“SERVIZIO PUBBLICO” in Sardegna: quando un veicolo non vale l’altro.

Nei giorni scorsi i giornali riportavano la notizia  dell’imminente messa in onda (dal 3 novembre) del nuovo programma di Michele Santoro per il quale, alla fine, si è scelto il titolo di “Servizio Pubblico” preferito a quello iniziale, “Comizi d’amore”. La particolarità di questo evento consiste da un lato nella sua genesi, dall’altro nella scelta del veicolo di diffusione.  E’ noto a tutti che Santoro è stato allontanato dalla Rai perché sgradito al premier Berlusconi. Un’ostilità che si è manifestata in continui attacchi da parte dell’azienda Rai nei confronti del conduttore, tradottasi poi in una vertenza giudiziaria che – come si può sentire nel video del Fatto quotidiano del 24/10/2011, linkato sotto – “ogni anno si arricchiva di nuovi  episodi” e costringeva il conduttore a doversi difendere dalle aggressioni del suo editore con i propri soldi, che provenivano proprio da quei proventi che lui stesso faceva confluire cospicui nelle casse della Rai. Un paradosso che Santoro ha definito “insopportabile”, fonte di un enorme stress psicologico che non era più possibile tollerare: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/24/santoro-il-programma-si-chiamera-servizio-pubblico-tutto-pronto-alla-diretta-multicanale/165999/.

A questa travagliata storia è poi seguito il mancato perfezionamento dell’accordo con La7, a causa della poco vantaggiosa offerta economica e soprattutto dei forti vincoli imposti all’autonomia del giornalista, tali da far dire a Santoro che le condizioni erano estremamente vantaggiose per La7  (“coi nostri soldi ci avrebbe anche pagato”) e per di più pretendevano di “vedere la scaletta” prima di ogni trasmissione:  http://www.youtube.com/watch?v=QA11WFkMoMs?

Da qui la scelta di trovare una terza via.  Dove la difesa del principio di libertà di espressione è il manto su cui viaggia l’informazione e la protesta contro il conflitto di interessi il guard rail da cui non si può uscire. Per forzare la situazione di monopolio dell’informazione che non permette ai giornalisti italiani di esprimersi liberamente, Santoro ha creato un sistema che si regge su una società di azionariato popolare (ad oggi più di 80.000 sottoscrizioni) dove i cittadini che decidono di farne parte diventano di fatto i produttori del nuovo programma – e su un sistema multimediale di trasmissione.

“Servizio pubblico” si potrà infatti vedere in diretta sul web (tra cui il sito di Repubblica e Corriere della Sera), su canale 504 di Sky, e su una rete di televisioni locali a diffusione regionale che nel loro insieme coprono l’intero territorio nazionale. In Sardegna la trasmissione di Santoro andrà in onda su tcs. Ed è su questo punto che in molti si sono domandati come sia stato possibile che qui da noi il paladino della libertà di espressione si sia tanto disinvoltamente alleato con l’editore Zoncheddu. E’ noto infatti come  l’imprenditore-editore sardo supporti e rappresenti nell’isola gli interessi della destra berlusconiana, forte del controllo di un sistema di media che insieme a tcs annovera il quotidiano L’Unione Sarda, Videolina e la radio privata Radiolina.

Se forse non è giusto chiedere a un giornalista stipendiato dell’Unione Sarda di porsi troppi problemi di coscienza anche quando professa idee di sinistra, non altrettanto si può dire però per il popolare conduttore di Anno Zero, che in Italia è diventato la vittima di quel tipo di potere politico retto da Berlusconi e al tempo stesso il simbolo della resistenza contro la prepotenza di chi pretende di ridurre al silenzio le voci scomode, servendosi per questo fine di ogni mezzo a sua disposizione. Santoro ha spiegato la sua scelta in ragione della capacità dell’emittente di coprire l’intero territorio regionale e questo “benche esistano altre soluzioni tecnicamente non meno valide” (così Giovanni Maria Bellu su Sardegna24 del 20 ottobre 2011). Per Santoro inoltre sarebbe sbagliato affidare il programma sulla base dello schieramento politico.

Ciascuno valuti come crede questa scelta. Io preferisco qui concentrarmi sullo strano comportamento dell’editore sardo.  Perché Zuncheddu non trasmette il programma sulla sua emittente più diffusa e seguita in Sardegna, cioè su Videolina? Possibile che un imprenditore scaltro come lui non abbia valutato il vantaggio decisamente maggiore che ne trarrebbe? Allora mi è venuto in mente che forse dietro questa scelta si nasconde qualcosa di non proprio trasparente. Nella migliore delle ipotesi un certo imbarazzo nei confronti del mondo politico di riferimento, nella peggiore il tentativo di minimizzare l’impatto sull’opinione pubblica che “Servizio Pubblico” potrebbe avere anche in Sardegna. Che ne dite, sarà il caso di suggerirglielo a Santoro?

Sandra Mereu

  1. Sarebbe interessante sapere quali sono stati i dati di ascolto realizzati da tcs in occasione della trasmissione di Santoro. Qualcuno li conosce?

  2. Se il Presidente del Consiglio può permettersi di spendere 1 Miliardo di euro in 30 mesi per regali e “paghette” alle ragazze dei festini, vuoi che un contributo al proprietario di Videolina per non trasmettere la trasmissione di Santoro non possa permetterselo?
    Non ci sarebbe da stupirsi…..

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