Quando la verità non sta in mezzo

Per farsi un’idea obiettiva sulla questione della proprietà dello stabile di via Gramsci 5/7 che fu sede dello storico Partito Comunista di Sestu, al riparo da speculazioni ispirate vuoi da calcolo politico, vuoi da un non meno preoccupante cupio dissolvi, che mette tutti sullo stesso piano e non distingue più tra causa ed effetto, tra ragione e torto, è necessario tenere ben presente che in questa faccenda c’è un diritto e c’è un sopruso. Ci sono vie legali e ci sono mezzucci infantili per procurarsi attenzione e sostegno. C’è la sicurezza di chi può vantare una legittima eredità e ci sono goffi appelli a corte che, c’è da credere, difficilmente troveranno soddisfazione. Riporto di seguito, a questo proposito, un’interessante chiacchierata con Elio Farris, ex DS e attuale esponente di SEL nonché assiduo frequentatore della sede di via Gramsci come animatore delle attività socio-ricreative che lì si svolgono da anni. (Sandra Mereu)

Elio, tu hai fatto parte dell’ultimo direttivo DS che concluse l’esperienza politica iniziata col PCI, per permettere la nascita del PD. In che percentuale i dirigenti dei DS aderirono al PD?

Non più del 30%. Un dato che, se vogliamo, già di per se potrebbe essere sufficiente a far cadere la pretesa dell’attuale segretaria del PD che rivendica la proprietà dell’immobile. Il PD infatti non è la naturale prosecuzione del PCI-PDS-DS, né politicamente né giuridicamente.

Quindi tu non pensi che gli attuali rapporti di forza determinati dalle preferenze elettorali dei cittadini siano un valido motivo per vantare la proprietà della sede?

Direi proprio di no. Molti non sanno, o fingono di non sapere, che i DS pur non esistendo più come partito politico continuano ad esistere come soggetto giuridico proprio per gestire il patrimonio accumulato dal PCI grazie al contributo dei tanti militanti che hanno creduto nel suo progetto politico. A Sestu i proprietari della sede sono dunque i membri dell’ultimo direttivo DS. Che ne dispongono come meglio credono.

E che uso volete farne?

La nostra intenzione è sempre stata quella di continuare nel solco tracciato da chi quella sede ha costruito. Allora ciascuno contribuì in ragione delle sue possibilità ma tutti indistintamente ne erano allo stesso modo i proprietari. Oggi per noi rispettare quello spirito comunitario significa innanzitutto impedire che qualcun’altro si proclami arbitrariamente proprietario. E poi far si che questa sede diventi una casa da mettere a disposizione dei partiti e delle associazioni che a Sestu si riconoscono nei valori della sinistra.

Quindi anche del PD?

La nostra disponibilità nei confronti del PD è dimostrata dai fatti. Nelle more del perfezionamento degli atti che sanciranno il definitivo assetto della gestione dello stabile abbiamo messo a disposizione del PD la nostra sede, come si fa tra gentiluomini. Mai ci saremo aspettati quello che poi è successo…

Cosa è successo?

E’ successo che i nostri ospiti prima hanno cambiato la serratura della sala delle riunioni del primo piano senza avvertirci e poi si sono guardati bene dal consegnarci una copia delle chiavi, neanche quando le abbiamo espressamente richieste. In seguito sono iniziate a circolare tesi di un presunto diritto di proprietà del PD sullo stabile. Ultimo in ordine di tempo, hanno mandato i carabinieri nella sede sostenendo che avevamo intenzione di forzare la serratura della sala riunioni. Inutile dire che non era vero niente, come ha potuto constatare lo stesso maresciallo.

Come valuti tutto ciò?

E’ davvero triste vedere che il Partito Democratico che dovrebbe avere nel suo dna il rispetto delle regole e della legalità, nell’agire dei suoi rappresentanti locali, qui a Sestu, usi argomenti e utilizzi metodi che ricordano la prepotenza dei più forti tipica del mondo feudale. Atteggiamenti di prevaricazione di questo tipo poco si addicono a uno Stato di diritto e tanto meno a un partito di centro-sinistra che per di più oggi è impegnato a contrastare Berlusconi e il berlusconismo.

In che misura questa controversia può ripercuotersi sull’Amministrazione?

