A Casa Ofelia le musiche di Argia, con Alberto Balia ed Enrico Frongia

 “ARGIA”

 Alberto Balia – Enrico Frongia

Sabato 30 agosto 2014, ore 21 – Via Parrocchia 88 – Sestu

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Il prossimo appuntamento della Rassegna musicale “E…STATE A CASA OFELIA“, organizzata dal Comune di Sestu in collaborazione con la Pro Loco, sarà dedicato alla musica del progetto Argia. Sul palco saliranno Alberto Balia ed Enrico Frongia, i due musicisti di Santadi e Desulo che negli anni ’80, ancora studenti della facoltà di Architettura di Firenze, hanno dato vita a una delle più interessanti e innovative sperimentazioni sulla musica tradizionale sarda. Come nel tarantismo dell’area mediterranea ed africana, anche in Sardegna il morso del mitico ragno velenoso (argia o arza) richiedeva, per la sua guarigione, musiche e balli. Intorno a questo tema la chitarra di Balia e la calda voce di Frongia, nel 1985, hanno prodotto Argia, musiche sarde dalle alture al mare. “L’album – scrive Giacomo Serreli in Boghes e Sonos – è salutato da recensioni entusiastiche da parte delle riviste specializzate”. Per tutti gli anni novanta e sino ai primi anni del duemila, Argia (divenuto anche il nome del gruppo musicale) si esibisce in importanti festival nazionali e internazionali. Nel 2003 ottiene il primo premio al concorso abbinato al Festival di Plauen (Dresda, Germania dell’Est).

Rivedere insieme questi due straordinari musicisti, dopo anni di attività separata, è un occasione davvero da non perdere.

San Gemiliano non è Emilio (o Emiliano) martirizzato sotto Nerone. Ma allora chi è?

Al termine “agiografia” è comunemente associato un significato con valenza negativa. Esso sta infatti ad indicare un racconto biografico falsato al fine di esaltare un personaggio. Ciò è legato al fatto che in passato sono proliferate vite di santi infarcite di elementi fantasiosi e improbabili e in definitiva prive di ogni verosimiglianza storica.  L’agiografia è però anche una disciplina che si insegna all’Università. Il suo oggetto di studio è la santità e il culto dei santi considerati in tutta la loro varietà e complessità. In interazione con altre discipline l’agiografia ha aperto nuove e interessanti prospettive storiografiche, dando vita ad esempio a un capolavoro come “I Re taumaturghi” di Marc Bloch. Questa seconda accezione del termine è la conseguenza di un lungo processo di rivisitazione operato dalla Chiesa su molte biografie di santi.

Allo scopo di difendere la legittimità del culto dei santi dagli attacchi mossi dalla Riforma protestante nel XVI secolo, e porre un argine alle forme di superstizione ad esso connesse, i testi delle vite dei santi furono passati al vaglio dell’analisi filologica e storico-critica. L’antichità di certi culti e l’esistenza stessa di santi pur molto venerati venne messa in dubbio. Per iniziativa di Jean Bolland, da questo lungo e scrupoloso lavoro di revisione, è scaturita una monumentale opera nota come Acta Sanctorum, la cui pubblicazione ha avuto inizio nel 1643. Le vite dei santi che quest’opera accoglie (contenenti gli elementi essenziali sulla loro vita, morte, luogo di sepoltura, autenticità delle loro reliquie, culto) sono accompagnate da un commentario storico-critico e informativo sulle fonti.

Ho voluto recuperare questi concetti, appresi dallo studio dell’agiografia, per introdurre la seconda parte della riflessione di Pinotto Mura intorno al santo venerato a Sestu, san Gemiliano (vedi San Gemiliano è stato davvero martirizzato in occasione della persecuzione di Nerone?). Come i bollandisti del seicento Pinotto Mura valuta i vari elementi che compongono la tradizione fissata nei goccius, e la giudica nel suo complesso inattendibile. Parallelamente mostra di non credere che il santo Emilio o Emiliano di cui parlano i componimenti poetici sia il santo “Gemiliano” venerato a Sestu. Alla luce di quanto riportato sopra mi sono chiesta: dove vuole arrivare Pinotto con tutti questi dubbi sull’identità di san Gemiliano? Incuriosita ho svolto qualche ricerca al riguardo e inaspettatamente ho capito che ad accoglierli, quei dubbi, san Gemiliano potrebbe persino guadagnarci. Leggiamo intanto il seguito del suo ragionamento. (Sandra Mereu)

San Gemiliano_goccius

San Gemiliano non può essere stato martirizzato sotto Nerone.

Secondo la tradizione tramandata dai goccius, san Gemiliano sarebbe stato messo a morte durante la persecuzione dei cristiani perpetrata dall’imperatore Nerone. Per dimostrare l’infondatezza di tale credenza, è molto utile la testimonianza dello storico romano Tacito.

Tacito riferisce che l’imperatore Nerone, per placare l’orrendo sospetto che l’incendio di Roma fosse stato comandato da lui (“volle soffocare questa orrenda diceria”) accusò i cristiani (“cercò gente da accusare e con pene severissime colpì coloro che il volgo chiamava cristiani”) e li condannò a morte. Alcuni vennero mandati a morte mediante la crocefissione, altri furono bruciati vivi come torce, così da servire al calar del giorno da illuminazione notturna, altri ancora furono ricoperti da pelli di fiere e sbranati dai cani. Riferisce sempre Tacito che prima di tutto furono arrestati coloro che si professavano tali, cioè che si autodenunciavano; poi, su denuncia di questi, un’enorme massa di persone. La testimonianza relativa alle pene inflitte è una conferma che quelle pene siano state applicate ai cristiani non in quanto tali, e per ciò meritevoli di persecuzione, ma in quanto giudicati e ritenuti – a ragione o torto – responsabili del grave reato di “incendiari” della città di Roma. Si trattava infatti di forme di esecuzione capitale molto antiche, già previste dalle Leggi delle XII Tavole. In base ad esse gli incendiari venivano puniti con la pena dell’ignis, cioè della vivicombustione o cremazione, per omologia, dopo aver subito la flagellazione.

La teoria che quei condannati siano stati vittime di una persecuzione in quanto “cristiani” è dunque priva di ogni fondamento. Del resto, Nerone non aveva alcun motivo per prendersela con i cristiani eventualmente presenti nella città di Roma. Inoltre difficilmente questi potevano essere distinti dai loro turbolenti connazionali ebrei, rientrati nella capitale dopo essere stati cacciati nel 49 d.Cr. dall’imperatore Claudio. I pochissimi componenti della comunità cristiana presenti allora a Roma, peraltro, conoscevano il monito contenuto nella lettera che Paolo aveva loro inviato in attesa di poterli ammonire di persona: “Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio”.

