“L’ultima lettera di Benito” di Pasquale Chessa e Barbara Raggi (Mondadori 2010)

Toccare la Storia con mano. Solo chi frequenta o ha frequentato gli archivi può capire sino in fondo quali sensazioni si provano ad avere tra le mani un documento cartaceo originale, una pergamena antica, un registro ingiallito dal tempo. Entrare in contatto con la materialità di un documento storico non ha davvero niente a che vedere con la sua lettura attraverso lo schermo di un computer. E naturalmente solo chi ha riordinato un archivio storico può apprezzare la fatica, la passione e il rigore metodologico che si scorgono dietro la ricostruzione dell’epistolario tra Clara Petacci (non Claretta) e Benito Mussolini, curata da Pasquale Chessa e Barbara Raggi. Le carte pubblicate giacevano sin dagli anni ’50 nell’Archivio centrale dello Stato ma per sessant’anni sono state sottratte ingiustificatamente alla consultazione degli storici, compreso Renzo De Felice  (autore di una fondamentale opera su Mussolini e il fascismo, totalmente basata sui documenti d’archivio). Che la classificazione di riservatezza apposta alle carte della Petacci fosse ingiustificata è provato sia dalle valutazioni dell’archivista di Stato che le acquisì e le catalogò, rilevandone la straordinaria importanza storica e il loro “interesse pubblico”, sia dalla sentenza emessa dalla Cassazione nel 1956, a conclusione di una controversa vicenda giudiziaria tra lo Stato e la famiglia Petacci (che ne rivendicava la proprietà, per motivi non solo di carattere sentimentale). Più di recente, nel 2005, le tesi di fondo sostenute in questi atti sono state ribadite ed esplicitate dall’Avvocatura dello Stato, facendo cadere definitivamente ogni ostacolo alla loro consultazione per fini storici: la rilevanza storica rende “permanentemente attuale” l’interesse nei confronti dei personaggi e giustifica lo studio della loro vita, anche privata. La lettura di queste lettere conferma quanto annunciato e infatti nonostante l’evidente complicità che si scorge nei toni usati tra i due celebri amanti, dal carteggio emerge nitidamente la vicenda politica dell’Italia in uno dei momenti più drammatici della sua storia recente, il biennio 1943-1945, filtrato attraverso il punto di vista del suo massimo protagonista/responsabile e della donna con cui ha condiviso sino alla fine sentimenti e passioni. Politiche, in primo luogo.

Clara, non Claretta. Incrociando i dati contenutistici e cronologici delle carte del fondo Petacci i due studiosi hanno enucleato e ricostruito nella loro successione temporale il carteggio tra “Ben” e “Clara”. Perché così si chiamava e così lui la chiamava. “Claretta”, il nome con cui è passata alla storia era solo un diminutivo con valenza dispregiativa che le era stato appioppato dai nemici interni (moglie e famiglia del duce in primo luogo), e che tramite gli eredi politici del fascismo si è perpetuato anche in età repubblicana. Il primo merito di queste carte è pertanto quello di restituire dignità a una donna a cui finora era stato negato anche il diritto a un cognome, e di permettere una più realistica e complessa ricostruzione della sua personalità che è ben lontana dall’immagine distorta di eroina tutta cuore e niente cervello, giunta sino a noi. Amante, amica e nondimeno ascoltata consigliera politica dell’uomo più potente d’Italia, questo era in realtà Clara Petacci. Una donna che amava in Mussolini, insieme all’uomo, l’incarnazione al livello più alto dell’ideologia fascista. Un’ideologia che Mussolini aveva inventato e propagandato e che lei aveva succhiato col latte, tanto da far dire a Pasquale Chessa che la relazione tra i due, dal punto di vista spirituale è quasi un incesto.

