“Natale insieme a Sestu 2014″, l’ultimo di una serie

Natale insieme_Sestu 2014Anche quest’anno si svolgerà la tradizionale rassegna “Natale insieme a Sestu”. Ma l’edizione 2014 sarà l’ultima di una lunga serie perchè al Comune è recentemente venuto a mancare uno degli elementi fondamentali per poter realizzare gli spettacoli: lo spazio.

Negli anni passati questa e altre manifestazioni si sono svolte nei locali di proprietà della famiglia Faccin. Da quest’anno però, per effetto delle politiche di restrizione della spesa pubblica degli ultimi governi nazionali, dalla spending review di montiana memoria alla finanziaria del 2014, il comune di Sestu non si può più permettere di rinnovare il contratto d’affitto. Questa almeno è l’interpretazione che gli uffici danno della norma. I locali del patrimonio comunale dove si svolgono attività culturali o ricreative non sono adatti ad accogliere spettacoli destinati a un pubblico numeroso ma neppure questo è sembrato un valido motivo per richiedere all’Agenzia del Demanio il nulla osta necessario per poter continuare a disporre dei locali Faccin. Dunque si chiude.

Alla luce di questo epilogo la scelta di non acquistare l’immobile in tempi in cui ancora il Comune poteva farlo è stata letta da alcuni come un errore o quanto meno un’occasione mancata. I complottisti e gli avversari dell’amministrazione su questa scelta hanno fatto circolare le ipotesi più suggestive. Se però vogliamo stare ai fatti, dobbiamo considerare il contesto in cui tale scelta è maturata. Nel corso della prima amministrazione Pili (2005-2010), la prospettiva di poter dotare il Comune di un nuovo vero teatro era vista come concreta e per questo si scelse di concentrare tutti gli sforzi in direzione di questo obiettivo. Per quanto l’ottimismo fosse tanto non si poteva infatti pensare di realizzare entrambe le opzioni, cioè costruire il nuovo teatro e acquistare per le stesse finalità i locali Faccin. Tanto più che all’epoca l’offerta per l’acquisto dello stabile ammontava a circa 850 mila euro, una cifra ragguardevole a cui si sarebbero dovuti aggiungere i costi per adeguarlo e renderlo agibile per il pubblico spettacolo così come previsto dalla normativa.

I mancati introiti su cui il Comune contava per la realizzazione del Teatro (gli oneri legati al Mercato agroalimentare), a cui si sono poi aggiunti i vincoli del patto di stabilità, che impediscono gli investimenti, e le successive restrizioni finanziarie imposte dalla crisi hanno alla fine vanificato sia la prima che la seconda opzione. Tuttavia, grazie ad un accordo con i proprietari del locale Faccin, il comune ha garantito alla cittadinanza la possibilità di godere di momenti di aggregazione e svago, all’insegna della musica e di altre attività culturali. Negli anni il locale è stato adeguato e reso il più possibile funzionale alle esigenze del pubblico spettacolo.

Col senno di poi oggi possiamo forse dire che non acquistare i locali Faccin sia stato un errore. Ma, per come la vedo io, è certo che costruire un teatro a Sestu, un comune alle porte di Cagliari, sarebbe stato un errore ben più grave. Se anche si fosse riusciti ad ultimarlo, oggi avremo certamente il problema di mantenerlo, gestirlo e riempirlo di contenuti e attività. Non meno di quanto accade in altri comuni della provincia che hanno osato più di Sestu e nella stessa città vicina. Grazie a quelli che pensano che con la Cultura non si mangia, lo Stato italiano destina alla Cultura meno dell’1% del suo bilancio, la Regione Sardegna ha praticamente dimezzato i contributi per Spettacolo e Cultura e, per di più, la recente normativa ha inquadrato i servizi culturali degli enti locali tra le spese non obbligatorie.

La Cultura ha un costo perché dietro c’è studio e c’è lavoro. Contrariamente a quanto pensava un ex consigliere comunale, essa non può essere considerata alla stregua di un’attività volontaristica per realizzare la quale basta solo un po’ di fantasia. Investire in Cultura è una scelta strategica fondamentale per il progresso del paese. Un fatto questo che la collettività, prima ancora che gli amministratori, dovrebbe riconoscere. Mi capita infatti spesso di leggere che un teatro a Sestu sarebbe necessario in considerazione dell’esistenza in loco di diverse compagnie teatrali dialettali. Ma un teatro che viene a costare diversi milioni di euro non può essere lasciato all’iniziativa di volontari e dilettanti. Se questa è la prospettiva, ben più produttivo dal punto di vista culturale, e assai meno costoso, sarebbe fare una convenzione con i teatri di Cagliari per portarci i ragazzi delle scuole.

I prossimi anni non saranno meno incerti di quelli appena trascorsi. Vedremo se i futuri amministratori saranno capaci di superare le difficoltà e trovare soluzioni sostenibili e culturalmente valide. Nel frattempo chi ha voglia può ancora una volta godersi il gospel e gli altri spettacoli natalizi nei locali Faccin (clicca sul link per leggere il programma completo: NATALE INSIEME 2014).

Sandra Mereu

Natale a Cortexandra, il quartiere si anima

Natale e CortexandraE’ stata una insolita domenica pre-natalizia per Cortexandra. Per un giorno la via d’accesso e gli spazi tra i palazzi, finalmente liberati dai rifiuti, sono stati occupati da un variopinto mercatino intorno al quale una folla di adulti e bambini ha potuto assistere a spettacoli e attività di vario genero. A promuovere e organizzare l’iniziativa sono stati alcuni abitanti del quartiere che per l’occasione hanno costituito un’associazione sportiva dilettantistica (ASD). Il progetto ha trovato l’immediato sostegno del comune di Sestu che ha contribuito alla sua realizzazione con un finanziamento ad hoc e svolgendo un ruolo di raccordo con altre associazioni ricreativo-culturali che da anni operano nel comune, tra cui “Le compagnie del Cocomero”.

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Scopo dell’iniziativa era infatti non solo quello di animare il quartiere dormitorio ma anche di provare a spezzare il suo l’isolamento dal centro abitato. Nato come studentato, Cortexandra è, come è noto, privo di quei servizi basilari che svolgono l’importante funzione di trattenere gli abitanti nel luogo dove risiedono spingendoli a viverlo, e che ne favoriscono la reciproca conoscenza e quindi l’aggregazione. Per di più la mancanza di continuità territoriale di questo quartiere con il centro urbano è stata aggravata dal fatto che non esiste una strada di collegamento praticabile con mezzi di trasporto. Per raggiungerlo occorre percorrere la ex strada statale 131 che lambisce il comune.

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Il quartiere ha iniziato ad animarsi intorno alle 9. Il risveglio degli abitanti è stato salutato dai ciclisti della pedalata natalizia che li hanno attesi per strada per un brindisi augurale. A rendere festoso il clima del quartiere hanno contribuito, accanto alle coloratissime bancarelle natalizie, le esibizioni dei giocolieri delle Compagnie del Cocomero e gli spettacoli dei maghi di “Magica Stefy”.

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In un apposito spazio recintato è stata allestita anche una specie di fattoria didattica. Asinelli, caprette, galline hanno suscitato la meraviglia e lo stupore dei numerosi bambini presenti. Non è infatti inconsueto che i bambini conoscano questi animali domestici solo attraverso le immagini, anche in un comune come Sestu che pure vanta una tradizione agro-pastorale e dove sino a non molto tempo fa non era raro incontrarli nei cortili delle case campidanesi.
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La festa si è conclusa a tarda sera con l’esibizione del coro “Voci Insieme” e la premiazione dei vincitori della lotteria di Natale. Durante tutta la giornata l’associazione ASD ha distribuito un questionario per coinvolgere i residenti in progetti capaci di migliorare la vivibilità del quartiere. Si ipotizza di far nascere attività sportive, ricreative e artigianali. Si propone la creazione di orti urbani che in una zona priva di giardini privati o condominiali possono davvero avere un senso e una effettiva utilità. L’augurio è che questa iniziativa segni l’inizio di un movimento dal basso, frutto della volontà degli abitanti di radicarsi. Solo così le infrastrutture urbane che questa amministrazione sta per realizzare e che doteranno la ex ss 131 di marciapiedi, piste ciclabili e adeguata illuminazione, potranno realmente trasformare Cortexandra in un quartiere decoroso, integrato e ciò che più conta vissuto.

