Pedalata della Resistenza 2014, in memoria di Pietro Meloni.

Pedalata ecologicaPer la festività civile del 25 aprile, l’Amministrazione comunale ha organizzato una pedalata ecologica. L’iniziativa, come è noto, si inserisce nel programma “Vivere Sestu”, finalizzato a promuovere stili di vita rispettosi dell’ambiente all’insegna della scoperta del territorio e dei luoghi della memoria. Per sottolineare il significato e l’importanza del giorno in cui si ricorda la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, è prevista una sosta presso la lapide apposta in piazzetta Andrea Costa dedicata a Pietro Meloni, medaglia d’oro al valore per la Resistenza.

L’Associazione “Sebastiano Satta” di Verona nel 2002, nell’ambito di una manifestazione per “Sa die de sa Sardigna“, ha ricordato Pietro Meloni, affidando la ricostruzione della sua vicenda umana e politica alla testimonianza di Olga Santoro Solinas, una partigiana che lo aveva conosciuto personalmente. Il suo racconto è riportato in un articolo apparso nel numero di giugno dello stesso anno della rivista Il Messaggero Sardo (vedi il pdf dell’articolo). Informazioni su Pietro Meloni si possono inoltre leggere nella pubblicazione curata da Tonino Mulas, Antifascisti e partigiani sardi (pg. 26). Da questi documenti emerge la figura di un uomo coraggioso e di grandi ideali.

Pietro Meloni nasce a Sestu nel 1899 da una povera famiglia di contadini. E’, per questo motivo, costretto ad emigrare giovanissimo nel nord Italia per trovare un lavoro. Successivamente si trasferisce in Francia dove svolge anche una intensa attività politica da antifascista comunista. Qui conosce la veronese Rosa Tosoni che diventerà sua moglie. Rientrato in Italia, dopo l’8 settembre 1943 prende parte alla guerra partigiana come comandante delle formazioni che agivano nella pianura veronese, con nome di copertura “Misero”. Traditi da una spia nazista, loro conoscente, i coniugi Meloni furono arrestati, e a lungo interrogati e torturati, quindi separati per sempre quando Pietro fu trasferito nel campo di concentramento di Mathausen-Gusen. Qui, si legge nella scheda curata da Tonino Mulas, morì nel 1945 “dopo aver organizzato i reclusi in quella che è stata chiamata la resistenza del filo spinato“. Nel decennale della Resistenza il comune di Verona ne ha riconosciuto il valore di combattente al servizio degli ideali della Libertà contro l’oppressione nazifascista, conferendogli la medaglia d’oro.

Per molto tempo la storia dei deportati nei campi di concentramento è rimasta in una zona d’ombra. Complice “il desiderio collettivo di voltare pagina, il rifiuto di editori, storici, mass media di ascoltare e di far conoscere quanto era accaduto”. Era intenzione dell’associazione “Sebastiano Satta” di Verona – si legge nel’articolo del Messaggero sardo – raccogliere ulteriori testimonianze, ricordi e cimeli per ricostruire la vera e coerente storia di questa “straordinaria coppia di eroi”. Sarebbe giusto che anche Sestu, che a Pietro Meloni ha dato i natali, si attivasse in questo senso e ne recuperasse la memoria.

Sandra Mereu

“Settimana del Verde pubblico”, continua l’impegno per una Sestu più verde.

Verde pubblicoNella mattinata di sabato 12 aprile, alcuni amministratori comunali (gli assessori Stefania Manunza, Andrea Pitzanti, Francesco Serra e i consiglieri comunali Elio Farris e Carlo Pintus), aiutati da un gruppo di agricoltori volontari, hanno completato il programma di piantumazione previsto per la “Settimana del verde”.  Un intervento, quest’ultimo, stabilito con la delibera di giunta n. 56/2014, che si inquadra nel più generale obiettivo dell’amministrazione di favorire la creazione di nuovi spazi verdi e la piantumazione di nuove essenze vegetali mediterranee. Chi è passato in via Piave tra le 9 e le 12.30, ha così potuto vedere un coraggioso gruppo di volontari intenti a lavorare lungo l’argine del fiume, motivato dal sogno di creare un’oasi verde nel centro del paese. Sfidando la pioggia e armati di buona volontà e olio di gomito (Francesco Serra ha fatto il grosso col trattore ma per il resto hanno lavorato con zappe e picconi), cittadini e amministratori hanno dunque ripulito via Piave dalle erbacce e ripiantato le piantine dove mancavano.
Va detto, a questo proposito, che l
e piantine mancanti non erano “tutte morte”, come ha più volte affermato il consigliere Muscas dei Riformatori, ma almeno una decina di esse erano state estirpate appena piantate, due anni fa. Un fatto, questo, che dimostra, una volta di più, come non esista a Sestu una categoria monolitica di cittadini a favore del verde pubblico che si contrappone a un’amministrazione interessata solo a distruggerlo. Ciò è quanto vuole far credere una certa propaganda pseudo-ambientalista che di tanto in tanto si diffonde nel paese. Verde pubblico_via Piave 2014La realtà ci dice che accanto a un discreto numero di cittadini sensibili e rispettosi del verde pubblico, disponibili a impegnarsi per tutelarlo e farlo crescere, ce n’è un’altro che lo vive con fastidio o pensa di appropriarsene all’occorrenza per abbellire il proprio giardino privato. Contro questi cittadini ben poco possono fare le amministrazioni pubbliche se non sforzarsi di ripristinare il danno laddove o finché è possibile e, parallelamente, promuovere campagne di sensibilizzazione per contribuire, con la scuola e le altre istituzioni, a educare al rispetto del bene comune e a diffondere un maggiore senso civico nei cittadini del futuro. “Abbiamo altre piante da mettere a dimora — hanno riferito gli amministratori impegnati nella “Settimana del verde” —, lo faremo a maggio, quando il tempo si sarà stabilizzato, invitando anche altri cittadini che volessero darci una mano”.

Sandra Mereu

 

E alla fine “is cantadoris” vennero portati in caserma…

Chiesa di San Giorgio - SestuHo letto con vero interesse gli articoli a firma del dottor Vittoriano Pili, apparsi in questo blog, relativi al libretto che riproduce la famosa Cantada tenuta a Sestu il 23 aprile 1930, in occasione della festa del santo Patrono san Giorgio Martire e Cavaliere. Vittoriano Pili, nel trattare l’argomento, dimostra di essere, oltreché profondo conoscitore e appassionato cultore della materia, persona dotta perché possiede la capacità di porgere le sue conoscenze con competenza e allo stesso tempo con semplicità e immediatezza anche a chi, come me, ne è completamente digiuno. Cun scannus e cadiras o banghitus, il primo articolo della serie, che ha evidentemente una funzione di introduzione, è particolarmente suggestivo. Qui Vittoriano Pili riesce a ricreare l’atmosfera che era propria e tipica di queste manifestazioni paesane, in cui l’allegria e la felicità si potevano cogliere nei volti di tutti i partecipanti, non foss’altro che per la straordinarietà e novità degli avvenimenti che erano sul punto di accadere. Era una giornata di festa e in quanto tale doveva presentarsi come diversa da tutte le altre, vissute nel grigiore e nella noia della vita quotidiana.

Altro aspetto che si può cogliere è dato dalla descrizione della partecipazione degli spettatori per seguire e godere dei pezzi di bravura di questo o di quel poeta estemporaneo, del quale già si conoscono le notevoli capacità per averne in passato avuto modo di apprezzarne personalmente il valore, o perché arrivava preceduto da una fama meritata. Ma ciò che emerge con vivezza dall’articolo è soprattutto quel senso di ansia e l’impegno degli organizzatori e di quanti in qualche modo si considerano “addetti ai lavori”, che si affaticano e prodigano per far si che niente e nessuno possano creare difficoltà od ostacoli, e perché la manifestazione abbia il maggior successo possibile. gara_poetica_6Credo che anche in quel famoso 23 aprile 1930 si respirasse un’atmosfera identica, o quantomeno simile, a quella che viene dipinta come in quadretto nel racconto di Vittoriano Pili. Molto interessanti appaiono anche gli altri due articoli sulla Gara Poetica, nei quali l’autore si dilunga in una serie di puntuali osservazioni e di pregevoli rilievi di carattere linguistico-formali; ed espone in modo piano ed accessibile le regole tecniche alle quali devono far riferimento quanti ambiscano a salire nei palchi e cimentarsi in questa forma di poesia estemporanea.

