Tra tenture, machizie e veleni approvato a Sestu il regolamento della Compagnia barracellare

Dopo una lunga discussione e un aspro confronto, trasversale a maggioranza e opposizione, nella seduta del Consiglio comunale del 28 luglio è stato finalmente licenziato il regolamento della Compagnia barracellare. Un atto che detta le finalità, le funzioni e le modalità di funzionamento di questo particolare corpo di polizia rurale che affonda le sue radici nel medioevo. Ripercorrerne la storia può essere molto utile per capire il senso delle decisioni prese.

La storia dell’istituto. Negli archivi comunali sardi si conservano documenti che testimoniano la diffusa presenza nel territorio isolano dei barracelli e delle rispettive compagnie a partire dal Seicento. Ma la loro esistenza, per quanto limitata ad alcune località, è attestata anche nel secolo precedente negli atti del Parlamento celebrato dal viceré don Giovanni Coloma (1572-1574), dove figura una richiesta del sindaco di Sassari per la loro estensione a tutto il Regno. La richiesta non fu accolta ma è accertato che qualche decennio dopo i “barincellos e Justicia da campanya” sono presenti in tutta l’isola. Come ipotizzano diversi studiosi, la capillare diffusione del barracellato si può spiegare a partire all’esistenza di qualche istituto preesistente alla conquista catalano-aragonese, con funzioni e struttura simile, fossero essi guidati dall’alguazile regio del comune di Sassari, incaricato di formare una compagnia di 15 uomini, graditi al consiglio comunale, per custodire “vinias, jardinos, ortos, cannedos, juncargios, cungiados, domos et pinnetas” nell’intento di prevenire o reprimere “sos furtos, dannos e ruina”, o dal “majore de villa” di Eleonora d’Arborea chiamato a eleggere dai quattro agli otto giurados tra le persone di buona fama della comunità “assa guardia dessa vingias, ortus…”, considerando “sos multos lamentos chi continuamente sunt istados e sunt peri sas terras de Arbarée e de Logudoro…”. Questo innesto spiegherebbe anche la peculiarità dell’istituto barracellare sardo che assomma in sé due funzioni altrimenti e altrove distinte: la vigilanza sulla proprietà e la mutua assicurazione tra proprietari per il risarcimento dei danni. Per tutto il Seicento e per quasi tutto il Settecento le compagnie barracellari diedero, in generale, prova di efficienza ed efficacia nello svolgimento delle loro funzioni di sorveglianza e tutela, riuscendo nel contempo a far fronte agli obblighi di riscossione e rimborso. Successivamente, però, questo istituto entrò in una fase di profonda crisi che ne mise in discussione la stessa sopravvivenza. Nella prima metà dell’Ottocento le compagnie barracellari videro progressivamente ridursi la loro autonomia e venir meno l’originario carattere della volontarietà, nel totale stravolgimento dello spirito che aveva spinto i contadini sardi a costituirle. L’istituto barracellare venne, infatti, dapprima posto sotto il comando generale delle milizie dello Stato, poi obbligato a scegliere i propri membri esclusivamente tra i miliziani, quindi nel 1819 addirittura soppresso, e i suoi compiti affidati al Corpo dei Cacciatori reali di Sardegna. Anche quando fu nuovamente ricostituito, nel 1827, ne venne confermato il carattere di corpo a esclusiva composizione miliziana. L’istituto barracellare fu in seguito rivalutato e riformato. Sulla base di una legge varata nel 1853, ai comuni venne nuovamente riconosciuta la libertà di costituire, mantenere o sopprimere le compagnie barracellari (che tornarono ad essere volontarie), di stabilire i capitolati in piena autonomia, di scegliere i membri di esse e i capitani. Le successive modifiche, introdotte nel 1898, mirarono a limitare gli abusi del potere politico in un contesto in cui – essendo ancora lontano il suffragio universale – le amministrazioni comunali erano esclusivamente in mano ai notabili dei vari paesi. Il regolamento del 1898 è tuttora in vigore, fatte salve alcune modifiche introdotte dalla legge regionale del 1988 nel nuovo contesto dell’ordinamento della Repubblica Italiana: le funzioni in materia di barracellato sono state trasferite alla Regione Sardegna (D.P.R. n. 348 19/06/1978) e le competenze delle compagnie barracellari sono state ampliate e diversificate in funzione del mutato quadro socio-economico dell’isola.