Sandra Mereu

Villaggi scomparsi del territorio di Sestu

Lo studio degli insediamenti scomparsi della Sardegna in età medievale e moderna è un campo della ricerca storica che negli ultimi decenni ha registrato interessanti progressi. Un notevole impulso in questo senso si è avuto dalle ricerche di John Day che nel 1973 pubblicava l’inventario dei villaggi abbandonati in Sardegna. Più recentemente la ricerca storica insieme agli studi di archeologia medievale hanno permesso di colmare molte lacune presenti nelle fonti cinquecentesche e di superare l’approccio quantitativo che caratterizza il lavoro di John Day. Si sono così analizzate le cause profonde del fenomeno, legandole ai mutamenti istituzionali, economici e sociali che hanno caratterizzato gli stati giudicali e il Regno di Sardegna tra medioevo ed età moderna (Giovanni Serreli: 2009¹). Nello stesso tempo, per spiegare le ragioni dell’abbandono di interi villaggi, si è presa in considerazione anche la microstoria. Gli avvenimenti drammatici e improvvisi spesso più di altri motivi possono vincere il naturale attaccamento dell’uomo al suo territorio. A questo proposito Giovanni Serreli ricorda la distruzione di interi villaggi costieri del cagliaritano ordinata dal re di Arborea Mariano IV durante la guerra contro i catalano-aragonesi, citata in una fonte del 1366. Dietro la strategia bellica del sovrano arborense – scrive Serreli – “si intravedono famiglie di disperati costretti ad abbandonare i propri miseri averi, le proprie abitazioni, le proprie terre per recarsi in altri villaggi, oggi diremo come profughi”. Contributi allo studio degli insediamenti umani e al loro abbandono provengono anche dalle fonti toponomastiche correlate all’archeologia, quantunque spesso, avverte Giovanni Serreli, emergano tra fonti scritte ed evidenze archeologiche discrasie cronologiche. Quasi mai infatti l’abbandono di un villaggio da parte dei suoi abitanti è un fatto istantaneo ma più spesso un fenomeno lungo e complesso del cui andamento raramente resta traccia nei documenti. Anche il territorio di Sestu, tra medioevo ed età moderna, è stato interessato dal fenomeno dello spopolamento e abbandono di antichi villaggi. Vi proponiamo di seguito le schede sintetiche dei centri abbandonati curate da Roberto Bullita seguendo il filo rosso dei toponimi locali e pubblicate nella pagina Facebook “Sestu per immagini tra passato e presente”.   (Sandra Mereu)

Villaggio di Sinnuri o di San Michele (Santu Miali)

San MicheleLa villa di Sennuri, conosciuta anche come Santu Miali (San Michele) dalla chiesa che vi sorgeva, si trovava a nord-est di Sestu lungo la strada per Serdiana a ridosso del Rio Sassu. Sinnuri era un centro di piccole dimensioni, lo desumiamo dal fatto che tributava al comune di Pisa la modestissima somma di 2 lire e 18 soldi come dazio, nonché trenta starelli di grano e 24 d’orzo come contributo in natura. Fu abbandonata in data imprecisata in seguito a una pestilenza che distrusse nell’isola tanti altri insediamenti rurali minori nel corso del Cinquecento. Il suo territorio, come accadde per gli altri villaggi scomparsi entrò a far parte di Sestu col toponimo Santu Miali. I terreni che vi insistevano venivano adibiti a vidazzone durante il periodo più florido dell’economia rurale e frumentaria, caratterizzata appunto dalla rotazione agricola dei terreni (vidazzone e paberile). Il villaggio di Santu Miali viene citato con la sua chiesa durante la visita pastorale dell’arcivescovo Lasso Cedeño nel 1597.

Villaggio di Sussua

san gemilianoIl villaggio di Sussua risale alla seconda metà del XIII secolo ed era ubicato in zona San Gemiliano in quanto comprendeva l’omonima chiesa. In precedenza in quello stesso territorio sorgeva l’antico villaggio prenuragico di San Gemiliano, studiato a suo tempo dall’archeologo Enrico Atzeni, unitamente a quello di Monte Olladiri (territorio di Monastir). Il villaggio di Sussua nell’anno 1322 era infeudato a Pisa in quanto versava i seguenti tributi: 26 lire e 11 soldi per datio, 7 lire per vigne, 55 starelli di grano e 66 d’orzo, a cui si aggiungevano altre 33 lire in denaro. Nel 1335 la villa è citata nel Componimenti Nou, un documento conservato a Barcellona che contiene una lista di villaggi infeudati. La sua popolazione contava allora dai 150 ai 200 abitanti e aveva una discreta dotazione di territorio agricolo. Tuttavia nel 1490 il villaggio risulta disabitato, come tanti altri di quel tempo.

Villagio di Seurru

SeurruLa villa di Seurru nacque probabilmente sui resti di un insediamento più antico (si pensi a sa Funtana de Seurru) come modesto agglomerato ubicato intorno alla chiesa di San Saturno. Il “Registro” delle rendite pisane ci dice che nel 1322 risultava popolata da una cinquantina di persone. Nel suo territorio sorgeva una chiesa localizzabile nei pressi della strada che dalla curva di via Andrea Costa (vecchia S.P. per San Sperate) porta a San Gemiliano, nella campagna nota come località Sant’Esu. Su questa chiesa purtroppo non si hanno molte informazioni. Sappiamo solo che trent’anni più tardi Seurru compare con la sua chiesa tra i possedimenti della Mensa Arcivescovile di Cagliari. Dopo l’anno 1365 comincia la sua progressiva decadenza fino all’abbandono. Sant’Esu attualmente fa parte della toponomastica territoriale del comune di Sestu che ne ha inglobato la zona insieme a tutto il territorio di Seurru.

Villaggio di Nuracada

NuracadaLa villa di Nuracada era ubicata a nord di Sestu e contava durante il medioevo un centinaio di abitanti. Essa viene citata in pieno periodo giudicale da un documento del 1215 e dalla statistica pisana del 1322. Nel corso del XIV secolo Nuracada era infeudata ai signori Ramon e Tomaso Merquet, appartenenti a un grande casato di nobili barcellonesi stabilitisi nell’isola. Nell’anno 1544 il villaggio risulta già spopolato a causa di pestilenze e carestie varie. Il suo territorio verrà quindi incorporato da Sestu e oggi compare nella sua toponomastica comunale.

Roberto Bullita

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1. Giovanni Serreli, Vita e morte dei villaggi rurali in Sardegna tra stati giudicali e Regno di Sardegna e Corsica, in RiMe n.2, giugno 2009

Concorso letterario “Sestu: noi e gli altri”

   Pedalata de mes'e argiolas - Foto di R. Bullita  Pedalata de mes'e argiolas - Foto di R. Bullita  Sant'Isidoro 2012 - Foto di R. Bullita
Il CIF, Centro Italiano Femminile di Sestu, col patrocinio del comune di Sestu, ha indetto il Concorso letterario “Sestu: noi e gli altri”. Si dovrà narrare la città come luogo degli affetti o come memoria, come desiderio, come luogo della realtà o dell’immaginazione. Il tema è volutamente generico – si legge nel bando – al fine di lasciare ai partecipanti ampi margini per dare sfogo alla creatività e alla fantasia. Ai partecipanti viene data anche la massima libertà di espressione linguistica. Possono scegliere tra poesia e prosa, tra lingua italiana e lingua sarda campidanese (possibilmente nella variante sestese).
volantino concorsoIl concorso è aperto a tutti, uomini e donne di tutte le età, con un occhio di riguardo agli under 30 a cui è riservato un premio specifico. Unico divieto sembra essere l’eccesso di provincialismo e la chiusura identitaria. Nel bando si specifica che “possono concorrere donne e uomini con un equilibrato senso di appartenenza alla realtà sestese, per nascita e /o per residenza, seppur limitata nel tempo”.
Il bando è pubblicato nel sito del comune di Sestu:

Sestu: la raccolta differenziata dei rifiuti dà finalmente i risultati e le regole non cambiano

Raccolta differenziata_MirabiliaChi la vuole cotta e chi la vuole cruda. Chi vuole il sacchetto del secco più grande e chi lo vuole più piccolo. Chi butta i rifiuti indifferenziati nei pressi dell’Ecocentro e chi vorrebbe il servizio di ritiro a domicilio anche quando eccede nella produzione di rifiuti. Sulla raccolta differenziata le richieste sono le più bizzarre. L’Homo Comfort, come lo chiama Stefano Boni, sembra aver trovato il suo habitat ideale a Sestu. A parole siamo tutti (o quasi) ambientalisti ma poi quando ci chiedono di rivedere i nostri stili di vita rinunciando a qualche comodità superflua (talvolta sono vere e proprie ossessioni o manie) per non impattare troppo sull’ambiente, il malcontento dilaga. Le elezioni sono alle porte e i furbi ne approfittano. Ma quando si ha a cuore il bene della collettività, il rispetto dell’ambiente e la salute di tutti non si cerca il facile consenso e si va avanti per la strada giusta. La raccolta differenziata sta dando buoni risultati e “le regole che funzionano non si cambiano”. Di seguito riportiamo il comunicato stampa dell’Amministrazione comunale di Sestu in risposta alla petizione promossa dai Riformatori. (S. M.)

Questa Amministrazione comunale da anni si impegna a migliorare la qualità ambientale del proprio territorio e i cittadini contribuiscono con il loro impegno ai risultati positivi che da mesi si stanno ottenendo. Le percentuali di raccolta differenziata in crescita – al 67,74% a ottobre – ne sono il frutto evidente.

Nonostante ciò, si è chiesto a migliaia di cittadini di firmare una petizione che chiede un ritorno alle condizioni del passato e non, come dovrebbero fare le forze politiche che operano nell’interesse pubblico, un ulteriore miglioramento. Con mezzi demagogici e strumentali hanno usato la disinformazione per carpire la buona fede dei cittadini e chiedere loro una firma. Hanno fatto leva sul malcontento, mentendo su un fantomatico aumento delle tasse, malgrado il nostro Comune abbia l’imposizione fiscale più bassa in Sardegna.