Dopo aver letto questi articoli, non ho potuto fare a meno di pormi una domanda. Questa gara poetica, mi sono detto, tutto sommato non è né migliore né peggiore di tante altre. E, allora, se questo giudizio è corretto, per quale motivo è rimasta famosa? Vittoriano Pili non ha precisato; o forse non ha deliberatamente voluto o ritenuto di precisare i motivi per cui essa è rimasta famosa. Ma non mi sento neppure di escludere che si debba addebitare a me l’incapacità di cogliere questi motivi. gara poeticaMentre facevo queste considerazioni tra me e me, dicevo, mi sono ricordato di averne sentito accennare dall’amico dottor Gianni Mereu, persona particolarmente versata in questa materia, oltreché ugualmente colta e dotta. E, alla prima occasione in cui mi è capitato di rincontrarlo, gli ho raccontato degli articoli di Vittoriano Pili e del loro contenuto. Da persona gentile e disponibile quale è, Gianni Mereu è stato allora prodigo di notizie e di informazioni. Concludendo la chiacchierata mi ha riferito di aver illustrato i motivi che avevano reso famosa quella Gara in un articolo scritto tempo addietro per il giornale Il Caffé Sestese, dove era stato puntualmente pubblicato col titolo “Sa Cantada de su 1930 po sa Festa de Santu Giorgi”. E, facendo seguire alle parole immediatamente i fatti, mi ha dato in prestito un esemplare del famoso libretto, perché potessi leggerlo con tutto comodo, e una copia del suo scritto.

Nell’articolo pubblicato su Il Caffé sestese, Gianni Mereu senza por tempo in mezzo, affronta l’argomento utilizzando registri di natura politico-sociale. La gara poetica – afferma – “esti passada a sa storia po su significau politicu de certas sterrinas e de medas rimas”. Subito dopo fa una succinta ma precisa analisi circa la cattiva considerazione che queste manifestazioni popolari avevano presso le Autorità sia civili che religiose, attribuendone i motivi al contesto politico-sociale: “seus in prena era fascista”. Una puntualizzazione, quest’ultima, quanto mai opportuna e condivisibile. E’ infatti il caso di ricordare che l’anno prima, cioè nel 1929 – appunto “in prena era fascista” –, era stato firmato il “Concordato”, che lo Stato Italiano aveva stipulato con la Santa Sede. Perciò, proprio in forza di questa intervenuta riconciliazione fra i due poteri – quello civile e quello religioso – era più che naturale che i medesimi, quando sollecitati da motivi e da interessi diversi ma non confligenti, si presentassero uniti a sanzionare comportamenti o atteggiamenti considerati non idonei.

Le gare poetiche dialettali – spiega Gianni Mereu nell’articolo – erano avversate dalle autorità civili, che consentivano unicamente l’uso della lingua italiana vietando quello delle lingue straniere. Gli insegnanti, a cominciare da quelli delle scuole elementari, punivano severamente i trasgressori. Io stesso, che pure sono nato quando il regime fascista era caduto, ho fatto personale esperienza di questa severità. Specularmente, le medesime autorità civili avversavano le autonomie linguistiche – i dialetti – e il dialetto sardo non andava esente da questa valutazione negativa. La Cantada, oltre ad essere una gara poetica in lingua sarda, scontava il fatto di essere giudicata aprioristicamente di scarso valore artistico: “is Autoridadis civilis – precisa Gianni Mereu – consideranta is cantadoris genti ignoranti, incolta, de basciu livellu artisticu”. Un giudizio, quest’ultimo, evidentemente falso, dettato solo da preconcetto, cattiveria e malanimo, come può verificare chiunque vuol prendersi la briga di leggere le risultanze trascritte dagli affezionati cultori del genere. Di riconosciuta bravura erano certamente is cantadoris che presero parte alla gara poetica svoltasi a Sestu il 23/04/1930. Alcuni di loro eseguirono anche un’altra celebre esibizione, svoltasi a Monserrato qualche anno prima (1926), conosciuta appunto come “sa cantada de is dottus” (vedi foto).

Nella foto sono ritratti alcuni dei cantadores che presero parte alla cantada svoltasi a Sestu il 23/04/1930. Da sinistra: Pasquale Loddo, Efisio Loni, Francesco Farci, Luigi Maxia, Antioco Marras (Monserrato 1926). Fonte: Giovannino Piseddu, Poeti e Cantadores della Sardegna, Edes 2008.

Monserrato 1926 –  Da sinistra: Pasquale Loddo, Efisio Loni, Francesco Farci, Luigi Maxia, Antioco Marras – Fonte: Giovannino Piseddu, Poeti e Cantadores della Sardegna, Edes 2008.

Quanto poi alle Autorità religiose, esse non vedevano di buon occhio le gare poetiche – si legge ancora nell’articolo de Il Caffè sestese – perché “medas sterrinas fadiant riferimentu a argumentus de sa Bibbia, de su Vangelu e a is precettus e regulas de sa Cresia no sempiri in manera rigorosa”. Accadeva cioè che is cantadoris assai di frequente si richiamavano a episodi biblici, sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, per comprovare e dar forza alle loro idee, con interpretazioni non sempre conformi a quelle ordinariamente proposte dalla gerarchia ecclesiastica. Se poi capitava che mettessero in discussione gli insegnamenti e i precetti impartiti dai pulpiti, allora venivano tacciati di falsità o accusati di riproporli alterati o in modo non fedele.

A comprovare quanto detto sopra, si potrebbero citare numerosi casi. Ma ritengo sia sufficiente quello, che si può considerare emblematico, citato da Gianni Mereu, riguardante la pubblicazione de Sa Mundana Cumedia di Bore Poddighe. E’ noto che quando questa composizione poetica apparve, nel 1924, scatenò un putiferio, creando non pochi fastidi al suo autore che per ciò cadde in depressione e fini per suicidarsi. Sa Mundana Cumedia contiene infatti una denuncia sociale, in generale dello sfruttamento del lavoro, e in particolare dei poveri che prestavano la loro opera nelle miniere del Sulcis-Iglesiante. Non mancavano in quest’opera anche forti tratti anticlericali. Per queste ragioni il componimento e il suo autore furono oggetto di aspre critiche ma anche di appassionata difesa. Fra coloro che non risparmiarono strali si può ricordare Salvatorangelo Vidili di Aidomaggiore, il quale accusò Poddighe di aver usato “toni troppo aspri e diffamatori nei confronti della Chiesa (Critica a sa Mundana Cummedia). Tra i più sinceri difensori va invece senz’altro ricordato Pitane Morette (Difesa a sa Mundana Cumedia).

All’epoca della famosa Gara poetica di Sestu, accadde dunque qualcosa di simile a ciò che successe con la Mundana Commedia di Bore Poddighe. Spacciada sa cantada - prosegue Gianni Mereu -, is applausus no teniant studa, ma su maresciallu invitat is cantadoris in caserma po fai craresa a riguardu de certas sterrinas. Ita si siant naus in caserma, nisciunus ddu scit cun siguresa. Si scit però ca funti abarraus discutendi cun su maresciallu prus de tres oras; e candu funti bessius de caserma, is cantadoris no potànta cara bella. E quindi conclude: “Nanta ca is tres amigus, a Pasquali Loddu, ndi dd’hanti nau de donnia colori; e dd’hanti puru minacciau de no arziai prus in palcu cun issu”. Il che non è strano, considerando che le due manifestazioni artistiche si collocano a breve distanza temporale l’una dall’altra e quindi risentono dello stesso clima politico. Era quello un periodo di grande confusione e particolare sconcerto fra i diversi ceti della popolazione nazionale. Era dunque più che naturale che singoli avvenimenti ed espressioni artistico-letterarie venissero variamente interpretati e valutati.

Pinotto Mura

Gara poetica svoltasi a Sestu il 23.4.1930 – Commento al 3° giro e dialogo sulla “COBERTANTZA” di Vittoriano Pili

Il ritrovamento di un libretto nel fondo Sardegna della Biblioteca regionale, contenente il testo di una celebre cantada campidanesa svoltasi a Sestu nell’aprile di 84 anni fa, in piena epoca fascista, ha offerto a Vittoriano Pili l’occasione per scrivere una serie di interessanti e dotti articoli sull’argomento (Cun scannus e cadiras o banghittusIl libretto ritrovato, Analisi del testo, 1° giro, Analisi del testo, 2 e 3° giro). Seguendo il filo della memoria storica e personale ci ha spiegato la complessa struttura dei componimenti, il repertorio di temi e motivi da cui attingevano i cantadores, e quindi il valore letterario di una delle più antiche espressioni della poesia popolare sarda, erroneamente ritenuta rozza e priva di valenza poetica. Con il commento al terzo giro poetico e con la successiva rievocazione di un dialogo con il compianto poeta sestese Tomaso Cara, si conclude il discorso sviluppato sul tema da Vittoriano Pili. Su questo blog ve lo abbiamo presentato in capitoli separati ma esso era stato pensato dal suo autore come un corpo di scritti unitario intitolato Cantadas a Sestu, lingua, politica e religione”. 

3° GIRO POETICO: AMORI – SANTIDADI – GHERRA – PAXI.