Gli ultimi inediti del fascismo. Sono gli ultimi inediti del fascismo quelli raccolti in questo libro, un contributo alla ricerca storica serio e rigoroso nel metodo. Sembra quasi banale sottolineare il valore di questa operazione di ricostruzione storica, che per gli addetti ai lavori è quasi scontato, ma in tempi in cui Marcello dell’Utri spaccia al grande pubblico come fossero veri i falsi diari di Mussolini (che siano falsi è stato abbondantemente dimostrato!), sembra quanto mai urgente ristabilire un minimo di fondamentali. Anche perché, se si accetta di mettere sullo stesso piano lavori come quello di Chessa con i “Diari di Mussolini”, il passaggio successivo non può che essere quello di accreditare la perversa idea per cui i drastici tagli dei finanziamenti pubblici alla ricerca storica possano essere compensati dall’attività hobbistica di miliardari annoiati. Insomma, a ognuno il suo mestiere: agli storici la ricerca, a Marcello dell’Utri…ma che mestiere fa? Dalla lettura dell’ultima lettera inviata a Clara (18 aprile 1945) traspaiono chiaramente le reali intenzioni del duce, tutt’altro che intenzionato a rimanere al fianco dei suoi uomini nella ricostruzione di un nuovo stato improntato allo spirito originario del fascismo, a partire dalla Repubblica di Salò. Aveva le valigie pronte Benito e non fosse stato per il rifiuto dell’amico Franco avrebbe riparato preferibilmente in Spagna. Ma fino alla fine non trascurò nessun’altra delle tante ipotesi di fuga messe a punto dai suoi fedelissimi. Perché fuggire per il dittatore, che pure si sente circondato da traditori, non è tradire ma possibilità di rincominciare. La doppia morale dei potenti!

Non tutto è paragonabile. Leggendo questo libro è davvero difficile non farsi tentare dalla suggestione delle analogie – a dire il vero abilmente inoculate dagli stessi autori del libro – tra quell’epoca storica ormai lontana e quella che stiamo vivendo. Ma occorre fare uno sforzo di obiettività ed evitare, per dirla con Saviano, di cadere nell’errore di paragonare la situazione italiana con i totalitarismi del passato. Certamente una cosa non sembra trovare riscontro nella nostra epoca: l’immagine di un potente capo di stato circondato da amore e ammirazione sinceri da parte di una donna.

Sandra Mereu

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  1. Non basta andare in archivio per essere buoni storici, così come è necessario passare al vaglio la pubblicistica. La famosa lettera scritta da Mussolini a sua moglie non è mai stata rinvenuta. Per la sua scomparsa Rachele Guidi fornisce tre diverse versioni: 1) averla bruciata nei giorni immediatamente successivi al 25 aprile per paura ma dopo averla imparata a memoria; averla strappata in un momento di rabbia per il troppo dolore che le causava rileggerla ma sempre dopo averla imparata a memoria. Quindi la lettera – ammesso sia mai esistita – viene impropriamente riprodotta come se fosse un originale mentre si tratta, nella migliore delle ipotesi, del ricordo memorizzato di una donna, che certo non aveva molto piacere (come sa chiunque si dia pena di leggere il carteggio Mussolini -Petacci nel testo Chessa-Raggi) del ruolo politico e sentimentale occupato da Clara nella vita di suo marito.
    Quanto al ruolo politico di Clara: in una relazione umana non è importante se o quanto si seguano i consigli di una persona ma se quest’ultima è “autorizzata” ad entrare in aree al di fuori di quelle consentite da una profonda amicizia o da un amore. Clara è l’interlocutrice di Mussolini – la maggior parte delle lettere di lui a lei parlano di politica. Così come Clara espone il suo punto di vista sulla R.S.I per quanto divergente, a volte, da quello di Mussolini.
    Per quanto riguarda il documentario della Rai è enormemente sopravvalutato: chi ha letto il testo di Chessa e Raggi ha potuto notare come le lettere di Clara siano le stesse riprodotte nel loro testo: hanno persino gli stessi tagli (Clara è prolissa ci dicono gli autori). Diciamo che Archivio di Stato e Rai hanno trovato un legale escamotage per non pagare i diritti d’autore del testo a cui tutto il documentario è ispirato: compresa l’interpretazione delle lettere nel più ampio contesto storico.
    Anche io sono una storica e il mio campo di lavoro è la storia dell’area senese durante il medioevo: quindi so sia qual è la metodologia storiograficamente corretta sia come è facile, dopo aver faticato mesi, vedersi sottratta un’interpretazione di carte importanti solo perché sono pubbliche.