Si pretende di usare quelle firme per spingere l’Amministrazione a tornare sui propri passi, benché nel merito, le richieste dimostrino lo spirito strumentale della petizione stessa. Si chiedono buste per i rifiuti organici più grandi (il Comune ha segnalato fin da maggio questa problematica alla ditta appaltatrice e le buste della fornitura per il 2015 saranno di dimensioni maggiori), ma si chiede lo stesso per quelle del secco, che superano già i 100 litri di capacità e, se più grandi, potrebbero diventare troppo pesanti e quindi fragili.

Si chiede di rivedere la norma sul conferimento della carta, ma per questioni di decoro, di protezione dei rifiuti dalla pioggia e per garantire un controllo dei conferimenti, i rifiuti devono essere esposti nei contenitori (buste o bidoni) forniti dal Comune di Sestu. L’Ecocentro è aperto 6 giorni su 7 anche per accogliere eventuali conferimenti straordinari. Ai pochissimi cittadini che hanno segnalato problemi oggettivi gli uffici hanno provveduto a dare soluzioni personalizzate.
Anche gli oli alimentari usati possono essere portati all’Ecocentro.

La ditta che fino allo scorso mese di agosto ha offerto – senza oneri per il Comune – la raccolta mensile porta a porta ha dovuto interrompere il servizio per problemi organizzativi, ma le quantità raccolte erano comunque troppo basse per consentire margini di profitto. La petizione chiede la raccolta settimanale, ma per far questo il Comune dovrebbe farsi carico dei costi pesando sulle spalle dei cittadini e ciò è impensabile.

La sostituzione dei bidoni rubati – un fenomeno preoccupante benché marginale – a spese del Comune è stata ritenuta inopportuna dall’Amministrazione, dal momento che ciò potrebbe incentivare chi, per evitare di pagare le tasse sui rifiuti, si appropria dei contenitori altrui. Quanto al commisurare le forniture di buste al numero degli componenti il nucleo familiare, già da quest’anno sono state fornite gratuitamente buste aggiuntive alle famiglie da 6 membri in su o con problemi particolari. Inoltre è stato attivato il servizio aggiuntivo di raccolta di pannolini, pannoloni, traverse e similari che, oltre alla raccolta giornaliera da lunedì a sabato include anche la fornitura di ulteriori buste per il secco indifferenziato.

Una petizione che alimenta l’insoddisfazione e crea disinformazione è quanto di più lontano ci sia da un’azione politica seria e responsabile. Che un partito politico adotti strumenti per far sentire la propria opposizione è non solo legittimo ma anche necessario. Spingere i cittadini a chiedere misure peggiorative mentendo sui dati e fatti concreti, è inaccettabile e dannoso.

Open Data, Sestu “una felice eccezione”

Anna Crisponi

Anna Crisponi, assessore agli affari sociali del comune di Sestu

Il 17 novembre scorso si è svolto a Cagliari, presso la MEM Mediateca del Mediterraneo, un convegno dedicato agli Open Data, “Piovono Dati irrighiamo il territorio“. Come già alla passata edizione dell’International Open Data, tra i relatori era presente anche il comune di Sestu, rappresentato dall’assessora agli affari sociali Anna Crisponi. Il nostro comune è riconosciuto infatti come “una felice eccezione” nel panorama delle pubbliche amministrazioni sarde che rilasciano Open Data. Mentre le altre amministrazioni (la Regione Sardegna, la Provincia di Carbonia-Iglesias, il Comune di Cagliari) hanno interrotto il processo di pubblicazione dei set di dati, Sestu di contro ha continuato a implementarli con regolarità. Abbiamo chiesto ad Anna Crisponi, assessore competente in materia, di parlarci di questo progetto e dell’importanza che riveste per la pubblica amministrazione e per i cittadini. 

Assessora Anna Crisponi, cosa sono gli Open Data?
Come suggerisce il nome, gli Open Data sono dati in formato aperto, cioè immediatamente utilizzabile, liberamente accessibili a tutti senza restrizioni di copyright, brevetti o altri condizioni vincolanti per la riproduzione. Per capirci, non sono aperti i dati di una pagina html o pdf perché per usarli devo fare il copia – incolla del testo, invece i dati in formato CSV, ODT, TXT, PDF/A sono “naturalmente” leggibili da un PC e possono essere elaborati e analizzati immediatamente, usati per qualsiasi scopo rendendoli disponibili e facilmente comprensibili.

Quali vantaggi offrono i dati aperti nella pubblica amministrazione?
La filosofia dell’Open Data si inserisce nella disciplina più ampia dell’open government, nata negli USA negli anni 60, che vuole aprire la pubblica amministrazione ai cittadini individuando nella trasparenza uno degli strumenti per farlo e coinvolgendoli nel processo decisionale della politica e dell’amministrazione, anche attraverso l’uso della rete e dei social network. Negli ultimi anni il principio della trasparenza intesa come “accessibilità totale” agli atti ha preso piede anche in Italia. Il legislatore ha infatti deciso di valorizzare e rendere fruibile l’informazione prodotta dal settore pubblico (una mole enorme di dati riferibili a tutti gli aspetti della nostra società) e diversi provvedimenti normativi (Agenda Digitale, Codice dell’Amministrazione Digitale, Decreto Sviluppo, Decreto legislativo 14 marzo 2013, n.33) hanno modificato radicalmente il rapporto fra cittadino e P.A. con forme di controllo e di consapevolezza “distribuita”. Proprio per la grande importanza attribuita agli open data, il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha realizzato il portale http://www.dati.gov.it che pubblica i dati resi disponibili dalle Pubbliche Amministrazioni italiane.

Il comune di Sestu ha condiviso gli obiettivi dell’iniziativa e con tempestività ha iniziato a pubblicare in formato standard i suoi dati. Cosa vi ha spinto a farlo?
Abbiamo pensato che in un momento di profonda sfiducia e lontananza dalla politica, aprire i dati, renderli accessibili, comprensibili (per esemplificarli si utilizzano diagrammi, mappe, tabelle, infografica, vengono geo-referenziati su Google maps), significa mettere a disposizione dei cittadini strumenti per verificare concretamente e nel dettaglio l’azione amministrativa.

Il comune di Sestu è anche tra le pochissime amministrazioni pubbliche della Sardegna che mettono a disposizione set di dati aperti. Motivo di orgoglio o inutile spesa, considerato che molti documenti sono già pubblici?
Open Data_MEMSicuramente aver pubblicato in formato aperto i dati è per noi motivo di grande orgoglio. E’ vero che molti dati sono già pubblici e presenti nel portale comunale, penso ai bilanci e a tutte le informazioni consultabili nella sezione “Amministrazione trasparente” o nell’albo pretorio, ma non sono in formato aperto. Sono spesso disaggregati, in formati poco leggibili per i non addetti ai lavori e di difficile consultazione e comprensione. Noi li abbiamo resi pubblici in formato aperto. Questo significa che ciascun cittadino o professionista può leggerli (sono disponibili nel portale del comune http://www.sestu.ca.it e nel sito dati.gov.it) e manipolarli immediatamente, aggregandoli o disaggregandoli come meglio crede. Inoltre, per essere compresi da tutti e valutati in modo semplificato, i set di dati sono accompagnati da elaborazioni grafiche e mappe geo-referenziate. Gli Open Data non sono a costo zero ma forniscono una lettura della realtà importante sia per i cittadini, che possono giudicare l’azione amministrativa avendo a disposizione i dati “veri”, sia per gli amministratori, che devono pianificare in modo efficace l’azione amministrativa muovendo dalla conoscenza minuziosa e puntuale della realtà. Penso ad esempio allo studio socio-demografico degli open data dell’anagrafe di cui non si potrà non tenere conto in ogni programmazione futura del nostro comune.

Quali dati sono stati “liberati” sinora? 
Elaborazione dati fattureSono disponibili in formato aperto i dati relativi ai bilanci del triennio 2010-2012; le fatture e i pagamenti dal 2004 al 2012; il patrimonio dei beni immobili del comune (con la mappa interattiva); lo studio socio-demografico della popolazione che include i dati relativi a sesso ed età, gli indicatori di struttura (età media, incidenza popolazione infantile e anziana, indice di vecchiaia, indice di dipendenza senile), la popolazione residente straniera suddivisa e analizzata per nazionalità, le famiglie (distribuzione per tipologia e numero di componenti, distribuzione per tipologia e classe d’età dell’intestatario), l’analisi territoriale della distribuzione per tipologia di famiglia ed età. Infine è stata pubblicata la mappa interattiva dei lavori pubblici.

Quali saranno i prossimi dati che si intende pubblicare?
Nel bilancio di previsione del 2014 abbiamo stanziato le somme per proseguire nell’operazione di apertura e divulgazione dei dati, individuando come obiettivo i dati dei bilanci, fatture e pagamenti 2013-2014; i dati relativi alla polizia municipale (numero dei sinistri, localizzazione dei sinistri, sanzioni e dati relativi alle aree critiche per la circolazione stradale); i dati relativi alle politiche sociali (interventi di tipo economico e assistenziale riguardanti l’infanzia, la famiglia, la terza età e la disabilità relativi al quadriennio 2010 -2014). Questi nuovi dati in formato aperto verranno pubblicati entro gennaio raggruppati nel dominio di terzo livello opendata.comune.sestu.it

Gli Open Data vengono definiti “the new soil”, alludendo al loro valore economico. Può farci un esempio della loro utilità pratica?
Oltre che rispondere al bisogno di trasparenza, all’utilità di coinvolgimento e cittadinanza attiva propri dell’open government, gli Open Data sono una grande opportunità di conoscenza e lavoro. Disponendo dei dati si possono elaborare studi, progetti, ripensando gli interventi in ogni ambito pubblico e non solo (trasporti, beni culturali, gestione del territorio, dei servizi alla persona, della sanità ecc.). Per fare un esempio calato nella nostra realtà, se fossero disponibili i dati dell’ARST riguardanti la posizione delle fermate, orari e percorsi dei bus, non è improbabile che qualche giovane intraprendente potrebbe pensare di creare un’ app.

