Cambiare si può, si deve: se non ora, quando?

“La mega macchina del finanzcapitalismo è giunta ad asservire ai propri scopi di estrazione del valore ogni aspetto come ogni angolo del mondo contemporaneo. Un simile successo non è dovuto a un’economia che con le sue innovazioni ha travolto la politica, bensì a una politica cha ha identificato i propri fini con quelli dell’economia finanziaria, adoperandosi con ogni mezzo per favorire la sua ascesa. In tal modo la politica ha abdicato al proprio compito storico di incivilire, governando l’economia, la convivenza umana” (Luciano Gallino, Finanzcapitalismo : la civiltà del denaro in crisi, Einaudi 2011).

La drammatica crisi causata dal perverso intreccio tra economia e politica, efficacemente descritto da Luciano Gallino nel suo ultimo libro, continua a produrre i suoi devastanti effetti sulla crescita, sul reddito, sull’occupazione, sull’inflazione e sulle borse finanziarie di tutto il mondo. In questo scenario la politica europea risponde con misure che si limitano a tenere sotto controllo il debito pubblico senza un programma della regolazione della finanza privata e senza misure per la crescita. Di contro in Italia dopo tre anni di mancato riconoscimento della crisi, di conti sbagliati, di nessuna lotta all’evasione e di assenza di stimoli all’economia, improvvisamente il governo drammatizza la situazione e si affretta a varare, una di seguito all’altra, manovre correttive da molti giudicate inique e inadeguate. Riceviamo e volentieri pubblichiamo la nota di Guido Lai sulle ragioni dello sciopero indetto dalla CGIL contro la manovra del governo per domani, 6 Settembre. (S.M.)

Il ritiro delle norme che abolivano le feste civili, tra cui il Primo Maggio e il 25 aprile, un vero affronto alla storia e alla cultura del nostro Paese, e di quella che mirava a cancellare le tredicesime dei dipendenti pubblici, appaiono come il primo risultato della mobilitazione del mondo del lavoro, e della CGIL in particolare. Ma è indubbio che, nonostante i ritocchi intervenuti in corso d’opera, la manovra finanziaria che il governo si sta affrettando a varare conserva intatto il suo carattere di provvedimento iniquo, classista e depressivo. “La manovra rimane ingiusta – ha detto Susanna Camusso – e le ultime decisioni sul contribuito di solidarietà ne accentuano il carattere di provocazione sociale”. Questa manovra discrimina i lavoratori pubblici facendo ricadere solo su questa parte del Paese la maggior parte del peso da sostenere, mentre le misure sulle pensioni e il riscatto della laurea e del militare lanciano ai giovani un messaggio devastante: delle istituzioni e dello Stato non ci si può fidare.

E’ importante che tutti i lavoratori mantengano alta la guardia e prendano pienamente consapevolezza delle ragioni che stanno alla base dello sciopero generale indetto dalla CGIL per domani, martedì 6 settembre. Tutti i provvedimenti adottati in questa manovra, che si vanno a sommare a quelli della precedente di luglio, mirano a non toccare gli interessi espressi dalla base elettorale di riferimento del governo. Si tratta in generale di scelte economiche che non aiutano la coesione sociale, non liberano risorse per imprese e lavoro, non stimolano la crescita nel breve e medio termine, non pongono le basi per la crescita nel medio e lungo periodo, non indirizzano lo sviluppo e non ricercano la sostenibilità.

Visti nel dettaglio i provvedimenti del governo si traducono in interventi di taglio della spesa e di incremento delle entrate che penalizzano direttamente e indirettamente le fasce di cittadini meno abbienti, senza offrire in cambio alcuna garanzia che i loro sacrifici saranno compensati da una ripresa dell’economia, dell’occupazione e quindi da un miglioramento futuro delle condizioni di vita generali. Le uniche misure che dovrebbero aiutare l’economia appaiono inefficaci, inutili, demagogiche e sbagliate. Di contro i nuovi tagli agli enti locali andranno a scapito dei servizi pubblici, delle economie locali, del welfare, del capitale sociale e dunque dei redditi medio bassi e delle persone in condizione di povertà. Per compensare i tagli si prevede che le Regioni e i comuni possano aumentare l’aliquota dell’addizionale IRPEF e dunque, ancora una volta, come un cane che si morde la coda, al finanziamento degli enti locali contribuiranno innanzitutto i lavoratori dipendenti e i pensionati.  I tanto declamati tagli ai costi della politica rischiano invece di tradursi in misure di contenimento della rappresentanza politica. Non ci sarà snellimento e semplificazione e decentramento delle amministrazioni in coerenza con i principi del federalismo ma solo “tagli alle poltrone locali”. Nessun accenno alla riduzione del numero dei parlamentari e ai loro privilegi.