Pasquale Loddo porge all’attento popolo sestese un delicato canto d’amore. Lei si chiama Speranza ed ha gli occhi e la grazia di un angelo mandato dal cielo per far sospirare il suo cuore. Il poeta non è del tutto convincente, ma piace questo mutetu a 8 peis, specie ai giovani che stanno preparando la “domanda” per la loro “Speranza”. Nella Rima invita gli altri poeti in gara ad ampliare il volo sui quattro punti cardinali.

Francesco Farci ricorda invece la santità di Gregorio I detto anche Magno. Un Papa famoso per aver edificato ben 7 conventi. Poiché il “dotto” Farci ci ricorda anche l’anno della sua morte, il 604 (esatto), siamo disposti a credere anche al resto, Preidi Sanna presente consentendo. Nella torrada de su mutetu a 8 peis l’andirivieni delle rondinelle è paragonato al volo dei pensieri dei poeti.

Efisio Loni interviene con un mutetu sèmpiri a 8 peis, ma con la sterrina che descrive abbastanza fedelmente una scena di guerra. Ricorda l’ultima battaglia contro s’Austriàcu che, sconfitto, è costretto ad arrendersi. Motivo ancora caro ai poeti ed al popolo (specie quello d’Eroi). Nella torrada, invece, chiede a se stesso ed ai suoi compagni che cosa possano mai fare, se non restare in attesa del ritorno delle colombe mandate in volo.

Luigi Taccori, il poeta di Sestu emigrato a Dolianova, chiude il 3° giro, a sorpresa, con un mutetu a 10 peis (ma ne ho trovato persino di 20), che riporta – udite, udite – una notizia che da un anno a questa a parte suscita (ancora) un gran clamore: il Concordato tra Stato (fascista) e Chiesa (cattolica) firmato (l’11 Febbraio 1929) dal Ministro Mussolini (per il Re Vittorio Emanuele III) e dal Cardinale Gasparri (per il Papa Pio XI). I due “non si camorrano” e il fatto resti “memorando” per una pace duratura (“infinita”). È una parola grossa. Comunque, sia pure con qualche ritocchino di craxiana memoria, ancor dura. Nella torrada il nostro Taccori considera già un trionfo il ritorno delle colombe al punto di partenza. Concordiamo. Quasi.

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POESIA E VERITÀ – IN COBERTANTZA

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Venne a trovarmi Tomaso, una sera di tanti anni fa. Sereno, come sempre. Pochi convenevoli, come s’usa tra vecchi amici. Era d’estate. Si alzò e si sfilò dal colletto della maglia leggera, frugando con la mano nel petto, una busta azzurrina che posò sul tavolo, prima di sedersi: «Ti piace ancora la poesia? – apriva la busta – Quella sarda, dico». Aveva sparso sul tavolo tre o quattro libretti sgualciti ed un quaderno a righe (per la Va elementare) con la copertina nera lucida. «Certo – risposi –, ma è un po’ che non viene a trovarmi». Mi guardò severo: «Siamo noi che dobbiamo cercarla, se la vogliamo incontrare. Vedi, in questi libretti ci sono dei versi di vari uomini che amavano così tanto la poesia da volerla come professione. Loro aspiravano ad essere poeti. C’è chi vende musica e chi vende parole, chi vende erba e chi vende carne. In questo quaderno invece non c’è scritto niente. Facciamo così, come loro, scegliamo un argomento, un titolo, “un fine” ben accetto a noi due e lo cantiamo, cioè lo scriviamo, prima tu o prima io, in un sonetto, sul quaderno. Lo conosci il Padre nostro in Sardo? Ti va di metterlo in poesia?». L’idea mi piaceva: «Su Babbu nostu? Benissimo, però inizia tu, Tomaso». Fu così che accettai la sfida, chiedendogli: «E chi è che perde?». Allargò le mani grandi: «Perde chi si ritira». Disse. E fu così che mi permise di sporcargli qualche pagina di quel suo prezioso quaderno a righe. E vinse, anche. Quindi aprì un libretto dalla copertina grigia con la scritta GARA POETICA, gemello, credo, di questo appena “ritrovato” dalla più che attenta e gentile, abilla e donosa, Sandra Mereu«Leggi Loddo al n. 21 (sesto giro) e spiegami questo mutetu». Conoscevo questa cantada, famosa ed esemplare, benché grondante di “licenze” linguistiche, ortografiche e tipografiche, ma sapevo che con Tomaso c’era sempre da imparare sulla poesia sarda. Non era mai salito sul palco, ma era un cantadori di rispetto. Per me un maestro. Lessi:

21 – Loddo

A dirigibili e Areoplanu

Oi si viagiat in America

Po su Sud e de su Brasili

Si girat sa terra rotonda

Armau de paracaduttu

Comenti fiat Depinedu po fortuna

Girai Asia America e Oceania

E girai tottu su globu terresti

Continuamenti esplorendi

Senza à terra tenni addobu.

Rima

 Su Crobu est ind’una sponda teverica

Picchiendi su Graniu bruttu a Vili Diocresianu.

Espressi quindi il mio parere su questo mutetu a dexi peis: «Per me Loni nella sterrina ha voluto comporre un breve inno al progresso, che specialmente in campo aeronautico effettivamente in quegli anni c’è stato. Era l’orgoglio dell’Italia e del Fascismo. È nominato Depinedo, ma non si può dimenticare Italo Balbo, audacissimo trasvolatore atlantico (nonché volontario del ‘15-‘18, irredentista repubblicano, squadrista, Quadrumviro Marcia su Roma, capo della MVSN nel ‘24, Ministro Aeronautica ‘29-‘33, Crociera Roma-New York-Roma 1934, Maresciallo dell’Aria e Governatore della Libia, più fascista di Mussolini ma contrario alla politica filo-tedesca ed alle leggi razziali, morì per un tragico errore della nostra contraerea sul cielo di Tobruch, nel 1940). Nella Rima, o meglio Torrada, ritorna su fini, argomento o tema proposto nella gara poetica. Il Corvo su una sponda del Tevere becca l’orrido cranio del vile Diocleziano (l’imperatore romano)». Tomaso ascolta, ma dissente: «Queste sono le parole, cantate e scritte, in poesia, in figura e in rima. Io voglio sapere quello che intende dire veramente il poeta, come si dice, fuor di metafora». Ho capito. Tomaso vuole l’interpretazione del sogno, la verità implicita nella profezia. Resto pensieroso. In Sardo molti usano la parola cobertantza come sinonimo di Torrada, cioè la Rima, la parte che chiude il mutetu dopo sa Sterrina. Se questa è la “stesura”, la cobertantza è la “copertura” o “chiusura”. Significa però anche “metafora” e “allegoria”, che sono la veste usuale del poetare sardo, come delle sentenze e dei proverbi. Si dice in cobertantza per “velatamente”. Tomaso mi viene incontro: «Tra gli appassionati delle gare poetiche sta girando questa interpretazione: il Corvo (che ha fama e fame di morte) si trova oltre Tevere, a Roma, dove becca insistentemente il cranio orribile del vile imperatore Diocleziano del tempo (1930), cioè Benito Mussolini. Si dice anche che Loddo, sceso dal palco, sia stato convocato in caserma per spiegazioni. Tu che ne dici?». Abbiamo discusso di molte cose, Tomaso ed io. Di religione e di politica, di pace e di guerra, di povertà e di ricchezza, di vita e di morte. Cercavamo la verità, assieme, senza inganni e senza paure. Ora mi sentivo più tranquillo: «Sinceramente questa interpretazione mi pare più un artificio di matrice politica tardiva di qualche decennio, piuttosto che una cobertantza finalmente svelata. La sterrina di Loddo, come tante altre di Taccori, di Loni e di Farci, si può considerare almeno in buona sintonia con lo spirito del regime fascista, se non anche di plauso. Che la Torrada o Rima uscisse in contraddizione fuori dal seminato sarebbe strano. E, fatto più grave, contro ogni regola della poesia sarda nelle “gare”, che perdesse di vista il tema preposto, su fini, affidato dal comitato dei festeggiamenti proprio a Loddo. Fini che riguardava la figura di san Giorgio Martire, come sarà rivelato al pubblico da tutti i quattro poeti nell’ultimo giro. Che c’entra Mussolini e a che proposito una tale cobertantza di carattere politico su un palco di poesia popolare allestito per la festa del santo patrono? L’interpretazione data non sta in piedi, come la convocazione in caserma… O no?». Tomaso sorride : «La poesia è fatta di parole e di pensieri che volano e a volte ti sfuggono, convieni?». Il ferro è caldo: «Si, ma la verità c’è, anche nella poesia» e «Quale sarebbe?». Riprendo il libretto e leggo: «Su Crobu a vili Diocresianu. Il carnivoro nero demoniaco affamato che ossessiona il crudele imperatore romano per mettere a morte i tanti martiri cristiani, come il nostro S. Giorgio». Tomaso consente: «Può sfuggire anche la verità, alle volte». Parlammo ancora di poesia, con rima e senza rima. E dissentimmo ancora: «Hai ragione tu», «No, hai ragione tu». Basciu e contra. È stato bello cantare insieme, Tomaso.