Sandra Mereu

Separare e ridurre, le regole d’oro per un ambiente sano e pulito

La politica ambientale portata avanti dall’assessora Stefania Manunza nel comune di Sestu sta producendo innegabili e apprezzabili risultati. Tutti quelli che un anno e mezzo fa avevano salutato favorevolmente la nomina di Stefania a questo ruolo non si sono certo sorpresi dei risultati raggiunti. Sapevamo bene, conoscendo la sua forte sensibilità e competenza in materia ambientale, che avrebbe perseguito l’obiettivo di migliorare la raccolta differenziata con serietà, rigore e determinazione. I dati che sono stati divulgati recentemente ne sono solo una conferma. Così come lo sono, a mio avviso, le campagne denigratorie portate avanti dai partiti dell’opposizione.

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TARI a Sestu e nei comuni limitrofi – Comparazione tra alcune tipologie di contribuenti. Fonte: volantino del Circolo Margherita Hack – Sestu, novembre 2014.

I Riformatori, ad esempio, non esitano ad assecondare e cavalcare comportamenti scorretti e cattive abitudini dei cittadini che andrebbero invece scoraggiati in nome del vivere civile e del bene della collettività. Inoltre, pur di demolire il lavoro fatto in questo campo dal loro avversario politico, nella speranza di trarne un vantaggio elettorale, con grande cinismo diffondono inesattezze e falsità. Tra le tante, è certamente una leggenda metropolitana quella secondo la quale il Comune avrebbe aumentato la tassa sui rifiuti (TARI): il raffronto con alcuni comuni a noi vicini dice infatti esattamente il contrario.

I dati oggettivi e facilmente verificabili ci danno dunque una rappresentazione della realtà molto diversa da quella che racconta certa propaganda politica. Ci dicono, a conferma del buon risultato raggiunto, che quest’anno la raccolta differenziata è salita di 7 punti percentuali, arrivando al 67,74% (dati aggiornati a ottobre 2014). Aver centrato questo traguardo in un tempo relativamente breve è indicativo del fatto che, continuando sulla strada intrapresa, senza troppi sforzi ma solo con un po’ di attenzione e impegno da parte di tutti, possiamo raggiungere il 70%. In questo modo, così come previsto dalla legge, per il Comune da un lato si ridurrebbero i costi generali dello smaltimento e dall’altro aumenterebbero i contributi previsti per alcune tipologie di rifiuti separati. Il passo successivo sarebbe la riduzione delle tasse che i cittadini pagano per usufruire del servizio di raccolta rifiuti.

Al raggiungimento di questo obiettivo – si legge nel sito del comune di Sestu – ha concorso in maniera consistente la riduzione della quantità dei rifiuti non separati provenienti dal quartiere di Cortexandra. Grazie all’accordo raggiunto dal Comune con gli abitanti del quartiere (per tramite dei loro amministratori di condominio), recentemente sono stati eliminati i cassonetti stradali ed è stata avviata la raccolta con i bidoni (condominiali o familiari). Il risultato è stato l’immediata e drastica riduzione dei rifiuti indifferenziati. Evidentemente questi erano prodotti in larga misura dai “passanti occasionali” non residenti i quali, a spese dei cittadini del quartiere, trovavano più comodo abbandonare i loro rifiuti intorno a quei cassonetti. Un risultato su cui i nostalgici del cassonetto e i fautori del lassismo come regola del vivere civile, farebbero bene a riflettere seriamente.

ADEME LOGOS DEGRADESeparare i rifiuti è una condizione necessaria per migliorare la salubrità dell’ambiente in cui viviamo, ma non è sufficiente. Per questa ragione il comune di Sestu ha riconfermato la sua adesione alla “Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti”, incentrata quest’anno sulla riduzione dello spreco alimentare. Tra le iniziative proposte c’èAvanzi mai in avanzo!, un corso di cucina basato su ricette i cui ingredienti sono gli avanzi dei pasti precedenti. Le lezioni dei cuochi saranno accompagnate da consigli utili e informazioni sullo spreco alimentare e su come prevenirlo durante la spesa, la conservazione e la preparazione dei cibi.

Il corso si terrà nel Teatro Faccin (Via Roma, 16) il 28 novembre prossimo a partire dalle 16:30. Per i dettagli su come iscriversi e partecipare al corso rimando al sito dell’assessora Stefania Manunza: https://stefaniamanunza.wordpress.com/.

Sandra Mereu

“Memorias de contus, cantus, resas”

MemoriasVenerdì 31 ottobre, nella sala del consiglio comunale si è svolta una interessante conferenza dal titolo “Memorias de contus, cantus, resas”. La organizzava l’Associazione folkloristica e culturale San Gemiliano, impegnata quest’anno in una serie di iniziative culturali per festeggiare il cinquantesimo anniversario della sua fondazione. Sighendi is festas de is cinquantannus, iniziate nella tarda primavera, e perseverando nell’impegno di coltivare e divulgare la cultura e le tradizioni della Sardegna, l’Associazione San Gemiliano ha dunque organizzato, nell’ultimo giorno di ottobre, un incontro dedicato alla poesia e al teatro popolare. Ne hanno parlato Gavino Maieli, Ottavio Congiu e Carlo Pillai.

Gavino Maieli

Gavino Maieli

Gavino Maieli, poeta di Siligo e medico di professione, già direttore di importanti riviste culturali sarde, ripercorrendo la storia del teatro ha ricordato che in Sardegna esiste una lunga e nutrita tradizione teatrale che si fa risalire al Seicento. Si contano circa 240 testi per lo più misconosciuti, sepolti nelle biblioteche e solo in parte studiati. Si tratta per lo più di opere riconducibili ad ambito ecclesiastico, scritte da religiosi per evangelizzare ed educare il popolo. Caratteristica di questa produzione letteraria è la varietà linguistica, specchio del plurilinguismo esistente in Sardegna nei secoli passati, talvolta utilizzata in funzione dei diversi registri stilistici. In sardo parlava il popolo, in castigliano e latino i maggiorenti.

Ottavio Congiu

Ottavio Congiu

In Sardegna, accanto a questo genere di rappresentazioni teatrali, esisteva e preesisteva anche una forma di teatro improprio, fatto esclusivamente di gesti, maschere e suoni primitivi ed elementari. Questo tipo di teatro, secondo Gavino Maieli, risalirebbe all’epoca nuragica ed è ancora oggi riconoscibile nelle rappresentazioni carnevalesche dei mamuthones di Mamoiada, nei thurpos di Orotelli, dei boes e merdules  di Ottana , nel giolzi di Bosa. Il teatro – ha precisato Maieli – è una forma d’arte che ha il compito di raccontare ciò che esplode dentro l’anima dell’autore o di una comunità. In questo senso le maschere arcaiche interpretano e rappresentano riti propiziatori e liberatori che valgono a cacciare il male, la carestia e le malattie. Queste antiche forme di teatro condividono con le sacre rappresentazioni di età moderna il carattere comunitario e lo spazio scenico della piazza. A conclusione dell’intervento di Gavino Maieli, l’attore e regista teatrale Ottavio Congiu, ha recitato un brano tratto da Sa passioni de nostru signori Gesu Cristu di Frate Antonio Maria da Esterzili, un testo in sardo campidanese del Seicento.

Carlo Pillai

Carlo Pillai

Carlo Pillai, riprendendo in un limpido sardo campidanese il discorso sull’origine del teatro sardo, ha confermato la sua fama di profondo conoscitore di storia e tradizioni locali. Già docente della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Cagliari, quindi Sovrintendente archivistico della Sardegna, ha portato a sostegno di ogni sua considerazione documenti e fonti attendibili che ha interpretato con rigore alla luce di una personale e vastissima cultura storica e letteraria. Facendo sua la tesi esposta da Stanis Manca nell’articolo “Le gare poetiche in Sardegna” apparso nel 1909 sulla rivista La lettura, ha sostenuto che in Sardegna non è mai esistito un vero teatro popolare autoctono. Ciò in quanto la sua funzione era svolta dalle gare poetiche. In questo genere di poesia popolare si ritrovano tutti gli elementi tipici del teatro: parola, gesto e canto. I cantadores – ha fatto notare Pillai – si esibivano in formazioni composte anche da 7 elementi, interpretavano ruoli definiti, simili a quelli della commedia dell’arte, e si esprimevano attraverso un’accentuata gestualità che non di rado era sostenuta da una voce potente e armoniosa. Il tratto caratteristico e qualificante delle gare poetiche stava però nell’uso della parola. I versi elaborati, il linguaggio controllato, l’uso di allegorie e metafore lasciano intendere non solo la capacità dei poeti improvvisatori di adattarsi ai regimi politici di tutte le epoche ma l’origine stessa del genere. Secondo Carlo Pillai, nelle gare poetiche la difficoltà del verso, articolato in sterrina e cubertanza che si richiamanono attraverso un complesso sistema di rime, rimanda alla poesia trobadorica medievale. Con la poesia trobadorica condividono peraltro anche il carattere moraleggiante. La presenza di giullari e trombettieri alla corte dei giudici d’Arborea – ha concluso Pillai – lascia credere che, come accadeva in tutte le corti europee, essi fossero il veicolo attraverso i quali anche in Sardegna si diffondeva, si apprezzava e si formava il gusto per la poesia dei trovatori. Nondimeno sono noti i rapporti dei trovatori con le altre corti sarde e i loro rispettivi signori.