Oltre ad essere di corto respiro, questa manovra risulta odiosa per l’inserimento di alcune misure che hanno il carattere di vendetta sociale. Approfittando del momento di emergenza e delle pressioni della UE questo governo ha pensato bene di introdurre qui misure punitive che non è riuscito a far approvare per le vie amministrative e legislative normali. Prima tra tutte quella che dà la possibilità anche alle aziende con più di 15 dipendenti di poter ricorrere più facilmente ai licenziamenti senza giusta causa (aggirando il divieto sancito dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori), continuando poi con le norme sulla riduzione degli organici dei dirigenti e del personale non dirigenziale di tutte le amministrazioni centrali, che però non si applicano ai dirigenti nominati direttamente dalla politica. O i provvedimenti sulle rinnovabili e sulle agevolazioni fiscali per le società cooperative: gli unici due settori in crescita nel Paese ma che forse hanno il torto, agli occhi del governo, di aver espresso opinioni diverse rispetto alla sua politica economica.

Risanare i conti dello Stato si può e si deve, ma la strada può e deve essere un’altra. L’equilibrio dei conti si deve ottenere coinvolgendo tutti i cittadini in ragione della loro capacità contributiva. Si possono e si devono tassare le Grandi Ricchezze e i Grandi Immobili. Si deve perseguire una vera lotta all’evasione fiscale (oggi pari a 130MLD), con il coinvolgimento delle istituzioni locali opportunamente dotate di adeguati poteri di accertamento su tutto il reddito effettivo, senza trascurare il tenore di vita dei contribuenti, in previsione di una compartecipazione del gettito recuperato. Ma questo ancora non basta. Le risorse recuperate dai tagli e derivate dalle maggiori entrate devono essere destinate in maniera mirata alla crescita economica e agli investimenti.

Le organizzazioni sindacali, le forze sociali, le istituzioni più vicine alle comunità, al mondo dell’associazionismo e del volontariato e della cooperazione sociale, i singoli cittadini che subiranno questa manovra o semplicemente credono che nessuno può vivere bene in una società dove tanti vivono male hanno l’occasione martedì 6 settembre (alle 9:00 in Piazza Garibaldi a Cagliari) di contrastare con la CGIL una manovra iniqua e inefficace.

Guido Lai

               

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Una risposta

  1. Condivido pienamente quanto sostenuto da Guido nel suo intervento, in riguardo agli effetti devastanti che il decreto sulla manovra finanziaria potrà avere nei confronti degli enti locali e dei comuni in particolare, a causa dei notevoli tagli ai trasferimenti delle risorse che la manovra contiene.
    Aggiungerei che non è previsto nessun alleggerimento dei vincoli del “patto di stabilità” e che quindi le amministrazioni comunali, continueranno a doversi confrontare con l’impossibilità di poter spendere le risorse accumulate con i fondi residui degli anni scorsi ( 20 milioni per il comune di Sestu)
    Con la conseguente difficoltà a realizzare le opere pubbliche di prima necessità : strade e marciapiedi, scuole e asili, piazze, strutture sportive etc…..

    È evidente inoltre come la manovra vada a colpire in maniera scandalosa il pubblico impiego, con il blocco dei contratti, il taglio del personale, l’aumento dell’età pensionabile anche dopo i 40 anni di contributi, il minacciato differimento della tredicesima, il posticipo di due anni del T.F.S, la riduzione dei fondi per il funzionamento dei servizi etc…….

    Oltre a condividere quindi quanto sostenuto da Guido, ritengo importantissimo aderire allo sciopero proclamato dalla C.G.I.L e partecipare alla manifestazione Martedì 6 Settembre.
    Io ci sarò : Se non ora, quando ? ! !

    Elio Farris

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