Vittoriano Pili

Nuova raccolta differenziata: serve la collaborazione di tutti.

Sono passati poco più di 6 mesi dall’entrata in vigore del nuovo contratto di igiene urbana ambientale e si iniziano a vedere le prime novità. La più evidente fra queste riguarda certamente il kit per la raccolta differenziata: i nuovi contenitori e la fornitura delle buste riconducono i colori a quelli più comuni in ambito nazionale e internazionale e si spera possano rendere più regolari i conferimenti dei cittadini che, fino a oggi, subivano una sorta di anarchia normativa e metodologica che poco invogliava a separare correttamente i rifiuti.

Una volta conclusasi la consegna alle famiglie stabilmente residenti, si consegneranno i kit anche per le utenze stagionali, le seconde case (se servite dal sistema di raccolta dei rifiuti) e le attività economiche che producono i cosiddetti “rifiuti assimilati agli urbani”, gli unici che il Comune è autorizzato a raccogliere.

Ma ci sono novità che si notano di meno, come la pulizia delle discariche abusive (che, grazie alla costante vigilanza della Compagnia Barracellare, hanno visto una sensibile diminuzione rispetto al passato), gli spazzamenti stradali che, man mano, si stanno regolarizzando in tutto il centro abitato, e le pulizie delle condotte delle acque meteoriche che permettono una maggiore sicurezza in caso di piogge intense.

A breve partirà la raccolta potenziata dei pannolini/pannoloni: tre ritiri settimanali in più – oltre a quelli regolari del secco – per 80+80 utenze, con priorità a disabili e anziani allettati. I potenziali beneficiari verranno contattati dai Servizi Sociali.

Esempio di errore di conferimento - Dal blog "Assessora per caso"

Esempio di errore di conferimento – Dal blog Assessora per caso

È inoltre prevista la consegna di 200 compostiere domestiche, non appena la Regione Sardegna modificherà il sistema di penalità/premialità legato alla percentuale della frazione umido-organica sul totale dei rifiuti (la nuova legge è in via di approvazione).

L’impegno del Comune e della ditta appaltatrice, tuttavia, non bastano a rendere il nostro paese più pulito: è solo con il contributo di ogni cittadino, con un piccolo sforzo da parte di ognuno di noi, che tutti potremo godere di una Sestu migliore.

Ulteriori e dettagliate informazioni sulla raccolta differenziata a Sestu si possono trovare su: Assessora per caso.

Stefania Manunza

“Lingue d’Italia 2014″, stasera a Sestu

Limbas de ItaliaSabato 22 MARZO 2014, con inizio alle ore 18:00 presso i locali Faccin (Pro Loco) a Sestu, si svolgerà una conferenza dedicata alla valorizzazione delle lingue minoritarie in tutte le sue possibili declinazioni, con particolare attenzione al loro uso come forma espressiva nella poesia e nella musica tradizionale e popolare. Interverranno: l’assessore alla cultura Roberto Bullita, l’etnomusicologo Ignazio Murru, il poeta improvvisatore Antonio Pani, l’operatore culturale del gruppo Folk i Nuraghi Pierpaolo Angioni, il poeta Ettore Sanna, il cantautore-etnomusicologo Battista Dagnino. Modera Ottavio Nieddu. Seguirà un concerto a tema in cui si esibiranno Battista Dagnino, Antonio Pani e il coro del gruppo folk “I Nuraghi” di Sestu.

La manifestazione è organizzata dal gruppo folk “I Nuraghi” di Sestu in collaborazione con la Fondazione ANDREA PARODI e il patrocinio dell’Amministrazione del Comune di Sestu.

Centro Sociale di Sestu: torna la questione palestinese.

Centro sociale_SestuTears of Gaza. Dopo il successo dell’anno scorso con la proiezione di “Roadmap to Apartheid”, Sabato 22 Marzo alle h 18:00, la Consulta dei Giovani propone una nuova proiezione. Il documentario scelto per questa seconda rassegna curata dallo IAW nel Centro Sociale di Vico Pacinotti è “Tears of Gaza”.

Seconda adesione allo IAW. La Consulta dei Giovani di Sestu aderisce per il secondo anno consecutivo al manifesto di iniziative dello IAW (Israeli Apartheid Week), un’iniziativa di carattere internazionale che cerca di denunciare la situazione di Apartheid in cui si trovano i palestinesi.

Proiezione e dibattito. Il film sarà introdotto da Antonio Cardia della Consulta giovanile di Sestu. Dopo la proiezione è previsto un dibattito animato dagli interventi di: Enrico Puddu, dottore in Relazioni Internazionali – Islam e Medio Oriente (UniCA), il quale traccerà un quadro generale della questione palestinese per poi approfondire in particolare la situazione di Gaza; Rosa Salis, attivista SCI Sardegna (Servizio Civile Internazionale) che presenterà la sua mostra fotografica, realizzata durante un campo di volontariato nella West Bank; Claudia Cardia, dottoressa in Design della Comunicazione (UniSS) che illustrerà un progetto da lei seguito sul tema della sostenibilità ambientale e idrica a Gerico. Modera Antonio Cardia.

L’ingresso all’iniziativa è gratuito.

Evento Facebook Tears of Gaza

“Le torri di Kar El”: ciò che lega Cagliari a Parigi.

le-torri-di-kar-elChe nesso c’è tra “Kar El”, luogo evocato dal titolo, e l’immagine della torre Eiffel che introduce il libro? Facile: Carla Cristofoli, nostra concittadina nonché assidua lettrice e collaboratrice di Sestu Reloaded. Carla da diversi anni vive e lavora nella capitale francese, insegna italiano e ha una grande passione: scrivere storie. Sono suoi i testi di Le Torri di Kar El, il primo racconto di una trilogia edita da Logus Mondi Interattivi. Saperlo in anticipo non mi rende però meno curiosa. Anche perché Carla è molto attenta a disseminare il percorso di indizi che spingono alla scoperta. “Io non sono un libro di favole!” suggerisce nell’incipit. Allora sfoglio, o meglio scorro una dopo l’altra le prime pagine di questo ebook, e scopro così che il nesso può essere anche un altro: l’eroe della rivoluzione sarda che nel 1796 riparò in Francia per sfuggire all’arresto e a morte sicura. Dunque è un libro di Storia! Continuo, e capisco che la rivoluzione sarda e Giò Maria Angioy sono solo uno dei diversi fili dell’intreccio. Ma in questo primo snodo del libro sta una delle tante trovate originali di cui Carla punteggia la sua storia. Il giovane protagonista del racconto è niente meno che un discendente di Madame Dupont, la vedova parigina che ospitò e diede amicizia all’Angioy durante alinal’esilio. Inventiva e trama intrigante sono dunque ingredienti fondamentali di questo racconto. Ma non i soli. Sulle tracce delle memorie familiari il piccolo Alban giunge a Cagliari. Ad accoglierlo affettuosamente c’è la sua amica di penna Alina, una simpatica bambina dalla vivida chioma corvina che ne interpreta e sottolinea i sentimenti. L’amicizia tra i due bambini, l’alone magico che sembra circondare Alina, mi richiamano alla mente le storie di Lavinia di Bianca Pitzorno che leggevo a mia figlia quando era piccola. Tanto che, senza neanche rendermene conto, prendo a leggere a voce alta, proprio come si fa quando si raccontano storie ai bambini, per coinvolgerli e catturarne l’attenzione. L’avventurosa scoperta del golfo di Kar El a bordo di un fenicottero rosa, accompagnata dalle bellissime illustrazioni dell’anima grafica di Pigi Rimica (l’autore collettivo della trilogia), è davvero un episodio che avvince. Questa non è una favola, ci aveva avvertito l’autrice all’inizio. Ed è vero. Le Torri di Kar El è molto di più. E’ una storia dalle molteplici sfaccettature, dove si intrecciano generi diversi. Carla li ha sapientemente dosati per creare una gustosa miscela. Chi ha ancora la possibilità di poterla somministrare ai propri piccoli, non si perda l’occasione di goderne con loro.

Sandra Mereu

EPURAZIONE!

sede_comune_SestuCampeggia sulla cronaca locale del maggiore quotidiano regionale di oggi la notizia della ripresa delle ostilità tra le diverse componenti del PD di Sestu (“Sestu, il Pd contro il Pd”, L’Unione Sarda, 7/3/2014). Anticipata da una nota diffusa su facebook, la scomunica lanciata dalla segretaria cittadina Michela Mura agli amministratori PD di maggioranza, sindaco compreso, è stata poi ufficializzata nella seduta serale del consiglio comunale. Come un fulmine a ciel sereno la segretaria cittadina del PD ha dichiarato coram populo che Aldo Pili, Anna Crisponi, Roberto Bullita, Giovanna Podda, Pierpaolo Meloni e Giancarlo Angioni, non fanno più parte del Partito Democratico.

