La cultura nei programmi elettorali per Sestu

libri sospesiLa campagna elettorale per le comunali 2015 a Sestu sembra procedere un po’ sottotono. Fatta accezione per i soliti insulsi dibattiti che si sviluppano su Facebook, poco si parla in generale delle iniziative elettorali che si sono svolte sinora e quasi nulla è stato riportato dalla stampa regionale. Altra caratteristica di questa tornata elettorale è la parsimonia usata da tutti gli schieramenti nel diffondere materiale elettorale informativo sui programmi. Un po’ la crisi, un po’ il fatto che si da per scontato che le persone non leggano, chi non si accontenta di cartelli e slogan ad effetto può avere qualche difficoltà a reperire informazioni compiute che diano un’idea esaustiva su cosa vogliono fare e quali sono le idee di governo dei vari candidati sindaci che si propongo di governare il comune. Chi ha interesse a informarsi può comunque farlo consultando il sito del comune dove sono scaricabili i pdf di tutti i programmi elettorali.

Per quanto di interesse dei lettori di questo blog, ho provato a focalizzare l’attenzione sul tema della cultura. Un argomento tutt’altro che secondario. Il modo stesso in cui viene trattato è infatti indicativo della visione di società e di sviluppo sottesa ai vari schieramenti in campo. Consideriamo per primi i programmi delle liste che si dichiarano estranee al sistema dei partiti, più o meno tradizionali, e che in quanto tali si vorrebbero portatrici di idee nuove e diverse.

Il programma elettorale del candidato sindaco Antonio Mura considera la cultura in stretto rapporto con il turismo. Beni e attività culturali sono finalizzati “a rendere interessante il paese per il visitatore”. In quest’ottica è significativo che la stessa Biblioteca comunale venga considerata solo in quanto edificio storico da inserire all’interno di percorsi turistici. Prevale dunque in questo programma un’idea di cultura asservita al Mercato, tutt’altro che nuova e originale.

Nel programma della lista civica della candidata Maria Cristina Perra al tema specifico della cultura sono dedicati alcuni punti che evidenziano il carattere vagamente sovranista e identitatario di questo schieramento. Oltre alla modifica dello statuto comunale per l’adozione del sardo come lingua ufficiale della pubblica amministrazione  (suppongo), si propone la creazione di uno spazio espositivo (un museo?) per i beni storici, archeologici, culturali e identitari della tradizione sestese e si annuncia l’intenzione di promuovere la cultura e le tradizioni sarde in sinergia con le associazioni locali. Sotto questo profilo dunque il programma culturale della lista “Rinnoviamo Liberamente” si pone in continuità con la politica culturale delle passate amministrazioni. Un’ultimo punto è infine dedicato all’individuazione di locali comunali per la Mediateca che dovrebbe, nelle intenzioni, fungere da polo di studio e incontro tra cittadini dediti alle varie attività culturali. Non è dato sapere che fine farà in quest’ottica la biblioteca comunale. Ci sarà ancora spazio per i libri e i servizi di promozione alla lettura per tutti i cittadini, di tutte le fasce d’età, dopo che l’avranno trasformata in centro di aggregazione per eruditi locali?

Il Movimento 5 stelle dichiara di voler far rinascere la cultura che, a suo dire, da qualche anno versa “in stato di notevole degrado”, stimolando la creatività dei giovani con i finanziamenti europei del progetto Creative Europe e facendo contestualmente leva su alcune strutture e istituzioni culturali del comune. Nel disegno del M5S, Casa Ofelia dovrebbe diventare un centro di aggregazione da mettere a disposizione di tutti, e la sede della Consulta dei giovani (che poi sarebbe il Centro sociale del comune!) il luogo privilegiato per sperimentazioni musicali e teatrali. Alla consulta degli anziani infine spetterebbe il compito di trasmettere alle nuove generazioni saperi, esperienze e memorie. I grillini si accingono dunque a trarre profitto dalle strutture create dalle passate amministrazioni che, per varie ragioni, non si era riusciti a sfruttare appieno. Altro perno della politica culturale del M5s è la biblioteca, su cui però il movimento non sembra avere le idee molto chiare. Nel programma elettorale della candidata sindaca Maria Fabiola Cardia (pg. 39) si legge che per rendere più fruibile e potenziare il sistema bibliotecario (sic!) sarebbe sufficiente ampliare gli orari di apertura, potenziare i laboratori aperti ai ragazzi e ai bambini, aumentare il patrimonio librario puntando anche sull’uso di sistemi multimediali. Mi piacerebbe sapere quand’è stata l’ultima volta che la candidata sindaca del movimento 5 stelle è andata in biblioteca? Chi la frequenta infatti sa bene che il patrimonio librario e multimediale viene costantemente aggiornato e che per favorire il pieno esplicarsi del servizio e il potenziamento dei laboratori di lettura, alla biblioteca comunale servono nuovi e più spaziosi locali. Nel programma del movimento 5 stelle di questa esigenza non c’è però la minima traccia.

Il centro-destra mostra al riguardo una maggiore conoscenza della realtà locale. Nel programma della candidata sindaca Paola Secci (pg. 22) si riconosce alla biblioteca il ruolo di fondamentale presidio culturale al servizio della popolazione e si individua come suo limite l’inadeguatezza dei locali rispetto alla crescente popolazione e di conseguenza all’aumento degli utenti attivi. Per questo motivo Paola Secci dichiara che, se toccherà al suo schieramento governare, la biblioteca sarà trasferita in locali più adatti. Il centro-destra punta inoltre a creare nuovi spazi di aggregazione per i singoli e le associazioni locali, essendo venuta meno la disponibilità dei locali Faccin, e alla valorizzazione delle attività di teatro dialettale locale. Non è invece chiaro quali saranno (o in che modo saranno scelte) le associazioni di promozione culturale a cui, sembra di capire, sarà affidato lo studio e la ricerca sui beni culturali locali e la successiva diffusione dei risultati, insieme all’attivazione di laboratori culturali e artistici.

Il programma del centro-sinistra, infine, dedica alla cultura un nutrito capitolo (pg. 12-13) in cui non ci si limita a elencare le azioni che si intendono portare avanti ma si definisce a monte qual è l’idea di cultura da cui esse discendono. Per la candidata sindaca Anna Crisponi la cultura è prima di ogni altra cosa un mezzo per formare i cittadini ed educarli alla cittadinanza attiva. Rifugge dalla concezione di cultura del centro-sinistra ogni visione nostalgica e acritica del passato o una concezione rigida e immutabile dell’identità. Obiettivo del programma culturale del centro-sinistra è la crescita culturale della popolazione nella convinzione che una società incolta è destinata a rimanere indietro rispetto alle sfide che la contemporaneità ci impone. Per questa ragione si punta prioritariamente a investire sulle infrastrutture della conoscenza e quindi sui servizi culturali di base del comune: scuola e biblioteca comunale. Alla biblioteca in particolare è dedicato un progetto speciale. Si riconosce l’importanza e l’urgenza di potenziare le capacità di lettura dei cittadini, anche in funzione di un uso attivo e critico delle tecnologie, e quindi il ruolo strategico che la biblioteca può svolgere per aiutare a contrastare le diseguaglianze sociali, prevenire il disagio, l’emarginazione sociale e l’analfabetismo di ritorno. Obiettivo prioritario della candidata sindaca Anna Crisponi è pertanto la creazione di una biblioteca più grande, che diventi “metafora della città”. E’ previsto a questo fine il trasferimento nella sede dell’ex asilo di via Donizetti dove, a partire dall’analisi della realtà demografica del paese, saranno creati spazi per differenziare il servizio in funzione delle diverse fasce d’eta. Il servizio sarà potenziato con la creazione di nuovi punti prestito attrezzati nei quartieri periferici di Ateneo, Dedalo e Cortexandra. Sarà inoltre incentivata la conoscenza del patrimonio documentario della biblioteca (sia librario che archivistico) che testimonia la memoria storica della comunità, attraverso l’istituzione di borse di studio da mettere a disposizione di giovani studiosi interessati a portare avanti progetti di ricerca e pubblicazioni di storia locale.

