Cocomero Verde Animato – III edizione

Dal 21 al 25 Luglio si svolgerà la III Edizione della Manifestazione dedicata ai bambini CocomeroVerdeAnimato, organizzata e promossa dall’Associazione Le Compagnie del Cocomero. Tutti i giorni, dalle h. 17,30 alle h. 19,30, nel parco comunale di via Fiume a Sestu, laboratori di cartapesta, maschere e burattini, trampoli e giochi per tutti i gusti.

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IL PROGRAMMA

21 luglio h. 19,30 – Spettacolo di narrazione con pupazzi “Pierino e il lupo” (Le Compagnie del Cocomero)
22 luglio h. 19,30 – Spettacolo “Stravanato Sciò” con il giocoliere Simone Orrù
23 luglio h. 19,30 – Spettacolo di burattini “Evviva gli ortaggi” (Compagnia Mondo Animato)
24 luglio h. 19,30 – Musical di burattini “Il Giro del Mondo” (Le Compagnie del Cocomero)
25 luglio h. 19,30 – Spettacolo “Il Pesciolino d’oro” (Le Compagnie del Cocomero)

 

Sestu è il regno del crimine e dell’illegalità. Cosi almeno a qualcuno appare…

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Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Nella seduta del consiglio comunale di martedì 8 luglio, per buona parte del tempo sono stati discussi due argomenti: commercio abusivo e ordine pubblico. La prima cosa che viene in mente, a leggerli così vicini, è che i due temi hanno in comune il mancato rispetto delle regole. Chi ha seguito il dibattito in consiglio comunale (i soliti 20 aficionados) ha però potuto cogliere anche altri aspetti di comunanza. In entrambi i casi, nel trattare gli argomenti, si faceva leva su una rappresentazione inquietante della realtà sestese.

Il primo argomento, quello inerente al commercio abusivo, prendeva le mosse da un’interrogazione sollecitata da un articolo pubblicato sull’Unione Sarda domenica 18 maggio. In quell’articolo l’ex assessore al Commercio, Maria Fedela Meloni, dichiarava che “i negozianti hanno paura di denunciare gli abusivi perché temono ritorsioni” e a causa delle tante rivendite abusive di frutta, verdura e pesce gli esercenti regolari vengono “disturbati e soffocati”. L’ex assessore denunciava quindi l’esistenza, a Sestu, di un vero e proprio clima di terrore e auspicava, per questo, un “giro di vite” sui controlli avviati durante la sua gestione. Il consigliere dell’opposizione Antonio Mura, allarmato dalla situazione descritta nell’articolo, ha dunque chiesto spiegazioni all’assessore competente in carica. Rispondendo nel merito delle affermazioni contenute nell’articolo, Stefania Manunza ha a sua volta dichiarato quanto segue: “il numero dei produttori agricoli autorizzati alla vendita diretta è notevolmente inferiore a quello indicato nell’articolo: al momento risultano in attività 77 produttori (non 119) e, negli ultimi due anni, c’è stata una sola cancellazione. Quanto alle pescherie, gli esercizi autorizzati sono 3″. Riguardo ai controlli ha quindi replicato: “negli ultimi anni sono state comminate 5 sanzioni per esercizio abusivo del commercio, solo una delle quali da parte della Polizia Locale. E ha infine così concluso il suo intervento:Non mi risulta che siano state messe in atto azioni specifiche durante il mandato dell’ex Assessora Meloni. Ma al momento si stanno intensificando i controlli per garantire il rispetto delle regole e tutelare così gli stessi operatori e tutti i cittadini”. L’assessore Stefania Manunza dunque, pur non nascondendo l’esistenza del fenomeno dell’abusivismo, ha fornito una rappresentazione della realtà molto meno drammatica di quella dipinta nell’articolo dell’Unione Sarda, costruito intorno alle dichiarazioni del suo predecessore. Una rappresentazione che lo stesso consigliere Mura non ha potuto fare a meno di confermare.

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Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Il secondo argomento riguardava l’ordine pubblico. Qui il dramma si è fatto tragedia. Nella mozione presentata dal consigliere Paolo Cau, finalizzata a sostenere la necessità di dotare il comune di una caserma dei Carabinieri, ha descritto Sestu come fosse il Bronx o uno di quei comuni della Sicilia controllati dalla mafia. Il nostro comune – a detta del consigliere Cau – sarebbe un luogo dove le “rapine con sequestro di persona” sono cronaca quotidiana; dove “non si contano più i furti presso le abitazioni” e lo spaccio di droga ha raggiunto “livelli mai visti”, per non parlare degli incendi dolosi ai veicoli. E anche questi ultimi “non si contano più”. Dulcis in fundo, Sestu è un luogo dove “persino i morti non vengono lasciati in pace”, a causa dei furti di statue e degli atti di vandalismo ai danni dei monumenti del cimitero. Al consigliere Cau ha replicato, con argomenti seri e convincenti, il consigliere della maggioranza Elio Farris. “La piaga sociale della droga – è stata una delle osservazioni di Elio Farris – è tutt’altro che a livelli mai visti. Sestu vanta piuttosto il triste e poco invidiabile record di aver avuto quasi un’intera generazione falcidiata dalla droga. Quella dei ragazzi nati tra la fine degli anni ’50 e la prima metà degli anni ’60. Decine e decine di ragazzi”. Negli anni ’80/’90, quando quel dramma si consumava, – ha raccontato – una caserma a Sestu c’era, ed era anche ben comandata. Ma questo fatto non ha impedito che ciò accadesse e che quella gioventù si bruciasse. “Nessuno di noi pensa – ha tenuto a precisare Elio Farris – che la caserma dei carabinieri non sia necessaria”. Ma la situazione – è stata la sua conclusione – oggi non consente al comune di costruire la caserma con risorse proprie perché ciò comporterebbe una drastica riduzione dei servizi essenziali e obbligatori erogati dal comune.

Il concetto è stato ripreso e precisato dal vicesindaco Sergio Cardia. Dopo aver ripercorso la vicenda che ha fatto sì che Sestu rimanesse priva di una caserma dei Carabinieri, il vicesindaco ha ricordato che la costruzione delle caserme è appunto una competenza dello Stato centrale. Puntando il dito sulle scelte dello Stato che taglia le risorse per il buon funzionamento delle forze dell’ordine e smette di costruire caserme per presidiare il territorio, Cardia si è dunque domandato se l’errore non sia proprio quello di farsi carico di un compito che dovrebbe spettare ad altri livelli di governo. Nondimeno ha stigmatizzato le affermazioni del consigliere Cau che descrivendo Sestu come “terra di nessuno” ha operato una vera e propria “distorsione della realtà“. “Sestu – ha dichiarato il vicesindaco – non ha più problemi di analoghi comuni con pari numero di abitanti”. Raccontare Sestu in quel modo - per Cardia - non aiuta a risolvere i problemi, al contrario “provoca solo danni”.

Mi dicono che alla fine della seduta, tutti i consiglieri hanno votato una versione epurata dagli “eccessi” della mozione di Paolo Cau. A noi attoniti cittadini non resta che prendere atto di quanta disonestà intellettuale si nasconda dietro simili falsificazioni della realtà, fatte al solo scopo di trarne vantaggio politico e/o personale. Abituiamoci dunque a fare la tara e a verificare la veridicità di quello che ci raccontano. Si avvicinano le elezioni comunali: l’esercizio risulterà assai utile.

Sandra Mereu

Streaming delle sedute del consiglio comunale: è vera trasparenza?

Archivi serviziLa diretta streaming delle sedute del consiglio comunale è l’obiettivo di una delle ultime battaglie che le forze dell’opposizione (consiliari ed extra-consiliari) stanno combattendo contro la giunta del sindaco Aldo Pili. Per sostenerla è stata anche presentata una petizione pubblica in cui si dichiara che la diffusione online delle sedute del consiglio comunale costituisce “il mezzo più efficace” per “promuovere la partecipazione alle questioni di pubblico interesse e in generale alla gestione della cosa pubblica”. Affermazioni apodittiche di questo tipo mi lasciano sempre molto perplessa. Ma ciò che trovo veramente fuori luogo è sentir parlare di diretta streaming delle sedute del consiglio comunale in termini di diritto alla Trasparenza. Tanto che mi viene il sospetto che a molti sfugga il vero significato di questo concetto e quindi del suo contrario.

Quello della Trasparenza è un grande tema di democrazia. La trasparenza della pubblica amministrazione ha a che fare con la possibilità per le persone di far valere i propri diritti. Passa dunque attraverso l’accesso agli archivi e ai documenti originali dotati di valore probatorio. Perché nei documenti autentici (e non nelle più o meno dotte orazioni dei consiglieri comunali!) sono rappresentati e tutelati i diritti dei cittadini. Non a caso la nuova grande frontiera in tema di trasparenza riguarda la possibilità di avere anche in Italia un freedom of information act, cioè una normativa che consenta a chiunque l’accesso ai documenti pubblici, attualmente consentito solo a chi ha un interesse “diretto, concreto e attuale” e giuridicamente tutelato (fatte salve ovviamente le limitazioni per tutelare la privacy, la lotta alla criminalità, la difesa nazionale, etc.). Chi si batte per una maggiore trasparenza chiede inoltre che si capovolga l’impostazione attuale, obbligando la pubblica amministrazione a motivare un eventuale diniego all’accesso.

