito riferisce che l’imperatore Nerone, per placare l’orrendo sospetto che l’incendio di Roma fosse stato comandato da lui (“volle soffocare questa orrenda diceria”) accusò i cristiani (“cercò gente da accusare e con pene severissime colpì coloro che il volgo chiamava cristiani”) e li condannò a morte. Alcuni vennero mandati a morte mediante la crocefissione, altri furono bruciati vivi come torce, così da servire al calar del giorno da illuminazione notturna, altri ancora furono ricoperti da pelli di fiere e sbranati dai cani. Riferisce sempre Tacito che prima di tutto furono arrestati coloro che si professavano tali, cioè che si autodenunciavano; poi, su denuncia di questi, un’enorme massa di persone. La testimonianza relativa alle pene inflitte è una conferma che quelle pene siano state applicate ai cristiani non in quanto tali, e per ciò meritevoli di persecuzione, ma in quanto giudicati e ritenuti – a ragione o torto – responsabili del grave reato di “incendiari” della città di Roma. Si trattava infatti di forme di esecuzione capitale molto antiche, già previste dalle Leggi delle XII Tavole. In base ad esse gli incendiari venivano puniti con la pena dell’ignis, cioè della vivicombustione o cremazione, per omologia, dopo aver subito la flagellazione.

La teoria che quei condannati siano stati vittime di una persecuzione in quanto “cristiani” è dunque priva di ogni fondamento. Del resto, Nerone non aveva alcun motivo per prendersela con i cristiani eventualmente presenti nella città di Roma. Inoltre difficilmente questi potevano essere distinti dai loro turbolenti connazionali ebrei, rientrati nella capitale dopo essere stati cacciati nel 49 d.Cr. dall’imperatore Claudio. I pochissimi componenti della comunità cristiana presenti allora a Roma, peraltro, conoscevano il monito contenuto nella lettera che Paolo aveva loro inviato in attesa di poterli ammonire di persona: “Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio”.

Questi dati storici ci portano dunque a concludere che all’epoca di Nerone non esistesse alcuna persecuzione nei confronti dei cristiani per motivi religiosi.

I cristiani non scappavano davanti alla morte.

Sempre secondo la tradizione, san Gemiliano sarebbe stato mandato a morte mediante lapidazione dai pagani nelle campagne di Sestu, mentre si allontanava da Cagliari da dove era riuscito a scappare. Al riguardo penso di poter tranquillamente obiettare: che i primi cristiani non scappavano davanti al carnefice; che un condannato – soprattutto se condannato a morte – difficilmente poteva sfuggire all’esecuzione della condanna, anche perché essa veniva eseguita immediatamente dopo la sua pronuncia.

La lapidazione non poteva essere inflitta a un cittadino romano.

Riguardo poi al tipo di esecuzione capitale, mi riesce difficile credere che san Gemiliano sia stato lapidato. Ciò per la semplice ragione che la lapidazione non era una pena applicabile nei confronti di un cittadino romano. Infatti Gemiliano, secondo la stessa tradizione orale, era cagliaritano di nascita. Cagliari, fin dal 46 a. Cr., aveva ottenuto da Giulio Cesare, in occasione del suo passaggio in città e come premio per la fedeltà dimostrata durante la guerra civile con Pompeo Magno, il titolo di “municipio” romano. In conseguenza di questo riconoscimento tutti i suoi cittadini avevano ottenuto il privilegio dell’applicazione nei loro confronti dello jus quiritium, cioè lo stesso diritto oggettivo proprio dei cittadini di Roma.