Sandra Mereu

Pedalata della Liberazione 2015

Anche quest’anno in occasione del 25 aprile, l’amministrazione comunale ha dedicato la pedalata ecologica al ricordo della liberazione dall’occupazione nazifascista, di cui quest’anno ricorreva il settantesimo anniversario. Per rimarcare l’avvenimento, i ciclisti hanno sostato nella piazzetta Andrea Costa dove è apposta una lapide in memoria del partigiano Pietro Meloni, originario di Sestu, medaglia d’oro per la Resistenza. Qui l’assessora Stefania Manunza ha letto un estratto della testimonianza della partigiana Giovanna Hrovatin, “Stanka”, pubblicata in “Io sono l’ultimo. Lettere dei partigiani italiani” curato da S. Faure, A. Liparoto, G. Papi (Einaudi).

“Quel giorno, già vicina al capolinea, a un certo momento alzai gli occhi per attraversare la via Nazionale e vidi Rozalija penzolare da un albero lí appresso, un albero che oggi non c’è più. Ancora oggi ho davanti agli occhi i suoi calzettoni scuri, i piedi infilati in pantofole felpate, una sciarpa al collo, un cappotto o forse una giacca striminzita nascosta da un enorme cartellone appeso al collo, di cui ricordo solo tre parole: «Ich bin Bandit». Era una mattina come molte altre, quella del 7 marzo 1944, non troppo fredda, ma un po’ nebbiosa. Rozalija venne arrestata dai tedeschi sul tram di Opicina, non si saprà mai se per delazione o soltanto per essere caduta in un’imboscata. Il corpo di Rozalija rimase appeso a quell’albero per due giorni, perché tutti potessero vederlo. Anche i piú piccoli, per andare a scuola, dovevano passargli accanto. È stato il parroco, don Zink, a intercedere presso il comando tedesco affinché al povero corpo martoriato venisse data pietosa sepoltura. Fissai solo per un attimo il suo corpo immobile e pensai a mia madre ed ebbi una gran paura. Scappai con il pensiero, perché le mie gambe erano diventate pesanti, ingombranti, come se non appartenessero al mio corpo, non fossero mie. Non so come arrivai a scuola e che cosa feci quel giorno. Una sola domanda mi perseguitava: perché, perché… e una risposta ben chiara: continuare la lotta contro l’invasore, contro l’oppressore, contro il nemico dei diritti umani. Resistere. Giovanna Hrovatin, nome di battaglia “Stanka”

Alla fine, i numerosi partecipanti alla pedalata hanno intonato “Bella Ciao”, inno della Resistenza e simbolo sempre attuale dei più sinceri valori di libertà dei popoli, contro l’oppressione e la barbarie.

“Sestu: noi e gli altri”, letture pubbliche

Il CIF, Centro Italiano Femminile di Sestu, presieduto da Anna Maria Pintus, alla fine dello scorso anno ha bandito un concorso letterario intitolato “Sestu: noi e gli altri”. L’idea era nata dalla constatazione che nel nostro comune “sono tanti coloro che amano esprimere le proprie emozioni e raccontarsi attraverso la scrittura”. Non essendo però pervenuto un numero sufficiente di elaborati il CIF non ha ritenuto opportuno stabilire meriti di valore e assegnare i premi previsti dal bando.

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Le donne del CIF Sestu

Gli organizzatori del concorso hanno comunque letto con attenzione i testi ricevuti  e hanno valutato che gli autori avessero risposto appieno al tema del concorso, interpretando ciascuno a suo modo il luogo dove sono nati o dove sono arrivati per caso o per scelta e rappresentandolo come lo ricordano, come lo vivono e come lo vorrebbero.

Ritenendo che i testi fossero tutti degni di essere conosciuti e apprezzati da un pubblico più vasto, giovedì 26 marzo, nella sala consiliare il CIF  ha organizzato la lettura pubblica delle poesie e dei racconti pervenuti. Un folto pubblico ha seguito con attenzione i brani letti da Carla Caboni e commentati da Carla Cristofoli.

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Gli autori. Da sx: Marinella Fois, Ramona Oliviero, Aldo Loru, Aldo Lai, Giorgio Valdes

Per l’occasione è stato distribuito un libretto contenente tutte le poesie e i racconti, con l’introduzione curata da Carla Cristofoli, che potete leggere scaricando il pdf allegato: Sestu, noi e gli altri_CIF

Sandra Mereu

Primarie di marzo, tra sogni e realtà.

Le primarie del centro-sinistra per la scelta del candidato sindaco si terranno domenica 29 marzo. Parteciperanno alla competizione due esponenti del partito democratico: Anna Crisponi e Michela Mura. Due personalità politiche molto diverse tra loro. Vediamo dunque cosa hanno fatto sinora e cosa si propongono di fare per il futuro di Sestu.

Anna CrisponiAnna Crisponi è l’attuale assessora alle politiche sociali. E’ un’informatica, originaria della provincia di Nuoro. Vive a Sestu da vent’anni. Ha scelto il comune di Sestu  tra i tanti dell’Hinterland cagliaritano come luogo ideale per costruire una casa in campagna dove far crescere, insieme al marito, le sue due figlie. L’impegno nel sociale per Anna Crisponi non è solo un proposito ideale da sbandierare nei volantini elettorali ma una vera e concreta scelta di vita. Da anni è impegnata, con altri volontari, nella difficile battaglia per difendere la specificità dell’Ospedale Microcitemico, a tutela della salute dei tanti sardi affetti da talassemia e per la prevenzione di questa malattia, un tempo molto diffusa e invalidante. L’ energia e la propensione all’ascolto delle persone in difficoltà sono stati tratti caratterizzanti nella conduzione del suo assessorato. Altro aspetto che merita di essere messo in evidenza è la pubblicazione degli open data nel sito del comune, una importante scelta di trasparenza amministrativa che colloca Sestu tra i pochi comuni della Sardegna ad essersi adeguati alla normativa nazionale in materia. La candidatura di Anna Crisponi nella carica di sindaco rappresenta una duplice novità. Una novità di genere, innanzitutto, legata al fatto che per la prima volta una donna si presenta per questo ruolo. In secondo luogo questa candidatura riassume e interpreta il mutamento demografico, sociale ed economico degli ultimi decenni che ha trasformato Sestu da piccolo centro contadino del campidano di Cagliari in un comune di oltre 20 mila abitanti, la metà dei quali è composta da immigrati (provenienti per lo più da altri centri dell’isola) e dove i servizi e il commercio costituiscono una consistente fetta della sua economia. Forte della sua esperienza nell’esecutivo, Anna Crisponi vuole migliorare la qualità della vita dei cittadini partendo ovviamente da ciò che rivendica come fatti positivi dell’amministrazione uscente. Tra le tante cose che si prefigge di fare, considera prioritario occuparsi dei bambini e dei giovani che a Sestu, contrariamente ad altri centri che si stanno spopolando, sono una quota importante della popolazione. Ci piace che a questo fine abbia individuato nei servizi culturali uno dei perni fondamentali per la crescita e lo sviluppo delle singole persone e dell’intera comunità.