Questi dati storici ci portano dunque a concludere che all’epoca di Nerone non esistesse alcuna persecuzione nei confronti dei cristiani per motivi religiosi.

I cristiani non scappavano davanti alla morte.

Sempre secondo la tradizione, san Gemiliano sarebbe stato mandato a morte mediante lapidazione dai pagani nelle campagne di Sestu, mentre si allontanava da Cagliari da dove era riuscito a scappare. Al riguardo penso di poter tranquillamente obiettare: che i primi cristiani non scappavano davanti al carnefice; che un condannato – soprattutto se condannato a morte – difficilmente poteva sfuggire all’esecuzione della condanna, anche perché essa veniva eseguita immediatamente dopo la sua pronuncia.

La lapidazione non poteva essere inflitta a un cittadino romano.

Riguardo poi al tipo di esecuzione capitale, mi riesce difficile credere che san Gemiliano sia stato lapidato. Ciò per la semplice ragione che la lapidazione non era una pena applicabile nei confronti di un cittadino romano. Infatti Gemiliano, secondo la stessa tradizione orale, era cagliaritano di nascita. Cagliari, fin dal 46 a. Cr., aveva ottenuto da Giulio Cesare, in occasione del suo passaggio in città e come premio per la fedeltà dimostrata durante la guerra civile con Pompeo Magno, il titolo di “municipio” romano. In conseguenza di questo riconoscimento tutti i suoi cittadini avevano ottenuto il privilegio dell’applicazione nei loro confronti dello jus quiritium, cioè lo stesso diritto oggettivo proprio dei cittadini di Roma.

Nel mondo romano i magistrati dotati di ius imperii e i loro funzionari stavano ben attenti a non violare il sistema giuridico proprio dei cittadini romani. A tale riguardo si potrebbero citare numerosi esempi. Citerò qui il caso di san Paolo, come è riportato dagli Atti degli Apostoli. Mentre si trovava a Gerusalemme, i giudei aizzarono la folla contro di lui e tentarono di ucciderlo. Intervenne prontamente il tribuno militare romano il quale, per sapere da lui perché mai lo accusassero e gli usassero violenza, diede ordine al centurione di accompagnare Paolo alla fortezza Antonia e di interrogarlo a colpi di flagello. Mentre veniva legato con catene per procedere all’interrogatorio, Paolo rivolto al centurione gli disse testualmente: “Potete voi flagellare un cittadino romano, non ancora giudicato?”. Il centurione spaventato a seguito di questa domanda corse trafelato dal tribuno per metterlo in guardia: “Che cosa stai per fare?”, gli disse, “quell’uomo è un romano!”. Il tribuno chiese conferma a Paolo circa la sua cittadinanza romana. Avutane conferma, ebbe molta paura per il solo fatto di aver dato ordine di metterlo in catene e dispose che coloro che dovevano interrogarlo si allontanassero immediatamente dal Paolo. Quando giunse il nuovo governatore Festo, che doveva sostituire Felice, Paolo, alla domanda se volesse andare con lui a Gerusalemme per essere interrogato in quella città, davanti a lui, sulle accuse che gli venivano mosse, rispose con decisione: “Mi trovo davanti al tribunale di Cesare, e qui mi si deve giudicare… Io mi appello a Cesare” (Caesarem appello). E Festo, per tutta risposta: “Ti sei appellato a Cesare, e a Cesare andrai” (Caesarem appellasti; ad Caesarem ibis). Paolo fu inviato sotto scorta a Roma, dove comparve davanti al tribunale del prefetto del pretorio Burro, dal quale fu giudicato e assolto.

Paolo, in sostanza, come era suo diritto di cittadino romano aveva esercitato la provocatio ad populum, un antico istituto giuridico risalente alle origini della Repubblica che verrà soppresso con la concessione della cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi dell’impero (212 d.C.). Appellandosi all’imperatore, l’accusato o il condannato si sottraeva alla giurisdizione del governatore o procuratore delle province. La condizione di Gemiliano era identica a quella di Paolo: avrebbe potuto esercitare la provocatio ad populum e in tal modo sottrarsi alla giurisdizione del presidente Felice, e magari uscire assolto come Paolo, che doveva rispondere dell’accusa di aver provocato disordini a Gerusalemme per la sua conversione al cristianesimo e per conseguente predicazione. Alla peggio, avrebbe evitato la lapidazione.

La Sardegna era una provincia senatoria.

Un’altra e non ultima ragione per cui non credo che san Gemiliano abbia subito il martirio durante la persecuzione di Nerone dipende dal fatto che all’epoca – precisamente dal 66 d.Cr. – la provincia di Sardegna e Corsica da provincia imperiale era diventata provincia senatoria. Infatti Nerone durante il suo viaggio in Grecia (la provincia d’Acaia), in occasione della sua visita a Corinto e durante il discorso tenuto in quella città aveva deciso di esonerare i greci dal pagamento di ogni imposta e tassa (“Io oggi vi rendo la libertà”). Quella provincia era amministrata dal Senato, che aveva perciò lamentato la riduzione dei proventi derivanti dai tributi provinciali. Nerone, per tacitare le lamentele, cedette in cambio al Senato la provincia di Sardegna e Corsica. Non è pertanto verosimile che il Senato, e quindi il proconsole o propretore che amministrava la provincia – stanti i rapporti non proprio idilliaci esistenti tra l’imperatore Nerone e gli esponenti della classe senatoria ed equestre – avrebbero assecondato e attuato una eventuale politica persecutoria nei confronti dei cristiani dell’isola imposta dall’imperatore.

Altre osservazioni si potrebbero fare, in aggiunta a quelle sopra esposte, per dimostrare che quell’Emilio o Emiliano o Gemiliano di cui parla la tradizione orale trasfusa nei goccius non possa essere stato vittima della persecuzione di Nerone. O quanto meno che quel preteso martire della tradizione orale possa identificarsi con quell’Emilio martirizzato in Sardegna il 28 maggio di un anno imprecisato, in una località sconosciuta e della cui condizione personale e sociale nulla si sa.

Pinotto Mura

E…STATE A CASA OFELIA 2014: molto apprezzati i TAMURITA, il prossimo appuntamento è con i TAMANERA.

La serie degli spettacoli musicali organizzati dal Comune di Sestu in collaborazione con la Pro Loco, “E…STATE a Casa Ofelia” (leggi qui il programma completo), ha avuto inizio domenica 17 agosto con il concerto della band cagliaritana dei TAMURITA. E’ stato decisamente un buon avvio.tamurita1Sarà la voglia di una musica diversa, dopo l’abbuffata di folclore delle scorse settimane, sarà la crisi che costringe ormai tantissimi sestesi a rinunciare alle vacanze e a rimanere nel comune di residenza anche nella settimana di ferragosto, sarà infine la meritata fama del gruppo musicale, il concerto dei TAMURITA ha registrato la partecipazione di un numerosissimo pubblico.

