Gli occhi gialli dei coccodrilli, Katherine Pancol (Dalai Editore, 2009)

Appena terminato “Gli occhi gialli dei coccodrilli” di Katherine Pancol ho già in mano il secondo libro della trilogia, “Il valzer lento delle tartarughe”. C’è stato qualche momento durante la lettura  in cui ho pensato che mi sarei presa almeno una pausa dopo il primo (anche perchè la media è di circa 500 pagine a volume!). Ma poi non ho resistito, perchè almeno ad alcuni dei protagonisti del libro mi sono decisamente affezionata. E’ una “creatrice di gente comune” (cit. Mario Biondi) Catherine Pancol, di personaggi anche eccentrici ma che finiscono per essere molto familiari, un po’ come Alexander McCall Smith o Anne Tyler. Si, forse il livello letterario della Tyler, specie in alcuni libri è superiore, leggendo i suoi libri ho visitato Baltimora e sono stata a Dublino con quelli di McCall Smith, mentre la Pancolnon mi ha fatto “vedere” Parigi. Ma ha comunque questo modo di trasportarti “dentro” la vita dei suoi personaggi che poi è un po’ difficile starne fuori.
Ci sono veramente tante storie e tanti personaggi in questo libro, soprattutto femminili, ma uno dei personaggi chiave è Josephine, studiosa di storia medievale, che si trova a fare i conti con due figlie da crescere da sola e a un sacco di difficoltà finanziare, mentre l’ex marito parte per il Kenia con l’amante per allevare coccodrilli (eccoli, i coccodrilli!). La sorella Iris è invece ricchissima e vive un matrimonio in apparenza felice, ma in realtà insegue sogni d’amore e di gloria che si riveleranno irrealizzabile il primo e assolutamente fugace il secondo. Ma d’altra parte poteva essere meno che fugace un successo basato sul presentarsi al mondo come autrice di un libro scritto in raltà da Josephine? Ecco, Jo è una delle persone del libro cui mi sono affezionata di più. Chissà se la Pancol aveva anche lei in mente la Josephine March di Piccole Donne quando ha scelto il nome (anche Jo scriveva, ricordate?). Di sicuro anche se all’inizio ci sembra troppo fragile e debole, pian piano ci rendiamo conto che in realtà ha sempre affrontato le difficoltà della vita, senza mai sottrarsi alla danza. Perchè “E’ una persona, la vita, una persona da prendere come partner. Entrare in pista, danzare nel suo vortice; a volte ti fa quasi annegare e tu credi di morire, poi ti acchiappa per i capelli e ti posa un po’ più in la. A volte ti pesta i piedi, altre volte ti fa volteggiare. Bisogna entrare nella vita come si entra in una danza. Non interrompere il movimento per piangersi addosso, accusare gli altri, bere, prendere delle pastiglie per attutire il colpo. Volteggiare, ondeggia, ballare.”
E’ uno di quei personaggi che fanno bene al cuore Josephine e sicuramente quello che più degli altri ti spinge a leggere il seguito del libro. Anche perchè, diciamocela tutta (attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama di questo libro e anche dei successivi dell’autrice!!!), la storia col fascinoso letterato col montgomery a me non mi convince per niente. Vedo Philippe nel suo futuro (e siccome non è che mi fidi moltissimo delle mie doti di preveggenza sono andata a sbirciare un pochino negli altri libri). Ora certo vorrete sapere chi sia questo Philippe, ma a questo punto spero di avervi incuriosito abbastanza da farvi venire voglia di leggere il libro e scoprirlo da soli.

 Sandra Olianas

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