Michela MuraMichela Mura è una consigliera comunala del partito democratico, passata tra le file dell’opposizione per dissenso verso le scelte dell’amministrazione. E’ una guida turistica e conduce in proprio un’attività legata al turismo. Tiene a far sapere che trascorre il tempo libero all’aria aperta tra trekking e attività sportiva. Per le sue scelte politiche trae ispirazione guardandosi allo specchio. Non essendoci niente che le sia piaciuto di quanto sinora è stato fatto per Sestu, Michela Mura sogna. Così si legge nel volantino che ha distribuito al mercato. Sogna una città con un’anima. Sogna rapporti tra cittadini fondati su valori culturali. Sogna una città che funzioni e si prenda cura di chi la vive. Fa del suo essere originaria di Sestu un punto di forza. Ma per raggiungere la meta agognata non si limita a chiedere l’aiuto dei suoi concittadini. Per essere più sicura – e qui la realpolitik prende il sopravvento sui sogni –  ha chiesto il sostegno a influenti forze esterne, nientemeno che alla sottosegretaria al Ministero per i beni e le attività culturali. Da ieri accanto all’immagine del profilo facebook dell’onorevole Francesca Barracciu campeggia in primo piano quella della sua protetta, Michela Mura, la donna che sogna una città con un’anima. Speriamo che, in cambio dei potenti aiuti ricevuti, quell’anima non sia anche disposta a venderla.

Sandra Mereu

Chi ha paura delle primarie?

In questi ultimi tempi nel comune di Sestu si è assistito a un vero e proprio imbarbarimento del confronto politico. Dopo le minacce al vicesindaco, l’aggressione fisica al sindaco, e prima ancora le accuse agli amministratori di essere i mandanti di atti vandalici ai danni di una consigliera dell’opposizione, ora è arrivato il momento delle lettere minatorie, recapitate presso il comune all’indirizzo dell’assessora Anna Crisponi. Lettere scritte a mano e con linguaggio incerto. Lo staff di C.S.I., con una scientifica perizia calligrafica, avrebbe trovato il colpevole in un giorno. A chi l’ha letta è comunque bastato poco per capire che le eccessive sgrammaticature del testo tradivano una simulazione, denunciando che l’autore è tutt’altro che un analfabeta. Scopo dichiarato di tale atto vigliacco era quello di spingere Anna Crisponi a ritirarsi dalle primarie. Lei non si è scoraggiata, ha raccolto le lettere, le ha portate dal maresciallo Pirali e ha sporto denuncia contro ignoti. E poi ha dichiarato che parteciperà alle primarie. Chi la voleva intimidire a quanto pare non ci è riuscito. Così ha commentato l’accaduto:

Anna Crisponi«Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera anonima che riporta affermazioni squallide e oscene e in cui mi viene intimato di ritirare la candidatura alle primarie previste per il 29 marzo, pena la divulgazione dei contenuti in tutta Sestu.
Oggi è arrivata una lettera di uguale tenore.
Sono stata in caserma e ho sporto denuncia contro ignoti.
Avrei preferito non rendere pubbliche queste miserie ma non vorrei che qualcuno pensasse di avermi spaventata, per questo oggi sono qui a scrivere che IO NON MI RITIRO.
Vado avanti con tutti gli amici e compagni che mi hanno circondata del loro affetto e del loro entusiasmo. Queste azioni fanno crescere in me la determinazione a continuare con maggiore convinzione e questo è lo spirito che anima tutti quelli che mi accompagnano in questa avventura.
E non può non essere così, la nostra sarà anche una sfida per imporre un modo di intendere la politica che ripudia e combatte questi metodi con forza e in modo trasparente.
Chi mi sostiene e i nostri concittadini si aspettano che focalizziamo la discussione sui temi che riguardano l’intera comunità, che riusciamo a costruire proposte, a risolvere problemi, a dare risposte oneste ed efficaci, consapevoli che solo con il confronto si può costruire la buona politica.
Devo questo impegno a loro e lo devo al mio partito, il PD, che non è e non sarà mai il partito di chi china la testa ne’ quello di chi usa la minaccia e la diffamazione come arma politica. 
NOI andiamo avanti.»

Chi sarà il candidato sindaco del centrosinistra? E chi lo sceglierà?

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Le elezioni si svolgeranno probabilmente a metà maggio ma ancora non si conoscono i nomi dei candidati sindaci dei vari schieramenti che parteciperanno alla competizione elettorale. Nel campo del centrosinistra è stata avviata la procedura per la scelta del candidato tramite lo strumento delle primarie di coalizione. Le candidature emerse sono quella di Anna Crisponi e Michela Mura, ciascuna espressione delle opposte componenti che negli ultimi anni hanno segnato la spaccatura interna al partito democratico locale e determinato gli equilibri in seno al consiglio comunale.

Le primarie, però, che in occasione delle amministrative 2010 venivano osannate come supremo strumento di democrazia, da contrapporre agli accordi “nelle segrete stanze dei partiti” – così andava di moda esprimersi a quei tempi – oggi non sembrano più godere della stessa considerazione. Sicuramente non interessano più al gruppo che compone la maggioranza del circolo territoriale del PD. Vale la pena ricordare che nel 2010 quello stesso gruppo le pretese con forza, nonostante fosse naturale per il sindaco uscente (PD) al suo primo mandato chiedere la riconferma. Aldo Pili vinse le primarie con larga maggioranza (70%) e poi vinse anche le elezioni. Per merito delle primarie, dissero coloro che le avevano richieste (e perse).

Archiviata quell’esperienza e messi in soffitta i “sani principi di democrazia” oggi l’obiettivo si persegue passando per altre vie, ovvero attraverso i tanto vituperati, un tempo, accordi tra le segreterie dei partiti. Incurante dell’avallo dato alle primarie dagli organi provinciali del partito, la segretaria cittadina Monica Mereu ha infatti diramato su fb un comunicato in cui Michela Mura viene data come unica candidata del PD e lo svolgimento delle primarie di coalizione come ipotesi ancora tutta da valutare.

Stando a quanto si legge sull’Unione Sarda di oggi, giovedì 5 marzo 2015, sembra proprio che a Sestu a volere le primarie sia soltanto il gruppo degli iscritti del PD che si riunisce nel circolo tematico “Sestu Plurale”. Le primarie non appassionano più neanche SEL che pure a Cagliari, a dispetto del suo reale peso elettorale, qualche anno fa grazie a questo strumento ha ottenuto la carica di primo cittadino della città.