Riunito nell’accogliente pratza della vecchia casa campidanese, il pubblico presente ha mostrato di apprezzare l’originale musica dei TAMURITA, una commistione di suoni, stili, lingue, ritmi e tradizioni diverse. L’energia scatenata sul palco dal ricco repertorio della band ha contaggiato tutti.

tamurita-2A più riprese il pubblico ha sottolineato con sonori applausi l’esecuzione dei brani. E in tanti, visibilmente elettrizzati, hanno danzato al ritmo della musica, mostrando in definitiva di essersi molto divertiti.

Il prossimo appuntamento è fissato per venerdì  22 agosto. Sul palco saliranno i TAMANERA con un repertorio di musica reggae.

S. M.

E..STATE a Casa Ofelia 2014

E...state a Casa Ofelia 2014

 Sestu Via Parrocchia, 88 – Dal 17 agosto al 21 settembre 2014

 PROGRAMMA

17 agosto 22 agosto
TAMURITA (folk rock) TAMANERA (musica reggae)
23 agosto 24 agosto
MACHAPU (musica cilena) LOST BRAND (musica rock)
30 agosto 31 agosto
A. BALIA – E. FRONGIA (ARGIA) B. DAGNINO 5et  – Dedicato a De Andrè
1 settembre 11 settembre
ALLISON McAREAVEY (musica pop) “Violino e Chitarra” dal Barocco al  ‘900
12 settembre 13 settembre

ROSSANO ALBA DUO (chitarre)

BIORYTHMS (musica jazzprog)

“Is Arrosas De Uras” di Vincenzo Pisanu – Reading di poesie con musiche di R. Massa e A. Andrillo
14 settembre 18 settembre
OFFICINACUSTICA – Dedicato a Nino Rota I LOVE OPERA – “TOSCA”Guida all’ascolto con video dell’opera
19 settembre 20 settembre
Saggi della scuola “MUSICA PER TUTTI” (Sestu) Saggi della scuola “PIU’ CHE MUSICA” (Sestu)
21 settembre  
“UNGHIE & CRISI” (teatro) con “L’Aquilone di Viviana” TUTTI GLI SPETTACOLI AVRANNO INIZIO ALLE ORE 21

4 documentari sulla Sardegna di Andrea Mura

LOCANDINA ANDREA CENTROMercoledì 30 luglio, a partire dalle ore 21, presso il Centro sociale di vico Pacinotti, saranno proiettati 4 documentari del giovane regista sestese Andrea Mura. I temi spaziano dalle tradizioni e credenze popolari della Sardegna (il fuoco di sant’Antonio Abate e sa mexina de s’ogu), all’architettura tradizionale delle case in ladiri per approdare a temi più attuali e moderni come quello delle energie rinnovabili. Con quest’ultimo documentario, girato a Sestu, Andrea Mura si è aggiudicato il primo premio del Sole Luna Festival – Enel Green Power, edizione 2013. Quest’anno ha ottenuto, insieme alla regista Chiara Andrich, la direzione artistica del “Sole Luna Treviso Doc Film Festival”.

Cocomero Verde Animato – III edizione

Dal 21 al 25 Luglio si svolgerà la III Edizione della Manifestazione dedicata ai bambini CocomeroVerdeAnimato, organizzata e promossa dall’Associazione Le Compagnie del Cocomero. Tutti i giorni, dalle h. 17,30 alle h. 19,30, nel parco comunale di via Fiume a Sestu, laboratori di cartapesta, maschere e burattini, trampoli e giochi per tutti i gusti.

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IL PROGRAMMA

21 luglio h. 19,30 – Spettacolo di narrazione con pupazzi “Pierino e il lupo” (Le Compagnie del Cocomero)
22 luglio h. 19,30 – Spettacolo “Stravanato Sciò” con il giocoliere Simone Orrù
23 luglio h. 19,30 – Spettacolo di burattini “Evviva gli ortaggi” (Compagnia Mondo Animato)
24 luglio h. 19,30 – Musical di burattini “Il Giro del Mondo” (Le Compagnie del Cocomero)
25 luglio h. 19,30 – Spettacolo “Il Pesciolino d’oro” (Le Compagnie del Cocomero)

 

Sestu è il regno del crimine e dell’illegalità. Cosi almeno a qualcuno appare…

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Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Nella seduta del consiglio comunale di martedì 8 luglio, per buona parte del tempo sono stati discussi due argomenti: commercio abusivo e ordine pubblico. La prima cosa che viene in mente, a leggerli così vicini, è che i due temi hanno in comune il mancato rispetto delle regole. Chi ha seguito il dibattito in consiglio comunale (i soliti 20 aficionados) ha però potuto cogliere anche altri aspetti di comunanza. In entrambi i casi, nel trattare gli argomenti, si faceva leva su una rappresentazione inquietante della realtà sestese.

Il primo argomento, quello inerente al commercio abusivo, prendeva le mosse da un’interrogazione sollecitata da un articolo pubblicato sull’Unione Sarda domenica 18 maggio. In quell’articolo l’ex assessore al Commercio, Maria Fedela Meloni, dichiarava che “i negozianti hanno paura di denunciare gli abusivi perché temono ritorsioni” e a causa delle tante rivendite abusive di frutta, verdura e pesce gli esercenti regolari vengono “disturbati e soffocati”. L’ex assessore denunciava quindi l’esistenza, a Sestu, di un vero e proprio clima di terrore e auspicava, per questo, un “giro di vite” sui controlli avviati durante la sua gestione. Il consigliere dell’opposizione Antonio Mura, allarmato dalla situazione descritta nell’articolo, ha dunque chiesto spiegazioni all’assessore competente in carica. Rispondendo nel merito delle affermazioni contenute nell’articolo, Stefania Manunza ha a sua volta dichiarato quanto segue: “il numero dei produttori agricoli autorizzati alla vendita diretta è notevolmente inferiore a quello indicato nell’articolo: al momento risultano in attività 77 produttori (non 119) e, negli ultimi due anni, c’è stata una sola cancellazione. Quanto alle pescherie, gli esercizi autorizzati sono 3″. Riguardo ai controlli ha quindi replicato: “negli ultimi anni sono state comminate 5 sanzioni per esercizio abusivo del commercio, solo una delle quali da parte della Polizia Locale. E ha infine così concluso il suo intervento:Non mi risulta che siano state messe in atto azioni specifiche durante il mandato dell’ex Assessora Meloni. Ma al momento si stanno intensificando i controlli per garantire il rispetto delle regole e tutelare così gli stessi operatori e tutti i cittadini”. L’assessore Stefania Manunza dunque, pur non nascondendo l’esistenza del fenomeno dell’abusivismo, ha fornito una rappresentazione della realtà molto meno drammatica di quella dipinta nell’articolo dell’Unione Sarda, costruito intorno alle dichiarazioni del suo predecessore. Una rappresentazione che lo stesso consigliere Mura non ha potuto fare a meno di confermare.