Nel mondo romano i magistrati dotati di ius imperii e i loro funzionari stavano ben attenti a non violare il sistema giuridico proprio dei cittadini romani. A tale riguardo si potrebbero citare numerosi esempi. Citerò qui il caso di san Paolo, come è riportato dagli Atti degli Apostoli. Mentre si trovava a Gerusalemme, i giudei aizzarono la folla contro di lui e tentarono di ucciderlo. Intervenne prontamente il tribuno militare romano il quale, per sapere da lui perché mai lo accusassero e gli usassero violenza, diede ordine al centurione di accompagnare Paolo alla fortezza Antonia e di interrogarlo a colpi di flagello. Mentre veniva legato con catene per procedere all’interrogatorio, Paolo rivolto al centurione gli disse testualmente: “Potete voi flagellare un cittadino romano, non ancora giudicato?”. Il centurione spaventato a seguito di questa domanda corse trafelato dal tribuno per metterlo in guardia: “Che cosa stai per fare?”, gli disse, “quell’uomo è un romano!”. Il tribuno chiese conferma a Paolo circa la sua cittadinanza romana. Avutane conferma, ebbe molta paura per il solo fatto di aver dato ordine di metterlo in catene e dispose che coloro che dovevano interrogarlo si allontanassero immediatamente dal Paolo. Quando giunse il nuovo governatore Festo, che doveva sostituire Felice, Paolo, alla domanda se volesse andare con lui a Gerusalemme per essere interrogato in quella città, davanti a lui, sulle accuse che gli venivano mosse, rispose con decisione: “Mi trovo davanti al tribunale di Cesare, e qui mi si deve giudicare… Io mi appello a Cesare” (Caesarem appello). E Festo, per tutta risposta: “Ti sei appellato a Cesare, e a Cesare andrai” (Caesarem appellasti; ad Caesarem ibis). Paolo fu inviato sotto scorta a Roma, dove comparve davanti al tribunale del prefetto del pretorio Burro, dal quale fu giudicato e assolto.

Paolo, in sostanza, come era suo diritto di cittadino romano aveva esercitato la provocatio ad populum, un antico istituto giuridico risalente alle origini della Repubblica che verrà soppresso con la concessione della cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi dell’impero (212 d.C.). Appellandosi all’imperatore, l’accusato o il condannato si sottraeva alla giurisdizione del governatore o procuratore delle province. La condizione di Gemiliano era identica a quella di Paolo: avrebbe potuto esercitare la provocatio ad populum e in tal modo sottrarsi alla giurisdizione del presidente Felice, e magari uscire assolto come Paolo, che doveva rispondere dell’accusa di aver provocato disordini a Gerusalemme per la sua conversione al cristianesimo e per conseguente predicazione. Alla peggio, avrebbe evitato la lapidazione.

La Sardegna era una provincia senatoria.

Un’altra e non ultima ragione per cui non credo che san Gemiliano abbia subito il martirio durante la persecuzione di Nerone dipende dal fatto che all’epoca – precisamente dal 66 d.Cr. – la provincia di Sardegna e Corsica da provincia imperiale era diventata provincia senatoria. Infatti Nerone durante il suo viaggio in Grecia (la provincia d’Acaia), in occasione della sua visita a Corinto e durante il discorso tenuto in quella città aveva deciso di esonerare i greci dal pagamento di ogni imposta e tassa (“Io oggi vi rendo la libertà”). Quella provincia era amministrata dal Senato, che aveva perciò lamentato la riduzione dei proventi derivanti dai tributi provinciali. Nerone, per tacitare le lamentele, cedette in cambio al Senato la provincia di Sardegna e Corsica. Non è pertanto verosimile che il Senato, e quindi il proconsole o propretore che amministrava la provincia – stanti i rapporti non proprio idilliaci esistenti tra l’imperatore Nerone e gli esponenti della classe senatoria ed equestre – avrebbero assecondato e attuato una eventuale politica persecutoria nei confronti dei cristiani dell’isola imposta dall’imperatore.

Altre osservazioni si potrebbero fare, in aggiunta a quelle sopra esposte, per dimostrare che quell’Emilio o Emiliano o Gemiliano di cui parla la tradizione orale trasfusa nei goccius non possa essere stato vittima della persecuzione di Nerone. O quanto meno che quel preteso martire della tradizione orale possa identificarsi con quell’Emilio martirizzato in Sardegna il 28 maggio di un anno imprecisato, in una località sconosciuta e della cui condizione personale e sociale nulla si sa.

Pinotto Mura

E…STATE A CASA OFELIA 2014: molto apprezzati i TAMURITA, il prossimo appuntamento è con i TAMANERA.