«Archivi negati, archivi ‘supplenti’: le fonti per la storia delle stragi e del terrorismo» era l’eloquente titolo di un convegno a cui ho avuto l’occasione di partecipare nel giugno del 2011 a Bologna. Occasione molto utile per capire gli esatti termini della questione Trasparenza. Il convegno era appunto dedicato allo scottante tema dell’accessibilità alle fonti documentarie degli anni Settanta e Ottanta relative allo stragismo, al terrorismo e al ruolo dei corpi separati dello Stato. Rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime, giornalisti, archivisti, storici e giuristi si interrogavano sulle prospettive esistenti riguardo la possibilità che si rendessero accessibili gli archivi contententi la documentazione “ufficiale” utile a fare chiarezza su alcune delle pagine più oscure dalla nostra storia recente. La complessa e confusa normativa in materia ne ha infatti sinora impedito l’accesso. Questo fatto, anche quando non ha pregiudicato il lavoro della magistratura, precludendo a giornalisti e storici l’accesso ai documenti, ha ostacolato la ricostruzione non frammentaria di quegli avvenimenti e insieme la corretta conservazione e trasmissione della loro memoria, unico e vero risarcimento morale per i familiari delle vittime e per gli italiani tutti. Vedremo ora in che modo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, Renzi, sulla cancellazione del segreto di stato, efficace dal punto di vista mediatico ma decisamente poco utile allo scopo, troveranno concreta attuazione. In particolare attendiamo di vedere se saranno finalmente sciolti i nodi dell’attuale normativa relativamente alla ben più urgente necessità di definire limiti temporali certi per la declassificazione dei documenti secretati di tutte le amministrazioni dello Stato e consentire la consultabilità degli archivi storici dei Servizi.

Di fronte a un tema come quello della Trasparenza, è dunque importante che la pressione dell’opinione pubblica sia ben indirizzata e non si disperda invece in poco significative e marginali battaglie che poco hanno a che fare con il nocciolo della questione. Bisogna stare attenti a non ridurre un tema di così estrema importanza per la democrazia, che attiene al diritto dei cittadini di conoscere l’operato di chi governa al fine di esercitarne il controllo, a una banale questione di diretta streaming del consiglio comunale la cui trasparenza è peraltro già garantita dalla pubblicità delle sedute e dalla pubblicazione dei relativi verbali nel sito del comune. Può infatti accadere che un sindaco intelligente come quello del comune di Elmas, anticipando petizioni e strumentali polemiche, decida di attivare al costo di 80 euro mensili il servizio di diretta streaming delle sedute del consiglio comunale dimostrando così a tutti, con la massima trasparenza, che più che di un servizio per la collettività si tratta di un lusso per pochi e per giunta pigri. I cittadini che si interessano della vita politica del paese - mi ha confessato Valter Piscedda – preferiscono uscire di casa e recarsi in municipio per seguirsi, gratuitamente e dal vivo, lo spettacolo.

Sandra Mereu

 

Mia figlia andrà alle medie!!

Pubblichiamo molto volentieri la riflessione di Marina sul ruolo che le insegnanti della scuola pubblica di Sestu hanno nella formazione e nello sviluppo affettivo e psicologico dei nostri figli. Il passaggio dalle scuole elementari alle scuole medie è spesso un momento in cui questo genere di riflessioni si impone e quasi sempre a muoverlo è un senso di profonda gratitudine.

GaiaPoco tempo fa, “perdendo tempo” come qualche volta mi capita su facebook, mi sono imbattuta nella lettera che Abramo Lincoln scrisse al maestro di suo figlio. Inevitabile è stata la riflessione sul ruolo della scuola e dei maestri e di quanto questi abbiano inciso sulla vita dei miei bambini (su di me i danni son fatti, dunque inutile perdere tempo a rifletterci!!). I miei bambini sono stati scolarizzati dall’età di 6 mesi. Una scelta obbligata, ma forse (anche se non lo ricorderanno!), quella dell’asilo nido, è stata l’esperienza più bella della loro vita. Esperienze di colori, sapori, amicizie, coccole. Bella esperienza anche per noi genitori che, guidati dalle maestre e da una pedagogista, ci siamo evitati mille errori. Poi per Gaia, dopo un’altra esperienza straordinaria alla scuola materna (con Lisa e Dolores), l’arrivo alle elementari. Faticosissimo, inizialmente, il tempo pieno: molto mattiniera, ma già nel primo pomeriggio non capiva più nulla. Mille cose da imparare, tanti compagni nuovi da conoscere. In questi 5 anni Gaia ha viaggiato guidata da Erica e Laura. Assieme ai suoi splendidi compagni ha attraversato lo spazio e il tempo. Ha conosciuto eroi, imperatori e ribelli, percorso oceani e fiumi, scalato montagne e solcato mari. Ha imparato a contare e a giocare con le figure (calcolo della superfici laterali? ma che diavolo era?). Ha scoperto le meraviglie del corpo umano e la magia della scienza. Ma questo viaggio è stato molto più di tutto questo. Sorprendente per lei è stato scoprire se stessa e le sue capacità, realizzare che tutto si affronta e che poi si esce più forti di prima. Perché, anche quando le doppie e le acca sembrano un’incubo, quando i conti non tornano o le parole non escono come dovrebbero, nessuno ha mai dubitato di lei e del suo valore. Mai, da parte delle sue guide, ha sentito una parola fuori luogo che potesse crearle un disagio. Sempre le sono state d’aiuto. Presenti nelle difficoltà con incoraggiamenti continui, ogni giorno, in tutti questi 5 anni. Ma queste due infaticabili guide non si sono fermate qui. Col gioco delle regole e della convivenza hanno fatto scoprire a tutti i compagni di viaggio che pur essendo diversi (alcuni timidi, altri vivaci, dalla battuta facile…) erano allo stesso modo unici e importanti. Grazie a loro i nostri bambini hanno capito quanto sia bello far parte di un gruppo.

Se non avessi avuto, qualche anno dopo, un’esperienza negativa col mio secondogenito, forse non mi sarei mai soffermata a riflettere su quanto prezioso e importante sia stato invece il percorso fatto da Gaia. Ma l’ho avuta, questa esperienza, per cui, maestre Erica e Laura, non posso che dirvi: grazie di cuore!

Marina Pisu

Le torri di Kar El: dal testo al contesto.

Quando Carla Cristofoli mi ha chiesto di intervenire alla presentazione del suo libro, Le Torri di Kar El, mi sono posta il problema di quale taglio dare all’incontro, a partire dalla considerazione che la Biblioteca comunale, che lo organizzava, non è un “presentificio” di libri al servizio dell’editoria locale, ma un’istituzione culturale che seleziona i libri da proporre ai lettori  e promuove la lettura nel territorio. Ho pensato dunque che la presenza dell’editore accanto all’autore (fatto non scontato quando si presenta un libro) potesse diventare l’occasione per riflettere e discutere non solo sul libro ma anche intorno al libro. Che si potesse cioè parlare del testo e del suo contesto. Che insomma l’occasione non fosse solo uno spot promozionale ma un vero incontro culturale, da cui uscire arricchiti e con la voglia di approfondire. Il discorso si è dunque sostanzialmente annodato intorno alle due caratteristiche fondamentali del libro, e cioè al fatto di essere un ebook e di rivolgersi ai bambini.

«E’ un ebook»

Kar El 1Le Torri di Kar El, non è un libro come quelli che siamo stati abituati a leggere fin da bambini, un libro di carta che si sfoglia. Non è un oggetto dove il testo, le parole che compongono la storia sono impresse su fogli di carta e tutti insieme questi elementi compongono un oggetto fisico che a casa riponiamo nelle librerie e in biblioteca troviamo negli scaffali. L’ebook è un libro elettronico. E’ qualcosa di immateriale che non possiamo tenere in mano ma che possiamo leggere soltanto attraverso un dispositivo di lettura (e-reader, tablet, smartphone). Dove la pagina è sostituita da uno schermo e i caratteri stampati sono stati sostituiti dai bit. Il dispositivo di lettura ha la consistenza e la leggerezza di una tavoletta che ci possiamo trasportare comodamente in borsa e oltre ad essere il supporto del testo è allo stesso tempo un contenitore capace di contenere moltissimi libri. Un’intera libreria.

Tutte queste caratteristiche tecniche ci aiutano a capire che ci troviamo a vivere in un’epoca di passaggio per il libro, inteso come veicolo fondamentale di trasmissione della cultura, della conoscenza e della memoria. Un passaggio che Gino Roncaglia¹ ha definito “La quarta rivoluzione”. Le precedenti rivoluzioni nella storia dei supporti e delle forme di trasmissione della conoscenza sono quelle che hanno riguardato il passaggio dall’oralità alla scrittura e poi il passaggio dal volumen al codex, cioè dalla forma rotolo alla forma libro (paginato e rilegato). La terza rivoluzione è quella rappresentata dall’invenzione della stampa (1455) le cui conseguenze per la diffusione della cultura su larga scala sono ben note. Qualcuno considera il passaggio all’ebook più dirompente, perché i cambiamenti interessano non solo la tecnica di riproduzione del testo ma anche le strutture e le forme del supporto che comunicano il testo al lettore. Un fatto, questo, destinato ad avere conseguenze importanti nei modi e nelle forme della lettura. Conseguenze che oggi non è facile prevedere fino in fondo.

«E’ un libro per bambini»

FenicotteroLa biblioteca comunale di Sestu è stata una delle prime biblioteche della Sardegna a creare la sezione per bambini. Simonetta Mura, la direttrice, da anni dedica particolare attenzione, impegno, studio e moltissime energie, alla promozione della lettura fin dalla prima infanzia convinta che questo abbia effetti di lungo termine nello sviluppo cognitivo del bambino e nella sua capacità di capire e rielaborare il mondo. Una missione che oggi, in un Italia dove meno della metà degli italiani legge almeno un libro all’anno e in una Sardegna che vanta il triste record dell’abbandono scolastico, risulta di fondamentale e prioritaria importanza.

«E’ una scrittrice che legge»

Carla CristoforiL’autrice del libro, Carla Cristofoli, come è stato rimarcato più volte nel corso dell’incontro, è nata e cresciuta a Sestu. Si è laureata in lettere e da qualche anno vive a Parigi dove insegna italiano. E dove, accanto al suo lavoro, ha iniziato a coltivare anche la sua passione per la scrittura. A Parigi ha anche cominciato a raccogliere i primi riconoscimenti. Di recente ha partecipato con alcuni suoi racconti al Festival delle arti della Sardegna. E Francesco Abate, in trasferta a Parigi per un tour di presentazioni, l’ha voluta al suo fianco per la presentazione di “Chiedo Scusa”.