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Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Il secondo argomento riguardava l’ordine pubblico. Qui il dramma si è fatto tragedia. Nella mozione presentata dal consigliere Paolo Cau, finalizzata a sostenere la necessità di dotare il comune di una caserma dei Carabinieri, ha descritto Sestu come fosse il Bronx o uno di quei comuni della Sicilia controllati dalla mafia. Il nostro comune – a detta del consigliere Cau – sarebbe un luogo dove le “rapine con sequestro di persona” sono cronaca quotidiana; dove “non si contano più i furti presso le abitazioni” e lo spaccio di droga ha raggiunto “livelli mai visti”, per non parlare degli incendi dolosi ai veicoli. E anche questi ultimi “non si contano più”. Dulcis in fundo, Sestu è un luogo dove “persino i morti non vengono lasciati in pace”, a causa dei furti di statue e degli atti di vandalismo ai danni dei monumenti del cimitero. Al consigliere Cau ha replicato, con argomenti seri e convincenti, il consigliere della maggioranza Elio Farris. “La piaga sociale della droga – è stata una delle osservazioni di Elio Farris – è tutt’altro che a livelli mai visti. Sestu vanta piuttosto il triste e poco invidiabile record di aver avuto quasi un’intera generazione falcidiata dalla droga. Quella dei ragazzi nati tra la fine degli anni ’50 e la prima metà degli anni ’60. Decine e decine di ragazzi”. Negli anni ’80/’90, quando quel dramma si consumava, – ha raccontato – una caserma a Sestu c’era, ed era anche ben comandata. Ma questo fatto non ha impedito che ciò accadesse e che quella gioventù si bruciasse. “Nessuno di noi pensa – ha tenuto a precisare Elio Farris – che la caserma dei carabinieri non sia necessaria”. Ma la situazione – è stata la sua conclusione – oggi non consente al comune di costruire la caserma con risorse proprie perché ciò comporterebbe una drastica riduzione dei servizi essenziali e obbligatori erogati dal comune.

Il concetto è stato ripreso e precisato dal vicesindaco Sergio Cardia. Dopo aver ripercorso la vicenda che ha fatto sì che Sestu rimanesse priva di una caserma dei Carabinieri, il vicesindaco ha ricordato che la costruzione delle caserme è appunto una competenza dello Stato centrale. Puntando il dito sulle scelte dello Stato che taglia le risorse per il buon funzionamento delle forze dell’ordine e smette di costruire caserme per presidiare il territorio, Cardia si è dunque domandato se l’errore non sia proprio quello di farsi carico di un compito che dovrebbe spettare ad altri livelli di governo. Nondimeno ha stigmatizzato le affermazioni del consigliere Cau che descrivendo Sestu come “terra di nessuno” ha operato una vera e propria “distorsione della realtà“. “Sestu – ha dichiarato il vicesindaco – non ha più problemi di analoghi comuni con pari numero di abitanti”. Raccontare Sestu in quel modo – per Cardia – non aiuta a risolvere i problemi, al contrario “provoca solo danni”.

Mi dicono che alla fine della seduta, tutti i consiglieri hanno votato una versione epurata dagli “eccessi” della mozione di Paolo Cau. A noi attoniti cittadini non resta che prendere atto di quanta disonestà intellettuale si nasconda dietro simili falsificazioni della realtà, fatte al solo scopo di trarne vantaggio politico e/o personale. Abituiamoci dunque a fare la tara e a verificare la veridicità di quello che ci raccontano. Si avvicinano le elezioni comunali: l’esercizio risulterà assai utile.

Sandra Mereu

Streaming delle sedute del consiglio comunale: è vera trasparenza?

Archivi serviziLa diretta streaming delle sedute del consiglio comunale è l’obiettivo di una delle ultime battaglie che le forze dell’opposizione (consiliari ed extra-consiliari) stanno combattendo contro la giunta del sindaco Aldo Pili. Per sostenerla è stata anche presentata una petizione pubblica in cui si dichiara che la diffusione online delle sedute del consiglio comunale costituisce “il mezzo più efficace” per “promuovere la partecipazione alle questioni di pubblico interesse e in generale alla gestione della cosa pubblica”. Affermazioni apodittiche di questo tipo mi lasciano sempre molto perplessa. Ma ciò che trovo veramente fuori luogo è sentir parlare di diretta streaming delle sedute del consiglio comunale in termini di diritto alla Trasparenza. Tanto che mi viene il sospetto che a molti sfugga il vero significato di questo concetto e quindi del suo contrario.

Quello della Trasparenza è un grande tema di democrazia. La trasparenza della pubblica amministrazione ha a che fare con la possibilità per le persone di far valere i propri diritti. Passa dunque attraverso l’accesso agli archivi e ai documenti originali dotati di valore probatorio. Perché nei documenti autentici (e non nelle più o meno dotte orazioni dei consiglieri comunali!) sono rappresentati e tutelati i diritti dei cittadini. Non a caso la nuova grande frontiera in tema di trasparenza riguarda la possibilità di avere anche in Italia un freedom of information act, cioè una normativa che consenta a chiunque l’accesso ai documenti pubblici, attualmente consentito solo a chi ha un interesse “diretto, concreto e attuale” e giuridicamente tutelato (fatte salve ovviamente le limitazioni per tutelare la privacy, la lotta alla criminalità, la difesa nazionale, etc.). Chi si batte per una maggiore trasparenza chiede inoltre che si capovolga l’impostazione attuale, obbligando la pubblica amministrazione a motivare un eventuale diniego all’accesso.

«Archivi negati, archivi ‘supplenti': le fonti per la storia delle stragi e del terrorismo» era l’eloquente titolo di un convegno a cui ho avuto l’occasione di partecipare nel giugno del 2011 a Bologna. Occasione molto utile per capire gli esatti termini della “questione Trasparenza”. Il convegno era appunto dedicato allo scottante tema dell’accessibilità alle fonti documentarie degli anni Settanta e Ottanta relative allo stragismo, al terrorismo e al ruolo dei corpi separati dello Stato. Rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime, giornalisti, archivisti, storici e giuristi si interrogavano sulle prospettive esistenti riguardo la possibilità che si rendessero accessibili gli archivi contententi la documentazione “ufficiale” utile a fare chiarezza su alcune delle pagine più oscure dalla nostra storia recente. La complessa e confusa normativa in materia ne ha infatti sinora impedito l’accesso. Questo fatto, anche quando non ha pregiudicato il lavoro della magistratura, precludendo a giornalisti e storici l’accesso ai documenti, ha ostacolato la ricostruzione non frammentaria di quegli avvenimenti e insieme la corretta conservazione e trasmissione della loro memoria, unico e vero risarcimento morale per i familiari delle vittime e per gli italiani tutti. Vedremo ora in che modo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, Renzi, sulla cancellazione del segreto di stato, efficace dal punto di vista mediatico ma decisamente poco utile allo scopo, troveranno concreta attuazione. In particolare attendiamo di vedere se saranno finalmente sciolti i nodi dell’attuale normativa relativamente alla ben più urgente necessità di definire limiti temporali certi per la declassificazione dei documenti secretati di tutte le amministrazioni dello Stato e consentire la consultabilità degli archivi storici dei Servizi.