A tanto ardire si è arrivati facendosi scudo della decisione del comitato dei garanti (che risale a qualche mese fa) con la quale è stata rigettata la richiesta di espulsione dal PD nei confronti della stessa Mura, di Fabio Pisu e Valentina Ledda, avanzata dal sindaco e dai consiglieri della maggioranza del Partito democratico in seguito al voto contrario al bilancio del 2012 espresso appunto dai tre dissidenti. Come si ricorderà quel passaggio mise in serio pericolo la tenuta dell’amministrazione di centrosinistra e comportò di conseguenza la necessità di nuovi equilibri interni alla maggioranza.

Forte di un’arbitraria, se non addirittura fantasiosa, interpretazione delle motivazioni addotte dal comitato dei garanti, che vorrebbe i tre dissidenti assolti da ogni addebito mentre il sindaco e la maggioranza addirittura censurati per aver seguito una procedura scorretta, Michela Mura ha dunque emesso la sua irrevocabile sentenza di espulsione. Ogni commento sull’efficacia che potrebbe avere una simile decisione, presa da un’autorità non competente in materia, è assolutamente superfluo.

Di contro, di fronte all’ennesima crisi interna del PD locale non ci si può non domandare perché i livelli superiori del PD continuano a tollerare che lo stesso partito a Sestu faccia convivere legittimamente sotto la stessa bandiera una cosa e il suo esatto contrario? Perché si continua a scegliere di non scegliere? Non serve essere esperti politologici per capire che un simile paradosso è destinato a danneggiare l’immagine del partito e dunque la sua credibilità agli occhi degli elettori ancor più di quanto già non accada ora.

Ma se è vero che il PD attraverso i suoi organismi ufficiali non decide da chi vuole essere rappresentato a Sestu, l’impressione è che le ragioni degli avversari del sindaco e dei consiglieri PD di maggioranza abbiano finora goduto di un maggiore sostegno, a parole e nei fatti. Vale la pena ricordare a questo proposito quanto è accaduto nel marzo dello scorso anno in occasione di una direzione regionale del PD tenutasi a Oristano. Chi vi ha preso parte e i tanti che, come me, hanno seguito quell’incontro in streaming hanno potuto sentire Michela Mura accusare il sindaco di Sestu e “il suo entourage” di ogni genere di nefandezze.

Grande  impressione fecero in particolare le accuse ai danni di questi ultimi di omissioni nell’esercizio delle funzioni pubbliche (“le cooperative stesse che ricevono degli appalti non vengono poi controllate dall’amministrazione nel loro operato”), di aver compiuto azioni  criminali (“gli atti intimidatori nei confronti di una nostra consigliera di 29 anni”) di aver arbitrariamente e ingiustificatamente allontanato i consiglieri dissidenti dalle commissioni con modalità violente (“sono stati epurati da tutte le commissioni consiliari e continuamente mobbizzati”).

Quelle parole sono suonate obiettivamente come accuse gravi (la trascrizione dell’intervento si può ancora leggere sul sito dell’Associazione Nino Carrus, http://www.ninocarrus.it/new/index.php/blog/257-perche-il-pd-ha-perso). Nessuno in quella circostanza si sognò di contestarle. Né risulta che sia mai stato fatto in altre occasioni pubbliche. Di contro Michela Mura ottenne allora l’esplicito sostegno di un alto dirigente del partito che in quella stessa Direzione si espresse a favore di una sua non espulsione.

Le amicizie con esponenti di spicco del PD sardo di cui gode la segretaria cittadina di Sestu,  secondo alcuni, sarebbero anche all’origine della sortita di ieri in consiglio comunale. Così si esprime al riguardo l’assessore agli affari sociali Anna Crisponi: “con la nomina a sottosegretario di Barracciu, a cui la segretaria del circolo territoriale di Sestu è strettamente legata, dopo un breve periodo di quiete è il momento di riprendere le attività di disturbo: ci si sente di nuovo forti e protetti.”

Michela Mura e il suo gruppo si troverebbero dunque oggi sotto l’ala protettiva del Presidente del consiglio. Poco importa evidentemente a chi qualche anno fa conquistò il circolo di Sestu sventolando la bandiera dell’ortodossia comunista che Renzi incarni le posizioni ultra liberal del Partito democratico. Verrebbe però da dire che sotto altri aspetti la corrente renziana sia invece la loro giusta collocazione. Con “Il Principe” novello condividono l’ansia per il potere, mezzi e discutibili metodi.

Sandra Mereu

Tutto quello vorreste sapere sulla raccolta differenziata ma non sapete dove trovare.

bidoni-impilatibli-sestuA partire da quest’anno la raccolta differenziata nel comune di Sestu subirà alcune modifiche. Da due settimane ha preso avvio la consegna dei nuovi bidoni e delle buste alle famiglie. Informazioni su finalità e obiettivi del nuovo servizio, insieme a indicazioni utili a far sì che il ritiro avvenga senza intoppi e disagi, sono disponibili nel sito del comune (clicca su pagina delle news). Ulteriori informazioni e approfondimenti sull’argomento vengono inoltre forniti nel sito appositamente creato dall’assessore all’Ambiente e ai Servizi Tecnologici, Stefania Manunza (clicca qui).

“Di pura razza italiana”, persino i sardi

In occasione della Settimana della Memoria, ho avuto modo di seguire la presentazione del libro Di pura razza italiana curata da Equilibri nel centro culturale di Monserrato. Stimolata e incuriosita dalla efficacissima e illuminante lezione di storia sull’antisemitismo di epoca fascista fatta da Avagliano (uno degli autori del libro), ho iniziato a leggerlo con grande interesse la sera stessa. Effettivamente i tanti film e documentari sulla persecuzione degli ebrei nel Novecento che tutti abbiamo visto – come ha sottolineato Avagliano – non raccontano sino in fondo la verità su questa brutta pagina di storia. Anzi, per certi versi hanno contribuito ad alimentare in diverse generazioni di italiani (forse non involontariamente) la convinzione che la responsabilità della persecuzione degli ebrei fosse tutta da attribuire ai nazisti. Emblematica di ciò l’immagine – impressa nella memoria di tanti – del tedesco, stivali neri lucidi e sguardo impassibile, che campeggia sullo sfondo di un treno carico di ebrei. La ricerca che sta alla base del libro ha di contro fatto emergere un’altra meno rassicurante verità. Una verità storica che sfata il mito degli “italiani brava gente” ed estende a larghi strati di popolazione la complicità con la politica razzista del fascismo. Le ragioni di quanto accaduto peraltro non si spiegano solo con il conformismo, l’opportunismo e la paura.unione-sarda_9-sett-1938_1mapagina_ritUna recensione chiara ed esaustiva del libro di M. Avagliano e M. Palmieri, Di pura razza italiana, è stata curata da Gabriele Soro (la potete leggere sul sito di Equilibri). A me piace qui soffermarmi (e un po’ divagare) su due aspetti trattati dagli autori. Ovvero sul meccanismo attraverso il quale il fascismo è riuscito a creare un consenso di massa intorno a quella che a noi oggi appare come un’odiosa e vergognosa politica di segregazione e persecuzione ai danni di una parte di cittadini italiani, e sul perché poi, caduto il fascismo, tutto ciò sia stato rimosso.

L’idea che la storia sia maestra di vita era forse solo una pia illusione dei romani. Ma è pur vero che conoscerla è utile. Mi viene in mente, ad esempio, che con una più diffusa conoscenza della storia a Sestu, una decina di anni fa, non avremo mai assistito al pubblico elogio, nell’indifferenza generale, di Julius Evola, teorico del razzismo e sostenitore delle leggi razziali. Mentre oggi, come notava lo stesso Avagliano, si eviterebbero figuracce clamorose come quelle fatte dai concorrenti della trasmissione di Carlo Conti “L’Eredità” (il video ha fatto il giro della rete), incapaci di collocare Hitler e Mussolini nel giusto periodo storico. Nondimeno una ripassata di storia avrebbe evitato a Renzi impropri e inopportuni accostamenti. Al neo presidente del consiglio è parso infatti assolutamente naturale citare – a Cagliari, in occasione della chiusura della campagna elettorale per le regionali – Enrico Berlinguer e poi Indro Montanelli.

Conoscere la storia, oltre che a evitare situazioni imbarazzanti, serve prima di tutto per vigilare criticamente sul presente affinché non si ripetano gli errori del passato. Con questa consapevolezza ho dunque prestato particolare attenzione ai capitoli del libro dedicati al ruolo giocato dalla stampa nell’attuazione della politica razzista del fascismo. Non sfugge infatti quale fondamentale peso continuino ad avere ancora oggi i giornali e i mass media in generale nell’orientare l’opinione pubblica verso l’accettazione di precisi progetti politici.