Ciò che mi è piaciuto evidenziare di Carla Cristofoli è il fatto che la sua passione per la scrittura deriva da quella per la lettura. Dire che uno scrittore è anche un lettore non è scontato. Ci sono infatti scrittori che dichiarano che quando scrivono non leggono, perché non vogliono essere influenzati e plagiati da ciò che leggono. Un fatto che valuto come un implicito riconoscimento della potenza della lettura. Ma c’è anche chi tra gli scrittori non legge in generale.

Carla invece è una scrittrice che legge. E per me questo è ancora ciò che fa la differenza tra scrittori veri e presunti tali. Nella sua formazione di lettore – mi ha raccontato – proprio la Biblioteca comunale di Sestu ha giocato un ruolo fondamentale. La biblioteca era per lei un luogo accogliente, ricco di nutrimento, di quel cibo necessario a soddisfare la curiosità del mondo che è tipica di un bambino e di un adolescente. Un luogo dove una bibliotecaria, competente sui libri e sulla lettura, sapeva ascoltare e consigliare. Questo racconto mi fa ha fatto venire in mente quello che Andrea Camilleri dice sulla Biblioteca comunale di Enna frequentata negli anni dell’adolescenza. Un’esperienza che, insieme all’incontro con il bibliotecario (l’avvocato Fontanazza), Camilleri considera all’origine della sua vocazione di scrittore. L’augurio è naturalmente che anche Carla, come il grande Camilleri, possa trarre dalla sua passione e dal suo impegno per la scrittura tante soddisfazioni anche per il futuro.

«E’ un editore digitale»

Umberto Eco sostiene che il libro di carta è uno di quegli strumenti che una volta inventati non possono più essere migliorati. Uno di quegli strumenti come la forbice, il martello, il coltello, il cucchiaio e la bicicletta. Ciò in riferimento alla facilità di lettura, di trasporto, all’economicità, la resistenza all’uso, alla comodità della forma per l’immagazzinamento negli scaffali, alla funzionalità dell’impaginazione numerata nel consentire la costruzione di indici. Va detto che l’e-reader ha riprodotto molti degli elementi che hanno decretato il successo del libro cartaceo. Ma – almeno finora – non sembra che le potenzialità proprie del libro elettronico siano state esplorate sino in fondo. Giovanni Solimine² ha osservato – a questo proposito – che come è accaduto a metà del XV secolo con i primi libri a stampa rispetto al manoscritto, sembra quasi che l’ebook, forse per farsi accettare più facilmente, tenda a mimetizzarsi e a imitare il più possibile il libro su carta.

Le tecnologie di cui si dispone oggi potrebbero favorire l’elaborazione di nuove forme di organizzazione e presentazione dei contenuti. Un possibile esito è il libro a strati immaginato da Robert Darnton per i libri di storia. Cioè di un libro dove i contenuti sono strutturati per strati e livelli successivi. Il vantaggio, rispetto al libro di carta, si avrebbe nel fatto che, senza ingrossare troppo il libro, il lettore avrebbe a disposizione una pluralità di contenuti per fruire dei quali dovrebbe altrimenti passare da un supporto all’altro e collegarsi a internet. Un libro del genere inoltre offrirebbe al lettore percorsi di lettura alternativi: dalla narrazione di superficie a quella verticale e più approfondita (con la lettura di saggi e documentazione di supporto, commenti dei lettori, etc.), passando attraverso personali associazioni legate agli interessi di ciascuno.

Si capisce così che la saggistica e la manualistica sono le tipologie di pubblicazione che potrebbero maggiormente avvantaggiarsi del passaggio dal cartaceo al digitale. Ed è facile immaginare che anche altri settori dell’editoria (guide turistiche, scuola) potrebbero trarre vantaggio dalle potenzialità del libro elettronico.

Più difficile è invece immaginare in che modo l’editoria per bambini, che nel cartaceo ha raggiunto alti livelli di elaborazione teorica e concettuale insieme a soluzioni espressive di notevole qualità, potrebbe trarre vantaggio dall’evoluzione dell’ebook. E soprattutto in che modo i lettori bambini ne verrebbero influenzati.

La Logus Mondi Interattivi di Pier Luigi Lai, una casa editrice che pubblica solo in digitale, ha raccolto la sfida e accanto alla versione standard di Le Torri di Kar El, fatta di testo e immagini, ha creato anche una versione multimediale con l’inserimento di sonoro, video e strumenti interattivi. Il tempo ci dirà se siamo all’alba di una nuova rivoluzione anche in questo campo e se davvero il digitale potrà soppiantare i meravigliosi libri per bambini su cui, come dicono i dati istat, si regge gran parte dell’editoria italiana.

Sandra Mereu

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1. Gino Roncaglia, La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro, Editori Laterza 2010.

2. Giovanni Solimine, Senza sapere. Il costo dell’ignoranza in Italia, Editori Laterza 2014.

Elezioni europee 2014: Sestu in controtendenza.

I risultati elettorali delle europee danno il comune di Sestu in netta controtendenza rispetto al dato nazionale e regionale. Ha votato appena il 41,52% degli aventi diritto. Dunque, fatto salvo un leggero aumento dell’astensionismo (alle ultime regionali aveva partecipato al voto il 48,87 % degli elettori), il dato che balza immediatamente agli occhi è la forte crescita del Movimento 5 stelle. Rispetto alle ultime elezioni in cui il movimento era presente (cioè le politiche del 2013) i grillini passano dal 43% al 47%. Un risultato importante se si considera che nel resto d’Italia il movimento di Grillo si è fermato al 21% e in Sardegna è avanzato sino al 30%. Forse uno dei risultati migliori ottenuti in Sardegna.

Di contro il PD, che nel resto d’Italia è prossimo al 41% e in Sardegna al 39%, registra a Sestu un modesto 27% (1838 voti). Cresce rispetto alle ultime regionali, quando aveva ottenuto il 16,77% (1171 voti), ma in misura di gran lunga inferiore rispetto alla provincia di Cagliari, al resto dell’isola e all’Italia. Facile attribuirne la causa alla frattura insanabile che si è venuta a creare tra le diverse anime del PD che impedisce, nei fatti, una azione unitaria in occasione delle consultazioni elettorali. Contestualmente non ha aiutato la pessima immagine che le incessanti lotte intestine hanno consegnato di questo partito al paese. Nondimeno, sul modesto risultato del PD a Sestu deve aver influito anche un certo disimpegno da parte della segreteria locale guidata da Michela Mura, palesatosi nella mancanza di iniziative pubbliche durante la campagna elettorale e nella ridotta presenza fisica di rappresentanti di lista, riconducibili al circolo territoriale, ai seggi per lo spoglio e durante tutte le operazioni di voto. Il quasi 11% in più, conquistato rispetto alle regionali di febbraio, è verosimilmente da attribuire in gran parte all’apporto dei Rossomori (5% circa ottennero alle regionali, con 200 voti), per una piccola parte ai Socialisti e per la restante parte agli elettori del centro-destra. Sono infatti tanti, lo dimostrano i risultati a livello nazionale, gli elettori del centro-destra che si sentono rassicurati da Renzi e dalla sua politica.

Il risultato della lista Tsipras (4,18%) è in linea con la media nazionale e sarda (sebbene un po’ inferiore a quella della provincia di Cagliari, dove ha registrato il 4,9%). Sostanzialmente questo risultato coincide con quello riportato da SEL nelle ultime elezioni regionali. Ed effettivamente i militanti del circolo locale di SEL “Margherita Hack” sono stati anche gli unici che abbiamo visto impegnati nella campagna a sostegno della lista Tsipras. Ufficialmente vi aderiva anche Rifondazione comunista ma evidentemente i dirigenti locali di questa formazione politica e i loro elettori hanno fatto scelte diverse.

Nel campo del centra-destra, infine, si osserva l’assenza dei Riformatori. Come un fiume carsico, questa forza politica scorre poderosa e compatta in superficie quando entra in gioco il suo leader locale, Michele Cossa, ma si inabissa o si dissolve in mille rivoli sotterranei quando gli interessi in gioco vanno oltre la dimensione locale e necessitano perciò di una visione appena più ampia. Alle elezioni nazionali del 2013 ufficialmente sostenevano, con altri, la lista Monti che raggiuse allora 650 voti; alle successive regionali hanno racimolato 1103 voti, garantendo così la rielezione al loro leader; ieri invece la lista di Monti ha preso appena 40 voti. Nell’area del centro-destra dunque l’unico partito che mantiene una certa consistenza resta Forza Italia: 14% con 946 voti.

Il giovane HoldenParafrasando il giovane Holden, alla luce dei risultati delle europee verrebbe da chiedersi: dove vanno le ochette del Rio Matzeu quando si tagliano le canne? La risposta non può che essere una: nel Movimento 5 stelle. Ed è proprio questo andamento stagionale del voto a rendere incerto e imprevedibile l’esito delle prossime e ormai vicine elezioni comunali.

Sandra Mereu

 

Prove tecniche di populismo

20052014285Chi era presente al consiglio comunale di martedì 20 maggio, ha potuto assistere a un patetico quanto avvilente spettacolo. Per le istituzioni democratiche, per i cittadini presenti e per gli stessi amministratori che l’hanno interpretato. Al centro della bagarre che si è scatenata nell’aula c’era una mozione sulla sicurezza pubblica. Al riguardo il presidente del consiglio ha denunciato e deprecato un presunto tentativo di impedimento della sua presentazione in consiglio. Un tentativo che, da quanto si è capito, sarebbe passato attraverso una telefonata. Ciò è bastato per scatenare la reazione di un consigliere chiamato in causa o che forse si è sentito chiamato in causa. Quest’ultimo, sentendosi ingiustamente accusato, ha chiesto e ottenuto la parola. Avendo però più volte deviato dal nocciolo della questione, non è riuscito a completare il suo ragionamento perché, ad un certo punto la seduta è stata interrotta. Un gruppo di cittadini seduti nelle file più alte della platea stava infatti registrando con uno smartphone lo svolgimento del consiglio. Tanto è bastato al presidente per sospendere, per ben due volte, la seduta e chiedere l’intervento dei vigili. Alla ripresa, il consigliere che non aveva potuto concludere il suo intervento non ha però riavuto la parola. A quel punto si è alzato dal banco e ha dichiarato l’intenzione di voler occupare l’aula per impedire, a sua volta, la prosecuzione della seduta. Invitato dai vigili che presidiavano l’aula a tornare al suo posto, ha quindi dato del cialtrone al presidente. A fare da cornice a questo delirio di accuse e insulti la stampa locale al completo, come si vede solo per le grandi occasioni.