Di fronte a un tema come quello della Trasparenza, è dunque importante che la pressione dell’opinione pubblica sia ben indirizzata e non si disperda invece in poco significative e marginali battaglie che poco hanno a che fare con il nocciolo della questione. Bisogna stare attenti a non ridurre un tema di così estrema importanza per la democrazia, che attiene al diritto dei cittadini di conoscere l’operato di chi governa al fine di esercitarne il controllo, a una banale questione di diretta streaming del consiglio comunale la cui trasparenza è peraltro già garantita dalla pubblicità delle sedute e dalla pubblicazione dei relativi verbali nel sito del comune. Può infatti accadere che un sindaco intelligente come quello del comune di Elmas, anticipando petizioni e strumentali polemiche, decida di attivare al costo di 80 euro mensili il servizio di diretta streaming delle sedute del consiglio comunale dimostrando così a tutti, con la massima trasparenza, che più che di un servizio per la collettività si tratta di un lusso per pochi e per giunta pigri. I cittadini che si interessano della vita politica del paese – mi ha confessato Valter Piscedda – preferiscono uscire di casa e recarsi in municipio per seguirsi, gratuitamente e dal vivo, lo spettacolo.

Sandra Mereu

 

Mia figlia andrà alle medie!!

Pubblichiamo molto volentieri la riflessione di Marina sul ruolo che le insegnanti della scuola pubblica di Sestu hanno nella formazione e nello sviluppo affettivo e psicologico dei nostri figli. Il passaggio dalle scuole elementari alle scuole medie è spesso un momento in cui questo genere di riflessioni si impone e quasi sempre a muoverlo è un senso di profonda gratitudine.

GaiaPoco tempo fa, “perdendo tempo” come qualche volta mi capita su facebook, mi sono imbattuta nella lettera che Abramo Lincoln scrisse al maestro di suo figlio. Inevitabile è stata la riflessione sul ruolo della scuola e dei maestri e di quanto questi abbiano inciso sulla vita dei miei bambini (su di me i danni son fatti, dunque inutile perdere tempo a rifletterci!!). I miei bambini sono stati scolarizzati dall’età di 6 mesi. Una scelta obbligata, ma forse (anche se non lo ricorderanno!), quella dell’asilo nido, è stata l’esperienza più bella della loro vita. Esperienze di colori, sapori, amicizie, coccole. Bella esperienza anche per noi genitori che, guidati dalle maestre e da una pedagogista, ci siamo evitati mille errori. Poi per Gaia, dopo un’altra esperienza straordinaria alla scuola materna (con Lisa e Dolores), l’arrivo alle elementari. Faticosissimo, inizialmente, il tempo pieno: molto mattiniera, ma già nel primo pomeriggio non capiva più nulla. Mille cose da imparare, tanti compagni nuovi da conoscere. In questi 5 anni Gaia ha viaggiato guidata da Erica e Laura. Assieme ai suoi splendidi compagni ha attraversato lo spazio e il tempo. Ha conosciuto eroi, imperatori e ribelli, percorso oceani e fiumi, scalato montagne e solcato mari. Ha imparato a contare e a giocare con le figure (calcolo della superfici laterali? ma che diavolo era?). Ha scoperto le meraviglie del corpo umano e la magia della scienza. Ma questo viaggio è stato molto più di tutto questo. Sorprendente per lei è stato scoprire se stessa e le sue capacità, realizzare che tutto si affronta e che poi si esce più forti di prima. Perché, anche quando le doppie e le acca sembrano un’incubo, quando i conti non tornano o le parole non escono come dovrebbero, nessuno ha mai dubitato di lei e del suo valore. Mai, da parte delle sue guide, ha sentito una parola fuori luogo che potesse crearle un disagio. Sempre le sono state d’aiuto. Presenti nelle difficoltà con incoraggiamenti continui, ogni giorno, in tutti questi 5 anni. Ma queste due infaticabili guide non si sono fermate qui. Col gioco delle regole e della convivenza hanno fatto scoprire a tutti i compagni di viaggio che pur essendo diversi (alcuni timidi, altri vivaci, dalla battuta facile…) erano allo stesso modo unici e importanti. Grazie a loro i nostri bambini hanno capito quanto sia bello far parte di un gruppo.

Se non avessi avuto, qualche anno dopo, un’esperienza negativa col mio secondogenito, forse non mi sarei mai soffermata a riflettere su quanto prezioso e importante sia stato invece il percorso fatto da Gaia. Ma l’ho avuta, questa esperienza, per cui, maestre Erica e Laura, non posso che dirvi: grazie di cuore!

Marina Pisu

Le torri di Kar El: dal testo al contesto.

Quando Carla Cristofoli mi ha chiesto di intervenire alla presentazione del suo libro, Le Torri di Kar El, mi sono posta il problema di quale taglio dare all’incontro, a partire dalla considerazione che la Biblioteca comunale, che lo organizzava, non è un “presentificio” di libri al servizio dell’editoria locale, ma un’istituzione culturale che seleziona i libri da proporre ai lettori  e promuove la lettura nel territorio. Ho pensato dunque che la presenza dell’editore accanto all’autore (fatto non scontato quando si presenta un libro) potesse diventare l’occasione per riflettere e discutere non solo sul libro ma anche intorno al libro. Che si potesse cioè parlare del testo e del suo contesto. Che insomma l’occasione non fosse solo uno spot promozionale ma un vero incontro culturale, da cui uscire arricchiti e con la voglia di approfondire. Il discorso si è dunque sostanzialmente annodato intorno alle due caratteristiche fondamentali del libro, e cioè al fatto di essere un ebook e di rivolgersi ai bambini.

«E’ un ebook»

Kar El 1Le Torri di Kar El, non è un libro come quelli che siamo stati abituati a leggere fin da bambini, un libro di carta che si sfoglia. Non è un oggetto dove il testo, le parole che compongono la storia sono impresse su fogli di carta e tutti insieme questi elementi compongono un oggetto fisico che a casa riponiamo nelle librerie e in biblioteca troviamo negli scaffali. L’ebook è un libro elettronico. E’ qualcosa di immateriale che non possiamo tenere in mano ma che possiamo leggere soltanto attraverso un dispositivo di lettura (e-reader, tablet, smartphone). Dove la pagina è sostituita da uno schermo e i caratteri stampati sono stati sostituiti dai bit. Il dispositivo di lettura ha la consistenza e la leggerezza di una tavoletta che ci possiamo trasportare comodamente in borsa e oltre ad essere il supporto del testo è allo stesso tempo un contenitore capace di contenere moltissimi libri. Un’intera libreria.