Io credo che i piani debbano essere tenuti ben distinti: una cosa sono le questioni interne ai partiti, soprattutto quando si riferiscono a fatti che non hanno niente a che vedere con la politica, altra cosa sono le scelte che vengono fatte all’interno dell’amministrazione comunale. Se qualcuno pensa di usare la questione della sede per influenzare o condizionare le scelte politiche dell’amministrazione o peggio per darle una “spallata” (come vorrebbe qualcuno che candidamente invoca accordi pre-elettorali paralleli a quelli ufficiali), se ne assumerà la responsabilità di fronte agli elettori. Questo modo di fare politica non appartiene alla nostra tradizione. Siamo persone serie, leali e trasparenti, noi!

Grazie Elio, sei stato davvero molto chiaro!

  1. Alcuni nostri lettori ci riferiscono che un giornale locale ha citato i contenuti di questo articolo premettendo che SESTU RELOADED sarebbe un blog poco letto. Come fa a dirlo non è dato sapere. Ma a certi “giornalisti” impregnati di berlusconismo sino al midollo, come sappiamo bene, non interessa raccontare la realtà ma inventarne una parallela e poi spacciarla come vera. Evidentemente però il “direttore” di quel giornale lo legge molto attentamente il nostro blog e non ha potuto fare a meno di citare l’articolo e il sito in cui è comparso. Qualcuno dovrebbe però spiegare all’illustre direttore che anche se con una lettera sbagliata google non manca mai di indirizzare al sito giusto…GRAZIE PER LA INATTESA PUBBLICITA’!

  2. Forse è un po’ ingenuo pensare che all’interno di una giunta o di un consiglio comunale, così come in una qualunque altra organizzazione che persegue finalità imposte dalla legge, per poter realizzare qualcosa di concreto e di positivo tutti debbano andare d’amore e d’accordo, incontrarsi a cena insieme, diventare amici sul piano personale. Il senso di responsabilità degli amministratori si misura anche rispetto alla capacità che hanno di scindere tra ciò che attiene alla politica e ciò che esula da questa. La faccenda della sede di via Gramsci non ha niente a che vedere con il programma dell’amministrazione, ma è altrettanto evidente che la commistione di cariche che si realizza in capo alla segretaria del pd, che è nello stesso tempo anche consigliere comunale e capogruppo, è un banco di prova del suo equilibrio politico, del suo senso di responsabilità e della sua capacità di gestire l’evidente conflitto di interessi in cui si trova.

  3. Eppure una domanda sorge spontanea e non può essere elusa: con i vari conflitti interni, in atto già da tempo, come può l’Amministrazione, di cui fanno parte esponenti dei gruppi contrapposti, lavorare serenamente e in modo proficuo per il bene del paese e dunque della collettività?

    • Posto che Elio … ha chiarito pubblicamente come la pensa al riguardo, a chi ti riferisci quando dici che la domanda non può essere elusa? E ancora … a cosa ti riferisci quando parli di conflitti interni all’amministrazione comunale in atto da tempo? Escludendo evidentemente il normale confronto dialettico sulle questioni politiche e amministrative.

      • Per Roberto: ora, alla luce degli ultimi avvenimenti, si comprende meglio la domanda “che non può essere elusa” da me posta il 6 novembre 2011?

        • Cosa c’entra la questione della storica sede di via Gramsci con quanto si è consumato ieri in consiglio? Per il resto non sono molto abituato a fasciarmi la testa anzitempo prima di essermela rotta. E comunque eventuali commenti sulle vicende di ieri saranno inseriti negli appositi topic aperti al riguardo.

  4. Elio ha descritto realisticamente i fatti, forse è bene precisare a scanso di equivoci, che non tutto il gruppo dirigente del pd locale ha assunto lo stesso comportamento arrogante, ma solo una minoranza capeggiata dalla segretaria…

  5. Concordo con Anna.
    Inoltre mi preme comunicare lo sconcerto provato nel leggere la lettera inviata dalla segreteria del Pd ai vertici nazionali e regionali del partito, datata 27 settembre 2011, e pubblicata giorni fa sul sito di Sestu sera, in cui si chiede che venga assegnata al circolo Pd la GESTIONE DELL’EDIFICIO IN COMODATO D’USO GRATUITO E PERMANENTE! Per chi conosce anche solo un poco la storia politica e sociale di riferimento all’edificio di via Gramsci tale richiesta appare alquanto bislacca. Ps. una curiosità: perchè tale richiesta è stata fatta solamente poche settimane fa?

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