Presentazione del libro “Il soldino dell’anima: Antonio Pigliaru interroga Antonio Gramsci” (Cuec 2011)



Giovedì 27 ottobre a Cagliari alle ore 17 presso il salone della Società Umanitaria, viale Trieste 126, sarà presentato il libro “Il soldino dell’anima: Antonio Pigliaru interroga Antonio Gramsci” edito da CUEC (2011). 
L’iniziativa è curata congiuntamente dalla Società Umanitaria Cineteca sarda di Cagliari, dall’Associazione Casa natale Antonio Gramsci di Ales, dalla Casa Gramsci di Ghilarza, dall’Istituto Gramsci della Sardegna e da CUEC Editrice. 

La Recensione

L’ultimo omaggio a Gramsci – Il libro “Il soldino dell’anima: Antonio Pigliaru interroga Antonio Gramsci” è l’ultimo contrappunto messo in parole e note da Giorgio Baratta. Fu il filosofo romano, morto il 20 gennaio del 2010, ad immaginarsi il dialogo tra i due più grandi intellettuali sardi del ventesimo secolo. Il volume, edito dalla CUEC di Cagliari, raccoglie infatti gli atti del convegno da lui curato e svoltosi a Ghilarza l’anno precedente in cui compaiono molti contributi di studiosi del pensiero di Pigliaru e Gramsci. Due intellettuali accomunati dal fatto di essere socratici e dialogici, come sostiene lo storico Federico Francioni nel suo intervento “Questione sarda e questione meridionale: gli strumenti analitici di Antonio Gramsci e Antonio Pigliaru”.

Pigliaru e Gramsci – Pigliaru, attento lettore di Antonio Gramsci fu l’ideatore della rivista Ichnusa, considerata la più gramsciana tra quelle stampate in Sardegna nella seconda metà del secolo scorso. Il volume ripropone in appendice due scritti di Pigliaru: “Gramsci e la filosofia della prassi” (pubblicato per la prima volta nella rivista “I problemi della pedagogia” nel 1963) e “L’eredità di Gramsci e la cultura sarda”, la relazione che Pigliaru presentò al convegno internazionale di studi gramsciani tenutosi a Cagliari nell’aprile del 1967 (poi pubblicata in “Gramsci e la cultura contemporanea” da Editori riuniti).  A quel convegno, curato da Giovanni Lilliu, Pigliaru non partecipò personalmente a causa delle sue condizioni di salute ma il suo testo fu comunque letto e ancora oggi rappresenta una delle più lucide analisi della cultura sarda in un momento cruciale della storia recente quale fu quello degli anni della Rinascita. Pigliaru coglieva allora il benefico risveglio delle idee che circolavano in campo artistico e letterario nell’isola e ne tracciava lo sviluppo successivo con alcune intuizioni che confermano le sue qualità di uomo e di studioso sempre attento al nuovo che – per dirla con Gramsci – deve portarci  in un futuro dal cuore antico.

Sprovincializzare la cultura – “Antonio Pigliaru ha studiato profondamente Gramsci, a un certo punto della sua vita. Anzi Gramsci è diventato per lui più che un oggetto di studio: forse addirittura una prospettiva; per capire, per trovare un senso”.  Sono le parole con cui Salvatore Mannuzzu – che di Pigliaru fu allievo, amico e collaboratore – in uno dei suoi ultimi libri, “Cenere e ghiaccio”, parla di Gramsci descrivendolo in rotta verso il polo sulla nave del marinaio Nensen che si è incagliata nei ghiacci del Mare Artico. Gramsci e Pigliaru sono rappresentati da Mannuzzu come idealmente uniti nel comune obiettivo di “sprovincializzare la cultura sarda”, intenti a far emergere una nuova coscienza, più moderna, capace di scardinare la pedanteria e il filisteismo che insieme al settarismo localistico l’avevano sino ad allora caratterizzata, e che era ben rappresentata dai quotidiani sardi che si stampavano a Cagliari e a Sassari. “La lotta per la rinascita costituisce la manifestazione più pienamente culturale che esista”: è l’assunto gramsciano da cui Pigliaru prende le mosse per intraprendere un percorso che lo consacra nel panorama sardo come il più attivo animatore culturale della stagione della Rinascita in Sardegna.

I contributi – Della funzione degli intellettuali nella società parla in questo volume anche Michela Murgia, in un contributo dal titolo “Pigliaru, Gramsci e il silenzio degli intellettuali”. Il volume contiene inoltre i contributi di Giulio Angioni, Giorgio Baratta, Francesco Carta, Francesco Cocco, Gian Luigi Deiana, Rina Fancellu Pigliaru, Attilio Mastino, Benedetto Meloni, Alessandra Pigliaru, Vindice Ribichesu, Giorgio Serra.

La locandina dell’invito

  (S. M.)

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