“Come mi batte forte il tuo cuore” di Benedetta Tobagi (Einaudi 2009)

“Come mi batte forte il tuo cuore, è il libro che Benedetta Tobagi ha dedicato alla figura del padre Walter, il giornalista del Corriere della Sera assassinato trent’anni fa da un gruppo armato di terroristi di estrema sinistra. Benedetta all’epoca aveva appena tre anni e del padre non aveva alcun ricordo privato, ma per tutta l’infanzia e l’adolescenza su di lei è pesata come un macigno la sua immagine pubblica, avvertita sempre più chiaramente come una rappresentazione deformata e tendenziosa. Così, mossa dal desiderio di “sfilargli l’elmo”, scavando tra le carte private e poi tra quelle degli archivi pubblici, ha tentato di ricostruirne la vera identità umana e professionale. Chi era Walter Tobagi? All’indomani del brutale assassinio i giornali italiani tracciarono di lui il ritratto di un eroe e martire della libertà di stampa. Obbedivano in questo modo a un tipico meccanismo, non sempre inconsapevole, per cui con l’intento dichiarato di onorare l’uomo, si ottiene di fatto il risultato di depotenziarlo, nella misura in cui esaltandone gli aspetti di eccezionalità (l’eroe, il martire) lo si presenta come una figura poco terrena e quindi non imitabile per la maggior parte delle persone. Tobagi a più riprese viene anche additato come uomo legato a Craxi e strumento del tentativo di lottizzazione politica del settore dell‟informazione. E’ vero, Tobagi era un socialista, come lo era stato suo padre, un umile ciabattino di un piccolo paese dell’Umbria che negli anni ’50 si era trasferito a Milano con la famiglia. Ma, nonostante la sua passione politica, rimase sempre fermamente convinto che per un giornalista di informazione fosse quanto mai “inappropriato avere un legame organico con qualsiasi partito politico”. E per questa ragione, divenuto giornalista, non rinnovò più la tessera del PSI. Walter Tobagi era anche un riformista, in un momento storico in cui esserlo non andava certo di moda. I terroristi in Italia non uccidevano i capitani d’industria e i neonazisti (come ebbe a dire un ex terrorista tedesco) ma i progressisti. Le cronache del tempo arrivano a registrare anche due omicidi al giorno, tutti di personaggi riconducibili all‟area riformista (operai, magistrati, giornalisti).

Per quale ragione fu ucciso Walter Tobagi? Il vero motivo, rigorosamente dimostrato da Benedetta, risiede nel metodo usato. Tobagi era un giornalista che non si limitava a riproporre verità di comodo, cariche di pregiudizi scaturiti da valutazioni politiche precostituite, ma si sforzava di capire la reale dimensione e la complessità dei fenomeni sociali da cui scaturiva il terrorismo. Scandagliò a fondo la zona grigia in cui il disgusto e la sfiducia nelle istituzioni, dovute alle mancate riforme, finivano per accecare le persone a tal punto da renderle indulgenti verso la ferocia brigatista e fu tra i pochi a sostenere che i terroristi favorivano oggettivamente le forze più conservatrici, finendo per soffocare gli spazi per ogni altra forma di dissenso e antagonismo sociale. Anche quando parlava di libertà di stampa lo faceva cogliendone gli aspetti meno scontati e più problematici. In un momento in cui i giornalisti finivano in carcere per aver divulgato notizie ancora coperte dal segreto di stato, Tobagi si interrogava sull’opportunità di pubblicare i comunicati dei brigatisti, sulla scorta delle teorie di MacLuhan che proponeva di boicottare il terrorismo proprio col silenzio stampa. Walter Tobagi oggi, grazie al lavoro intimo e insieme di ricerca storica compiuto dalla figlia Benedetta, ci appare spogliato da ogni alone di eroismo ma al tempo stesso si impone come un vero modello digiornalista. Al suo esempio occorre guardare per riconoscere intorno a noi i tanti, troppi esempi di cattivo giornalismo. Al suo rigore morale e alla sua onestà intellettuale occorre rifarsi per ribellarsi ai palesi tentativi di manipolazione dell’opinione pubblica attuati da quei giornalisti, di grandi e piccole testate sparse in tutta l’Italia, che costruiscono notizie diffamatorie sulla base di documenti arbitrariamente interpretati o peggio ancora svincolati da qualunque contesto archivistico atto a fornire autenticità, con l’intento malcelato di intimidire o distruggere persone considerate nemiche della parte politica o del disegno eversivo che servono. Lo scorso anno, in numerosi articoli e dibattiti, un grande giornalista come Eugenio Scalfari ha più volte messo in guardia dal rischio di imbarbarimento della nostra moderna civiltà. Per lui, infatti, seppure l’arrivo dei Barbari quando una civiltà è ormai giunta al declino non è di per sé un male, tuttavia è un dovere morale della nostra civiltà occidentale conservare integro il patrimonio di valori su cui questa si fonda. Per trasmetterlo ai futuri Umanisti, quando questi saranno pronti per riscoprirlo.

Sandra Mereu

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