Il gruppo del PD che ha indicato Anna Crisponi come candidato ha maturato la decisione di chiedere le primarie dopo aver giudicato la proposta della maggioranza del circolo territoriale fortemente provinciale, escludente e carica di pregiudizio. In un paese di 20 mila abitanti dove almeno il 50% dei residenti è composto da immigrati (provenienti per lo più da altri paesi e città della Sardegna), si pretendeva di indicare quale candidato ideale per Sestu un sestese doc, capace di rispondere inequivocabilmente alla fatidica domanda: fill’è chi ni è (sic!). Salvini non avrebbe potuto inventarsene una migliore! Inoltre il candidato sindaco doveva essere una donna dotata di consenso, comprovato dall’aver ottenuto almeno 200 voti alle ultime elezioni. Un identikit abbastanza preciso, mi pare. Per finire, il candidato sindaco non doveva aver rivestito incarichi assessoriali nell’amministrazione uscente.

A questo punto, le primarie sono sembrate l’unica risposta capace di riaprire un confronto aperto. Personalmente rispetto chi diffida delle primarie cogliendone gli evidenti limiti e le imperfezioni, ma mi domando se chi oggi a Sestu chiede che si evitino “perché potrebbero essere laceranti” si renda conto fino in fondo di quali profonde fratture esistano nel centrosinistra del nostro comune. E se davvero c’è ancora chi crede che possa esistere nel panorama politico locale una donna o un uomo della provvidenza capace di mettere tutti d’accordo, suggerirei loro, visto che ci siamo, di verificare prima che non si sia compromessa/o con la passata amministrazione. Potrebbe non passare al vaglio del Sacro Tribunale dell’Inquisizione ovvero la segreteria del circolo territoriale PD di Sestu.

Sandra Mereu

Un sindaco donna? Certo. Ma di sinistra.

sondaggio AblativIl profilo del nuovo sindaco. L’Unione sarda ha riportato nei giorni scorsi il parzialissimo risultato di un sondaggio lanciato sul sito di una nota società di informatica che opera nel nostro comune. Il sondaggio mira a definire il profilo del nuovo sindaco. Il risultato che il quotidiano proponeva all’attenzione dei lettori si basava però sulle risposte di una cinquantina di persone, o forse anche meno dato che una stessa persona può votare da diversi apparecchi, pc tablet smartphone. Un campione troppo limitato per considerare i suoi desiderata come la proiezione di ciò che vogliono realmente gli elettori di Sestu. Evidentemente il sondaggio era un pretesto per attirare l’attenzione di un ampio pubblico sul più generale tema delle elezioni comunali. Gettare il sasso nello stagno può essere un modo per stimolare il dibattito e far scaturire nuove e più concrete notizie in proposito.

Parliamone, dunque. Dal sondaggio emergeva il profilo di un sindaco di genere femminile con laurea. Non si conoscono le ragioni che hanno spinto i votanti a fare questa scelta. Forse avevano in mente qualcuno. Ma è più probabile che volessero semplicemente indicare in astratto le qualità più importanti del sindaco ideale per Sestu. Lo dimostra il fatto che la caratteristica a mio avviso più significativa, cioè la collocazione politica, è passata in subordine.

Perché una donna laureata? L’elezione di un sindaco donna sarebbe effettivamente una grande novità. Sarebbe la prima donna sindaco nella storia del comune. Il riconoscimento e la conferma anche nelle istituzioni del ruolo paritario che le donne rivestono in una società democratica. Un segno di progresso. Il fatto però che la si voglia anche laureata lascia perplessi. Si intravede una riserva mentale che contrasta con l’immagine di una comunità di elettori capace di fare una scelta evoluta e libera da pregiudizi. Nasce insomma il sospetto che proprio perché donna le venga richiesto un surplus di garanzie.

Riconosciuta la piena parità di diritti e di doveri alle donne, occorrerebbe però smetterla di spacciare come verità scientifica la favola della diversità delle donne in politica. Secondo questa teoria le donne sarebbero portatrici di un valore aggiunto, conseguenza di doti innate proprie del genere femminile, riconoscibili nella dolcezza e gentilezza che si esaltano nel ruolo di moglie e madre. Questa concezione risente di forti venature maschiliste ma soprattutto è priva di ogni attinenza con la realtà. Per capire quanto sia infondata basterebbe considerare che in Europa le più brutali e assai poco compassionevoli misure liberiste che hanno portato al licenziamento di migliaia di lavoratori, ridotto in povertà le loro famiglie e fatto piangere i loro bambini sono state portate avanti da capi di stato donne. La Tatcher era una gentile e garbata signora che la sera raccontava le favole ai nipotini eppure non si è fatta intenerire dalla disperazione dei minatori del Galles. La stessa triste sorte è toccata più di recente ai greci, baciati dalla “sensibilità femminile” di Angela Merkel.

Un sindaco donna a Sestu io certo lo vorrei. Purché di sinistra. In questo schieramento negli ultimi anni sono emerse diverse personalità che potrebbero egregiamente ricoprire questo ruolo. Alcune di loro, penso ad Anna Crisponi e a Stefania Manunza, oltre all’esperienza come amministratori del comune hanno maturato anche una più ampia esperienza politica come delegate nelle assemblee nazionali dei rispettivi partiti di appartenenza. I tempi dunque a Sestu sono maturi non solo per avere una donna sindaco ma anche per sceglierla tra diverse donne di notevole spessore politico.

Sandra Mereu

Fondo di riserva… mentale

Si avvicina la data per le prossime elezioni comunali. Entro giugno Sestu avrà un nuovo sindaco e una nuova amministrazione e già le forze politiche che si propongono di governare il comune si preparano per la campagna elettorale. I cittadini che in questi anni hanno dedicato un po’ del loro tempo a seguire i lavori del Consiglio, per rendersi conto direttamente dei problemi del comune e del modo in cui vengono affrontati, possono già immaginare quali saranno gli argomenti e lo stile che verranno utilizzati dalle forze dell’opposizione. Ma chi si candida ad amministrare Sestu nei prossimi 5 anni non potrà limitarsi a vendere sogni o a demolire l’operato degli amministratori uscenti. Dovrà dimostrare di conoscere la realtà e di saper interpretare i bisogni veri della collettività. Non basteranno demagogia e populismo per vincere. Servirà onestà intellettuale e soprattutto bisognerà dimostrare di sapere di cosa si sta parlando. Per esempio quando si parla di “fondo di riserva”. (Sandra Mereu)
Anna Crisponi