La serie degli spettacoli musicali organizzati dal Comune di Sestu in collaborazione con la Pro Loco, “E…STATE a Casa Ofelia” (leggi qui il programma completo), ha avuto inizio domenica 17 agosto con il concerto della band cagliaritana dei TAMURITA. E’ stato decisamente un buon avvio.tamurita1Sarà la voglia di una musica diversa, dopo l’abbuffata di folclore delle scorse settimane, sarà la crisi che costringe ormai tantissimi sestesi a rinunciare alle vacanze e a rimanere nel comune di residenza anche nella settimana di ferragosto, sarà infine la meritata fama del gruppo musicale, il concerto dei TAMURITA ha registrato la partecipazione di un numerosissimo pubblico.

Riunito nell’accogliente pratza della vecchia casa campidanese, il pubblico presente ha mostrato di apprezzare l’originale musica dei TAMURITA, una commistione di suoni, stili, lingue, ritmi e tradizioni diverse. L’energia scatenata sul palco dal ricco repertorio della band ha contaggiato tutti.

tamurita-2A più riprese il pubblico ha sottolineato con sonori applausi l’esecuzione dei brani. E in tanti, visibilmente elettrizzati, hanno danzato al ritmo della musica, mostrando in definitiva di essersi molto divertiti.

Il prossimo appuntamento è fissato per venerdì  22 agosto. Sul palco saliranno i TAMANERA con un repertorio di musica reggae.

S. M.

E..STATE a Casa Ofelia 2014

E...state a Casa Ofelia 2014

 Sestu Via Parrocchia, 88 – Dal 17 agosto al 21 settembre 2014

 PROGRAMMA

17 agosto 22 agosto
TAMURITA (folk rock) TAMANERA (musica reggae)
23 agosto 24 agosto
MACHAPU (musica cilena) LOST BRAND (musica rock)
30 agosto 31 agosto
A. BALIA – E. FRONGIA (ARGIA) B. DAGNINO 5et  – Dedicato a De Andrè
1 settembre 11 settembre
ALLISON McAREAVEY (musica pop) “Violino e Chitarra” dal Barocco al  ‘900
12 settembre 13 settembre

ROSSANO ALBA DUO (chitarre)

BIORYTHMS (musica jazzprog)

“Is Arrosas De Uras” di Vincenzo Pisanu – Reading di poesie con musiche di R. Massa e A. Andrillo
14 settembre 18 settembre
OFFICINACUSTICA – Dedicato a Nino Rota I LOVE OPERA – “TOSCA”Guida all’ascolto con video dell’opera
19 settembre 20 settembre
Saggi della scuola “MUSICA PER TUTTI” (Sestu) Saggi della scuola “PIU’ CHE MUSICA” (Sestu)
21 settembre  
“UNGHIE & CRISI” (teatro) con “L’Aquilone di Viviana” TUTTI GLI SPETTACOLI AVRANNO INIZIO ALLE ORE 21

4 documentari sulla Sardegna di Andrea Mura

LOCANDINA ANDREA CENTROMercoledì 30 luglio, a partire dalle ore 21, presso il Centro sociale di vico Pacinotti, saranno proiettati 4 documentari del giovane regista sestese Andrea Mura. I temi spaziano dalle tradizioni e credenze popolari della Sardegna (il fuoco di sant’Antonio Abate e sa mexina de s’ogu), all’architettura tradizionale delle case in ladiri per approdare a temi più attuali e moderni come quello delle energie rinnovabili. Con quest’ultimo documentario, girato a Sestu, Andrea Mura si è aggiudicato il primo premio del Sole Luna Festival – Enel Green Power, edizione 2013. Quest’anno ha ottenuto, insieme alla regista Chiara Andrich, la direzione artistica del “Sole Luna Treviso Doc Film Festival”.

Cocomero Verde Animato – III edizione

Dal 21 al 25 Luglio si svolgerà la III Edizione della Manifestazione dedicata ai bambini CocomeroVerdeAnimato, organizzata e promossa dall’Associazione Le Compagnie del Cocomero. Tutti i giorni, dalle h. 17,30 alle h. 19,30, nel parco comunale di via Fiume a Sestu, laboratori di cartapesta, maschere e burattini, trampoli e giochi per tutti i gusti.