Tutte queste caratteristiche tecniche ci aiutano a capire che ci troviamo a vivere in un’epoca di passaggio per il libro, inteso come veicolo fondamentale di trasmissione della cultura, della conoscenza e della memoria. Un passaggio che Gino Roncaglia¹ ha definito “La quarta rivoluzione”. Le precedenti rivoluzioni nella storia dei supporti e delle forme di trasmissione della conoscenza sono quelle che hanno riguardato il passaggio dall’oralità alla scrittura e poi il passaggio dal volumen al codex, cioè dalla forma rotolo alla forma libro (paginato e rilegato). La terza rivoluzione è quella rappresentata dall’invenzione della stampa (1455) le cui conseguenze per la diffusione della cultura su larga scala sono ben note. Qualcuno considera il passaggio all’ebook più dirompente, perché i cambiamenti interessano non solo la tecnica di riproduzione del testo ma anche le strutture e le forme del supporto che comunicano il testo al lettore. Un fatto, questo, destinato ad avere conseguenze importanti nei modi e nelle forme della lettura. Conseguenze che oggi non è facile prevedere fino in fondo.

«E’ un libro per bambini»

FenicotteroLa biblioteca comunale di Sestu è stata una delle prime biblioteche della Sardegna a creare la sezione per bambini. Simonetta Mura, la direttrice, da anni dedica particolare attenzione, impegno, studio e moltissime energie, alla promozione della lettura fin dalla prima infanzia convinta che questo abbia effetti di lungo termine nello sviluppo cognitivo del bambino e nella sua capacità di capire e rielaborare il mondo. Una missione che oggi, in un Italia dove meno della metà degli italiani legge almeno un libro all’anno e in una Sardegna che vanta il triste record dell’abbandono scolastico, risulta di fondamentale e prioritaria importanza.

«E’ una scrittrice che legge»

Carla CristoforiL’autrice del libro, Carla Cristofoli, come è stato rimarcato più volte nel corso dell’incontro, è nata e cresciuta a Sestu. Si è laureata in lettere e da qualche anno vive a Parigi dove insegna italiano. E dove, accanto al suo lavoro, ha iniziato a coltivare anche la sua passione per la scrittura. A Parigi ha anche cominciato a raccogliere i primi riconoscimenti. Di recente ha partecipato con alcuni suoi racconti al Festival delle arti della Sardegna. E Francesco Abate, in trasferta a Parigi per un tour di presentazioni, l’ha voluta al suo fianco per la presentazione di “Chiedo Scusa”.

Ciò che mi è piaciuto evidenziare di Carla Cristofoli è il fatto che la sua passione per la scrittura deriva da quella per la lettura. Dire che uno scrittore è anche un lettore non è scontato. Ci sono infatti scrittori che dichiarano che quando scrivono non leggono, perché non vogliono essere influenzati e plagiati da ciò che leggono. Un fatto che valuto come un implicito riconoscimento della potenza della lettura. Ma c’è anche chi tra gli scrittori non legge in generale.

Carla invece è una scrittrice che legge. E per me questo è ancora ciò che fa la differenza tra scrittori veri e presunti tali. Nella sua formazione di lettore – mi ha raccontato – proprio la Biblioteca comunale di Sestu ha giocato un ruolo fondamentale. La biblioteca era per lei un luogo accogliente, ricco di nutrimento, di quel cibo necessario a soddisfare la curiosità del mondo che è tipica di un bambino e di un adolescente. Un luogo dove una bibliotecaria, competente sui libri e sulla lettura, sapeva ascoltare e consigliare. Questo racconto mi fa ha fatto venire in mente quello che Andrea Camilleri dice sulla Biblioteca comunale di Enna frequentata negli anni dell’adolescenza. Un’esperienza che, insieme all’incontro con il bibliotecario (l’avvocato Fontanazza), Camilleri considera all’origine della sua vocazione di scrittore. L’augurio è naturalmente che anche Carla, come il grande Camilleri, possa trarre dalla sua passione e dal suo impegno per la scrittura tante soddisfazioni anche per il futuro.

«E’ un editore digitale»

Umberto Eco sostiene che il libro di carta è uno di quegli strumenti che una volta inventati non possono più essere migliorati. Uno di quegli strumenti come la forbice, il martello, il coltello, il cucchiaio e la bicicletta. Ciò in riferimento alla facilità di lettura, di trasporto, all’economicità, la resistenza all’uso, alla comodità della forma per l’immagazzinamento negli scaffali, alla funzionalità dell’impaginazione numerata nel consentire la costruzione di indici. Va detto che l’e-reader ha riprodotto molti degli elementi che hanno decretato il successo del libro cartaceo. Ma – almeno finora – non sembra che le potenzialità proprie del libro elettronico siano state esplorate sino in fondo. Giovanni Solimine² ha osservato – a questo proposito – che come è accaduto a metà del XV secolo con i primi libri a stampa rispetto al manoscritto, sembra quasi che l’ebook, forse per farsi accettare più facilmente, tenda a mimetizzarsi e a imitare il più possibile il libro su carta.

Le tecnologie di cui si dispone oggi potrebbero favorire l’elaborazione di nuove forme di organizzazione e presentazione dei contenuti. Un possibile esito è il libro a strati immaginato da Robert Darnton per i libri di storia. Cioè di un libro dove i contenuti sono strutturati per strati e livelli successivi. Il vantaggio, rispetto al libro di carta, si avrebbe nel fatto che, senza ingrossare troppo il libro, il lettore avrebbe a disposizione una pluralità di contenuti per fruire dei quali dovrebbe altrimenti passare da un supporto all’altro e collegarsi a internet. Un libro del genere inoltre offrirebbe al lettore percorsi di lettura alternativi: dalla narrazione di superficie a quella verticale e più approfondita (con la lettura di saggi e documentazione di supporto, commenti dei lettori, etc.), passando attraverso personali associazioni legate agli interessi di ciascuno.

Si capisce così che la saggistica e la manualistica sono le tipologie di pubblicazione che potrebbero maggiormente avvantaggiarsi del passaggio dal cartaceo al digitale. Ed è facile immaginare che anche altri settori dell’editoria (guide turistiche, scuola) potrebbero trarre vantaggio dalle potenzialità del libro elettronico.