20052014279Difficile per chi non conosceva i retroscena farsi, oltre il sentimento di disgusto, un’idea obiettiva su cosa stava succedendo. Quanto è accaduto mi ha fatto però riflettere sulla reale utilità, come strumento di democrazia partecipativa, dello streaming delle sedute del consiglio comunale. Trattandosi di sedute pubbliche i cui verbali diventano a loro volta atti pubblici e consultabili poco tempo dopo sul sito del Comune, non avere lo streaming non pregiudica in alcun modo il diritto dei cittadini alla trasparenza dell’operato degli amministratori. Apprendere direttamente dal vivo della discussione i temi che vengono trattati e le decisioni che vengono adottate dai nostri rappresentanti può solo rappresentare un valore aggiunto, un opportunità in più di partecipazione attiva alla vita democratica della comunità. Non è però la condizione necessaria per avere informazioni attendibili e farsi un’idea precisa sulle scelte politiche dell’amministrazione e sul comportamento dei nostri rappresentanti. Peraltro le sedute del consiglio comunale si svolgono per lo più di sera, quando la maggior parte dei cittadini non è impegnata in attività lavorative. Partecipare alle sedute del consiglio comunale oltreché un diritto è anche un dovere. Invece, fatte salve alcune eccezioni, si contano in media non più di 20 persone a seduta. Il fatto che l’amministrazione non abbia ancora completato l’iter necessario per disciplinare la trasmissione online delle sedute del consiglio non è dunque un motivo né serio né credibile per lanciare accuse di scarsa trasparenza, come spesso si sente, al suo operato.

Sarà interessante verificare, quando le riprese delle sedute saranno disponibili on line, quanti visitatori in più si guadagneranno rispetto al numero degli abituali frequentatori dei consigli comunali. Il sospetto è che la mancanza dello streaming sia ora solo un comodo alibi per la pigrizia e la tendenza dominante dei cittadini a delegare ad altri. Ma a sua volta questo dubbio non deve diventare un alibi per le amministrazioni, un motivo cioè per negare ai cittadini un’opportunità in più di partecipazione alla vita democratica del Comune. Il vero rischio, a mio avviso è che il mezzo possa tradire il fine. A dispetto di quanto si spera di ottenere, cioè la rappresentazione realistica dell’attività del consiglio comunale, il miraggio di poter avere una audience più vasta potrebbe spingere gli amministratori a mettersi in scena. E pertanto la finzione e i colpi di teatro, l’esasperazione dei toni, il populismo possano prevalere sul ragionamento e la discussione politica seria e pacata nel merito dei problemi. Che insomma si ripeta ad libitum quello che è successo nell’ultimo consiglio comunale.

Sandra Mereu

 

Monumenti aperti 2014: a Sestu il 17 e 18 maggio.

Nel fine settimana si svolgerà a Sestu “Monumenti aperti”, iniziativa promossa dalle associazioni Ipogeo e Imago Mundi di Cagliari e sostenuta dal Comune. Coerentemente con gli obiettivi della manifestazione, finalizzata a creare nell’opinione pubblica la consapevolezza della necessità di conoscere e quindi difendere i beni culturali, anche quest’anno sarà possibile visitare monumenti e siti di interesse storico e naturalistico del territorio (vedi locandina), avvalendosi della visita guidata degli alunni delle scuole elementari e dei volontari della Pro Loco. L’iniziativa è arricchitta da una serie di manifestazioni collaterali. Nella giornata di sabato si svolgà a Casa Ofelia la panificazione del pane tradizionale (cerimoniale e quotidiano) con degustazione finale. Nella chiesa di Ss. Salvatore, domenica alle ore 19, si potrà invece assistere al concerto del coro “Collegium Kalaritanum”. Si prevede che uno dei siti più visitati sarà la chiesa rurale di san Gemiliano, dato che – come avviene già da alcuni anni – la manifestazione Monumenti aperti si svolgerà in concomitanza con la festa di maggio dedicata al Santo.

Clicca sull'immagine per accedere al sito di Monumenti aperti 2014
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Conclusione della Settimana del verde pubblico (3-10 maggio 2014)

pineta di San Gemiliano, prima delle pulizie.

Pineta di San Gemiliano, prima delle pulizie.

Nella giornata del 10 maggio si è svolta l’ultima delle manifestazioni inserite nella settimana dedicata al verde pubblico, voluta dall’Amministrazione comunale, che ha visto impegnati in prima linea gli assessorati all’Ambiente e all’Agricoltura.
In linea con quanto avvenuto nei giorni precedenti, fin dalle 9.00 del mattino del 10 maggio si sono riuniti amministratori e volontari  per le pulizie della pineta di San Gemiliano, organizzata col programma “Let’s Clean up Europe”.

L’arrivo sul luogo ha presentato una situazione di diffusa sporcizia: sono state raccolte cinque buste di secco non riciclabile, piatti, posate e bicchieri di plastica, involucri di merendine e rifiuti di vario genere. Insieme a questi una pila di giornali e diverse bottiglie di vetro, alcune delle quali rotte. Al novero si deve aggiungere anche un buon numero di bottiglie di plastica e lattine di bevande.

Pineta di San Gemiliano, parte dei rifiuti raccolti.

Pineta di San Gemiliano, parte dei rifiuti raccolti.

Rimane la domanda del perché i cittadini di Sestu, che tanto dovrebbero avere a cuore il luogo, tradizionalmente frequentato per ricorrenze religiose ma anche per il refrigerio nella stagione estiva, poi debbano bistrattarlo in questo modo.

Pineta di San Gemiliano, alcuni volontari.

Pineta di San Gemiliano, alcuni volontari.

E’ evidente che si pensa di poter utilizzare e maltrattare il bene pubblico come se non costituisse un bene di tutti, e come se la buona tenuta del quale non costituisse anche un costo per ogni cittadino che contribuisce anche economicamente alle attività di manutenzione del verde e di pulizia dei luoghi pubblici.

Alla fine della mattinata la pineta, nei suoi spazi liberi, così come sotto le panchine e attorno ai tavolini, ma anche nei punti dedicati ai giochi dei bambini, la situazione è tornata accettabile, per lo meno fino alla prossima occasione.

Pineta di San Gemiliano, dopo le pulizie.

Pineta di San Gemiliano, dopo le pulizie.

Ci si augura che iniziative come queste, che spesso vedono attivi numerosi cittadini, come nell’edizione di quest’anno, contribuiscano a diffondere sempre più capillarmente la sensibilità e l’educazione al vivere civile, nel rispetto di quanto ci appartiene come comunità nei luoghi che tutti frequentiamo e della cui bellezza godiamo, in famiglia o con amici.

Anna Pistuddi

Anche un po’ di Sestu a “Les arts florissants de la Sardaigne”

pieghevoleparigiesternoDal 12 al 22 maggio a Parigi si svolge Les Arts Florissants de la Sardaigne, il festival delle arti in cui la Sardegna esprime la sua cultura con mostre, reading letterari, cinema d’essai, musica ed esplorazioni visive. Ospitato alla Cité Universitarie di Parigi, il festival, giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione, è diventato un atteso appuntamento di scambi e riflessioni di carattere culturale e non solo. Una vetrina di proposte e produzioni artistiche e al contempo un punto di osservazione sul mondo. Quest’anno (ma non è la prima volta che succede) a Les Arts Florissants de la Sardaigne c’è anche un po’ di Sestu. Abbiamo chiesto a Irma Toudjian, la musicista cagliaritana di origini armene, promotrice della manifestazione, di parlarci di questo interessante progetto culturale.

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Irma Toudjian, come è successo che un’affermata musicista cagliaritana da oltre dieci anni organizza un festival a Parigi per parlare di Sardegna?

Il Festival “Les Arts Florissants de la Sardaigne” è alla dodicesima edizione. Lo organizzo a Parigi perché ci ho studiato, lavorato e vissuto; e trovo molto interessante far conoscere e dialogare la cultura sarda con la cultura internazionale.

Les Arts Florissants de la Sardaigne è un festival in cui trovano spazio arti e linguaggi diversi e distanti tra loro. Qual è, se c’è, il filo conduttore?

Il filo conduttore è costituito dall’incontro delle diverse forme d’arte e dalla loro interazione. Come si può vedere dal programma il video, la musica e la letteratura sono sempre presenti durante tutte le serate. Possiamo intrecciare più forme d’arte. Il dialogo è arricchito dall’incontro tra artisti che operano in Sardegna e in Francia.

Chi saranno, in questa edizione del festival, i protagonisti del confronto/interazione tra le arti?

L’intreccio tra il video, la musica, la letteratura e la danza trovano la loro massima espressione in “Navigare i confini” (giovedì 15 maggio), un progetto realizzato grazie alla collaborazione delle associazioni Spaziomusica (Fabrizio Casti e Alessandra Seggi) e Carovana (Ornella d’Agostino). Il concerto di pianoforte di Samuel Tanca, attraverso un programma di musica colta dei compositori Oppo, Porrino e Silesu, traccerà invece un ritratto del mondo musicale sardo che sarà poi ripreso e ampliato dal film documentario Lia: music non stop, dedicato all’artista sarda Lia Origoni. Il film sarà proiettato al festival in prima assoluta, alla presenza del regista Tore Manca. In generale il cinema sardo è rappresentato attraverso le produzioni cinematografiche più attuali. Ogni anno propongo registi diversi e film di grande interesse per un pubblico internazionale. L’anno scorso avevamo proiettato il film di Giovanni Coda “Il Rosa Nudo”. Quest’anno, lo stesso Giovanni Coda è presente con “Il Rosa Nudo – Redux”, un video-concerto con le musiche di Arnaldo Pontis (musica elettronica) e le mie composizioni. Saranno inoltre presentati, grazie alla collaborazione con la Cineteca Sarda di Cagliari, i due corti vincitori del concorso Il cinema racconta il lavoro: “Tu ridi” di Chiara Sulis e “Culurzones” di Francesco Giusiani.