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IL PROGRAMMA

21 luglio h. 19,30 – Spettacolo di narrazione con pupazzi “Pierino e il lupo” (Le Compagnie del Cocomero)
22 luglio h. 19,30 – Spettacolo “Stravanato Sciò” con il giocoliere Simone Orrù
23 luglio h. 19,30 – Spettacolo di burattini “Evviva gli ortaggi” (Compagnia Mondo Animato)
24 luglio h. 19,30 – Musical di burattini “Il Giro del Mondo” (Le Compagnie del Cocomero)
25 luglio h. 19,30 – Spettacolo “Il Pesciolino d’oro” (Le Compagnie del Cocomero)

 

Sestu è il regno del crimine e dell’illegalità. Cosi almeno a qualcuno appare…

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Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Nella seduta del consiglio comunale di martedì 8 luglio, per buona parte del tempo sono stati discussi due argomenti: commercio abusivo e ordine pubblico. La prima cosa che viene in mente, a leggerli così vicini, è che i due temi hanno in comune il mancato rispetto delle regole. Chi ha seguito il dibattito in consiglio comunale (i soliti 20 aficionados) ha però potuto cogliere anche altri aspetti di comunanza. In entrambi i casi, nel trattare gli argomenti, si faceva leva su una rappresentazione inquietante della realtà sestese.

Il primo argomento, quello inerente al commercio abusivo, prendeva le mosse da un’interrogazione sollecitata da un articolo pubblicato sull’Unione Sarda domenica 18 maggio. In quell’articolo l’ex assessore al Commercio, Maria Fedela Meloni, dichiarava che “i negozianti hanno paura di denunciare gli abusivi perché temono ritorsioni” e a causa delle tante rivendite abusive di frutta, verdura e pesce gli esercenti regolari vengono “disturbati e soffocati”. L’ex assessore denunciava quindi l’esistenza, a Sestu, di un vero e proprio clima di terrore e auspicava, per questo, un “giro di vite” sui controlli avviati durante la sua gestione. Il consigliere dell’opposizione Antonio Mura, allarmato dalla situazione descritta nell’articolo, ha dunque chiesto spiegazioni all’assessore competente in carica. Rispondendo nel merito delle affermazioni contenute nell’articolo, Stefania Manunza ha a sua volta dichiarato quanto segue: “il numero dei produttori agricoli autorizzati alla vendita diretta è notevolmente inferiore a quello indicato nell’articolo: al momento risultano in attività 77 produttori (non 119) e, negli ultimi due anni, c’è stata una sola cancellazione. Quanto alle pescherie, gli esercizi autorizzati sono 3″. Riguardo ai controlli ha quindi replicato: “negli ultimi anni sono state comminate 5 sanzioni per esercizio abusivo del commercio, solo una delle quali da parte della Polizia Locale. E ha infine così concluso il suo intervento:Non mi risulta che siano state messe in atto azioni specifiche durante il mandato dell’ex Assessora Meloni. Ma al momento si stanno intensificando i controlli per garantire il rispetto delle regole e tutelare così gli stessi operatori e tutti i cittadini”. L’assessore Stefania Manunza dunque, pur non nascondendo l’esistenza del fenomeno dell’abusivismo, ha fornito una rappresentazione della realtà molto meno drammatica di quella dipinta nell’articolo dell’Unione Sarda, costruito intorno alle dichiarazioni del suo predecessore. Una rappresentazione che lo stesso consigliere Mura non ha potuto fare a meno di confermare.