Più difficile è invece immaginare in che modo l’editoria per bambini, che nel cartaceo ha raggiunto alti livelli di elaborazione teorica e concettuale insieme a soluzioni espressive di notevole qualità, potrebbe trarre vantaggio dall’evoluzione dell’ebook. E soprattutto in che modo i lettori bambini ne verrebbero influenzati.

La Logus Mondi Interattivi di Pier Luigi Lai, una casa editrice che pubblica solo in digitale, ha raccolto la sfida e accanto alla versione standard di Le Torri di Kar El, fatta di testo e immagini, ha creato anche una versione multimediale con l’inserimento di sonoro, video e strumenti interattivi. Il tempo ci dirà se siamo all’alba di una nuova rivoluzione anche in questo campo e se davvero il digitale potrà soppiantare i meravigliosi libri per bambini su cui, come dicono i dati istat, si regge gran parte dell’editoria italiana.

Sandra Mereu

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1. Gino Roncaglia, La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro, Editori Laterza 2010.

2. Giovanni Solimine, Senza sapere. Il costo dell’ignoranza in Italia, Editori Laterza 2014.

Elezioni europee 2014: Sestu in controtendenza.

I risultati elettorali delle europee danno il comune di Sestu in netta controtendenza rispetto al dato nazionale e regionale. Ha votato appena il 41,52% degli aventi diritto. Dunque, fatto salvo un leggero aumento dell’astensionismo (alle ultime regionali aveva partecipato al voto il 48,87 % degli elettori), il dato che balza immediatamente agli occhi è la forte crescita del Movimento 5 stelle. Rispetto alle ultime elezioni in cui il movimento era presente (cioè le politiche del 2013) i grillini passano dal 43% al 47%. Un risultato importante se si considera che nel resto d’Italia il movimento di Grillo si è fermato al 21% e in Sardegna è avanzato sino al 30%. Forse uno dei risultati migliori ottenuti in Sardegna.

Di contro il PD, che nel resto d’Italia è prossimo al 41% e in Sardegna al 39%, registra a Sestu un modesto 27% (1838 voti). Cresce rispetto alle ultime regionali, quando aveva ottenuto il 16,77% (1171 voti), ma in misura di gran lunga inferiore rispetto alla provincia di Cagliari, al resto dell’isola e all’Italia. Facile attribuirne la causa alla frattura insanabile che si è venuta a creare tra le diverse anime del PD che impedisce, nei fatti, una azione unitaria in occasione delle consultazioni elettorali. Contestualmente non ha aiutato la pessima immagine che le incessanti lotte intestine hanno consegnato di questo partito al paese. Nondimeno, sul modesto risultato del PD a Sestu deve aver influito anche un certo disimpegno da parte della segreteria locale guidata da Michela Mura, palesatosi nella mancanza di iniziative pubbliche durante la campagna elettorale e nella ridotta presenza fisica di rappresentanti di lista, riconducibili al circolo territoriale, ai seggi per lo spoglio e durante tutte le operazioni di voto. Il quasi 11% in più, conquistato rispetto alle regionali di febbraio, è verosimilmente da attribuire in gran parte all’apporto dei Rossomori (5% circa ottennero alle regionali, con 200 voti), per una piccola parte ai Socialisti e per la restante parte agli elettori del centro-destra. Sono infatti tanti, lo dimostrano i risultati a livello nazionale, gli elettori del centro-destra che si sentono rassicurati da Renzi e dalla sua politica.

Il risultato della lista Tsipras (4,18%) è in linea con la media nazionale e sarda (sebbene un po’ inferiore a quella della provincia di Cagliari, dove ha registrato il 4,9%). Sostanzialmente questo risultato coincide con quello riportato da SEL nelle ultime elezioni regionali. Ed effettivamente i militanti del circolo locale di SEL “Margherita Hack” sono stati anche gli unici che abbiamo visto impegnati nella campagna a sostegno della lista Tsipras. Ufficialmente vi aderiva anche Rifondazione comunista ma evidentemente i dirigenti locali di questa formazione politica e i loro elettori hanno fatto scelte diverse.

Nel campo del centra-destra, infine, si osserva l’assenza dei Riformatori. Come un fiume carsico, questa forza politica scorre poderosa e compatta in superficie quando entra in gioco il suo leader locale, Michele Cossa, ma si inabissa o si dissolve in mille rivoli sotterranei quando gli interessi in gioco vanno oltre la dimensione locale e necessitano perciò di una visione appena più ampia. Alle elezioni nazionali del 2013 ufficialmente sostenevano, con altri, la lista Monti che raggiuse allora 650 voti; alle successive regionali hanno racimolato 1103 voti, garantendo così la rielezione al loro leader; ieri invece la lista di Monti ha preso appena 40 voti. Nell’area del centro-destra dunque l’unico partito che mantiene una certa consistenza resta Forza Italia: 14% con 946 voti.

Il giovane HoldenParafrasando il giovane Holden, alla luce dei risultati delle europee verrebbe da chiedersi: dove vanno le ochette del Rio Matzeu quando si tagliano le canne? La risposta non può che essere una: nel Movimento 5 stelle. Ed è proprio questo andamento stagionale del voto a rendere incerto e imprevedibile l’esito delle prossime e ormai vicine elezioni comunali.

Sandra Mereu

 

Prove tecniche di populismo

20052014285Chi era presente al consiglio comunale di martedì 20 maggio, ha potuto assistere a un patetico quanto avvilente spettacolo. Per le istituzioni democratiche, per i cittadini presenti e per gli stessi amministratori che l’hanno interpretato. Al centro della bagarre che si è scatenata nell’aula c’era una mozione sulla sicurezza pubblica. Al riguardo il presidente del consiglio ha denunciato e deprecato un presunto tentativo di impedimento della sua presentazione in consiglio. Un tentativo che, da quanto si è capito, sarebbe passato attraverso una telefonata. Ciò è bastato per scatenare la reazione di un consigliere chiamato in causa o che forse si è sentito chiamato in causa. Quest’ultimo, sentendosi ingiustamente accusato, ha chiesto e ottenuto la parola. Avendo però più volte deviato dal nocciolo della questione, non è riuscito a completare il suo ragionamento perché, ad un certo punto la seduta è stata interrotta. Un gruppo di cittadini seduti nelle file più alte della platea stava infatti registrando con uno smartphone lo svolgimento del consiglio. Tanto è bastato al presidente per sospendere, per ben due volte, la seduta e chiedere l’intervento dei vigili. Alla ripresa, il consigliere che non aveva potuto concludere il suo intervento non ha però riavuto la parola. A quel punto si è alzato dal banco e ha dichiarato l’intenzione di voler occupare l’aula per impedire, a sua volta, la prosecuzione della seduta. Invitato dai vigili che presidiavano l’aula a tornare al suo posto, ha quindi dato del cialtrone al presidente. A fare da cornice a questo delirio di accuse e insulti la stampa locale al completo, come si vede solo per le grandi occasioni.