A proposito di Giovanni Coda, il suo film  “Il Rosa nudo” è stato pluripremiato all’estero e ora è candidato per i David di Donatello. Un successo internazionale che però non sembra avere riscontro in Sardegna. E’ un caso isolato o la conferma della scarsa attenzione che qui da noi si  riserva alla Cultura?

Giovanni Coda è un grande artista, ho collaborato con lui fin da quando ci siamo conosciuti. Il suo lavoro è molto interessante, dal punto di visto artistico ma anche sociale. Giovanni è una persona che s’impegna molto per il riconoscimento dei diritti umani. Non direi che è sottovalutato in Sardegna, visto che è molto seguito e apprezzato dal pubblico sardo e in generale dal mondo della cultura sarda. Diverso è invece il discorso per quanto riguarda le istituzioni e la politica.

Quest’anno tra gli ospiti invitati a partecipare al festival figura anche una scrittrice di Sestu, Carla Cristofoli. Quale sarà il suo contributo?

Carla Cristofoli, insieme a Maria Luisa Massa (anche lei una sarda che vive a Parigi) e a Patricia Bourcillier (una scrittrice francese che invece vive in Sardegna), rappresenta al festival la letteratura. Partecipa con due racconti, “Risveglio Blu” e “Il viaggio del salmone”. Circa un anno fa le ho chiesto di farmi avere i suoi scritti. Li ho letti subito e mi sono piaciuti molto: propongono tematiche interessanti e sono scritti molto bene. Faccio però notare che non è la prima volta che un vostro concittadino, un Sestese, partecipa a Les Arts Florissants de la Sardaigne. Qualche anno fa vi prese parte anche Pierpaolo Meloni con il progetto musicale “Akroasis – Racconti del mare”.

Sandra Mereu

Programma_Les Arts Florissants de la Sardaigne

Il circolo SEL “Margherita Hack” di Sestu rinnova i suoi organismi dirigenti.

SEL_Logo ufficiale

Il nuovo logo di Sel, approvato durante il II Congresso nazionale

Dopo le fasi congressuali Regionali e Nazionali, il circolo SEL di Sestu ha rinnovato anche il suo gruppo dirigente, che risulta ora composto da: Maria Ibba (portavoce), Anna Pistuddi (tesoriere), Efisio Paulis. Il nuovo coordinamento si è messo subito al lavoro per definire il programma delle iniziative in vista delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Per questo fondamentale appuntamento elettorale SEL è schierato a sostegno della lista “Un’altra Europa” con il candidato alla presidenza Alexis Tsipras. Per l’occasione il circolo SEL di Sestu “Margherita Hack” invita tutti i cittadini che intendono collaborare a recarsi presso la propria sede in via Gramsci 7, o a contattare i referenti all’indirizzo mail selsestu.hack@gmail.com  e a visitare la pagina facebook .

Coltivando il parco sul rio Matzeu…

uliviNella prima giornata della “Settimana del Verde pubblico 3-10 maggio“, come da programma, è proseguita la piantumazione dell’argine lungo via Piave. Armato di guanti, picchi e tanta buona volontà, un gruppo di cittadini formato da amministratori, agricoltori e semplici volontari, hanno messo a dimora circa una ventina di nuove piantine. In tre ore di lavoro hanno inoltre ripulito l’area dai rifiuti, estirpato le erbacee, zappato la terra e curato alberelli e cespugli piantati in precedenti periodi. Se l’impegno dei cittadini proseguisse con continuità anche nei prossimi anni e se questo, come sembra, venisse sostenuto da un impianto di irrigazione, la zona potrebbe diventare una vera oasi verde al centro del paese.

tequilaIn uno dei punti più larghi dell’argine, nei giorni scorsi sono stati piantati tre ulivi di discrete dimensioni, donati al comune da un privato cittadino, che sono andati ad aggiungersi agli ombrosi olmi preesistenti. E’ bastato questo a farci immaginare quale potrebbe essere il risultato finale: uno spazio verde attrezzato con panchine e  giochi per bambini, pergole e un percorso natura con pista per correre. Perché ciò accada, però, l’area deve essere curata costantemente e protetta con uno steccato, e ovviamente l’obiettivo di far crescere le piante deve prevalere su qualsiasi altro interesse o uso che in passato di quell’area si è fatto.

CloeOltre a ciò i cittadini devono cambiare mentalità, nel senso di un maggiore rispetto degli spazi pubblici. C’è chi dice – e probabilmente ha ragione – che a questo fine è necessario un maggior rigore da parte delle autorità deputate a vigilare, che tradotto significa più multe e sanzioni per chi sporca e compie atti di vandalismo. Ma è soprattutto l’educazione, secondo me, ciò che può rendere più civile un paese. Vedere la piccola Cloe al lavoro fa ben sperare.

S. M.

Settimana del verde pubblico (3-10 maggio): un’occasione per dimostrare quanto ci teniamo veramente.

Settimana del verde pubblicoNella settimana dal 3 al 10 maggio l’Amministrazione comunale, nello specifico gli assessorati all’Ambiente e all’Agricoltura, ha organizzato una campagna per la piantumazione e manutenzione delle aree verdi all’interno dell’abitato, invitando tutti i cittadini di buona volontà a parteciparvi attivamente. Il primo intervento è previsto per il 3 maggio e consiste nel completamento del lavoro iniziato la seconda settimana di aprile lungo la via Piave, rimasto incompiuto a causa dal cattivo tempo. Qui saranno piantumati arbusti ed essenze di macchia mediterranea che costituiranno il primo nucleo del futuro parco “fluviale” che si intende appunto realizzare lungo tutta l’area dell’argine del rio che attraversa il paese. Un secondo intervento a più ampio raggio interesserà (4-9 maggio) tutte le aree verdi dell’abitato che necessitano di manutenzione o di essere infoltite. Infine il 10 maggio ci si sposta nell’area extraurbana di San Gemiliano dove, in collegamento con il programma europeo “Let’s Clean up Europe”, si intende ripulire l’area dai rifiuti che immancabilmente vengono abbandonati nell’area della Pineta.

Quello del verde pubblico è un tema intorno al quale a Sestu, negli ultimi tempi, si sono accese roventi quanto strumentali polemiche. E’ infatti opinione di alcuni che questa amministrazione stia procedendo alla sistematica distruzione del verde pubblico del paese. L’estirpazione di alcune piante per permettere la realizzazione di opere pubbliche attese da anni, come la piste di atletica della scuola media di via Dante, o l’annunciata intenzione di spostarne alcune da un sito ad un altro, in previsione della costruzione di opere stradali come – per citare il caso più discusso – la rotatoria di piazza Pertini, o ancora il necessario taglio di piante che si erano irrimediabilmente ammalate, hanno scatenato una ridda di violente accuse ai danni dell’amministrazione e in particolare del sindaco e del vicesindaco. Si tratta evidentemente di accuse irrazionali e soggettive, per lo più finalizzate a gettare discredito sull’operato dell’amministrazione. Chi si sforza di guardare la realtà con un minimo di obiettività non può infatti fare a meno di vedere che il bilancio del verde pubblico a Sestu, considerato nel lungo periodo, è tutt’altro che negativo.

DSCN9377Ci sono oggi nel paese molte aree verdi laddove in passato c’era il deserto e filari di piante sono comparse lunghe le strade principali del paese. La diffusione del verde pubblico nei nostri assolati paesi del campidano è andata di pari passo col benessere e la disponibilità d’acqua anche per necessità non primarie. Ma oggi, in tempi di crisi economica, di austerità e taglio ai servizi pubblici, rischia di diventare di nuovo un lusso. Per questo è necessaria una gestione oculata del verde, a partire dalla scelta di piante adatte a un contesto urbano. Serve nondimeno la collaborazione attiva dei cittadini per la sua costante sorveglianza e manutenzione. Ma soprattutto è necessario un più spiccato senso civico. C’è bisogno della diffusa consapevolezza che il verde urbano è un bene pubblico, cioè un bene di tutti e di ciascuno di noi, e non di tutti e quindi di nessuno. Ritenute fastidiose, molte piante sono state avvelenate da privati cittadini (né è un esempio l’ombroso albero di via Gramsci), oppure drasticamente potate con la motosega. Così come è vero che gran parte delle prime piantine messe a dimora due anni fa in via Piave non si sono seccate per l’incuria dell’amministrazione, ma sono state nottetempo estirpate subito dopo essere state piantate.

La campagna promossa dal Comune ha dunque il duplice merito di ribadire l’impegno dell’amministrazione per migliorare e potenziare il verde pubblico a Sestu e far comprendere l’importanza di questa preziosa risorsa per la qualità della vita di tutti, attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini.  “Sono numerosi i cittadini che si sono offerti di curare delle aree che al momento il Comune non può gestire al meglio — ha dichiarato l’assessore all’ambiente Stefania Manunza —, e questa è l’occasione per cominciare e diffondere questa importante sensibilità. Abbiamo già ricevuto adesioni dai quartieri Ateneo e Cortexandra, da agricoltori che metteranno a disposizione le proprie attrezzature e da molte persone che, da sole o in gruppo, si propongono per la manutenzione di diversi spazi pubblici.” Per i tanti silenziosi cittadini sinceramente interessati a migliorare il luogo dove vivono, l’iniziativa è dunque un’occasione per dare il proprio contributo alla collettività. Per i più polemici e chiassosi un’opportunità per dimostrare con i fatti quanto reale e disinteressato sia il loro sbandierato spirito ambientalista.

Sandra Mereu

Pedalata della Resistenza 2014, in memoria di Pietro Meloni.