Anna Crisponi, assessore agli affari sociali del comune di Sestu

Spigolando per siti web e bacheche Facebook mi è capitato di leggere molte critiche riguardo all’azzeramento del fondo di riserva del bilancio 2014 del comune di Sestu che abbiamo deliberato in giunta la mattina del 30 dicembre e rettificato il pomeriggio dello stesso giorno. Critiche di illegittimità trascinate da inesattezze divulgate ad arte. Qualche informazione potrebbe essere utile a capire come stanno realmente le cose.
Sulla prima delibera del 30 dicembre c’è il parere negativo della ragioneria e della segretaria generale che però non riguarda la legittimità delle richieste (restituzione oneri Bucalossi, fondi da trasferire a Settimo San Pietro per il PLUS, quota di incremento del fondo di produttività e relativi oneri e irap, contributi alle associazioni di volontariato e culturali), quanto piuttosto l’ordine di priorità. Ripeto: nessun rilevo di illegittimità ma solo di priorità.
Poiché gli oneri Bucalossi hanno priorità assoluta (ammontano a circa 210.000 euro e il fondo di riserva è di circa 202.000 euro) e il richiedente non ha accettato che si rateizzasse la restituzione, si è ritenuto di ritirare la prima delibera del 30 e di approvarne in successione un’altra con cui si destinava l’intero fondo di riserva alla restituzione di tali oneri. Questa operazione si è resa necessaria in quanto la richiesta è arrivata ad assestamento chiuso (dopo il 30 novembre), quando cioè non è più possibile fare modifiche al bilancio. La nostra “sfortuna”, se così si può dire, è stata dunque la tardiva richiesta (arrivata a dicembre) della restituzione di oneri che un’impresa aveva versato per la costruzione di un complesso edilizio, a cui  poi non ha dato seguito.
Aggiungo che anche i 40.000 euro da trasferire al comune di Settimo sono un obbligo a cui tutti i comuni del PLUS 21 hanno già ottemperato, molti usando lo stesso sistema (prelevamento dal fondo di riserva). Ma appunto le priorità sono altre.
Riguardo all’azzeramento del fondo va detto che dal primo gennaio 2015 il fondo sarebbe stato comunque INUTILIZZABILE perché non si può prelevare durante l’esercizio provvisorio, cioè il periodo in cui non è stato ancora approvato il bilancio “di competenza”, ovvero il bilancio 2015. Per tutte le necessità urgenti e impreviste si utilizzeranno i dodicesimi dell’assestato dell’anno precedente, cioè ogni mese si potrà spendere un dodicesimo di quanto si è speso complessivamente per quella voce nel 2014.
In conclusione, se è accettabile che un semplice cittadino non conosca bene la materia, lo è molto meno che ne siano completamente digiune persone che già amministrano il comune o che si propongono per farlo. Non basta dirsi “nuovi” per portare miglioramento e qualità, serve studiare! Altrimenti, come già visto, si diventa tristemente inutili.

Anna Crisponi

Festa di San Sebastiano 2015

San Sebastiano 2015Da una decina d’anni anche a Sestu, così come in altri centri della Sardegna, il nuovo anno si apre con la celebrazione della festa di san Sebastiano. Nel nostro comune – spiega Roberto Bullita, cultore di storia e tradizioni popolari – questa festa era gradatamente caduta in disuso con l’avvento degli stili di vita legati alla società dei consumi e soprattutto per effetto della contrazione, nell’ambito dell’economia locale, del settore pastorale, cessando definitivamente di esistere intorno alla metà degli anni ’60 del Novecento. Come accade ancora oggi in quei paesi della Sardegna che hanno portato avanti questa tradizione senza soluzione di continuità, negli ultimi secoli la festa era organizzata da un comitato di pastori che portavano il nome del santo (Pittanu, Srebastianu).

Fuoco di Sant'AntonioA riscoprire e riproporre la festa all’attenzione della comunità e delle autorità civili e religiose, è stata un’associazione culturale locale, Is Mustaionis e s’Orku foresu, interessata a evidenziare e valorizzare i legami che questa ha con l’avvio del Carnevale. La popolazione ha da subito accolto la festa e i suoi riti con curiosità e interesse e in breve tempo ne ha fatto uno gli appuntamenti più attesi e partecipati dell’anno. Ha certamente giocato a suo favore la memoria che di essa avevano conservato gli anziani e tutti coloro che l’avevano conosciuta da bambini. Ma il suo rilancio si deve anche alla partecipazione dei tanti nuovi residenti provenienti da zone della Sardegna dove la tradizione del falò di san Sebastiano (su fogaroni) è ancora molto viva e sentita.

La festa di san Sebastiano – come dimostrano le ricerche di Roberto Bullita – affonda le sue radici in un lontano passato e faceva parte di una triade di feste che si svolgevano a Gennaio, accomunate dal rito del fuoco (Sant’Efisio, Sant’Antonio Abate, San Sebastiano). Al fuoco la tradizione pagana, su cui si è poi innestata quella cristiana, attribuiva una funzione purificatrice. Le fiamme bruciavano tutti i mali del mondo e i santi proteggevano e guarivano gli uomini e gli animali dalle malattie, in particolare dalle pestilenze, portatrici di lutti e dolori. Nella notte tra il 19 e il 20 gennaio tutta la comunità si incontrava intorno al fuoco e si intratteneva, tra canti e balli, fino all’alba. Rientrando ciascuno nelle proprie abitazioni, gli uomini e le donne del paese recuperavano dalla cenere ancora calda gli ultimi tizzoni ardenti (munzionis), per conservarli come amuleti contro le malattie e i temporali.

I musicistiLa festa ritrovata si svolge, anche oggi, all’insegna della tradizione, intorno all’accensione di un grande falò. Nuovi e vecchi residenti dopo il tramonto si riuniscono nel piazzale lungo l’argine del fiume e lì si fermano per ore a scaldarsi e contemplare il grande fuoco che continua a conservare intatto l’antico alone di magia. Accompagnati dalla musica delle launeddassulittu e organetto, molti si uniscono in un grande cerchio per ballare su ballu tundu, altri cenano all’aperto, in compagnia, con pane, formaggio e salsiccia.

San Sebastiano_SestuAll’improvviso, quando le fiamme si levano alte, compaiono sulla scena le terrificanti maschere del carnevale arcaico. Si muovono lente a ritmo cadenzato e interpretano una pantomima di morte e rinascita che contribuisce a rendere ancora più suggestiva e misteriosa l’atmosfera. All’apice della festa, ad aggiungere fuoco al fuoco, si inserisce uno spettacolo pirotecnico che saluta coloro che devono rientrare a casa per alzarsi presto la mattina.

La comunitàCome tante feste tradizionali, la festa di san Sebastiano ha perso molti dei significati e dei valori che rivestiva in passato. Ma i tanti elementi simbolici di cui è intessuta ci permettono oggi di attribuirgliene di nuovi. La comunità che si stringe in cerchio intorno a uno degli elementi della natura, se vogliamo, può essere letto come l’affermazione del valore della collettività che si oppone all’individualismo e ai suoi modelli culturali e sociali, il cui dominio oggi sta umiliando le speranze di milioni di persone e contribuendo a distruggere l’ambiente in cui viviamo.

Sandra Mereu

Raccolta differenziata 2015

A partire dal 1 gennaio 2015, il comune di Sestu ha introdotto alcune variazioni nelle modalità della raccolta differenziata dei rifiuti. L’assessora all’ambiente Stefania Manunza, costantemente impegnata nella ricerca di soluzioni che rendano il servizio più razionale e meno oneroso per i cittadini, in una nota su Facebook spiega che “i recenti cambiamenti servono per provare a migliorare un sistema molto complesso.” E anticipando le prevedibili polemiche che solitamente accompagnano ogni cambiamento, aggiunge: “Capisco che molti preferiscano seguire le abitudini, ma è chiaro che un piccolo sforzo da parte di ognuno di noi porterà a un grande risultato collettivo. Le norme, poi, sono necessarie. Una comunità di 20.000 persone non può autoregolarsi nemmeno nel migliore dei mondi possibili”. Nel sito ufficiale del comune di Sestu sono presenti tutte le informazioni utili insieme a un video che spiega sinteticamente in che cosa consistono le novità:

“Natale insieme a Sestu 2014″, l’ultimo di una serie

Natale insieme_Sestu 2014Anche quest’anno si svolgerà la tradizionale rassegna “Natale insieme a Sestu”. Ma l’edizione 2014 sarà l’ultima di una lunga serie perchè al Comune è recentemente venuto a mancare uno degli elementi fondamentali per poter realizzare gli spettacoli: lo spazio.