  2. Il documentario “Mussolini, il cadavere vivente” realizzato da Res Rai Storia in collaborazione con l’Archivio Centrale dello Stato, ha ottenuto la nomination dell’Impact Media Awards nella categoria “Best Use of Archive in a History Production”. L’Impact Media Summit Awards è una prestigiosa manifestazione che si tiene a New York e che attrae produttori televisivi e broadcasters da oltre venti paesi nel mondo. E’ la prima volta che un documentario italiano ottiene una nomination in quello che è il più importante premio della documentaristica storica.
    Giovedì 24 gennaio alle 18.30 (ora di NY) si svolgeranno le premiazioni. E, proprio in concomitanza con questo avvenimento, la serie completa dal titolo “Ben e Clara le ultime lettere”, di Giuseppe Giannotti, Davide Savelli, Clemente Volpini con la regia di Fedora Sasso, verrà proposta da martedì 29 gennaio a venerdì 1 febbraio alle 23.00 su Rai Storia.

  3. Come si voleva dimostrare le lettere della Petacci furono scritte e conservate appositamente affinchè i posteri potessero leggere i suoi pensieri, pertanto perdono di credibilità o meglio di spontaneità. Più credibili quelle scritte da Mussolini, se non altro perchè aveva raccomandato di distruggerle, quindi dettate da impulsi e stati d’animo autentici.
    Comunque nulla tolgono e nulla aggiungono a quanto già si sapeva sulla storia degli ultimi giorni della R.S.I. e dei rapporti con i tedeschi.
    Naturalmente il tutto è presentato con una punta di faziosità ed imprecisioni varie, tipo “Lui lanciò nel cinema la sorella di Clara”; non è vero, tentò in mille modi di dissuaderla, poi si decise a “raccomandarla” dotto le pressioni dell’amante (cosa non fa la gnocca).
    La raccomandazione servì meno di zero, perchè il film risultò un fiasco e non se ne parlò più.
    Non è vero che i due si incontrarono sul lungomare di Ostia; la cronaca cita l’incontro, casuale, sull’autostrada Roma Ostia, quando l’automobile sulla quale era Clara si fermò per un guasto ed il Duce, che passava di lì per caso con la sua auto, si fermò per chiedere se avessero bisogno di aiuto.
    Non è vero che la Rocca delle Caminate era la residenza estiva del Duce; era la casa, diciamo così, privata dei Mussolini. La casa delle vacanze invece era a Riccione, ancora esiste il palazzotto, presa in affitto anno per anno.
    Sono sciocchezze, ma storici “illustri” non devono cadere in simili arronzature.

    • Che le lettere tra Benito Mussolini e Clara Petacci non aggiungano niente di nuovo a quanto già si sapeva sui fatti storici non è esatto. Per esempio, è stato detto che le dichiarazioni di Mussolini sciolgono un nodo storiografico intorno al quale gli storici hanno discusso per decenni, cioè chiariscono inequivocabilmente che la Repubblica di Salò era uno Stato fantoccio coompletamente controllato dalla Germania di Hitler.
      Personalmente del lavoro di Chessa e Raggi, da cui è partita tutta questa discussione, ho apprezzato la scientificità del metodo usato per l’edizione di queste fonti. Che poi è la base per ogni seria ricostruzione storica.
      Mentre gli aspetti privati che riguardano la relazione tra i due celebri amanti sono quelli che meno mi hanno appassionato. Però riguardo all’influenza della Petacci su Mussolini, che lei molto elegantemente attribuisce al potere della “gnocca”, mi permetto di osservare che se fosse davvero così ciò non potrebbe che essere speculare e proporzionale alla cieca sudditanza ai più “bassi” istinti del genere maschile!