Pedalata ecologicaPer la festività civile del 25 aprile, l’Amministrazione comunale ha organizzato una pedalata ecologica. L’iniziativa, come è noto, si inserisce nel programma “Vivere Sestu”, finalizzato a promuovere stili di vita rispettosi dell’ambiente all’insegna della scoperta del territorio e dei luoghi della memoria. Per sottolineare il significato e l’importanza del giorno in cui si ricorda la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, è prevista una sosta presso la lapide apposta in piazzetta Andrea Costa dedicata a Pietro Meloni, medaglia d’oro al valore per la Resistenza.

L’Associazione “Sebastiano Satta” di Verona nel 2002, nell’ambito di una manifestazione per “Sa die de sa Sardigna“, ha ricordato Pietro Meloni, affidando la ricostruzione della sua vicenda umana e politica alla testimonianza di Olga Santoro Solinas, una partigiana che lo aveva conosciuto personalmente. Il suo racconto è riportato in un articolo apparso nel numero di giugno dello stesso anno della rivista Il Messaggero Sardo (vedi il pdf dell’articolo). Informazioni su Pietro Meloni si possono inoltre leggere nella pubblicazione curata da Tonino Mulas, Antifascisti e partigiani sardi (pg. 26). Da questi documenti emerge la figura di un uomo coraggioso e di grandi ideali.

Pietro Meloni nasce a Sestu nel 1899 da una povera famiglia di contadini. E’, per questo motivo, costretto a emigrare giovanissimo nel nord Italia per trovare un lavoro. Successivamente si trasferisce in Francia dove svolge anche una intensa attività politica da antifascista comunista. Qui conosce la veronese Rosa Tosoni che diventerà sua moglie. Rientrato in Italia, dopo l’8 settembre 1943 prende parte alla guerra partigiana come comandante delle formazioni che agivano nella pianura veronese, con nome di copertura “Misero”. Traditi da una spia nazista, loro conoscente, i coniugi Meloni furono arrestati, e a lungo interrogati e torturati, quindi separati per sempre quando Pietro fu trasferito nel campo di concentramento di Mathausen-Gusen. Qui, si legge nella scheda curata da Tonino Mulas, morì nel 1945 “dopo aver organizzato i reclusi in quella che è stata chiamata la resistenza del filo spinato“. Nel decennale della Resistenza il comune di Verona ne ha riconosciuto il valore di combattente al servizio degli ideali della Libertà contro l’oppressione nazifascista, conferendogli la medaglia d’oro.

Per molto tempo la storia dei deportati nei campi di concentramento è rimasta in una zona d’ombra. Complice “il desiderio collettivo di voltare pagina, il rifiuto di editori, storici, mass media di ascoltare e di far conoscere quanto era accaduto”. Era intenzione dell’associazione “Sebastiano Satta” di Verona – si legge nel’articolo del Messaggero sardo – raccogliere ulteriori testimonianze, ricordi e cimeli per ricostruire la vera e coerente storia di questa “straordinaria coppia di eroi”. Sarebbe giusto che anche Sestu, che a Pietro Meloni ha dato i natali, si attivasse in questo senso e ne recuperasse la memoria.

Sandra Mereu

“Settimana del Verde pubblico”, continua l’impegno per una Sestu più verde.

Verde pubblicoNella mattinata di sabato 12 aprile, alcuni amministratori comunali (gli assessori Stefania Manunza, Andrea Pitzanti, Francesco Serra e i consiglieri comunali Elio Farris e Carlo Pintus), aiutati da un gruppo di agricoltori volontari, hanno completato il programma di piantumazione previsto per la “Settimana del verde”.  Un intervento, quest’ultimo, stabilito con la delibera di giunta n. 56/2014, che si inquadra nel più generale obiettivo dell’amministrazione di favorire la creazione di nuovi spazi verdi e la piantumazione di nuove essenze vegetali mediterranee. Chi è passato in via Piave tra le 9 e le 12.30, ha così potuto vedere un coraggioso gruppo di volontari intenti a lavorare lungo l’argine del fiume, motivato dal sogno di creare un’oasi verde nel centro del paese. Sfidando la pioggia e armati di buona volontà e olio di gomito (Francesco Serra ha fatto il grosso col trattore ma per il resto hanno lavorato con zappe e picconi), cittadini e amministratori hanno dunque ripulito via Piave dalle erbacce e ripiantato le piantine dove mancavano.
Va detto, a questo proposito, che l
e piantine mancanti non erano “tutte morte”, come ha più volte affermato il consigliere Muscas dei Riformatori, ma almeno una decina di esse erano state estirpate appena piantate, due anni fa. Un fatto, questo, che dimostra, una volta di più, come non esista a Sestu una categoria monolitica di cittadini a favore del verde pubblico che si contrappone a un’amministrazione interessata solo a distruggerlo. Ciò è quanto vuole far credere una certa propaganda pseudo-ambientalista che di tanto in tanto si diffonde nel paese. Verde pubblico_via Piave 2014La realtà ci dice che accanto a un discreto numero di cittadini sensibili e rispettosi del verde pubblico, disponibili a impegnarsi per tutelarlo e farlo crescere, ce n’è un’altro che lo vive con fastidio o pensa di appropriarsene all’occorrenza per abbellire il proprio giardino privato. Contro questi cittadini ben poco possono fare le amministrazioni pubbliche se non sforzarsi di ripristinare il danno laddove o finché è possibile e, parallelamente, promuovere campagne di sensibilizzazione per contribuire, con la scuola e le altre istituzioni, a educare al rispetto del bene comune e a diffondere un maggiore senso civico nei cittadini del futuro. “Abbiamo altre piante da mettere a dimora — hanno riferito gli amministratori impegnati nella “Settimana del verde” —, lo faremo a maggio, quando il tempo si sarà stabilizzato, invitando anche altri cittadini che volessero darci una mano”.

Sandra Mereu

 

E alla fine “is cantadoris” vennero portati in caserma…

Chiesa di San Giorgio - SestuHo letto con vero interesse gli articoli a firma del dottor Vittoriano Pili, apparsi in questo blog, relativi al libretto che riproduce la famosa Cantada tenuta a Sestu il 23 aprile 1930, in occasione della festa del santo Patrono san Giorgio Martire e Cavaliere. Vittoriano Pili, nel trattare l’argomento, dimostra di essere, oltreché profondo conoscitore e appassionato cultore della materia, persona dotta perché possiede la capacità di porgere le sue conoscenze con competenza e allo stesso tempo con semplicità e immediatezza anche a chi, come me, ne è completamente digiuno. Cun scannus e cadiras o banghitus, il primo articolo della serie, che ha evidentemente una funzione di introduzione, è particolarmente suggestivo. Qui Vittoriano Pili riesce a ricreare l’atmosfera che era propria e tipica di queste manifestazioni paesane, in cui l’allegria e la felicità si potevano cogliere nei volti di tutti i partecipanti, non foss’altro che per la straordinarietà e novità degli avvenimenti che erano sul punto di accadere. Era una giornata di festa e in quanto tale doveva presentarsi come diversa da tutte le altre, vissute nel grigiore e nella noia della vita quotidiana.

Altro aspetto che si può cogliere è dato dalla descrizione della partecipazione degli spettatori per seguire e godere dei pezzi di bravura di questo o di quel poeta estemporaneo, del quale già si conoscono le notevoli capacità per averne in passato avuto modo di apprezzarne personalmente il valore, o perché arrivava preceduto da una fama meritata. Ma ciò che emerge con vivezza dall’articolo è soprattutto quel senso di ansia e l’impegno degli organizzatori e di quanti in qualche modo si considerano “addetti ai lavori”, che si affaticano e prodigano per far si che niente e nessuno possano creare difficoltà od ostacoli, e perché la manifestazione abbia il maggior successo possibile. gara_poetica_6Credo che anche in quel famoso 23 aprile 1930 si respirasse un’atmosfera identica, o quantomeno simile, a quella che viene dipinta come in quadretto nel racconto di Vittoriano Pili. Molto interessanti appaiono anche gli altri due articoli sulla Gara Poetica, nei quali l’autore si dilunga in una serie di puntuali osservazioni e di pregevoli rilievi di carattere linguistico-formali; ed espone in modo piano ed accessibile le regole tecniche alle quali devono far riferimento quanti ambiscano a salire nei palchi e cimentarsi in questa forma di poesia estemporanea.

Dopo aver letto questi articoli, non ho potuto fare a meno di pormi una domanda. Questa gara poetica, mi sono detto, tutto sommato non è né migliore né peggiore di tante altre. E, allora, se questo giudizio è corretto, per quale motivo è rimasta famosa? Vittoriano Pili non ha precisato; o forse non ha deliberatamente voluto o ritenuto di precisare i motivi per cui essa è rimasta famosa. Ma non mi sento neppure di escludere che si debba addebitare a me l’incapacità di cogliere questi motivi. gara poeticaMentre facevo queste considerazioni tra me e me, dicevo, mi sono ricordato di averne sentito accennare dall’amico dottor Gianni Mereu, persona particolarmente versata in questa materia, oltreché ugualmente colta e dotta. E, alla prima occasione in cui mi è capitato di rincontrarlo, gli ho raccontato degli articoli di Vittoriano Pili e del loro contenuto. Da persona gentile e disponibile quale è, Gianni Mereu è stato allora prodigo di notizie e di informazioni. Concludendo la chiacchierata mi ha riferito di aver illustrato i motivi che avevano reso famosa quella Gara in un articolo scritto tempo addietro per il giornale Il Caffé Sestese, dove era stato puntualmente pubblicato col titolo “Sa Cantada de su 1930 po sa Festa de Santu Giorgi”. E, facendo seguire alle parole immediatamente i fatti, mi ha dato in prestito un esemplare del famoso libretto, perché potessi leggerlo con tutto comodo, e una copia del suo scritto.