Negli anni passati questa e altre manifestazioni si sono svolte nei locali di proprietà della famiglia Faccin. Da quest’anno però, per effetto delle politiche di restrizione della spesa pubblica degli ultimi governi nazionali – dalla spending review di montiana memoria alla finanziaria del 2014 – il comune di Sestu non si può più permettere di rinnovare il contratto d’affitto. Questa almeno è l’interpretazione che gli uffici danno della norma. I locali del patrimonio comunale dove si svolgono attività culturali o ricreative non sono adatti ad accogliere spettacoli destinati a un pubblico numeroso ma neppure questo è sembrato un valido motivo per richiedere all’Agenzia del Demanio il nulla osta necessario per poter continuare a disporre dei locali Faccin. Dunque si chiude.

Alla luce di questo epilogo la scelta di non acquistare l’immobile in tempi in cui ancora il Comune poteva farlo è stata letta da alcuni come un errore o quanto meno un’occasione mancata. I complottisti e gli avversari dell’amministrazione su questa scelta hanno fatto circolare le ipotesi più suggestive. Se però vogliamo stare ai fatti, dobbiamo considerare il contesto in cui tale scelta è maturata. Nel corso della prima amministrazione Pili (2005-2010), la prospettiva di poter dotare il Comune di un nuovo vero teatro era vista come concreta e per questo si scelse di concentrare tutti gli sforzi in direzione di questo obiettivo. Per quanto l’ottimismo fosse tanto non si poteva infatti pensare di realizzare entrambe le opzioni, cioè costruire il nuovo teatro e acquistare per le stesse finalità i locali Faccin. Tanto più che all’epoca l’offerta per l’acquisto dello stabile ammontava a circa 850 mila euro, una cifra ragguardevole a cui si sarebbero dovuti aggiungere i costi per adeguarlo e renderlo agibile per il pubblico spettacolo così come previsto dalla normativa.

I mancati introiti su cui il Comune contava per la realizzazione del Teatro (gli oneri legati al Mercato agroalimentare), a cui si sono poi aggiunti i vincoli del patto di stabilità, che impediscono gli investimenti, e le successive restrizioni finanziarie imposte dalla crisi hanno alla fine vanificato sia la prima che la seconda opzione. Tuttavia, grazie ad un accordo con i proprietari del locale Faccin, il comune ha garantito alla cittadinanza la possibilità di godere di momenti di aggregazione e svago, all’insegna della musica e di altre attività culturali. Negli anni il locale è stato adeguato e reso il più possibile funzionale alle esigenze del pubblico spettacolo.

Col senno di poi oggi possiamo forse dire che non acquistare i locali Faccin sia stato un errore. Ma, per come la vedo io, è certo che costruire un teatro a Sestu, un comune alle porte di Cagliari, sarebbe stato un errore ben più grave. Se anche si fosse riusciti ad ultimarlo, oggi avremo certamente il problema di mantenerlo, gestirlo e riempirlo di contenuti e attività. Non meno di quanto accade in altri comuni della provincia che hanno osato più di Sestu e nella stessa città vicina. Grazie a quelli che pensano che con la Cultura non si mangia, lo Stato italiano destina alla Cultura meno dell’1% del suo bilancio, la Regione Sardegna ha praticamente dimezzato i contributi per Spettacolo e Cultura e, per di più, la recente normativa ha inquadrato i servizi culturali degli enti locali tra le spese non obbligatorie.

La Cultura ha un costo perché dietro c’è studio e c’è lavoro. Contrariamente a quanto pensava un ex consigliere comunale, essa non può essere considerata alla stregua di un’attività volontaristica per realizzare la quale basta solo un po’ di fantasia. Investire in Cultura è una scelta strategica fondamentale per il progresso del paese. Un fatto questo che la collettività, prima ancora che gli amministratori, dovrebbe riconoscere. Mi capita infatti spesso di leggere che un teatro a Sestu sarebbe necessario in considerazione dell’esistenza in loco di diverse compagnie teatrali dialettali. Ma un teatro che viene a costare diversi milioni di euro non può essere lasciato all’iniziativa di volontari e dilettanti. Se questa è la prospettiva, ben più produttivo dal punto di vista culturale, e assai meno costoso, sarebbe fare una convenzione con i teatri di Cagliari per portarci i ragazzi delle scuole.

I prossimi anni non saranno meno incerti di quelli appena trascorsi. Vedremo se i futuri amministratori saranno capaci di superare le difficoltà e trovare soluzioni sostenibili e culturalmente valide. Nel frattempo chi ha voglia può ancora una volta godersi il gospel e gli altri spettacoli natalizi nei locali Faccin (clicca sul link per leggere il programma completo: NATALE INSIEME 2014).

Sandra Mereu

Natale a Cortexandra, il quartiere si anima

Natale e CortexandraE’ stata una insolita domenica pre-natalizia per Cortexandra. Per un giorno la via d’accesso e gli spazi tra i palazzi, finalmente liberati dai rifiuti, sono stati occupati da un variopinto mercatino intorno al quale una folla di adulti e bambini ha potuto assistere a spettacoli e attività di vario genero. A promuovere e organizzare l’iniziativa sono stati alcuni abitanti del quartiere che per l’occasione hanno costituito un’associazione sportiva dilettantistica (ASD). Il progetto ha trovato l’immediato sostegno del comune di Sestu che ha contribuito alla sua realizzazione con un finanziamento ad hoc e svolgendo un ruolo di raccordo con altre associazioni ricreativo-culturali che da anni operano nel comune, tra cui “Le compagnie del Cocomero”.

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Scopo dell’iniziativa era infatti non solo quello di animare il quartiere dormitorio ma anche di provare a spezzare il suo l’isolamento dal centro abitato. Nato come studentato, Cortexandra è, come è noto, privo di quei servizi basilari che svolgono l’importante funzione di trattenere gli abitanti nel luogo dove risiedono, spingendoli a viverlo, e che per ciò ne favoriscono la reciproca conoscenza e quindi l’aggregazione. Per di più la mancanza di continuità territoriale di questo quartiere con il centro urbano è stata aggravata dal fatto che non esiste una strada di collegamento praticabile con mezzi di trasporto. Per raggiungerlo occorre percorrere la ex strada statale 131 che lambisce il comune.

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Il quartiere ha iniziato ad animarsi intorno alle 9. Il risveglio degli abitanti è stato salutato dai ciclisti della pedalata natalizia che li hanno attesi per strada per un brindisi augurale. A rendere festoso il clima del quartiere hanno contribuito, accanto alle coloratissime bancarelle natalizie, le esibizioni dei giocolieri delle Compagnie del Cocomero e gli spettacoli dei maghi di “Magica Stefy”.