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Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Il secondo argomento riguardava l’ordine pubblico. Qui il dramma si è fatto tragedia. Nella mozione presentata dal consigliere Paolo Cau, finalizzata a sostenere la necessità di dotare il comune di una caserma dei Carabinieri, ha descritto Sestu come fosse il Bronx o uno di quei comuni della Sicilia controllati dalla mafia. Il nostro comune – a detta del consigliere Cau – sarebbe un luogo dove le “rapine con sequestro di persona” sono cronaca quotidiana; dove “non si contano più i furti presso le abitazioni” e lo spaccio di droga ha raggiunto “livelli mai visti”, per non parlare degli incendi dolosi ai veicoli. E anche questi ultimi “non si contano più”. Dulcis in fundo, Sestu è un luogo dove “persino i morti non vengono lasciati in pace”, a causa dei furti di statue e degli atti di vandalismo ai danni dei monumenti del cimitero. Al consigliere Cau ha replicato, con argomenti seri e convincenti, il consigliere della maggioranza Elio Farris. “La piaga sociale della droga – è stata una delle osservazioni di Elio Farris – è tutt’altro che a livelli mai visti. Sestu vanta piuttosto il triste e poco invidiabile record di aver avuto quasi un’intera generazione falcidiata dalla droga. Quella dei ragazzi nati tra la fine degli anni ’50 e la prima metà degli anni ’60. Decine e decine di ragazzi”. Negli anni ’80/’90, quando quel dramma si consumava, – ha raccontato – una caserma a Sestu c’era, ed era anche ben comandata. Ma questo fatto non ha impedito che ciò accadesse e che quella gioventù si bruciasse. “Nessuno di noi pensa – ha tenuto a precisare Elio Farris – che la caserma dei carabinieri non sia necessaria”. Ma la situazione – è stata la sua conclusione – oggi non consente al comune di costruire la caserma con risorse proprie perché ciò comporterebbe una drastica riduzione dei servizi essenziali e obbligatori erogati dal comune.

Il concetto è stato ripreso e precisato dal vicesindaco Sergio Cardia. Dopo aver ripercorso la vicenda che ha fatto sì che Sestu rimanesse priva di una caserma dei Carabinieri, il vicesindaco ha ricordato che la costruzione delle caserme è appunto una competenza dello Stato centrale. Puntando il dito sulle scelte dello Stato che taglia le risorse per il buon funzionamento delle forze dell’ordine e smette di costruire caserme per presidiare il territorio, Cardia si è dunque domandato se l’errore non sia proprio quello di farsi carico di un compito che dovrebbe spettare ad altri livelli di governo. Nondimeno ha stigmatizzato le affermazioni del consigliere Cau che descrivendo Sestu come “terra di nessuno” ha operato una vera e propria “distorsione della realtà“. “Sestu – ha dichiarato il vicesindaco – non ha più problemi di analoghi comuni con pari numero di abitanti”. Raccontare Sestu in quel modo – per Cardia – non aiuta a risolvere i problemi, al contrario “provoca solo danni”.

Mi dicono che alla fine della seduta, tutti i consiglieri hanno votato una versione epurata dagli “eccessi” della mozione di Paolo Cau. A noi attoniti cittadini non resta che prendere atto di quanta disonestà intellettuale si nasconda dietro simili falsificazioni della realtà, fatte al solo scopo di trarne vantaggio politico e/o personale. Abituiamoci dunque a fare la tara e a verificare la veridicità di quello che ci raccontano. Si avvicinano le elezioni comunali: l’esercizio risulterà assai utile.

Sandra Mereu

Streaming delle sedute del consiglio comunale: è vera trasparenza?

Archivi serviziLa diretta streaming delle sedute del consiglio comunale è l’obiettivo di una delle ultime battaglie che le forze dell’opposizione (consiliari ed extra-consiliari) stanno combattendo contro la giunta del sindaco Aldo Pili. Per sostenerla è stata anche presentata una petizione pubblica in cui si dichiara che la diffusione online delle sedute del consiglio comunale costituisce “il mezzo più efficace” per “promuovere la partecipazione alle questioni di pubblico interesse e in generale alla gestione della cosa pubblica”. Affermazioni apodittiche di questo tipo mi lasciano sempre molto perplessa. Ma ciò che trovo veramente fuori luogo è sentir parlare di diretta streaming delle sedute del consiglio comunale in termini di diritto alla Trasparenza. Tanto che mi viene il sospetto che a molti sfugga il vero significato di questo concetto e quindi del suo contrario.