Nell’articolo pubblicato su Il Caffé sestese, Gianni Mereu senza por tempo in mezzo, affronta l’argomento utilizzando registri di natura politico-sociale. La gara poetica – afferma – “esti passada a sa storia po su significau politicu de certas sterrinas e de medas rimas”. Subito dopo fa una succinta ma precisa analisi circa la cattiva considerazione che queste manifestazioni popolari avevano presso le Autorità sia civili che religiose, attribuendone i motivi al contesto politico-sociale: “seus in prena era fascista”. Una puntualizzazione, quest’ultima, quanto mai opportuna e condivisibile. E’ infatti il caso di ricordare che l’anno prima, cioè nel 1929 – appunto “in prena era fascista” –, era stato firmato il “Concordato”, che lo Stato Italiano aveva stipulato con la Santa Sede. Perciò, proprio in forza di questa intervenuta riconciliazione fra i due poteri – quello civile e quello religioso – era più che naturale che i medesimi, quando sollecitati da motivi e da interessi diversi ma non confligenti, si presentassero uniti a sanzionare comportamenti o atteggiamenti considerati non idonei.

Le gare poetiche dialettali – spiega Gianni Mereu nell’articolo – erano avversate dalle autorità civili, che consentivano unicamente l’uso della lingua italiana vietando quello delle lingue straniere. Gli insegnanti, a cominciare da quelli delle scuole elementari, punivano severamente i trasgressori. Io stesso, che pure sono nato quando il regime fascista era caduto, ho fatto personale esperienza di questa severità. Specularmente, le medesime autorità civili avversavano le autonomie linguistiche – i dialetti – e il dialetto sardo non andava esente da questa valutazione negativa. La Cantada, oltre ad essere una gara poetica in lingua sarda, scontava il fatto di essere giudicata aprioristicamente di scarso valore artistico: “is Autoridadis civilis – precisa Gianni Mereu – consideranta is cantadoris genti ignoranti, incolta, de basciu livellu artisticu”. Un giudizio, quest’ultimo, evidentemente falso, dettato solo da preconcetto, cattiveria e malanimo, come può verificare chiunque vuol prendersi la briga di leggere le risultanze trascritte dagli affezionati cultori del genere. Di riconosciuta bravura erano certamente is cantadoris che presero parte alla gara poetica svoltasi a Sestu il 23/04/1930. Alcuni di loro eseguirono anche un’altra celebre esibizione, svoltasi a Monserrato qualche anno prima (1926), conosciuta appunto come “sa cantada de is dottus” (vedi foto).

Nella foto sono ritratti alcuni dei cantadores che presero parte alla cantada svoltasi a Sestu il 23/04/1930. Da sinistra: Pasquale Loddo, Efisio Loni, Francesco Farci, Luigi Maxia, Antioco Marras (Monserrato 1926). Fonte: Giovannino Piseddu, Poeti e Cantadores della Sardegna, Edes 2008.

Monserrato 1926 –  Da sinistra: Pasquale Loddo, Efisio Loni, Francesco Farci, Luigi Maxia, Antioco Marras – Fonte: Giovannino Piseddu, Poeti e Cantadores della Sardegna, Edes 2008.

Quanto poi alle Autorità religiose, esse non vedevano di buon occhio le gare poetiche – si legge ancora nell’articolo de Il Caffè sestese – perché “medas sterrinas fadiant riferimentu a argumentus de sa Bibbia, de su Vangelu e a is precettus e regulas de sa Cresia no sempiri in manera rigorosa”. Accadeva cioè che is cantadoris assai di frequente si richiamavano a episodi biblici, sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, per comprovare e dar forza alle loro idee, con interpretazioni non sempre conformi a quelle ordinariamente proposte dalla gerarchia ecclesiastica. Se poi capitava che mettessero in discussione gli insegnamenti e i precetti impartiti dai pulpiti, allora venivano tacciati di falsità o accusati di riproporli alterati o in modo non fedele.

A comprovare quanto detto sopra, si potrebbero citare numerosi casi. Ma ritengo sia sufficiente quello, che si può considerare emblematico, citato da Gianni Mereu, riguardante la pubblicazione de Sa Mundana Cumedia di Bore Poddighe. E’ noto che quando questa composizione poetica apparve, nel 1924, scatenò un putiferio, creando non pochi fastidi al suo autore che per ciò cadde in depressione e fini per suicidarsi. Sa Mundana Cumedia contiene infatti una denuncia sociale, in generale dello sfruttamento del lavoro, e in particolare dei poveri che prestavano la loro opera nelle miniere del Sulcis-Iglesiante. Non mancavano in quest’opera anche forti tratti anticlericali. Per queste ragioni il componimento e il suo autore furono oggetto di aspre critiche ma anche di appassionata difesa. Fra coloro che non risparmiarono strali si può ricordare Salvatorangelo Vidili di Aidomaggiore, il quale accusò Poddighe di aver usato “toni troppo aspri e diffamatori nei confronti della Chiesa (Critica a sa Mundana Cummedia). Tra i più sinceri difensori va invece senz’altro ricordato Pitane Morette (Difesa a sa Mundana Cumedia).

All’epoca della famosa Gara poetica di Sestu, accadde dunque qualcosa di simile a ciò che successe con la Mundana Commedia di Bore Poddighe. Spacciada sa cantada - prosegue Gianni Mereu -, is applausus no teniant studa, ma su maresciallu invitat is cantadoris in caserma po fai craresa a riguardu de certas sterrinas. Ita si siant naus in caserma, nisciunus ddu scit cun siguresa. Si scit però ca funti abarraus discutendi cun su maresciallu prus de tres oras; e candu funti bessius de caserma, is cantadoris no potànta cara bella. E quindi conclude: “Nanta ca is tres amigus, a Pasquali Loddu, ndi dd’hanti nau de donnia colori; e dd’hanti puru minacciau de no arziai prus in palcu cun issu”. Il che non è strano, considerando che le due manifestazioni artistiche si collocano a breve distanza temporale l’una dall’altra e quindi risentono dello stesso clima politico. Era quello un periodo di grande confusione e particolare sconcerto fra i diversi ceti della popolazione nazionale. Era dunque più che naturale che singoli avvenimenti ed espressioni artistico-letterarie venissero variamente interpretati e valutati.

Pinotto Mura

Gara poetica svoltasi a Sestu il 23.4.1930 – Commento al 3° giro e dialogo sulla “COBERTANTZA” di Vittoriano Pili

Il ritrovamento di un libretto nel fondo Sardegna della Biblioteca regionale, contenente il testo di una celebre cantada campidanesa svoltasi a Sestu nell’aprile di 84 anni fa, in piena epoca fascista, ha offerto a Vittoriano Pili l’occasione per scrivere una serie di interessanti e dotti articoli sull’argomento (Cun scannus e cadiras o banghittusIl libretto ritrovato, Analisi del testo, 1° giro, Analisi del testo, 2 e 3° giro). Seguendo il filo della memoria storica e personale ci ha spiegato la complessa struttura dei componimenti, il repertorio di temi e motivi da cui attingevano i cantadores, e quindi il valore letterario di una delle più antiche espressioni della poesia popolare sarda, erroneamente ritenuta rozza e priva di valenza poetica. Con il commento al terzo giro poetico e con la successiva rievocazione di un dialogo con il compianto poeta sestese Tomaso Cara, si conclude il discorso sviluppato sul tema da Vittoriano Pili. Su questo blog ve lo abbiamo presentato in capitoli separati ma esso era stato pensato dal suo autore come un corpo di scritti unitario intitolato Cantadas a Sestu, lingua, politica e religione”. 

3° GIRO POETICO: AMORI – SANTIDADI – GHERRA – PAXI.

Pasquale Loddo porge all’attento popolo sestese un delicato canto d’amore. Lei si chiama Speranza ed ha gli occhi e la grazia di un angelo mandato dal cielo per far sospirare il suo cuore. Il poeta non è del tutto convincente, ma piace questo mutetu a 8 peis, specie ai giovani che stanno preparando la “domanda” per la loro “Speranza”. Nella Rima invita gli altri poeti in gara ad ampliare il volo sui quattro punti cardinali.

Francesco Farci ricorda invece la santità di Gregorio I detto anche Magno. Un Papa famoso per aver edificato ben 7 conventi. Poiché il “dotto” Farci ci ricorda anche l’anno della sua morte, il 604 (esatto), siamo disposti a credere anche al resto, Preidi Sanna presente consentendo. Nella torrada de su mutetu a 8 peis l’andirivieni delle rondinelle è paragonato al volo dei pensieri dei poeti.

Efisio Loni interviene con un mutetu sèmpiri a 8 peis, ma con la sterrina che descrive abbastanza fedelmente una scena di guerra. Ricorda l’ultima battaglia contro s’Austriàcu che, sconfitto, è costretto ad arrendersi. Motivo ancora caro ai poeti ed al popolo (specie quello d’Eroi). Nella torrada, invece, chiede a se stesso ed ai suoi compagni che cosa possano mai fare, se non restare in attesa del ritorno delle colombe mandate in volo.

Luigi Taccori, il poeta di Sestu emigrato a Dolianova, chiude il 3° giro, a sorpresa, con un mutetu a 10 peis (ma ne ho trovato persino di 20), che riporta – udite, udite – una notizia che da un anno a questa a parte suscita (ancora) un gran clamore: il Concordato tra Stato (fascista) e Chiesa (cattolica) firmato (l’11 Febbraio 1929) dal Ministro Mussolini (per il Re Vittorio Emanuele III) e dal Cardinale Gasparri (per il Papa Pio XI). I due “non si camorrano” e il fatto resti “memorando” per una pace duratura (“infinita”). È una parola grossa. Comunque, sia pure con qualche ritocchino di craxiana memoria, ancor dura. Nella torrada il nostro Taccori considera già un trionfo il ritorno delle colombe al punto di partenza. Concordiamo. Quasi.