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In un apposito spazio recintato è stata allestita anche una specie di fattoria didattica. Asinelli, caprette, galline hanno suscitato la meraviglia e lo stupore dei numerosi bambini presenti. Non è infatti inconsueto che i bambini conoscano questi animali domestici solo attraverso le immagini, anche in un comune come Sestu che pure vanta una tradizione agro-pastorale e dove sino a non molto tempo fa non era raro incontrarli nei cortili delle case campidanesi.
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La festa si è conclusa a tarda sera con l’esibizione del coro “Voci Insieme” e la premiazione dei vincitori della lotteria di Natale. Durante tutta la giornata l’associazione ASD ha distribuito un questionario per coinvolgere i residenti in progetti capaci di migliorare la vivibilità del quartiere. Si ipotizza di far nascere attività sportive, ricreative e artigianali. Si propone la creazione di orti urbani che in una zona priva di giardini privati o condominiali possono davvero avere un senso e una effettiva utilità. L’augurio è che questa iniziativa segni l’inizio di un movimento dal basso, frutto della volontà degli abitanti di radicarsi. Solo così le infrastrutture urbane che questa amministrazione sta per realizzare e che doteranno la ex ss 131 di marciapiedi, piste ciclabili e adeguata illuminazione, potranno realmente trasformare Cortexandra in un quartiere decoroso, integrato e ciò che più conta vissuto.

Sandra Mereu

Villaggi scomparsi del territorio di Sestu

Lo studio degli insediamenti scomparsi della Sardegna in età medievale e moderna è un campo della ricerca storica che negli ultimi decenni ha registrato interessanti progressi. Un notevole impulso in questo senso si è avuto dalle ricerche di John Day che nel 1973 pubblicava l’inventario dei villaggi abbandonati in Sardegna. Più recentemente la ricerca storica insieme agli studi di archeologia medievale hanno permesso di colmare molte lacune presenti nelle fonti cinquecentesche e di superare l’approccio quantitativo che caratterizza il lavoro di John Day. Si sono così analizzate le cause profonde del fenomeno, legandole ai mutamenti istituzionali, economici e sociali che hanno caratterizzato gli stati giudicali e il Regno di Sardegna tra medioevo ed età moderna (Giovanni Serreli: 2009¹). Nello stesso tempo, per spiegare le ragioni dell’abbandono di interi villaggi, si è presa in considerazione anche la microstoria. Gli avvenimenti drammatici e improvvisi spesso più di altri motivi possono vincere il naturale attaccamento dell’uomo al suo territorio. A questo proposito Giovanni Serreli ricorda la distruzione di interi villaggi costieri del cagliaritano ordinata dal re di Arborea Mariano IV durante la guerra contro i catalano-aragonesi, citata in una fonte del 1366. Dietro la strategia bellica del sovrano arborense – scrive Serreli – “si intravedono famiglie di disperati costretti ad abbandonare i propri miseri averi, le proprie abitazioni, le proprie terre per recarsi in altri villaggi, oggi diremo come profughi”. Contributi allo studio degli insediamenti umani e al loro abbandono provengono anche dalle fonti toponomastiche correlate all’archeologia, quantunque spesso, avverte Giovanni Serreli, emergano tra fonti scritte ed evidenze archeologiche discrasie cronologiche. Quasi mai infatti l’abbandono di un villaggio da parte dei suoi abitanti è un fatto istantaneo ma più spesso un fenomeno lungo e complesso del cui andamento raramente resta traccia nei documenti. Anche il territorio di Sestu, tra medioevo ed età moderna, è stato interessato dal fenomeno dello spopolamento e abbandono di antichi villaggi. Vi proponiamo di seguito le schede sintetiche dei centri abbandonati curate da Roberto Bullita seguendo il filo rosso dei toponimi locali e pubblicate nella pagina Facebook “Sestu per immagini tra passato e presente”.   (Sandra Mereu)

Villaggio di Sinnuri o di San Michele (Santu Miali)

San MicheleLa villa di Sennuri, conosciuta anche come Santu Miali (San Michele) dalla chiesa che vi sorgeva, si trovava a nord-est di Sestu lungo la strada per Serdiana a ridosso del Rio Sassu. Sinnuri era un centro di piccole dimensioni, lo desumiamo dal fatto che tributava al comune di Pisa la modestissima somma di 2 lire e 18 soldi come dazio, nonché trenta starelli di grano e 24 d’orzo come contributo in natura. Fu abbandonata in data imprecisata in seguito a una pestilenza che distrusse nell’isola tanti altri insediamenti rurali minori nel corso del Cinquecento. Il suo territorio, come accadde per gli altri villaggi scomparsi entrò a far parte di Sestu col toponimo Santu Miali. I terreni che vi insistevano venivano adibiti a vidazzone durante il periodo più florido dell’economia rurale e frumentaria, caratterizzata appunto dalla rotazione agricola dei terreni (vidazzone e paberile). Il villaggio di Santu Miali viene citato con la sua chiesa durante la visita pastorale dell’arcivescovo Lasso Cedeño nel 1597.

Villaggio di Sussua

san gemilianoIl villaggio di Sussua risale alla seconda metà del XIII secolo ed era ubicato in zona San Gemiliano in quanto comprendeva l’omonima chiesa. In precedenza in quello stesso territorio sorgeva l’antico villaggio prenuragico di San Gemiliano, studiato a suo tempo dall’archeologo Enrico Atzeni, unitamente a quello di Monte Olladiri (territorio di Monastir). Il villaggio di Sussua nell’anno 1322 era infeudato a Pisa in quanto versava i seguenti tributi: 26 lire e 11 soldi per datio, 7 lire per vigne, 55 starelli di grano e 66 d’orzo, a cui si aggiungevano altre 33 lire in denaro. Nel 1335 la villa è citata nel Componimenti Nou, un documento conservato a Barcellona che contiene una lista di villaggi infeudati. La sua popolazione contava allora dai 150 ai 200 abitanti e aveva una discreta dotazione di territorio agricolo. Tuttavia nel 1490 il villaggio risulta disabitato, come tanti altri di quel tempo.

Villagio di Seurru

SeurruLa villa di Seurru nacque probabilmente sui resti di un insediamento più antico (si pensi a sa Funtana de Seurru) come modesto agglomerato ubicato intorno alla chiesa di San Saturno. Il “Registro” delle rendite pisane ci dice che nel 1322 risultava popolata da una cinquantina di persone. Nel suo territorio sorgeva una chiesa localizzabile nei pressi della strada che dalla curva di via Andrea Costa (vecchia S.P. per San Sperate) porta a San Gemiliano, nella campagna nota come località Sant’Esu. Su questa chiesa purtroppo non si hanno molte informazioni. Sappiamo solo che trent’anni più tardi Seurru compare con la sua chiesa tra i possedimenti della Mensa Arcivescovile di Cagliari. Dopo l’anno 1365 comincia la sua progressiva decadenza fino all’abbandono. Sant’Esu attualmente fa parte della toponomastica territoriale del comune di Sestu che ne ha inglobato la zona insieme a tutto il territorio di Seurru.