  4. RAI 3 E RAI EDUCATIONAL in collaborazione con l’Archivio Centrale dello Stato presentano “MUSSOLINI. IL CADAVERE VIVENTE” documentario realizzato da RES – RAI Storia. La storia della Repubblica Sociale Italiana e la vita quotidiana di Benito Mussolini e Clara Petacci, attraverso le lettere scritte dal dittatore e dall’amante, durante i seicento giorni di Salò, lette ed interpretate da Michele Placido e Maya Sansa.

    Il documentario andrà in onda su RAI 3, mercoledì 5 settembre alle ore 21.00 e su Rai Storia, Digitale Terrestre e TivùSat da sabato 22 settembre alle ore 23.00 la serie in quattro puntate “Ben e Clara. Le ultime lettere”

  5. Pare che l’ultima lettera, Mussolini, l’abbia scritta alla moglie Rachele poco prima di lasciare Milano per l’ultimo viaggio. L’affermano numerose fonti e, considerato il drammatico momento, la notizia resta credibile. Alcuni storici propendono che, contestualmente, le abbia inviato documenti importanti e, forse, qualche soldo.
    Clara Petacci è la classica donna innamorata, del fascino del Capo e del Fascismo, decisa a seguire il proprio ideale fino alla fine.
    Scrivere che Mussolini ne fosse infastidito è esagerato ma, credo, non fosse molto contento tanto da invitarla, più volte, a lasciarlo al suo destino.
    Le va dato credito, comunque, di essere andata incontro a morte sicura con determinazione.

    • Sarebbe interessante conoscere quali sono gli storici e da dove provengono le fonti che affermano questa verità inedita. Il libro di Barbara Raggi e Pasquale Chessa si basa su documenti autentici conservati presso l’Archivio centrale dello Stato, riscontrabili da tutti. Dal contenuto di quelle lettere Mussolini appare molto legato a quella donna, si capisce che lei non è una delle sue tante amanti, ma un’amica, confidente, consigliera. Quando si è depressi e disperati, come era Mussolini in quei mesi, capita a tutti di chiedere di essere lasciati soli, di essere abbandonati al proprio destino.

      • Ho impiegato un pò di giorni a trovare la notizia (posseggo numerosissimi libri sul Fascismo e la storia del Fascismo), finalmente l’ho trovata.
        Si tratta di un’opera poco conosciuta di Mario Fusti Carofiglio: “Vita di Mussolini e storia del Fascismo”, pubblicato a fascicoli settimanali nel 1950, a mente fresca.
        Fusti Carofiglio è un testimone degli ultimi anni di guerra e sembra attendibile perchè mai smentito. La stessa notizia l’ho letta altrove con qualche variante.
        L’unica inesattezza che ho scritto è che Mussolini non scrisse da Milano, ma da Como il 25 Aprile 1945, poco prima di partire per l’ultimo viaggio, con una matita rossoblu.
        La documentazione cartacea non è di per sè verità assoluta, altrimenti saremmo tutti storici andando a copiare all’archivio di Stato. Un documento, anche secolare, può contenere bugie, punti di vista personali, inesattezze in buona fede o può essere scritto appositamente per fuorviare i posteri. Sta allo storico, in quanto tale, interpretare, vagliare, contestualizzare ed alla fine pronunciarsi, come faceva De Felice, che pur partendo da documenti ufficiali ha dato del Fascismo un’interpretazione accettata dalla maggior parte degli studiosi.
        Nello specifico, da come dichiara, prende per buone le lettere nel loro scritto.
        Mi permetta di avere qualche dubbio circa le reali intenzioni di Mussolini. Sappiamo, quando si scrive ad una fidanzata che non si ama o ad un’amante ingombrante le frasi di circostanza che vengono in mente.
        Mi risulta poi che il Duce non ascoltasse nessuno e sbagliasse da solo, come quando non segui il consiglio di Rachele a non andare dal Re, dopo il 25 Luglio; infatti fu arrestato.
        Dimenticavo, Fusti Carofiglio cita sempre Clara Petacci e non Claretta.

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