Non so se la scelta di far cadere questo appuntamento proprio nella sera in cui nelle vie del paese si aggiravano i fantasmini di Halloween fosse voluta. Certo questa coincidenza ha dato alla conferenza un significato particolare. Contraporsi a una festa importata dall’America che si è sovrapposta alla non meno antica e suggestiva tradizione nostrana legata alla memoria dei morti, con un incontro pubblico di approfondimento che riconosceva e restituiva dignità alla nostra cultura letteraria (scritta e orale), a me è apparso un modo adeguato per resistere all’accettazione acritica di modelli culturali esterni e alla contestuale perdita della nostra memoria culturale.

Il prossimo appuntamento della serie Sighendi is festas de is cinquantannus è previsto per venerdì 14 novembre. Ottavio Congiu reciterà la famosa Scomuniga de predi Antiogu arrettori de Masuddas, un testo satirico scritto da un autore anonimo intorno alla metà dell’Ottocento.

Sandra Mereu

“Diamo lustro a Cortexandra”

“Ripuliamo insieme il quartiere deturpato da anni di rifiuti selvaggi”. Così iniziava l’appello che una cittadina di Sestu, residente nel quartiere periferico di Cortexandra, ha lanciato ieri dalle pagine Fb per invitare gli abitanti di quel quartiere a liberarlo “dagli ultimi ricordi di inciviltà”. Dopo aver partecipato alla “Settimana del verde pubblico” promossa dal Comune lo scorso mese di maggio, Daniela Manca ha deciso di portare avanti la battaglia per un quartiere vivibile e decoroso promuovendo in questo fine settimana (31 ottobre – 1 novembre) un’iniziativa ecologica che ha voluto intitolare “Diamo lustro a Cortexandra”. 
Insieme ad altri residenti del quartiere, a cui si sono uniti anche diversi sestesi del centro storico, ha iniziato a raccogliere quanto rimaneva di quei rifiuti che venivano regolarmente abbandonati intorno ai cassonetti, prima che questi venissero rimossi dal comune per dare avvio alla nuova modalità di raccolta. Era solo ciò che avanzava dei cumuli maleodoranti di spazzatura che si erano formati ma, per quanto residuali, con i rifiuti raccolti solo nella giornata di venerdì sono state riempite, tra secco, plastica e latine, circa una ventina di buste.
Daniela e gli altri volontari non si sono solo limitati a raccogliere i rifiuti abbandonati. Consapevoli dell’importanza di un’adeguata informazione, hanno allestito un banchetto in cui hanno distribuito materiale informativo sulla raccolta differenziata insieme ai moduli per l’iscrizione all’ufficio tributi, condizione necessaria per usufruire del servizio. Con la loro buona volontà e il loro esempio, questi cittadini sono la rappresentazione plastica del senso civico e del senso di responsabilità che si oppongono all’inciviltà e resistono alla propaganda demagogica e strumentale di chi anziché impegnarsi concretamente per diffondere la cultura dell’ambiente preferisce assecondare comportamenti scorretti e contrari al vivere civile.
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Sandra Mereu

Primarie PD per l’elezione del segretario regionale: i risultati di Sestu

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Conferenza stampa in via Emilia – Foto di Anna Crisponi

Scarsa partecipazione. A Sestu hanno partecipato alle primarie per l’elezione del segretario regionale del Partito Democratico, vinte da Renato Soru, appena 259 cittadini. Si conferma dunque il trend negativo di partecipazione alle primarie aperte che nel nostro comune sono passate dai 583 votanti del ballottaggio Renzi-Bersani ai 350 delle primarie per la scelta del candidato presidente per le elezioni regionali; quindi dopo la lieve ripresa per l’elezione del segretario nazionale (sfida Renzi, Cuperlo, Civati), segnata da 381 partecipanti, il tonfo di ieri. Appena l’1,2% della popolazione residente si è fatta coinvolgere dunque in queste primarie, ridotte ormai a uno stanco rito di partecipazione che interessa veramente solo una esigua minoranza di militanti. Emblematiche di ciò che sono diventate le primarie del PD, le ingenue parole di due candide signore presentatesi ieri al seggio: “Ma come? Sto facendo un favore a un amico e devo anche pagare due euro?”

I risultati. Anche a Sestu ha vinto Renato Soru con 139 voti. Al secondo posto si è piazzato Thomas Castangia con 62 voti, al terzo Ignazio Angioni con 54 preferenze. Nelle liste a sostegno dei candidati erano presenti anche alcuni militanti sestesi. Patrizia Saba era presente nella lista per Renato Soru; Marina Pisu, Elisa Manunza e Simone Piras sostenevano Thomas Castangia; Michela Mura, consigliera comunale già segretaria del circolo territoriale, figurava invece ai primissimi posti nella lista a sostegno di Ignazio Angioni.

S. M.

Sighendi is festas de is cinquantannus…

L’Associazione Folkloristica e Culturale “San Gemiliano” per festeggiare il cinquantennale della sua attività (1964-2014), ha organizzato una serie di iniziative di spettacolo e culturali incentrate sulle tradizioni e la lingua sarda. I prossimi appuntamenti sono previsti per venerdì 31 ottobre e venerdì 14 novembre.

Il primo dei due incontri (31 ottobre) è dedicato al tema della memoria. A tottus cussus chi olint arrègordai Carlo Pillai, Gavino Manca, Ottavio Congiu, introdotti da Camillo Pili, parleranno di contus e cantus.

Nel secondo incontro (14 novembre) tottus cussus chi si olint ispssiai potranno assistere a “Sa scomuniga de predi Antiogu“, la famosa predica del rettore di Masullas, recitata da Ottavio Congiu.

Gli incontri si svolgeranno nella sala consiliare del comune di Sestu:

Memorias sa scomuniga

Una nuova caserma a Sestu è davvero indispensabile?

All’inizio di luglio il consiglio comunale di Sestu votava all’unanimità un documento al fine di promuovere azioni dimostrative per ottenere dalle autorità statali competenti risposte circa l’annosa questione della Caserma. Colpì in quell’occasione il tenore degli argomenti a sostegno della richiesta. Alcuni consiglieri della minoranza, a cui facevano da sponda anche i consiglieri PD all’opposizione, sostenevano la necessità di una nuova caserma in considerazione della criminalità in aumento e di un ordine pubblico sfuggito al controllo. Si elencavano a conferma di ciò una serie di fatti di cronaca che facevano apparire Sestu come il regno del crimine e dell’illegalità. Nel comune di Sestu, dichiarava convintamente il consigliere Paolo Cau, i furti nelle abitazioni e gli incendi dolosi ai veicoli e agli immobili “non si contano più” (verbale_del_08.07.2014, pg. 21). Gli faceva eco il consigliere Fabio  Pisu (dimessosi qualche settimana più tardi) che, mostrando di dare credito a questa inquietante rappresentazione della realtà, si affrettava a definire Sestu come “una sorta di far west” (verbale del 08.07.2014, pg. 24). Dando seguito alla deliberazione di luglio, l’8 ottobre si è svolto un consiglio comunale straordinario presso la Prefettura di Cagliari. Abbiamo così appreso (L’Unione Sarda, 09/10/2014) che le cose non stanno proprio come ce le avevano raccontate. Non solo i delitti che vengono commessi a Sestu si possono ancora contare ma sono tutt’altro che in aumento. Nel nostro comune non si vive peggio che in altri paesi dell’hinterland, pur dotati di attrezzate e spaziose caserme. Viene allora da domandarsi se, stando così le cose, sia ancora necessario costruire una nuova caserma destinando a tal fine risorse che potrebbero essere altrimenti impegnate. Magari in prevenzione, potenziando i servizi della cultura. Di seguito l’intervista sul tema all’assessore al bilancio Andrea Pizanti. (Sandra Mereu)

Andrea Pitzanti, assessore al bilancio del comune di Sestu

Andrea Pitzanti, assessore al bilancio del comune di Sestu

Assessore Pitzanti, ci spiega intanto perché a Sestu, un paese di oltre 20 mila abitanti, non c’è una caserma?
Sestu non ha una caserma propria dal 2008, anno in cui i carabinieri reputarono inidonea la sede storica di via Gorizia, e prima ancora che fosse individuata un’alternativa, la abbandonarono. Il nucleo di stanza nel nostro Comune si trasferì nella vicina caserma di Monserrato. Da quel momento i cittadini di Sestu per denunce e segnalazioni varie dovevano recarsi nel comune vicino. Questo ha creato un certo disagio soprattutto per quella fascia di popolazione che non ha la possibilità di spostarsi con mezzi propri, anziani in primis, data la mancanza di un collegamento diretto di trasporto pubblico tra Sestu e Monserrato. Non è però mai mancato il regolare pattugliamento del territorio da parte delle forze dell’ordine.