Villaggio di Nuracada

NuracadaLa villa di Nuracada era ubicata a nord di Sestu e contava durante il medioevo un centinaio di abitanti. Essa viene citata in pieno periodo giudicale da un documento del 1215 e dalla statistica pisana del 1322. Nel corso del XIV secolo Nuracada era infeudata ai signori Ramon e Tomaso Merquet, appartenenti a un grande casato di nobili barcellonesi stabilitisi nell’isola. Nell’anno 1544 il villaggio risulta già spopolato a causa di pestilenze e carestie varie. Il suo territorio verrà quindi incorporato da Sestu e oggi compare nella sua toponomastica comunale.

Roberto Bullita

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1. Giovanni Serreli, Vita e morte dei villaggi rurali in Sardegna tra stati giudicali e Regno di Sardegna e Corsica, in RiMe n.2, giugno 2009

Concorso letterario “Sestu: noi e gli altri”

   Pedalata de mes'e argiolas - Foto di R. Bullita  Pedalata de mes'e argiolas - Foto di R. Bullita  Sant'Isidoro 2012 - Foto di R. Bullita
Il CIF, Centro Italiano Femminile di Sestu, col patrocinio del comune di Sestu, ha indetto il Concorso letterario “Sestu: noi e gli altri”. Si dovrà narrare la città come luogo degli affetti o come memoria, come desiderio, come luogo della realtà o dell’immaginazione. Il tema è volutamente generico – si legge nel bando – al fine di lasciare ai partecipanti ampi margini per dare sfogo alla creatività e alla fantasia. Ai partecipanti viene data anche la massima libertà di espressione linguistica. Possono scegliere tra poesia e prosa, tra lingua italiana e lingua sarda campidanese (possibilmente nella variante sestese).
volantino concorsoIl concorso è aperto a tutti, uomini e donne di tutte le età, con un occhio di riguardo agli under 30 a cui è riservato un premio specifico. Unico divieto sembra essere l’eccesso di provincialismo e la chiusura identitaria. Nel bando si specifica che “possono concorrere donne e uomini con un equilibrato senso di appartenenza alla realtà sestese, per nascita e /o per residenza, seppur limitata nel tempo”.
Il bando è pubblicato nel sito del comune di Sestu:
Gli elaborati devono pervenire entro e non oltre il 30 gennaio 2015.

Sestu: la raccolta differenziata dei rifiuti dà finalmente i risultati e le regole non cambiano

Raccolta differenziata_MirabiliaChi la vuole cotta e chi la vuole cruda. Chi vuole il sacchetto del secco più grande e chi lo vuole più piccolo. Chi butta i rifiuti indifferenziati nei pressi dell’Ecocentro e chi vorrebbe il servizio di ritiro a domicilio anche quando eccede nella produzione di rifiuti. Sulla raccolta differenziata le richieste sono le più bizzarre. L’Homo Comfort, come lo chiama Stefano Boni, sembra aver trovato il suo habitat ideale a Sestu. A parole siamo tutti (o quasi) ambientalisti ma poi quando ci chiedono di rivedere i nostri stili di vita rinunciando a qualche comodità superflua (talvolta sono vere e proprie ossessioni o manie) per non impattare troppo sull’ambiente, il malcontento dilaga. Le elezioni sono alle porte e i furbi ne approfittano. Ma quando si ha a cuore il bene della collettività, il rispetto dell’ambiente e la salute di tutti non si cerca il facile consenso e si va avanti per la strada giusta. La raccolta differenziata sta dando buoni risultati e “le regole che funzionano non si cambiano”. Di seguito riportiamo il comunicato stampa dell’Amministrazione comunale di Sestu in risposta alla petizione promossa dai Riformatori. (S. M.)

Questa Amministrazione comunale da anni si impegna a migliorare la qualità ambientale del proprio territorio e i cittadini contribuiscono con il loro impegno ai risultati positivi che da mesi si stanno ottenendo. Le percentuali di raccolta differenziata in crescita – al 67,74% a ottobre – ne sono il frutto evidente.

Nonostante ciò, si è chiesto a migliaia di cittadini di firmare una petizione che chiede un ritorno alle condizioni del passato e non, come dovrebbero fare le forze politiche che operano nell’interesse pubblico, un ulteriore miglioramento. Con mezzi demagogici e strumentali hanno usato la disinformazione per carpire la buona fede dei cittadini e chiedere loro una firma. Hanno fatto leva sul malcontento, mentendo su un fantomatico aumento delle tasse, malgrado il nostro Comune abbia l’imposizione fiscale più bassa in Sardegna.

Si pretende di usare quelle firme per spingere l’Amministrazione a tornare sui propri passi, benché nel merito, le richieste dimostrino lo spirito strumentale della petizione stessa. Si chiedono buste per i rifiuti organici più grandi (il Comune ha segnalato fin da maggio questa problematica alla ditta appaltatrice e le buste della fornitura per il 2015 saranno di dimensioni maggiori), ma si chiede lo stesso per quelle del secco, che superano già i 100 litri di capacità e, se più grandi, potrebbero diventare troppo pesanti e quindi fragili.

Si chiede di rivedere la norma sul conferimento della carta, ma per questioni di decoro, di protezione dei rifiuti dalla pioggia e per garantire un controllo dei conferimenti, i rifiuti devono essere esposti nei contenitori (buste o bidoni) forniti dal Comune di Sestu. L’Ecocentro è aperto 6 giorni su 7 anche per accogliere eventuali conferimenti straordinari. Ai pochissimi cittadini che hanno segnalato problemi oggettivi gli uffici hanno provveduto a dare soluzioni personalizzate.
Anche gli oli alimentari usati possono essere portati all’Ecocentro.

La ditta che fino allo scorso mese di agosto ha offerto – senza oneri per il Comune – la raccolta mensile porta a porta ha dovuto interrompere il servizio per problemi organizzativi, ma le quantità raccolte erano comunque troppo basse per consentire margini di profitto. La petizione chiede la raccolta settimanale, ma per far questo il Comune dovrebbe farsi carico dei costi pesando sulle spalle dei cittadini e ciò è impensabile.

La sostituzione dei bidoni rubati – un fenomeno preoccupante benché marginale – a spese del Comune è stata ritenuta inopportuna dall’Amministrazione, dal momento che ciò potrebbe incentivare chi, per evitare di pagare le tasse sui rifiuti, si appropria dei contenitori altrui. Quanto al commisurare le forniture di buste al numero degli componenti il nucleo familiare, già da quest’anno sono state fornite gratuitamente buste aggiuntive alle famiglie da 6 membri in su o con problemi particolari. Inoltre è stato attivato il servizio aggiuntivo di raccolta di pannolini, pannoloni, traverse e similari che, oltre alla raccolta giornaliera da lunedì a sabato include anche la fornitura di ulteriori buste per il secco indifferenziato.

Una petizione che alimenta l’insoddisfazione e crea disinformazione è quanto di più lontano ci sia da un’azione politica seria e responsabile. Che un partito politico adotti strumenti per far sentire la propria opposizione è non solo legittimo ma anche necessario. Spingere i cittadini a chiedere misure peggiorative mentendo sui dati e fatti concreti, è inaccettabile e dannoso.