“Il libro di Legno”, Gian Mauro Costa (Sellerio 2011)

Ho scelto questo libro perchè parlava di libri, perchè Sellerio non lascia mai del tutto insoddistatti, ma soprattutto perchè mi è piaciuta l’ultima pagina, che al solito ho letto prima ancora dell’abstract (potete per questo inviarmi privatamente i vostri insulti). Altre volte mi è capitato di essere catturata da un finale che si rivelava l’unica cosa decente del libro, ma questa volta per fortuna non è stato così. Si tratta infatti di una storia molto originale e la figura del protagonista Enzo Baiamonte, un radiotecnico che per arrotondare aiuta un avvocato a recuperare oggetti e trovare persone, è delineata in modo esemplare. Fermiamoci un po’ sul personaggio di Enzo. Anche senza ricorrere allo stereotipo dell’investigatore cinematografico e televisivo (bello, carismatico, deciso etc.), ma fermandoci ai gialli nostrani, o addirittura restringendo il campo alla stessa casa editrice  (Sellerio), troviamo dei protagonisti tutt’altro che privi di fascino, dal commissario Salvo Montalbano all’avvocato Guido Guerrieri. In un’ipotetica scala di valutazione dei protagonisti maschili Enzo totalizzerebbe invece un punteggio decisamente basso. O forse non entrerebbe nemmeno in classifica: è poco avvenente, non particolarmente brillante, goffo e decisamente non di successo. Perfino Vincenzo Malinconico di “Non avevo capito Niente” e “Mia suocera beve” lo stacca di qualche lunghezza. Però a noi piace lo stesso. E’ una persona perbene e gentile Enzo, di quell’autentica gentilezza che fa scegliere parole e gesti per lenire e mai per ferire. Ma c’è di più. Quando da tutte le parti nostro malgrado sembrano arrivarci immagini di una pseudo sensualità cinica e rozza, giocata esibendo corpi di donne giovanissime o siliconate, Enzo Baiamonte ci fa ritrovare la genuina sensualità che può nascondersi nelle pieghe della pelle di una donna o in un paio di lenzuola profumate di basilico.

Sandra Olianas

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