Cosa può fare (e cosa ha fatto) il Comune per riportare a Sestu la caserma?
Intanto bisogna chiarire che le caserme sono una competenza dello Stato centrale. Ma ovviamente è interesse del Comune garantire la sicurezza del territorio e dei suoi cittadini. Il Comune da parte sua si è subito attivato per trovare la soluzione. Fu individuato un locale e quindi un’area in Corso Italia per la costruzione di una nuova caserma da mettere a disposizione del ministero con una concessione ultra-decennale. Né l’una né l’altra soluzione sono andate a buon fine. Le ragioni non possono essere certo imputate al Comune. Va detto infatti che la causa principale della mancata costruzione della caserma, al di là della presunta inadeguatezza dell’area individuata, è stato il dirottamento di fondi F.A.S (Fondo per le aree sottoutilizzate) gestiti dallo Stato, originariamente destinati a questo fine, per altre opere considerate più urgenti. Nonostante ciò il Comune si è adoperato in tutti i modi per far fronte al disagio dei cittadini.

In che modo?
Il Comune ha attrezzato con fondi propri (circa 70 mila euro) un locale comunale favorendo l’apertura a Sestu di un ufficio distaccato dei Carabinieri. Dal 2012 in via Di Vittorio è attivo uno sportello dove è possibile depositare denunce e segnalazioni varie. Ovvero dove si espletano tutte quelle pratiche burocratiche che costituiscono gran parte del servizio svolto dai Carabinieri nel territorio comunale.

E’ vero che a Sestu la criminalità è in aumento?
Da quanto emerge da dati ufficiali aggiornati, resi noti dal Prefetto proprio in occasione del consiglio comunale straordinario dell’8 ottobre, i delitti registrati nel nostro comune rispetto all’anno scorso sono diminuiti. Le lesioni dolose sono passate da 11 a 9, le percosse da 4 a 2, i furti da 90 a 66, le rapine da 3 a 1, i danneggiamenti sono scesi da 114 a 90 e quelli specifici legati agli incendi sono passati da 8 a 3. L’ideale sarebbe che tutti i reati si riducessero al minimo o scomparissero del tutto. Ma non si può certo far credere, come purtroppo fanno diversi consiglieri dell’opposizione, che a Sestu ci sia una situazione di emergenza. Che il nostro territorio sia stato abbandonato dalle forze dell’ordine. A Sestu non si vive peggio che in altri comuni del circondario (Quartu, Selargius, Monserrato) in cui è presente una caserma.

E’ circolata la notizia della disponibilità del Comune a stanziare risorse proprie per contribuire alla costruzione di una nuova caserma già dal prossimo bilancio 2015. Può confermarlo?
La presenza della caserma nel Comune è un fatto molto rassicurante per la popolazione residente. Con gli ultimi bilanci che si sono dovuti adeguare alle ristrettezze finanziarie imposte dal patto di stabilità, dalla riduzione dei trasferimenti regionali e dall’azzeramento di quelli statali, non è stato purtroppo possibile sostituirsi al mancato impegno statale nella costruzione della caserma. Il Comune tuttavia, come ha fatto finora, continuerà a cercare tra le pieghe del bilancio le risorse utili a contribuire alla realizzazione di una caserma adeguata alle esigenze del mantenimento dell’ordine pubblico del nostro comune. Ma ovviamente la coperta è corta.

Se san Gemiliano sia stato un vescovo

Seguendo il criterio descartesiano, enunciato nel trattato dal titolo “Discorso sul metodo”, ho già sottoposto a critica numerosi elementi biografici relativi a san Gemiliano, che la tradizione orale ha trasfuso poi nei Goccius. Si dirà che demolire è abbastanza facile; molto più difficile invece costruire. Verità assolutamente indubitabile e incontestabile. Pur consapevole delle difficoltà (e delle critiche) a cui andrò incontro, mi propongo ora di concludere la “pars destruens” del mio ragionamento. Proverò poi a dare seguito alla “pars construens”. A ciò mi spinge l’incoraggiamento rivoltomi in tal senso dall’amica Sandra Mereu che in forma retorica, introducendo il mio precedente articolo, si domandava: “Dove vuole arrivare Pinotto Mura con tutti questi dubbi sull’identità di San Gemilano?” (P. M.)

Se san Gemiliano sia stato un vescovo.

E’ mia intenzione dimostrare che il racconto agiografico su san Gemiliano è il frutto di un assemblaggio di dati generalmente poco significativi, ma soprattutto confliggenti con quelli di altri racconti agiografici provenienti da altre tradizioni sullo stesso personaggio. Per questa ragione ho scelto, tra i tanti, di considerare il dato biografico che a me appare più importante, precisamente quello secondo cui san Gemiliano sarebbe stato un vescovo, anzi un vescovo della comunità cristiana di Cagliari, e per la precisione il secondo vescovo essendo succeduto a san Clemente, il più stretto collaboratore dell’Apostolo Pietro. Con riferimento al Martirologio Romano, è stata avanzata l’ipotesi che quell’Emilio, martirizzato in Sardegna insieme ai suoi compagni il 28 maggio, sia da considerare insignito di dignità vescovile, ritenendo per certo che coloro che in detto documento vengono indicati al primo posto sono, in genere, vescovi. Ma questa ipotesi non ha alcun fondamento. I martiri e i confessori appartenuti alla gerarchia della Chiesa, come si può facilmente verificare, sono sempre riportati con la rispettiva dignità ecclesiastica.

L’iconografia dei vescovi nella Cattedrale di Cagliari.

7_92_20060522113819Tempo fa ho visitato la cripta della Cattedrale di Cagliari, dove sono state sistemate le reliquie dei martiri rinvenute in occasione della campagna di scavi eseguiti su disposizione dell’Arcivescovo De Esquivel nei primissimi decenni del XVII secolo. Nella navata principale dedicata alla Vergine la formella che riveste l’urna nel quale sono state collocate le reliquie di un sant’Emiliano martire, rappresenta questo santo in abiti normali, ossia non liturgici. Nella navata a fianco, quella dedicata a sant’Isidoro, un’altra formella denuncia la presenza delle reliquie di un sant’Emiliano e un san Bonifacio, il primo più anziano del secondo: anche questi rappresentati in abiti normali. Questo elemento di per sé non prova nulla, soprattutto non contraddice il fatto che quei personaggi (quantomeno quell’Emiliano) possano essere stati vescovi. Tuttavia in quell’ultima Capella, e anche in quell’altra dedicata al grande vescovo Lucifero di Cagliari, coloro che sono stati ritenuti insigniti delle diverse dignità ecclesiastiche (vescovi, presbiteri, diaconi) sono visibilmente rappresentati con i relativi abiti liturgici.

Le cronotassi.

Ho fatto allora ulteriori ricerche e ho trovato una cronotassi (elenco cronologico) dei vescovi di Cagliari dei primi quattro secoli, i cui nomi sono di seguito riportati in ordine alfabetico: Bonifacio I − BonifacioII − Eutimio, martire − FeliceI − Felice II − Florio, arcivescovo − Giusto − Lucio − (R)estituto, arcivescovo − Severo, martire? − Rude − Tiberio − Verissimo − Anonimo − Anonimo, martire − 314 Quintasio, † − (354-370) Lucifero, †. Come si può vedere, in questo elenco il nome di Gemiliano non compare come vescovo, né al secondo posto né il alcun altro posto. Questo elenco proviene dalla Chiesa di Cagliari, o comunque è da essa condiviso; ed è stato formato sulla base delle risultanze desunte da opere di storici apprezzati e generalmente considerati attendibili¹. Interessante, ai fini del mio ragionamento, è anche quanto scrive il francescano minorita frate Antonio Felice Matteo. Fra Matteo nella sua storia dei vescovi sardi², dopo aver esposto le tradizioni agiografiche dei primi vescovi di Cagliari, a cui peraltro mostra di non dare alcun credito (“Ma chi non si metterebbe a ridere, sentendo queste cose?”), riporta la seguente cronotassi vescovile: “A Clemente e Bonifacio martiri successero nella sede cagliaritana, l’uno dopo l’altro: Sant’Avendrace martire; San Bonifacio II martire; San Giusto martire; San Floro martire; San Restituto martire; San Bono Martire; San Viviano Martire; San Lino Martire; San Severino Martire; San Rude Martire; Sant’Eutimio Martire; San Gregorio Martire”. L’autore precisa che, stando alla testimonianza del Vitale, la prova che quei martiri abbiano governato la Chiesa cagliaritana risulterebbe da documenti in possesso della stessa Chiesa. Anche in questo caso osservo che nell’elenco non è riportato Sant’Emilio, o Emiliano, o Gemiliano. Nasce pertanto, come diceva quel tale, spontanea la domanda: Se Gemiliano (nome alternativo di Emilio o Emiliano) non compare nell’elenco come secondo vescovo certo o presunto della comunità cristiana di Cagliari, perché noi insistiamo per ritenerlo tale? Forse che noi vogliamo essere più realisti del re?

Avendrace e Gemiliano: una singolare coincidenza.