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L’Unione Sarda, 9 settembre 1938

“La campagna di propaganda antisemita avviata nel ’37  – si legge nel libro – ha un mandante, Mussolini, un principale esecutore, il Minculpop con le sue famigerate veline, e un’arma ben affilata, i giornali e le riviste alimentate dai pennivendoli di regime”. I giornali preparano il terreno e poi accompagnano all’unisono e in un crescendo di toni la politica antisemita del fascismo. Un contributo convinto e puntuale arriva anche dalla stampa sarda. Nel libro è citato un articolo apparso sull’Unione sarda del 9 settembre 1938 dall’incredibile titolo “I sardi sono un gruppo purissimo di razza italiana”. Scopo dichiarato del pezzo era quello di sostenere e rinforzare la tesi del docente universitario sardo Lino Businco, apparsa qualche giorno prima (5 settembre) nella rivista La difesa della Razza. Nel tentativo di dare forza scientifica alla tesi razziale che voleva i sardi appartenenti al ceppo italico e quindi ariano, Businco sosteneva che “non potevano appartenere a opachi aggruppamenti razziali africani quegli uomini i cui antenati avevano dato origine alla luminosa civiltà dei Nuraghi”. L’articolista dell’Unione Sarda, a supporto di questa teoria, cita l’esistenza in epoca preistorica di una piattaforma costiera che collegando la Sardegna e la Corsica alla penisola avrebbe permesso la migrazione di gruppi umani dal continente alle isole. Esaltava inoltre il massimo grado di italianità dei sardi facendo leva sull’origine latina della nostra lingua e sui forti tratti di somiglianza che questa ha mantenuto con la lingua madre, anche in ragione del comune sostrato tirrenico. Ai razzisti dell’epoca probabilmente sfuggiva che la diffusione del latino in Sardegna più che ai romani è dovuta alla successiva penetrazione del cristianesimo. Certo volutamente finsero di non vedere le evidenze della colonizzazione fenicia e punica (dunque africana!) dell’isola che verosimilmente ha lasciato tracce anche nel nostro sangue.

Per la ricostruzione di questa vicenda storica – scrivono gli autori – si è rivelato di particolare importanza il fondo del Minculpop, conservato nell’Archivio centrale dello Stato, stranamente dimenticato dagli studiosi del passato¹. Agli uffici del Ministero della Cultura Popolare confluivano le note riservate provenienti dagli informatori di varie città italiane. “Le spie del regime – ci dicono gli autori – erano ovunque e raccontavano fatti di ogni tipo e genere: episodi ai quali avevano assistito, conversazioni intercettate fingendo di leggere un giornale ai tavoli di un bar, notizie riferite da terze persone, opinioni più o meno diffuse in certi ambiti e contesti, reazioni agli articoli dei quotidiani”. Sino a pochi anni fa l’idea prevalente, accreditata dallo storico Renzo De Felice nella sua Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo (1961), era quella secondo la quale la maggioranza degli italiani fosse rimasta indifferente alla massiccia e osannante preparazione della stampa e all’azione diretta del Pnf. Sempre secondo De Felice, inoltre, la minoranza che aderì alla campagna contro gli ebrei lo fece per viltà o per opportunismo. Mentre, proprio in occasione della campagna della razza, “per la prima volta le grandi masse di italiani incominciarono a guardare al fascismo e a Mussolini con occhi diversi”. Le conclusioni del grande storico italiano del fascismo – precisano Avagliano e Palmieri – si basano su una quantità limitata di documenti tra cui figurano le relazioni dell’Ovra (la polizia segreta fascista), dove sono riportate considerazioni di questo tenore: “il problema razziale era per la totalità della popolazione italiana veramente inesistente”.

I documenti d’archivio, soprattutto oggi che stanno venendo a mancare i testimoni diretti, sono diventati fonti fondamentali e imprescindibili per la ricostruzione oggettiva di questa triste e vergognosa pagina di storia. Ma certo così non doveva essere negli anni ’60 del secolo scorso. Avagliano e Palmieri cercano di capire perché tanti italiani, dopo la fine del regime fascista, hanno guardato altrove occultando responsabilità, minimizzando colpe e dimensioni del fenomeno. E individuano nel verbale della riunione del Consiglio dei Ministri dell’8 dicembre 1943 il primo atto di quella che si rivelerà essere una gigantesca operazione di rimozione di massa delle responsabilità italiane nella persecuzione degli ebrei.

Sandra Mereu

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1. Alessandro Visani, Gli italiani e le leggi razziali del 1938 attraverso le informative riservate del Ministero della Cultura Popolare, 2008 (http://www.anrp.it/edizioni/porte_memoria/2008_01/pag_115_visani.pdf)

Carnevale per immagini

carnevale-per-immaginiNell’ambito delle manifestazioni del Carnevale 2014, organizzate dal comune di Sestu in collaborazione con la Pro Loco, è in programma una presentazione di immagini a tema. Attraverso la proiezione di un’ampia sequenza di foto, molte delle quali inedite, sarà tracciata una cronistoria del carnevale a Sestu dagli inizi del Novecento sino ai giorni nostri. Le immagini legate alle varie rappresentazioni del carnevale allegorico e tradizionale si alterneranno con quelle del carnevale moderno o civile, le cui maschere progressivamente penetrano nella società sarda, e quindi anche a Sestu,  contaminando il modo stesso di intendere e vivere il carnevale. Vedremo poi una rassegna di foto in cui le maschere locali tradizionali dei mustayonis si confrontano con quelle di altri paesi della Sardegna che nel corso degli ultimi dieci anni hanno partecipato al carnevale sestese, in uno scambio reciproco di tradizioni e pantomime. La proiezione sarà accompagnata da un commento esplicativo.

L’appuntamento è previsto per venerdì 28 febbraio a Casa Ofelia, alle ore 17:30.

Per vedere il programma completo dell’edizione 2014 del carnevale clicca su Kranovali sestesu ariseu e oi 2014.

Conferenza sui balli di carnevale

I balli di Carnevale

Conferenza

Sabato 1 marzo 2014, ore 17

Locali Pro Loco, via Roma 26, Sestu

Conferenza carnevale 2

Relatori:

Carlo Pillai – “Balli di Carnevale fra classi egemoni e classi subalterne”

Andrea Locci – “Carnevale e ballo. Le trasformazioni nel Novecento sardo”

Roberto Bullita – “Is Ballus de Krànovali a Sestu fra tradizione e modernità”

Tonio Spiga – “Su Ballu Campidanesu” (illustrazione teorica e pratica, con accompagnamento delle launeddas Michele Deiana)

Il giovedì delle comari

Giovedì delle comariScrive Roberto Bullita, profondo conoscitore di tradizioni popolari sestesi, che in passato il Carnevale era scandito da una serie di appuntamenti di alcuni dei quali si è persa la memoria. Tra questi vi era il “Giovedì delle Comari”, Su Giòbia de is Gomais, che precedeva il Giovedì Grasso. Ne è rimasta traccia in un Pregone emanato nel 1728 da Don Hercules Thomas Rovero, contenente il calendario delle feste da osservare. Tra queste figuravano il Jueve de las Comadres el Jueve Lardero y Lunes y Martes de Carnestolendas, ovvero il Giovedì delle Comari, il Giovedì, il Lunedì e il Martedì Grasso. Il provvedimento viceregio riguardava Cagliari e i paesi vicini, compreso Sestu. Racconta ancora Roberto Bullita che secondo la tradizione, tramandata dagli anziani e confermata anche da alcune fonti scritte riportate dall’antropologa Luisa Orrù, durante su Giòbia de is Gomais uscivano per le vie del paese singolari maschere di uomini travestiti da donna. Nel chiuso delle case nel frattempo le comari friggevano le zeppole che poi usavano scambiarsi reciprocamente, accompagnandole talvolta con scherzi esilaranti. Secondo il calendario del viceré Tomaso Ercole Roero di Cortanze ieri sarebbe stato un Giovedì delle Comari. Qualcuno se ne deve essere ricordato. Insolitamente, circolavano nel paese strane maschere…

S. M.

Elezioni regionali 2014: i risultati di Sestu

Silvia Pusceddu_Incontro con Pigliari_SestuI dati delle regionali 2014 che riguardano Sestu (consultabili nel sito del comune) ci dicono innanzitutto che il partito vincente in assoluto è stato quello dell’astensione. Meno della metà degli elettori ha partecipato al voto (48,87%). Il risultato elettorale conferma invece una tendenza in atto da decenni che vede le forze del centrodestra maggioranza nel paese. La coalizione che sosteneva Ugo Cappellacci ha raggiunto a Sestu il 42,99% dei voti. Un risultato, questo, trainato in gran parte dal successo personale del candidato locale dei Riformatori sardi. Michele Cossa a Sestu ha incassato la metà dei voti utili per la sua rielezione in consiglio regionale (1103 su 2294). Ha tradito invece le aspettative della sua “fortunata” campagna elettorale il candidato Ignazio Perra (lista Unidos, Mauro Pili presidente). A dispetto dei quasi 50.000 contatti ottenuti dal suo video promozionale, a Sestu Cino ha raccolto appena 202 voti (371 nella provincia).

