“Eva Mameli Calvino” di Elena Macellari (alie&no editrice, 2010)

E’ il primo volume della collana “Le farfalle” (ali&no editrice), piccole e delicate monografie, come ali di farfalle, dedicate a donne che, nei viaggi e nelle loro esperienze di lavoro e di vita, hanno lasciato un profondo segno di sé, seppure dimenticato o trascurato nella storia spesso declinata al maschile. Non “donne al seguito”, “mogli di”, “madri o sorelle di”, ma protagoniste con la loro forte personalità e individualità. E’ il caso di Evelina Giuliana Mameli, la quale già negli anni ’20, prima di essere sposa dell’agronomo sanremese Mario Calvino, e madre di Italo, che nascerà nel 1923, era una delle più grandi naturaliste italiane del periodo. La biografia di Eva, se si considerano i tempi e il ruolo riservato alle donne ai primi del Novecento ha dell’eccezionale. Nata a Sassari il 12 febbraio 1886 da Giovanni Battista Mameli, e da Maria Maddalena Cubeddu di Ploaghe, Eva, fin da piccola è animata da profonda curiosità e una caparbia inclinazione al viaggio di scoperta. Attitudini assai rare per le donne di allora. Questa sua natura si unisce a una precoce coscienza di genere: Eva è abbonata a “La donna”, il quindicinale femminile avanguardia del movimento di emancipazione nei primi del Novecento, che affrontava temi quali il diritto al lavoro, all’istruzione e alla famiglia; conosce “La donna e la civiltà” mensile sassarese fondato da Caterina Berlinguer, è cosciente che il viaggio, per una donna dell’epoca non è turismo, ma azione per allargare gli orizzonti e mettere alla prova ruoli e consuetudini.

Eva è tra le prime a frequentare un pubblico liceo, allora frequentato solo da maschi, “viaggia” per Cagliari dove, presso la locale Università, acquisisce la licenza in Matematica nel 1905, e poi segue a Pavia l’amato fratello Efisio, già docente di Chimica farmaceutica e tossicologia, e che sarà tra i fondatori del Partito Sardo D’Azione. Nella città lombarda Eva si laurea in Scienze Naturali nel 1907, prima donna in Italia a conseguire quel titolo in quella disciplina. Dal 1907 al 1909 è assistente onorario presso l’Istituto di Botanica dell’Università di Pavia. Nel 1915, dopo varie esperienze di insegnamento e numerose pubblicazioni scientifiche, Eva ottiene la libera docenza in Botanica generale a Pavia e avvia il suo primo corso di Tecnica microscopica applicata allo studio delle piante medicinali e industriali.

Sensibile ai problemi sociali, animata da ideali pacifisti e umanitari, si impegna come crocerossina nell’assistenza ai feriti di guerra, poi, al culmine della fama e nella prospettiva di una prestigiosa carriera universitaria, all’improvviso, nel 1919, Eva sposa e segue, prima in Messico e poi a Cuba Mario Calvino. Questa svolta della sua vita ha un che di romanzesco e lasciamo al lettore la curiosità dell’indagine sui perché.  Personalità calma, rigorosa, severa con sé e con gli altri, doti che ha preso dalla madre Maddalena Cubeddu, è anche risoluta e curiosa, inquieta del nuovo e l’orizzonte che le si apriva a Cuba devono aver influito sulla sua decisione. Nell’sola caraibica non solo dirige il Dipartimento di Botanica della Stazione Sperimentale Agronomica di Santiago de Las Vegas, nella quale lavoravano sessantatre impiegati e più di cento operai, con un terreno di campi sperimentali di 50 ettari, 17 di pascoli, 7 destinati agli edifici e ai giardini, ma si dedica all’istruzione delle famiglie dei campesinos, crea col marito una scuola per tecnici agrari, e continua i suoi studi e le pubblicazioni scientifiche.

Al ritorno in Italia nel 1925 Mario ha l’incarico di dirigere la Stazione Sperimentale per la Floricoltura di Sanremo, che per la penuria dei fondi trova sede al pianterreno della loro casa, la Villa Meridiana, il giardino parco incantato di cui parla Italo Calvino, che verrà dissennatamente abbandonato dal comune di Sanremo dopo la morte di Eva, diventato – parole del grande scrittore – paradiso perduto. Nel 1926, a quarant’anni Eva trova la forza di accettare l’incarico di docente di Botanica e Direttrice dell’Orto Botanico di Cagliari, che era in condizioni di abbandono dopo le vicende postbelliche, e riprendere dunque, come dice la Macellari, a viaggiare per mare. Negli anni del fascismo, i Calvino, mentre continuano il loro instancabile lavoro di scienziati, sono sospettati di attività contro il regime, per le loro idee libertarie e umanitarie. Nel 1944, con i figli impegnati come partigiani nelle prealpi liguri, conoscono l’arresto da parte delle SS. Gli anni del dopoguerra trascorrono veloci, nell’impegno per il lavoro e nell’amore per i figli e i nipoti: una certa scorza di severità cede a un sentimento materno mai ostentato, fino al 1978, anno della sua morte all’età di 92 anni.

Restano di Eva Mameli Calvino il fondamentale e unico “Dizionario etimologico dei nomi generici e specifici delle piante e dei fiori ornamentali”, il suo archivio, donato dai figli Italo e Floriano al Comune di Sanremo e conservato in un apposito fondo della Biblioteca civica “F. Corradi”, le sue pubblicazioni, oltre 200, e le testimonianze di Libereso Guglielmi, il famoso giardiniere di Calvino, altra figura romanzesca nella storia della famiglia (da leggere “Libereso, il giardiniere di Calvino”, 1993), allievo prediletto, forse una proiezione dei desideri di Mario ed Eva per i figli che presero altre strade. Italo Calvino, con un giudizio che la Macellari definisce ingeneroso come spesso sono i figli, e che non rende giustizia alla figura della madre, scrisse: “Che la vita fosse anche spreco, questo mia madre non l’ammetteva: cioè che fosse anche passione. Perciò non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di buganvillea, dallo studio col microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari. Senza incertezze, ordinata, trasformava le passioni in dovere e ne viveva.”

Antonio Sitzia

(da EquiLibri, Circolo dei lettori di Elmas)

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