Nell’elenco riportato sopra, in gran parte divergente dalla cronotassi che ritengo più autorevole, compare Sant’Avendrace (Santu Tenneru, in cagliaritano Santa Tennera). E’ interessante notare come la tradizione di questo santo coincida in gran parte con quella di san Gemiliano. Avrendace sarebbe vissuto nel I secolo e divenuto il quinto vescovo di Cagliari³; avrebbe trovato il martirio proprio nel sito dove oggi sorge la Chiesa parrocchiale a lui dedicata, edificata sull’antico ipogeo in cui il Santo martire avrebbe trovato nascondimento. Avendrace dunque sarebbe diventato vescovo della comunità cristiana di Cagliari agli inizi dell’anno 70 d. C., precisamente il 2 gennaio dell’anno 70 d. C. e quindi a qualche mese di distanza dal martirio di san Gemiliano (28 maggio 68 d.C.). Al pari della tradizione sestese su san Gemiliano anche questa relativa a Sant’Avendrace non è recepita dalla Chiesa cagliaritana. Il breve lasso di tempo che intercorre fra la data del martirio di san Gemiliano (28 maggio 69 d. C.) e la data dell’assunzione dell’ufficio episcopale da parte di sant’Avendrace (2 gennaio 70 d. C.) porta a ritenere poco credibile che nella Cattedra della Chiesa cagliaritana si siano succeduti ben tre vescovi in appena sette mesi. Non risulta infatti che a quel tempo imperversasse a Cagliari la peste, o altro evento calamitoso, o una persecuzione tanto terribile da provocare una moria di vescovi. Peraltro si ritiene che le persecuzioni contro i cristiani, in quanto ritenuti responsabili dell’incendio di Roma del 64 d.C., siano cessate con la morte di Nerone (9 giugno del 68 d.Cr.). Non solo a Roma ma in tutto l’impero. E c’è da credere che all’epoca coloro che si disputavano il seggio imperiale (Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano) avessero ben altre preoccupazione che perseguitare i cristiani in Sardegna.

Ancora una tradizione su san Gemiliano.

emilio e priamo bosaUn’altra tradizione popolare su San Gemiliano, a mia conoscenza, è infine quella formatasi a Bosa. Secondo questa tradizione Sant’Emilio (o Gemiliano) è il patrono, insieme con san Priamo suo compagno nel martirio, della diocesi della quale fu il fondatore e il primo vescovo. Il tentativo di agganciare questa tradizione con il Martirologio Romano mi sembra evidente. La stessa tradizione, tuttavia, non nasconde l’esistenza di aporie: la prima di esse è dovuta al fatto che, sulla base della documentazione, la diocesi di Bosa non sarebbe anteriore all’undicesimo secolo (un tempo troppo distante dal I sec. d.Cr.); l’altra, alla consapevolezza dell’esistenza di una tradizione che le si contrappone, precisamente quella di Sestu.

Le tradizioni bisogna saperle leggere.

Di fronte a più tradizioni sullo stesso personaggio, ciascuna con contenuti propri, in tutto o in parte divergenti tra loro, se non addirittura contrastanti, quale atteggiamento assumere? Qualcuno sostiene che le tradizioni sono… tradizioni, e non si possono prendere sotto gamba, meno che meno ridicolizzare. E chi è che non condivide o può sottrarsi a questo principio? Ma delle due l’una: se alcune tradizioni popolari sul medesimo oggetto non si possono conciliare tra loro, allora qualcuna di esse va abbandonata. E’ evidente che sotto il nome di “tradizione” si pretende di far passare qualcosa che invece andrebbe definita diversamente. Le tradizioni bisogna saperle leggere, per andare alla ricerca e tentare di cogliere gli elementi che trovano una base storica. Per questo può essere molto utile la dote del “discernimento”, qualità conosciuta anche come “buonsenso”. Quanto all’uso del discernimento valgano le parole che l’Apostolo Paolo rivolse alla Comunità cristiana di Tessalonica (l’odierna Salonicco): “..esaminate ogni cosa; tenete ciò che è buono” (1Tss 5,21). In passato (ma vale anche per il presente) ci sono stati individui che, sfruttando le proprie qualità intellettuali o la posizione occupata nella società, hanno approfittato della semplicità delle persone e, con il dichiarato proposito di voler dar prova della potenza che il Signore Risorto ha dimostrato anche attraverso i suoi santi, ma spesso per altri fini, hanno raccontato “favole artificiosamente inventate”.

“Favole artificiosamente inventate”.

Esempi del genere nel più lontano passato possono essere le Passiones di san Giorgio Martire, o quelle dei santi Chirico e Giulietta. Di queste e di altre simili composizioni si dovette occupare addirittura il Primo Concilio Romano, a conclusione del quale – nel 494 d. Cr. – il Papa Gelasio I emanò un decreto dal titolo “De libris recipiendis ac non recipiendis”, con il quale proibì la lettura di tali opere in occasione di funzioni liturgiche, interrompendo in tal modo un’usanza praticata fino ad allora. A giudizio di Papa Gelasio, la lettura di quelle opere, piuttosto che avvicinare i pagani alla fede cristiana, rischiavano di allontanarne i fedeli. Per i tempi più recenti, io credo che, tra questo genere di favole, si possano citare proprio le tradizioni orali riguardanti molti martiri, poi raccolte nei Goccius, genere a cui appartiene anche la tradizione del nostro San Gemiliano.

Conclusione.

Concludo la pars destruens del mio ragionamento precisando che non è mia intenzione mettere in dubbio la reale esistenza di san Gemiliano martire, di cui oggi è molto difficile, per diversi ed ovvi motivi, costruire o ricostruire una biografia completa (dalla nascita alla morte). Né intendo negare la possibilità che tale personaggio possa essere stato un vescovo. Il mio intento è semplicemente quello di rendere evidente che il racconto agiografico su San Gemiliano è il risultato di un assemblaggio di dati generalmente poco significativi e talora non conferenti, quando non addirittura contrastanti tra loro, e soprattutto contrastanti con altri racconti agiografici dello stesso o di altri personaggi.

Pinotto Mura

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1. L. CHERCHI, autore di I vescovi di Cagliari (314-1983). Note storiche e pastorali, Cagliari [1983]; R. ZUCCA, autore di: Appunti sui Fasti episcopales Sardiniae (II periodo paleo-cristiano e l’età altomedievale), in «AA. VV., Archeologia paleocristiana e altomedievale in Sardegna. Studi e ricerche recenti, Seminario di Studi, Cagliari, maggio 1986, a cura di P. Bucarelli e M. Crespellani», Cagliari 1988; – Cronotassi dei vescovi sardi, in: «L’organizzazione della Chiesa in Sardegna 1995», Cagliari 1995; F. VIRDIS, autore di Gli arcivescovi di Cagliari dal concilio di Trento alla fine del dominio spagnolo – Stemmi e sigilli degli arcivescovi – Relationes ad limina, Ortacesus 2008.

2. Sardinia Sacra seu de Episcopis Sardis Historia, stampato a Roma l’anno 1761, pg 69.

3. Secondo questa tradizione la successione dei vescovi è la seguente: San Clemente; S. Emilio o Emiliano; San Bonifacio I; S. Siridonio; S. Avendrace;  S. Bonifacio II M.; S. Giusto I M.

Festival delle Pro Loco 2014: il valore culturale ed economico di una sagra.

Festival delle proloco 2014Da dieci anni, a Sestu nel primo fine settimana di ottobre, nelle lollas di San Gemiliano, la Pro Loco locale organizza il Raduno regionale eno-gastronomico delle sagre paesane. E’ una manifestazione molto attesa e partecipata e sarebbe riduttivo attribuirne il successo esclusivamente al richiamo primigenio rappresentato dall’abbondante disponibilità di cibo. In un contesto segnato dall’omologazione del gusto e dall’impoverimento delle capacità sensoriali, riscontrabili soprattutto nelle giovani generazioni, proporre i prodotti del patrimonio eno-gastronomico del territorio isolano riveste oggi un indubbio valore culturale ed educativo. Nondimeno favorire la conoscenza dei prodotti della tradizione è importante anche a fini economici. Gli ingredienti su cui si basano i prodotti sardi sono di elevata qualità biologica e nutrizionale, frutto di una selezione naturale legata alle caratteristiche geografiche e fisiche del territorio. Tutti sappiamo ad esempio che il latte prodotto dall’allevamento seminomade tradizionale è di qualità incomparabilmente superiore a quello derivato dall’allevamento industriale. Le pecore sarde si nutrono di erbe spontanee che crescono in un ambiente caratterizzato da aria salubre. Per questo motivo c’è chi crede che con un’adeguata organizzazione della produzione del formaggio, unita al controllo diretto della commercializzazione del prodotto finito in quei luoghi del mondo dove ci sono consumatori in grado di apprezzarne la qualità e pagarne il giusto prezzo, i pastori sardi non avrebbero più motivo di protestare per l’insufficiente remunerazione del loro lavoro .

festival pro loco 6festival pro loco 1festival pro loco 2festival pro loco 4festival pro loco 7festival pro loco 5A questa edizione 2014, che si svolgerà sabato 4 e domenica 5, parteciperanno con i prodotti tipici dei rispettivi comuni di provenienza le Pro Loco di: Donori (pecora in cappotto); Usini (dolci tipici): Gonnesa (fregola ai frutti di mare e malloredus); Soleminis (maiale alla birra); Ittiri (carne di pecora ghisadu); Sarroch (sangria e antipasto di mare primavera con polpette di spigola); Simaxis (risotto al pesto e pancetta e risotto di mare); Samatzai (polpettasa de sa candebera, cixiri cun pancetta e faa cun croxou de procu, gintilla cun sartizzu); Villamassargia (pecora al sugo rosso, pecora ai piselli); Gonnostramatza (gattou); Pula (fregola ai sapori di mare); Furtei (ravioli e agnello in umido); Uri (carciofi fritti in pastella e fritto di mare misto); Segariu (fregua cun sizigorrusu, fregua cun sartizzu). 