Il presidente uscente da queste elezioni regionali vinte dal centrosinistra, Francesco Pigliaru, nel nostro paese si è fermato al 32,62%. L’unica candidata locale della coalizione del centrosinistra, Silvia Pusceddu, ha ottenuto a Sestu 2/3 dei suoi voti (200 su 304). Nell’ambito della coalizione del centrosinistra il PD è il partito più votato (16,77%), seguono i Rosso Mori (4,91%) e SEL (4,42%). Da notare però che mentre SEL si mantiene prossimo alla media regionale (5,18%) e i Rosso Mori la superano abbondantemente (2,63% il risultato generale), il PD invece con i suoi 1171 voti si colloca sensibilmente al di sotto della media (22,06%). Un dato che in un paese di oltre 20.000 abitanti, guidato da un’amministrazione di centrosinistra, dovrebbe far riflettere i suoi dirigenti. Le esasperate lotte intestine e le accuse indegne che sono state rivolte, nel recente passato, al sindaco e agli altri amministratori PD dalla segretaria cittadina evidentemente non pagano. Forse servono alla carriera politica di qualcuno ma di sicuro non giovano al partito nel suo complesso.

Va infine sottolineato il risultato raggiunto da Gianluca Argiolas con Progress (lista per Michela Murgia presidente), che ha raccolto a Sestu 195 voti (su 403). Il suo risultato insieme a quello di Silvia Pusceddu, seppure insufficiente per approdare in consiglio regionale, rappresenta comunque una buona base di partenza per arricchire di nuove personalità politiche i gruppi dirigenti locali, anche in vista del prossimo rinnovo del consiglio comunale.

S. M.

Gara poetica svoltasi a Sestu il 23.4.1930 – Analisi del testo (2° e 3°giro) di Vittoriano Pili

Proseguiamo con la pubblicazione dell’analisi del testo (2° e 3° giro) della celebre Cantada eseguita a Sestu nel 1930 (vedi anche analisi del testo, 1° giro), curata da Vittoriano Pili in seguito al ritrovamento nella Biblioteca regionale di un esemplare coevo dell’edizione a stampa (Il libretto ritrovato). Come lo stesso Vittoriano ci ha spiegato, la cantada è un componimento poetico “cui partecipano di solito tre o quattro cantadoris, è composta da una sequenza di composizioni spontanee, cantate alternamente da ogni singolo poeta chiamate mutetus, con un saltuario e breve intervento di un coro a due voci, bàsciu e contra o semplicemente contra, alla fine di ogni strofa.” Generalmente – scrive Vittoriano Pili – per l’esecuzione di questi componimenti estemporanei i cantadores prediligevano tipologie di mutetus complessi e difficili, detti appunto “de cantadas” o “longus a praxeri”,de ses, otu o dexi peis o prus”. Questi ultimi si caratterizzano per  lo schema a “skina de pisci” nella costruzione della sterrina, cioè della strofa stesa nei più versi d’apertura. In pratica: l’ultima parola del 1° verso della sterrina deve far rima con l’ultima parola del 2° verso della torrada (rima); l’ultima parola del 2° verso della sterrina deve far rima con l’ultima parola del 1° verso della torrada (rima); l’ultima parola del 3° verso della sterrina deve far rima con la penultima parola del 2° verso della torrada (rima); l’ultima parola del 4° verso della sterrina deve far rima con la penultima parola del 1° verso della torrada (rima), e così via. (S. M.)

gara_poetica_3Su contra, il coro a due voci che esplode improvviso ad ogni mutetu, ha sempre un fascino particolare, perché, oltre alla sua funzione tecnica, richiama un sentire ancora primordiale, primitivo, ancestrale. Quasi un’eco vibra anche tra le viscere e il cuore. Accompagna a tratti il poeta, lo precede, lo segue. E, così come è iniziato, cessa d’un colpo: “Bo-o-oh!

Pascali Loddo, che un attimo prima sedeva pensoso, è già in piedi, proteso verso il pubblico sestese (ma non mancano gli ospiti, is istranjus), che si è appena concesso un brevissimo scambio di pareri sulla bravura dei quattro cantori, sulla sestesità dell’ultimo di questi e sulle difficoltà del tema segreto, a fini serrau. Il silenzio è immobile, assoluto. Inizia il 2° giro dei cantadoris e dei loro mutetus, a otu, noi o dexi peis.

5 – LODDO (sterrina)
Note linguistiche
Ligendi sa Gerusalemi gosu
1
- il poema “Gerusalemme Liberata”
De su famosu Tarquatu
2
- possibile pronuncia, intendi Torquato Tasso
Poema de is imortalaus
3
Chi ha ddu ligi’ è consolu
4
- errore dello scrivano o tipografico, a; inoltre meglio est
Poita parit intendi’ rispundi’
5
- meglio respundi’/arrespundi’
Su Sepulclu Santu librau
6
- errori dello scrivano o tipografici, spec. liberai
Cun amori e Santa paxi
7
Sonendi de argentu is trumbas
8
Rima
- meglio Torrada
          8         6            4          2
Columbas pigai su bolu in atu
- come da pronuncia per la rima, ma artu
       7        5            3         1
E baxi aundi pensaus nosu
6 – FARCI (sterrina)
Note linguistiche
A Giorgiu Santu mi invocu
1
- brutta forma italianizzante per Jorgi; meglio m’intregu
E andu e is peis ddi basu
2
Po cristianu doveri miu
3
- meglio lei, dépiu o simili
Preghendi chi spargiat su mantu
4
Genuflessu m’aturu però
5
- agg. italiano per injenugau
E cun su corpus digiunu
6
- sost. italiano per jaunu
Pregu a su Deus venerandu
7
- per la rima, ma de alabai o de alabança
ltretantu fei o bona genti
8
- per àtturu e tantu, ma meglio sìmbili etc.
Osservendi is Santas dotrinas
9
- meglio sighendi
Fei comenti fazzu deu
10
- meglio fatzu
Rima
- meglio Torrada
   10         8          6        4          2
Seu comenti a unu Santu Tomasu
 
      9            7    5     3        1
Finas a candu no biu e tocu
7 – LONI (sterrina)
Note linguistiche
A cassa manna a chini est gràcili
1
- per la rima, meglio débili
No dd’affidant importantis scalas
2
- meglio donant a castiu o intregant
Po sparai pegus aresti
3
Prus a prestu fazzat truba
4
- meglio fatzat
Si bolit tenni’ prus pro
5
E pongadinci dogna impegnu
6
- meglio inci pongat, dónnia e ismeru/coidau
Po papai sirboni moddi
7
Lessit a s’àteru sparai
8
Cussu chi prezzit una lenza
9
- meglio partzit e lentza
Rima
- meglio Torrada
      8            6           4               2
A fai’ assegnu a suba de is alas
- meglio a donai fidi o cunfiai
      9         7        5      3      1
Penza Loddi ca no est fàcili.
- meglio pensa (pron. pentsa); Loddi/Loddo; esti in rima
8 – TACCORI (sterrina)
Note linguistiche
Dante fiat su Poeta…
1
- in Sardo Danti
De precisa classica rima
2
- meglio primori o justa, preçisu significa “urgente”
Divina dd’hant dèpiu aggiungi’
3
- meglio acciunji’
Poesias suas ‘nd’hapu lìgiu
4
Senza de difetu trumba
5
- meglio sena/kena e farta
Anzis cosa meda de cumentai
6
- meglio intàmini/intamu e de nai a pitzus o a suba
Cun classica poesia giusta
7
De is Poetas su capu
8
- per la rima, ma ghia
Rima
- meglio Torrada
             8       6             4        2
 
 
Mi dd’hapu giai predígiu prima
- dall’italiano “predetto”, in Sardo nau in antis
       7            5                3            1
 
 
Custa columba raggiungi sa meta
- dall’Italiano, in Sardo lompit a su fini/cabidu

Fine del 2° giro di mutetus della cantada

gara_poetica_5Commento. Pascali Loddo è un cantadori di una certa cultura, quindi può permettersi di citare il famoso Torquato (Tasso) e tra i poemi immortali la Gerusalemme (Liberata), godimento e consolazione nella sua lettura, perché sembra di sentirsi rispondere: «liberate il Santo Sepolcro, suonando le trombe d’argento con amore e santa pace». Nella rima o torrada ribadisce la metafora biblica delle colombe, invitandole a volare alto verso la sospirata meta.

Cicitu Farci nel suo mutetu a dexi peis tenta la sua carta giocando d’astuzia. Infatti nella sterrina, strofe di dieci versi, cambas, mostra tutta la sua devozione verso S. Giorgio, restando però genuflesso e digiuno a pregare il vero Dio ed invitando il buon popolo a fare altrettanto, osservando i santi insegnamenti, «fate – dice – come faccio io», lasciando ipotizzare di aver scoperto su fini, il tema assegnato. Ma subito fa un passo indietro, dichiarandosi incredulo, fino a prova contraria, come San Tommaso.