Quello della Trasparenza è un grande tema di democrazia. La trasparenza della pubblica amministrazione ha a che fare con la possibilità per le persone di far valere i propri diritti. Passa dunque attraverso l’accesso agli archivi e ai documenti originali dotati di valore probatorio. Perché nei documenti autentici (e non nelle più o meno dotte orazioni dei consiglieri comunali!) sono rappresentati e tutelati i diritti dei cittadini. Non a caso la nuova grande frontiera in tema di trasparenza riguarda la possibilità di avere anche in Italia un freedom of information act, cioè una normativa che consenta a chiunque l’accesso ai documenti pubblici, attualmente consentito solo a chi ha un interesse “diretto, concreto e attuale” e giuridicamente tutelato (fatte salve ovviamente le limitazioni per tutelare la privacy, la lotta alla criminalità, la difesa nazionale, etc.). Chi si batte per una maggiore trasparenza chiede inoltre che si capovolga l’impostazione attuale, obbligando la pubblica amministrazione a motivare un eventuale diniego all’accesso.

«Archivi negati, archivi ‘supplenti': le fonti per la storia delle stragi e del terrorismo» era l’eloquente titolo di un convegno a cui ho avuto l’occasione di partecipare nel giugno del 2011 a Bologna. Occasione molto utile per capire gli esatti termini della “questione Trasparenza”. Il convegno era appunto dedicato allo scottante tema dell’accessibilità alle fonti documentarie degli anni Settanta e Ottanta relative allo stragismo, al terrorismo e al ruolo dei corpi separati dello Stato. Rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime, giornalisti, archivisti, storici e giuristi si interrogavano sulle prospettive esistenti riguardo la possibilità che si rendessero accessibili gli archivi contententi la documentazione “ufficiale” utile a fare chiarezza su alcune delle pagine più oscure dalla nostra storia recente. La complessa e confusa normativa in materia ne ha infatti sinora impedito l’accesso. Questo fatto, anche quando non ha pregiudicato il lavoro della magistratura, precludendo a giornalisti e storici l’accesso ai documenti, ha ostacolato la ricostruzione non frammentaria di quegli avvenimenti e insieme la corretta conservazione e trasmissione della loro memoria, unico e vero risarcimento morale per i familiari delle vittime e per gli italiani tutti. Vedremo ora in che modo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, Renzi, sulla cancellazione del segreto di stato, efficace dal punto di vista mediatico ma decisamente poco utile allo scopo, troveranno concreta attuazione. In particolare attendiamo di vedere se saranno finalmente sciolti i nodi dell’attuale normativa relativamente alla ben più urgente necessità di definire limiti temporali certi per la declassificazione dei documenti secretati di tutte le amministrazioni dello Stato e consentire la consultabilità degli archivi storici dei Servizi.

Di fronte a un tema come quello della Trasparenza, è dunque importante che la pressione dell’opinione pubblica sia ben indirizzata e non si disperda invece in poco significative e marginali battaglie che poco hanno a che fare con il nocciolo della questione. Bisogna stare attenti a non ridurre un tema di così estrema importanza per la democrazia, che attiene al diritto dei cittadini di conoscere l’operato di chi governa al fine di esercitarne il controllo, a una banale questione di diretta streaming del consiglio comunale la cui trasparenza è peraltro già garantita dalla pubblicità delle sedute e dalla pubblicazione dei relativi verbali nel sito del comune. Può infatti accadere che un sindaco intelligente come quello del comune di Elmas, anticipando petizioni e strumentali polemiche, decida di attivare al costo di 80 euro mensili il servizio di diretta streaming delle sedute del consiglio comunale dimostrando così a tutti, con la massima trasparenza, che più che di un servizio per la collettività si tratta di un lusso per pochi e per giunta pigri. I cittadini che si interessano della vita politica del paese – mi ha confessato Valter Piscedda – preferiscono uscire di casa e recarsi in municipio per seguirsi, gratuitamente e dal vivo, lo spettacolo.

Sandra Mereu