Si potranno inoltre degustare i prodotti della cucina di Portoscuso (fritto misto, tonno alla portoscusese e altre specialità di tonno alle erbe) preparati e offerti dalla Cooperativa sociale “South West Port”. La scuola alberghiera “Azuni” di Cagliari preparerà la vellutata di rapa rossa con salsa di zafferano di Turri e crostini di pane nostrano, risotto carnaroli affumicato con consommè di pecora e pioggia di pecorino. Sestu e i suoi prodotti saranno rappresentati dal pane fatto in casa dalle maestre panificatrici, dalle panadine, da fai a lissu, e altre squisitezze locali.

Compagnia d'armi_ SanluriDa segnalare ancora la presenza della Compagnia d’Armi Medioevali di Sanluri. Nel suo impegno per ricostruire i vari aspetti della vita quotidiana della società giudicale sarda che si svolgevano sullo sfondo dell’attività bellica, quest’associazione culturale ha prestato particolare attenzione anche all’alimentazione nel medioevo. Con il supporto scientifico dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea (C.N.R.) gli appassionati soci della Compagnia hanno raccolto e sperimentato le ricette utilizzate dai vari ceti sociali della Sardegna medievale e ricostruito gli utensili utilizzati per prepare e consumare i cibi. A Sestu offriranno un piatto di ceci e castagne accompagnato da ippocrasso.

Festival proloco_ScoutAltra caratteristica di questa manifestazione è infine l’assoluto rispetto dell’ambiente. Cibi e bevande sono serviti in piatti e bicchieri di terracotta o bio-compostabili e gli Scout di Sestu provvedono alla corretta raccolta dei rifiuti ed evitano che si disperdano nell’area circostante, sporcandola e deturpandola come purtroppo in altre circostanze accade.

Sandra Mereu

(Foto di Mario Ziulu)

Il mito della raccolta differenziata perfetta

“Quando le persone sono disinformate il porgere loro i fatti affinché correggano i loro errori ha come unico risultato che si aggrappino alle loro convinzioni ancora più ostinatamente. I giudizi politici già formulati sono impermeabili ai fatti che li contraddicono.”

E’ questa la convinzione di alcuni studiosi americani che si occupano del funzionamento della mente umana in relazione all’esercizio della democrazia. Alle stesse pessimistiche conclusioni  si poteva giungere dopo aver assistito all’assemblea pubblica che si è svolta, martedì 16 settembre 2014, nell’aula consiliare del comune di Sestu.

20140916_180456L’incontro era dedicato al tema della gestione dei rifiuti. A richiederlo erano stati i partecipanti a un gruppo Facebook dedicato a temi locali. La raccolta differenziata è, tra questi, uno dei temi che qui scuote le più intime certezze delle persone. E così mentre in Italia la crescita economica ristagna e il tasso di disoccupazione è tra i più alti d’Europa (solo un italiano su tre ha un lavoro) a Sestu ci si concentra sulla gestione “imperfetta” della raccolta differenziata che talvolta costringe alcuni a riportarsi in casa, per qualche giorno, l’immondezza che producono in eccesso. Verrebbe quasi da pensare che avere la casa splendente e perfettamente in ordine crei in molti l’illusione di esercitare il controllo sulla realtà che sfugge di mano.

Molte sono state le questioni poste, non poche sottendevano simili irrazionali bisogni. L’ “assessora” Stefania Manunza, amministratore competente nella materia come poche volte si è visto a Sestu, ha risposto a tutte le domande dei cittadini senza nascondere i limiti del servizio, spiegandone le ragioni e parallelamente sforzandosi di individuare, compatibilmente con le condizioni dell’appalto in essere, le possibili soluzioni per migliorarlo. Ma a poco è servito. Solo una minoranza di cittadini, informati sulle leggi che regolano la materia e sull’argomento in generale, ha mostrato di essere interessata a soluzioni realistiche dei problemi, oggettivamente tali e riscontrabili da tutti. La maggior parte della platea era composta da cittadini molto ideologizzati e politicamente schierati. Anche di fronte al dato certificato dell’aumento progressivo della quota di differenziato (che ad agosto è arrivata al 65%), nel campo grillino si continuava a sostenere che la raccolta differenziata a Sestu non funziona e che perseverare nel richiedere il rispetto delle regole, da parte del comune, incentivi l’abbandono dei rifiuti nelle campagne.

Quanta disinformazione e pregiudizio circolassero tra le fila dei presenti lo si è capito chiaramente quando il sindaco Aldo Pili ha chiesto di intervenire per fare un breve bilancio storico della raccolta differenziata a Sestu a partire dal suo avvio, 10 anni fa. Reazioni scomposte e isteriche da parte di alcuni gli hanno impedito di portare avanti in maniera lineare il suo ragionamento e alcuni casi personali hanno preteso di imporsi all’attenzione di tutti monopolizzando a più riprese il dibattito.

Fatte salve alcune eccezioni, rispetto alle quali si riconosceva l’oggettiva difficoltà a rispettare le regole che la raccolta differenziata impone, gran parte delle richieste dei cittadini presenti erano invece prive di attinenza con la realtà e alcune persino al limite dell’anarchia. Comprensibili e condivisibili sono apparse le difficoltà lamentate da un’anziana signora che, vivendo sola, non può conferire il cartone in eccesso all’Ecocentro e che per di più, a causa di problemi alle articolazioni delle mani, non riesce a sminuzzarlo adeguatamente per farcelo stare nel bidone in dotazione. A simili esigenze – ha dichiarato Stefania Manunza – il comune verrà appunto incontro fornendo un secondo bidone. Stonata è invece suonata la richiesta di spostare la raccolta del vetro dal sabato (giorno non lavorativo per molti) ad altro giorno della settimana, candidamente motivata con il fatto che il rumore provocato dall’operazione di rovesciamento dei bidoncini desta alcuni troppo presto dal sonno (alle 7!). Senz’altro ignorano, certuni, quale  grave disturbo della quiete provocava un tempo, a chi aveva la sfortuna di vivere accanto all’area dei cassonetti, il gran fracasso che si faceva per agganciarli e poi svuotarli.

20140916_181154Assurda è apparsa anche la richiesta per la quale gli operatori addetti alla raccolta si dovrebbero infilare in vicoli e strade private per ritirare i bidoncini e poi riporli, dopo averli svuotati, di fronte alle rispettive abitazioni. In questo caso la motivazione faceva leva sul fatto che mettere i bidoncini troppo distanti dalla porta di casa, ovvero all’imbocco della via pubblica, li espone al rischio che gli incivili li utilizzino per buttarvi dentro la loro spazzatura. Questa richiesta – ha spiegato il sindaco – contrasta con le norme vigenti. E tutti sappiamo che gli incivili agiscono dappertutto e nessuno può dirsi al riparo da simili scherzi, neanche chi vive nelle principali e illuminate strade del paese. Nondimeno aveva il carattere di un trattamento ad personam la richiesta, avanzata da alcuni cittadini, di poter conferire in contenitori diversi da quelli in dotazione la carta, il vetro o le latine in eccesso. Guai a tenerseli in casa qualche giorno in più sino al successivo ritiro. Troppa fatica e dispendio di energia prendersi la briga di portarli all’Ecocentro.

Come ha spiegato Stefania Manunza – rispondendo puntualmente alle lamentele e alle domande dei cittadini – a simili richieste non si può venire incontro. Il servizio comunale è tarato sul consumo medio dei cittadini. La quantità di carta, ad esempio, che si raccoglie annualmente (circa 800 tonnellate, ovvero meno di 2 kg a famiglia ogni settimana) non giustifica l’utilizzo di bidoni più grandi. L’eccezionalità è gestita dall’Ecocentro, che a detta di tutti funziona e anche molto bene. In generale il servizio porta a porta, che è il sistema che garantisce i migliori risultati in termini di raccolta differenziata, si basa su kit tracciati in modo da assicurare la certezza del pagamento dei tributi comunali, necessari all’erogazione del servizio, da parte di tutte le famiglie e imprese che ne usufruiscono. Adeguare il servizio alle esigenze personali ed eccezionali dei cittadini, se non addirittura “alle comodità” (come si direbbe in sardo) di alcuni, ne farebbe aumentare enormemente i costi e di conseguenza crescerebbero le tasse che si dovrebbero pagare per sostenerlo.

Pretendere di avere  a Sestu, ora, un servizio di raccolta differenziata perfetto come in Germania senza l’autodisciplina e il senso civico dei tedeschi non è un obiettivo realisticamente raggiungibile, né dal nostro né da altri grossi comuni (Cagliari docet!). Allo stesso modo non si può pensare che, stante la nostra disastrata economia, si possa ambire al servizio ideale per tutti i cittadini senza pagare per questo tasse molto alte. Chi lo pretende non ha nessuna consapevolezza delle reali possibilità a disposizione dei nostri amministratori.

Sandra Mereu