20052014279Difficile per chi non conosceva i retroscena farsi, oltre il sentimento di disgusto, un’idea obiettiva su cosa stava succedendo. Quanto è accaduto mi ha fatto però riflettere sulla reale utilità, come strumento di democrazia partecipativa, dello streaming delle sedute del consiglio comunale. Trattandosi di sedute pubbliche i cui verbali diventano a loro volta atti pubblici e consultabili poco tempo dopo sul sito del Comune, non avere lo streaming non pregiudica in alcun modo il diritto dei cittadini alla trasparenza dell’operato degli amministratori. Apprendere direttamente dal vivo della discussione i temi che vengono trattati e le decisioni che vengono adottate dai nostri rappresentanti può solo rappresentare un valore aggiunto, un opportunità in più di partecipazione attiva alla vita democratica della comunità. Non è però la condizione necessaria per avere informazioni attendibili e farsi un’idea precisa sulle scelte politiche dell’amministrazione e sul comportamento dei nostri rappresentanti. Peraltro le sedute del consiglio comunale si svolgono per lo più di sera, quando la maggior parte dei cittadini non è impegnata in attività lavorative. Partecipare alle sedute del consiglio comunale oltreché un diritto è anche un dovere. Invece, fatte salve alcune eccezioni, si contano in media non più di 20 persone a seduta. Il fatto che l’amministrazione non abbia ancora completato l’iter necessario per disciplinare la trasmissione online delle sedute del consiglio non è dunque un motivo né serio né credibile per lanciare accuse di scarsa trasparenza, come spesso si sente, al suo operato.

Sarà interessante verificare, quando le riprese delle sedute saranno disponibili on line, quanti visitatori in più si guadagneranno rispetto al numero degli abituali frequentatori dei consigli comunali. Il sospetto è che la mancanza dello streaming sia ora solo un comodo alibi per la pigrizia e la tendenza dominante dei cittadini a delegare ad altri. Ma a sua volta questo dubbio non deve diventare un alibi per le amministrazioni, un motivo cioè per negare ai cittadini un’opportunità in più di partecipazione alla vita democratica del Comune. Il vero rischio, a mio avviso è che il mezzo possa tradire il fine. A dispetto di quanto si spera di ottenere, cioè la rappresentazione realistica dell’attività del consiglio comunale, il miraggio di poter avere una audience più vasta potrebbe spingere gli amministratori a mettersi in scena. E pertanto la finzione e i colpi di teatro, l’esasperazione dei toni, il populismo possano prevalere sul ragionamento e la discussione politica seria e pacata nel merito dei problemi. Che insomma si ripeta ad libitum quello che è successo nell’ultimo consiglio comunale.

Sandra Mereu

 

Monumenti aperti 2014: a Sestu il 17 e 18 maggio.

Nel fine settimana si svolgerà a Sestu “Monumenti aperti”, iniziativa promossa dalle associazioni Ipogeo e Imago Mundi di Cagliari e sostenuta dal Comune. Coerentemente con gli obiettivi della manifestazione, finalizzata a creare nell’opinione pubblica la consapevolezza della necessità di conoscere e quindi difendere i beni culturali, anche quest’anno sarà possibile visitare monumenti e siti di interesse storico e naturalistico del territorio (vedi locandina), avvalendosi della visita guidata degli alunni delle scuole elementari e dei volontari della Pro Loco. L’iniziativa è arricchitta da una serie di manifestazioni collaterali. Nella giornata di sabato si svolgà a Casa Ofelia la panificazione del pane tradizionale (cerimoniale e quotidiano) con degustazione finale. Nella chiesa di Ss. Salvatore, domenica alle ore 19, si potrà invece assistere al concerto del coro “Collegium Kalaritanum”. Si prevede che uno dei siti più visitati sarà la chiesa rurale di san Gemiliano, dato che – come avviene già da alcuni anni – la manifestazione Monumenti aperti si svolgerà in concomitanza con la festa di maggio dedicata al Santo.

Clicca sull'immagine per accedere al sito di Monumenti aperti 2014
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Conclusione della Settimana del verde pubblico (3-10 maggio 2014)

pineta di San Gemiliano, prima delle pulizie.

Pineta di San Gemiliano, prima delle pulizie.

Nella giornata del 10 maggio si è svolta l’ultima delle manifestazioni inserite nella settimana dedicata al verde pubblico, voluta dall’Amministrazione comunale, che ha visto impegnati in prima linea gli assessorati all’Ambiente e all’Agricoltura.
In linea con quanto avvenuto nei giorni precedenti, fin dalle 9.00 del mattino del 10 maggio si sono riuniti amministratori e volontari  per le pulizie della pineta di San Gemiliano, organizzata col programma “Let’s Clean up Europe”.

L’arrivo sul luogo ha presentato una situazione di diffusa sporcizia: sono state raccolte cinque buste di secco non riciclabile, piatti, posate e bicchieri di plastica, involucri di merendine e rifiuti di vario genere. Insieme a questi una pila di giornali e diverse bottiglie di vetro, alcune delle quali rotte. Al novero si deve aggiungere anche un buon numero di bottiglie di plastica e lattine di bevande.

Pineta di San Gemiliano, parte dei rifiuti raccolti.

Pineta di San Gemiliano, parte dei rifiuti raccolti.

Rimane la domanda del perché i cittadini di Sestu, che tanto dovrebbero avere a cuore il luogo, tradizionalmente frequentato per ricorrenze religiose ma anche per il refrigerio nella stagione estiva, poi debbano bistrattarlo in questo modo.

Pineta di San Gemiliano, alcuni volontari.

Pineta di San Gemiliano, alcuni volontari.

E’ evidente che si pensa di poter utilizzare e maltrattare il bene pubblico come se non costituisse un bene di tutti, e come se la buona tenuta del quale non costituisse anche un costo per ogni cittadino che contribuisce anche economicamente alle attività di manutenzione del verde e di pulizia dei luoghi pubblici.

Alla fine della mattinata la pineta, nei suoi spazi liberi, così come sotto le panchine e attorno ai tavolini, ma anche nei punti dedicati ai giochi dei bambini, la situazione è tornata accettabile, per lo meno fino alla prossima occasione.

Pineta di San Gemiliano, dopo le pulizie.

Pineta di San Gemiliano, dopo le pulizie.

Ci si augura che iniziative come queste, che spesso vedono attivi numerosi cittadini, come nell’edizione di quest’anno, contribuiscano a diffondere sempre più capillarmente la sensibilità e l’educazione al vivere civile, nel rispetto di quanto ci appartiene come comunità nei luoghi che tutti frequentiamo e della cui bellezza godiamo, in famiglia o con amici.

Anna Pistuddi