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POESIA E VERITÀ – IN COBERTANTZA

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Venne a trovarmi Tomaso, una sera di tanti anni fa. Sereno, come sempre. Pochi convenevoli, come s’usa tra vecchi amici. Era d’estate. Si alzò e si sfilò dal colletto della maglia leggera, frugando con la mano nel petto, una busta azzurrina che posò sul tavolo, prima di sedersi: «Ti piace ancora la poesia? – apriva la busta – Quella sarda, dico». Aveva sparso sul tavolo tre o quattro libretti sgualciti ed un quaderno a righe (per la Va elementare) con la copertina nera lucida. «Certo – risposi –, ma è un po’ che non viene a trovarmi». Mi guardò severo: «Siamo noi che dobbiamo cercarla, se la vogliamo incontrare. Vedi, in questi libretti ci sono dei versi di vari uomini che amavano così tanto la poesia da volerla come professione. Loro aspiravano ad essere poeti. C’è chi vende musica e chi vende parole, chi vende erba e chi vende carne. In questo quaderno invece non c’è scritto niente. Facciamo così, come loro, scegliamo un argomento, un titolo, “un fine” ben accetto a noi due e lo cantiamo, cioè lo scriviamo, prima tu o prima io, in un sonetto, sul quaderno. Lo conosci il Padre nostro in Sardo? Ti va di metterlo in poesia?». L’idea mi piaceva: «Su Babbu nostu? Benissimo, però inizia tu, Tomaso». Fu così che accettai la sfida, chiedendogli: «E chi è che perde?». Allargò le mani grandi: «Perde chi si ritira». Disse. E fu così che mi permise di sporcargli qualche pagina di quel suo prezioso quaderno a righe. E vinse, anche. Quindi aprì un libretto dalla copertina grigia con la scritta GARA POETICA, gemello, credo, di questo appena “ritrovato” dalla più che attenta e gentile, abilla e donosa, Sandra Mereu«Leggi Loddo al n. 21 (sesto giro) e spiegami questo mutetu». Conoscevo questa cantada, famosa ed esemplare, benché grondante di “licenze” linguistiche, ortografiche e tipografiche, ma sapevo che con Tomaso c’era sempre da imparare sulla poesia sarda. Non era mai salito sul palco, ma era un cantadori di rispetto. Per me un maestro. Lessi:

21 – Loddo

A dirigibili e Areoplanu

Oi si viagiat in America

Po su Sud e de su Brasili

Si girat sa terra rotonda

Armau de paracaduttu

Comenti fiat Depinedu po fortuna

Girai Asia America e Oceania

E girai tottu su globu terresti

Continuamenti esplorendi

Senza à terra tenni addobu.

Rima

 Su Crobu est ind’una sponda teverica

Picchiendi su Graniu bruttu a Vili Diocresianu.

Espressi quindi il mio parere su questo mutetu a dexi peis: «Per me Loni nella sterrina ha voluto comporre un breve inno al progresso, che specialmente in campo aeronautico effettivamente in quegli anni c’è stato. Era l’orgoglio dell’Italia e del Fascismo. È nominato Depinedo, ma non si può dimenticare Italo Balbo, audacissimo trasvolatore atlantico (nonché volontario del ‘15-‘18, irredentista repubblicano, squadrista, Quadrumviro Marcia su Roma, capo della MVSN nel ‘24, Ministro Aeronautica ‘29-‘33, Crociera Roma-New York-Roma 1934, Maresciallo dell’Aria e Governatore della Libia, più fascista di Mussolini ma contrario alla politica filo-tedesca ed alle leggi razziali, morì per un tragico errore della nostra contraerea sul cielo di Tobruch, nel 1940). Nella Rima, o meglio Torrada, ritorna su fini, argomento o tema proposto nella gara poetica. Il Corvo su una sponda del Tevere becca l’orrido cranio del vile Diocleziano (l’imperatore romano)». Tomaso ascolta, ma dissente: «Queste sono le parole, cantate e scritte, in poesia, in figura e in rima. Io voglio sapere quello che intende dire veramente il poeta, come si dice, fuor di metafora». Ho capito. Tomaso vuole l’interpretazione del sogno, la verità implicita nella profezia. Resto pensieroso. In Sardo molti usano la parola cobertantza come sinonimo di Torrada, cioè la Rima, la parte che chiude il mutetu dopo sa Sterrina. Se questa è la “stesura”, la cobertantza è la “copertura” o “chiusura”. Significa però anche “metafora” e “allegoria”, che sono la veste usuale del poetare sardo, come delle sentenze e dei proverbi. Si dice in cobertantza per “velatamente”. Tomaso mi viene incontro: «Tra gli appassionati delle gare poetiche sta girando questa interpretazione: il Corvo (che ha fama e fame di morte) si trova oltre Tevere, a Roma, dove becca insistentemente il cranio orribile del vile imperatore Diocleziano del tempo (1930), cioè Benito Mussolini. Si dice anche che Loddo, sceso dal palco, sia stato convocato in caserma per spiegazioni. Tu che ne dici?». Abbiamo discusso di molte cose, Tomaso ed io. Di religione e di politica, di pace e di guerra, di povertà e di ricchezza, di vita e di morte. Cercavamo la verità, assieme, senza inganni e senza paure. Ora mi sentivo più tranquillo: «Sinceramente questa interpretazione mi pare più un artificio di matrice politica tardiva di qualche decennio, piuttosto che una cobertantza finalmente svelata. La sterrina di Loddo, come tante altre di Taccori, di Loni e di Farci, si può considerare almeno in buona sintonia con lo spirito del regime fascista, se non anche di plauso. Che la Torrada o Rima uscisse in contraddizione fuori dal seminato sarebbe strano. E, fatto più grave, contro ogni regola della poesia sarda nelle “gare”, che perdesse di vista il tema preposto, su fini, affidato dal comitato dei festeggiamenti proprio a Loddo. Fini che riguardava la figura di san Giorgio Martire, come sarà rivelato al pubblico da tutti i quattro poeti nell’ultimo giro. Che c’entra Mussolini e a che proposito una tale cobertantza di carattere politico su un palco di poesia popolare allestito per la festa del santo patrono? L’interpretazione data non sta in piedi, come la convocazione in caserma… O no?». Tomaso sorride : «La poesia è fatta di parole e di pensieri che volano e a volte ti sfuggono, convieni?». Il ferro è caldo: «Si, ma la verità c’è, anche nella poesia» e «Quale sarebbe?». Riprendo il libretto e leggo: «Su Crobu a vili Diocresianu. Il carnivoro nero demoniaco affamato che ossessiona il crudele imperatore romano per mettere a morte i tanti martiri cristiani, come il nostro S. Giorgio». Tomaso consente: «Può sfuggire anche la verità, alle volte». Parlammo ancora di poesia, con rima e senza rima. E dissentimmo ancora: «Hai ragione tu», «No, hai ragione tu». Basciu e contra. È stato bello cantare insieme, Tomaso.

Vittoriano Pili

Nuova raccolta differenziata: serve la collaborazione di tutti.

Sono passati poco più di 6 mesi dall’entrata in vigore del nuovo contratto di igiene urbana ambientale e si iniziano a vedere le prime novità. La più evidente fra queste riguarda certamente il kit per la raccolta differenziata: i nuovi contenitori e la fornitura delle buste riconducono i colori a quelli più comuni in ambito nazionale e internazionale e si spera possano rendere più regolari i conferimenti dei cittadini che, fino a oggi, subivano una sorta di anarchia normativa e metodologica che poco invogliava a separare correttamente i rifiuti.

Una volta conclusasi la consegna alle famiglie stabilmente residenti, si consegneranno i kit anche per le utenze stagionali, le seconde case (se servite dal sistema di raccolta dei rifiuti) e le attività economiche che producono i cosiddetti “rifiuti assimilati agli urbani”, gli unici che il Comune è autorizzato a raccogliere.

Ma ci sono novità che si notano di meno, come la pulizia delle discariche abusive (che, grazie alla costante vigilanza della Compagnia Barracellare, hanno visto una sensibile diminuzione rispetto al passato), gli spazzamenti stradali che, man mano, si stanno regolarizzando in tutto il centro abitato, e le pulizie delle condotte delle acque meteoriche che permettono una maggiore sicurezza in caso di piogge intense.

A breve partirà la raccolta potenziata dei pannolini/pannoloni: tre ritiri settimanali in più – oltre a quelli regolari del secco – per 80+80 utenze, con priorità a disabili e anziani allettati. I potenziali beneficiari verranno contattati dai Servizi Sociali.

Esempio di errore di conferimento - Dal blog "Assessora per caso"

Esempio di errore di conferimento – Dal blog Assessora per caso

È inoltre prevista la consegna di 200 compostiere domestiche, non appena la Regione Sardegna modificherà il sistema di penalità/premialità legato alla percentuale della frazione umido-organica sul totale dei rifiuti (la nuova legge è in via di approvazione).

L’impegno del Comune e della ditta appaltatrice, tuttavia, non bastano a rendere il nostro paese più pulito: è solo con il contributo di ogni cittadino, con un piccolo sforzo da parte di ognuno di noi, che tutti potremo godere di una Sestu migliore.

Ulteriori e dettagliate informazioni sulla raccolta differenziata a Sestu si possono trovare su: Assessora per caso.

Stefania Manunza

“Lingue d’Italia 2014″, stasera a Sestu

Limbas de ItaliaSabato 22 MARZO 2014, con inizio alle ore 18:00 presso i locali Faccin (Pro Loco) a Sestu, si svolgerà una conferenza dedicata alla valorizzazione delle lingue minoritarie in tutte le sue possibili declinazioni, con particolare attenzione al loro uso come forma espressiva nella poesia e nella musica tradizionale e popolare. Interverranno: l’assessore alla cultura Roberto Bullita, l’etnomusicologo Ignazio Murru, il poeta improvvisatore Antonio Pani, l’operatore culturale del gruppo Folk i Nuraghi Pierpaolo Angioni, il poeta Ettore Sanna, il cantautore-etnomusicologo Battista Dagnino. Modera Ottavio Nieddu. Seguirà un concerto a tema in cui si esibiranno Battista Dagnino, Antonio Pani e il coro del gruppo folk “I Nuraghi” di Sestu.

La manifestazione è organizzata dal gruppo folk “I Nuraghi” di Sestu in collaborazione con la Fondazione ANDREA PARODI e il patrocinio dell’Amministrazione del Comune di Sestu.