Efisinu Loni propone una sterrina sulla caccia, in competizione con quella di Loddo al primo giro. Nella torrada del mutetu a noi peis ricorda a questo le difficoltà di affidarsi alle sole ali della poesia.

Luisu Taccori, in concorrenza con Loddo, che godeva e si consolava leggendo Torquato, fa suo il capo dei poeti, il sommo Dante, per l’opera perfetta, chiamata poi Divina. Nella torrada confida di aver già predetto a se stesso che la sua colomba avrebbe raggiunto la meta, cioè su fini.

Ora il terzo giro, a otu o dexi peis.

gara_poetica_6

9 – LODDO (sterrina)
 Note linguistiche
Candu ti biu Speranza
1
- meglio Sperantza
Cun cussus angelicus ogus
2
- meglio de anjelu o simili
Paris mandada de Gesus
3
Deu gei non pensu àtturu
4
Ca ses serafica aggiunti
5
- meglio santesa o simili e acciunti
E de prus ancora ti miru
6
Po sa grazia tua infinita
7
- meglio gratzia e istremada/stremada
A su coru narendi suspirus
8
- errore dello scrivano o tipografico per suspireus
Rima
- meglio Torrada
     8          6              4         2
Feus su giru a quàturu logus
       7      5      3                     1
Poita sunti prus de importanza
- meglio bàlida o pesu
10 – FARCI (sterrina)
 Note linguistiche
Po edificai chiostrus
1
- meglio fraigai (o pesai) moristenis
A Gregoriu Magnu nomenint
2
- meglio Gregori Mannu
Chi edificau hat seti guventus
3
- meglio fraigau o pesau
Custu santu chi venerant
4
- meglio alabant
Is credentis si ‘ndi consolant
5
- meglio creentis
Chi est de is Santas figuras bellas
6
- meglio ca
In su sexentus quàturu morinti
7
- errore dello scrivano o tipografico, leggi morenti
Partiat a su Regnu Celesti
8
- per la rima, ma rennu de su Celu o Santa Groria
Rima
- meglio Torrada
         8              6                    4             2
‘nc’esti rondinellas chi andant e benint
- per la rima, meglio (ar)rundileddas; andant è assonante
         5                                    3             1
Comenti bolant is pensamentus nostrus
11 – LONI (sterrina)
 Note linguistiche
A su signali de is trumbas
1
- meglio sinnali
Is ballas sighiant a proi’
2
A is direzionis giustas
3
- meglio bias o deretas
Is nostrus sparaant ansiosus
4
- meglio speddiosus o simili
E a furia de bombardai
5
- meglio a fortza
A s’Austriacu beniat sa peus
6
Finalmenti s’est dèpiu arrendi’
7
- meglio a sa fini
E tentu hat sa grandu sconfitta
8
- per la rima, meglio sderruta
Rima
- meglio Torrada
         8     6        4         2
Ma ita feus nosus innoi?
- per la rima, ma nosu
            7             5          3              1
Aspetendi a torrai custas columbas
- meglio abetendi
12 – TACCORI (sterrina)
Note linguistiche
Is chistionis si sunti risolvias
1
Tra Guvernu e Stadu Papali
2
- meglio Pabali
Mussolini hat dèpiu aggiunti
3
- per la rima, ma il verbo è acciuntai/acciunji
E benni’ a unu Concordau
4
- per la rima avrà cantato Concordatu
Senza de si cunfundi
5
- meglio sena o kena
Cun Gasparri tra issus dusu
6
- meglio duus, anche per la rima
Is duas partis no si camorrant
7
- neologismo, verbo derivato dal sost. it. “camorra”
Ca sunti cun sinceru zelu
8
- per la rima pronunciando zellu, meglio còidu sintzillu
E custu fatu memorandu
9
- per la rima, meglio de tennì’ a nodu
Siat po paxi infinita
10
- per la rima, meglio estremada o sena fini/acabu
Rima
- meglio Torrada
10     6      8       4          2
Ita prus bellu atu trionfali
- meglio triunfali. La regola 10-8-6 non è rispettata
    9         7            5        3          1
Candu torrant aundi sunti mòvias

Fine del 3° giro di mutetus della cantada

(continua)

Vittoriano Pili

“Libreria autogestita Zarmu”: la Consulta Giovani ricorda Alessandro.

Consulta_LibriPer ricordare Alessandro Zarmu - La Consulta giovanile da diverso tempo sta lavorando a un’iniziativa in onore di Alessandro Zarmu, storico operatore socio-culturale scomparso alcuni anni fa, che operò nel vecchio Centro di Aggregazione di Sestu. In molti ricordano ancora l’attività di Alessandro nel nostro paese, così come anche a Cagliari, e persino in Nicaragua, dove con l’Associazione “Los Quinchos” ha portato il suo aiuto ai bambini. Per non dimenticare ciò che Zarmu ha creato e lasciato ai giovani di Sestu, la Consulta ha deciso di creare una libreria autogestita che porterà il suo nome.

La raccolta di libri - Per tutto il periodo di gennaio e febbraio il Centro Sociale sarà disponibile a raccogliere i libri che ciascuno vorrà donare per la creazione della libreria, la quale verrà poi gestita dalla Consulta dei Giovani. Si può contribuire con qualsiasi genere di libro (narrativa, romanzi, genere politico o storico), compresi fumetti ed eccetto libri di testo scolastici. La raccolta si farà presso i locali del centro sociale in Vico Pacinotti, il martedì, il mercoledì e il venerdì, dalle 17 alle 21. Per agevolare le donazioni e raccogliere il maggior numero di libri, durante tutto il periodo dell’iniziativa sarà sistemato nel marciapiedi di fronte al Centro Sociale anche un piccolo mobile.

Presentazione della L.A.Z. - A conclusione della raccolta è prevista una presentazione pubblica in cui si farà il resoconto generale dell’iniziativa rivolto a tutte le persone e a tutte le associazioni che vorranno collaborare e/o partecipare alla raccolta dei libri. Sarà un’occasione utile per divulgare gli obiettivi del progetto e allo stesso tempo per ricordare la figura di Zarmu e far conoscere ciò che ha fatto per la nostra comunità e non solo.  Dedicargli la libreria e gestirla in suo nome ci sembra il modo migliore perché non venga dimenticato da chi l’ha conosciuto e perché il suo operato riviva quotidianamente in chi avrebbe voluto conoscerlo.

Antonio Cardia

Presidente Consulta Giovanile di Sestu

Festa di San Sebastiano 2014

San Sebastiano 2013 (foto R. Bullita)_3

Falò di San Sebastiano, Sestu – Foto di R. Bullita

PROGRAMMA

Domenica 19 Gennaio

Ore 19,00

Accensione del falò tradizionale (area sterrata adiacente Via Piave, fronte ingresso Via Cesare Picciau) – Benedizione religiosa del fuoco – Comparsa delle maschere tradizionali «Is Mustayonis e S’Orku Foresu» e sfilata libera per le vie del paese.

Ore 20,00

Ballando intorno al fuoco: suonate e danze tradizionali sarde. Partecipano i gruppi folk locali “I Nuraghi” e “San Gemiliano” con il gruppo amatoriale di ballo sardo “Amori e Tradizioni”, accompagnati dai suonatori di musica sarda. Tutta la popolazione è invitata a unirsi al grande “Ballu tundu” intorno al falò.

Ore 20,30

Degustazione con assaggio di vini novelli e prodotti tipici locali del settore pastorale sestese.

Ore 21,00

Spettacolo Pirotecnico dei F.lli Massa di Serdiana.

Lunedi 20 Gennaio

Ore 17,00

Messa cantata in onore del Santo nella Chiesa Parrocchiale San Giorgio.

Ore 18,00

Processione religiosa accompagnata dai suonatori di launeddas Renzo Zucca e Mauro Spiga, dai gruppi folcloristici locali e dall’Associazione “Cavalieri San Giorgio” di Sestu.

Ore 19,30

Cascata pirotecnica in Piazza Giovanni XXIII (Chiesa S. Giorgio).

Locandina San Sebastiano 2014

What is left?

Come tanti italiani anche Gustav e Luca, i protagonisti-registi di questo documentario e da sempre elettori di sinistra, hanno pensato che il 2013 sarebbe stato l’anno della svolta. La rimonta di Berlusconi e l’entrata in scena di Beppe Grillo hanno cambiato le carte in tavola. Una serie di incontri, manifestazioni e situazioni paradossali li aiuteranno a districarsi nei meandri di un’identità che, se non è smarrita, è sicuramente appannata. Terzo capitolo dopo “Improvvisamente l’inverno scorso” e “Italy Love it or Leave it”, della fortunata trilogia sull’Italia. (http://www.whatisleft.it/)What is left