Il dibattito in Consiglio. In sede di approvazione del Regolamento alcuni consiglieri hanno presentato emendamenti che, se accolti, avrebbero impresso una torsione alla natura originaria di questo storico istituto, da sempre espressione diretta del mondo rurale e agrario. Una condizione che, come si è visto, ne ha garantito una longevità riscontrata solo in poche altre istituzioni storiche dell’isola. Gli emendamenti in questione miravano ad utilizzare l’istituzione della compagnia barracellare come uno strumento di politica attiva per il lavoro, subordinando a questo fine l’essenza stessa dell’istituto: il servizio di tutela e sorveglianza del territorio e la mutua assicurazione. Si chiedeva, infatti, che tra i requisiti per la selezione dei membri della compagnia fosse presente il possesso del diploma di scuola superiore, discostandosi in questo modo dalla norma regionale che prevede esclusivamente l’assolvimento della scuola dell’obbligo o, in caso contrario, la dimostrazione di saper leggere e scrivere. Vero è che la legge regionale ha ormai più di vent’anni ma essa è frutto di accurati studi sulla storia di quest’istituzione e di approfondite analisi del contesto socio-economico di riferimento. In assenza di nuove indagini e di dati aggiornati sull’attuale realtà agro-pastorale dell’isola e magari di Sestu, sul grado di istruzione di chi ci lavora, l’adozione di nuovi e diversi criteri di selezione avrebbe rischiato di introdurre elementi di discriminazione e ostacoli alla formazione di un organismo realmente rappresentativo della realtà in cui la compagnia deve operare. Nella stessa direzione andava anche la proposta di costituire, per la scelta dei barracelli, un’apposita commissione composta da esponenti dei settori con i quali la compagnia andrà a relazionarsi: pastori, agricoltori, vigili urbani (possibilmente di livello D), carabinieri. Nelle intenzioni di chi ne ha sostenuto la necessità, una simile commissione sarebbe servita a contrastare l’arbitrio del potere politico (dato per scontato dai Riformatori) nella scelta dei membri della compagnia barracellare. Senza scomodare l’insuperata analisi di Maurice Le Lannou, non è difficile capire che questa proposta, oltre a porsi in palese contrasto col principio della volontarietà, non garantisce una maggiore obiettività nella scelta dei componenti. Perché mai un pastore, che rischia multe e sanzioni se il suo gregge invade il terreno di un agricoltore, dovrebbe convergere sulle decisioni di un agricoltore che da quelle greggi rischia di subire ingenti danni economici?

Il colpo di scena. In un clima di rovente dibattito il Consiglio ha respinto, dunque, gli emendamenti che contenevano le proposte “innovative” rispetto alla legge regionale in vigore e, dopo due lunghe ed estenuanti sedute, ha licenziato il regolamento. Non senza riservare ai cittadini presenti un vero e proprio colpo di scena. La capogruppo del PD, dopo aver promosso gli emendamenti di cui sopra col pieno appoggio dei  consiglieri del centro-destra, ha poi accusato i consiglieri della Sinistra di irriderla alle spalle e  quindi, seguendo le orme dell’opposizione che l’aveva preceduta, ha abbandonato l’aula, rifiutandosi così di approvare la maggior parte degli articoli del Regolamento.

Sandra Mereu

Gli Atti del Consiglio comunale:

Verbale Consiglio 26 luglio 2011

Verbale Consiglio 28 luglio 2011 

delibera_consiglio_52_del_28_luglio_2011

Una risposta

  1. “CARTA CANTA!” si diceva, prima dell’avvento del digitale, per affermare che nei documenti ufficiali è testimoniata la verità dei fatti. Eravamo in pochi ad assistere alle sedute del consiglio comunale in cui si è discussa l’approvazione del regolamento della compagnia barracellare di cui ho parlato in questo articolo. E forse proprio per questo sull’argomento sono circolate le più fantasiose ricostruzioni dei fatti, unite alle più discutibili interpretazioni. Allora ho pensato di fare cosa utile, al servizio della verità, allegando in coda all’articolo i verbali delle sedute del 26 e 28 luglio.
    Chiunque potrà verificare direttamente che:
    a) la proposta di istituire una commissione di varia composizione per la selezione dei barracelli è stata semplicemente dichiarata illegittima.
    b) nel regolamento approvato dal consiglio il titolo di studio non viene considerato come titolo preferenziale, come era stato richiesto inizialmente, ma alla stregua di un semplice elemento da valutare al pari di altri.

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