Presentazione del libro “Berlusconismo. Analisi di un sistema di potere” (Laterza 2011)


Venerdì 18 novembre 2011
, alle ore 16, presso l’Aula degli Specchi del corpo aggiunto delle Facoltà Umanistiche (via Is Mirrionis, 1), verrà presentato a Cagliari il volume “Berlusconismo. Analisi di un sistema di potere” curato da Paul Ginsborg ed Enrica Asquer. Un libro che alla luce dei più recenti avvenimenti politici acquista ora un rinnovato interesse. Gianluca Scroccu, che insieme ai curatori del volume interverrà alla presentazione, ci ha inviato la recensione che ha scritto qualche mese fa quando il libro è stato pubblicato.

La recensione

Diceva Giorgio Gaber: Non temo Berlusconi in sé ma Berlusconi in me. E in effetti il grande cantautore milanese aveva colto un elemento centrale del potere dell’attuale Presidente del Consiglio e cioè il suo essere un fenomeno al di là della sua stessa persona. Perché l’uomo che ha così potentemente condizionato gli ultimi diciotto anni della vita pubblica italiana, senza dimenticare il periodo precedente in cui edificò il suo potere televisivo, è davvero destinato a diventare oggetto di analisi come fenomeno storico dotato di una sua fisionomia, una sua cultura e un suo modo di rappresentare i tempi. Certo non in maniera sistematica, ma in grado di interpretare tensioni e orientamenti propri della società italiana capaci di suggestionare anche la sinistra, ad esempio con l’esasperata personalizzazione della politica o il condizionamento del mondo dell’informazione. Ecco perchè già oggi, quando la sua stella appare in declino dopo l’ultima tornata amministrativa e i referendum, è forse possibile iniziare a riflettere sulla sua figura in maniera scientifica. Ci hanno provato gli autori del volume Berlusconismo. Analisi di un sistema di potere (Laterza, € 16, pp. 254) curato da Paul Ginsborg, professore di storia dell’Europa contemporanea dell’Università di Firenze, e la giovanissima ma già apprezzata storica di origine cagliaritana Enrica Asquer.

Il libro, che raccoglie gli atti del convegno omonimo organizzato da Libertà e Giustizia nel capoluogo toscano nell’ottobre 2010, ha il merito di riflettere nel concreto sulla genesi e la fenomenologia berlusconiana. Gli autori dei saggi tra cui, oltre i curatori, si possono citare Gustavo Zagrebelsky, Marco Revelli, Giovanni Gozzini, Guido Melis, Gabriele Turi, Gianpasquale Santomassimo, Antonio Gibelli, Amalia Signorelli, non sono certo tra i sostenitori dell’attuale Presidente del Consiglio. Sbaglierebbe, però, chi pensasse di trovarsi di fronte ad un libello meramente antipremier perché il tratto che emerge dalla gran parte dei contributi vuole analizzare seriamente il berlusconismo, ritenendolo dotato di elementi distintivi concreti e di una sua precisa fisionomia politica, a partire dalla categoria del patrimonialismo. Si spazia così dall’analisi del retroterra della sua ascesa a partire dagli anni Ottanta, un decennio oggi al centro di una feconda stagione di studi, all’universo dei centri culturali nati per supportare l’ideologia del fondatore di Mediaset. Per arrivare al rapporto con la Chiesa Cattolica e ai cambiamenti della società italiana in questi ultimi decenni, caratterizzati dall’emergere di una marcata tendenza individualista, irrorata da una ricezione acritica del sistema dei beni di cons umo su cui la cultura berlusconiana ha saputo agire in maniera decisa e proficua e che sembra destinata a restare al di là della parabola politica del Presidente del Consiglio. Centrali, sotto questo aspetto, le modificazioni impresse sul ceto medio, diviso tra chi rifiuta in maniera assoluta quella che giudica una deriva populista e chi invece si identifica nel messaggio mediatico berlusconiano, condividendo l’insofferenza verso le regole e l’acquiescenza verso un modello culturale come quello impostosi con la rivoluzione neoliberista.

Importanti sono anche i contributi che dimostrano come gli anni berlusconiani abbiano portato ad un’alta conflittualità, assimilabile ad una concezione calcistica della politica che divide in tifosi dell’uno o dell’altro schieramento, forse anche superiore rispetto a quella della Prima Repubblica dove pure c’era un minimo comune denominatore nonostante la Guerra Fredda. Berlusconi si pone in questo senso in una condizione di alterità rispetto alla classe politica del passato, utilizzando anche i canoni di quella che viene definita una personale neolingua, per cui chi lo avversa è necessariamente un nemico. In questa cornice trovano spazio i suoi problemi giudiziari e la devastante conflittualità con la magistratura, ma anche la rappresentazione spregiudicata del corpo femminile come mero oggetto sessuale e merce da vendere in tv o da utilizzare nelle logiche di potere rette dallo scambio tra potente e sottoposto. In sostanza, dal libro emerge il profilo di quello che i curatori definiscono un “populismo culturale” espresso anche sul piano dell’estetica e della valorizzazione di stili di vita resi popolari dalle tv e questo mentre la società, al di là delle rappresentazioni mediatiche e delle favole dei reality, si impoverisce e si polarizza. Il berlusconismo si segnala quindi come un’esperienza politica frutto dell’intreccio tra nuovo e vecchio con cui, lo vogliamo o no, dobbiamo e dovremo fare i conti anche nei prossimi anni.

Gianluca Scroccu

(recensione apparsa in “L’Unione Sarda” 11 luglio 2011)

  1. Infatti intendevo dire “personalità forte” collettiva che si esprima attraverso una classe politica coerente e credibile, nonché una società civile attenta, informata e partecipe, senza essere necessariamente iscritti ad una partito, come ho deciso di fare io. Ritengo infatti fondamentale il rapporto costruttivo con le istituzioni, ma ciò è possibile anche in veste neutra, anzi forse lo è di più per fare da cani da guardia del potere. Chiaramente ciò non esclude l’appartenenza ad un’associazione o un’organizzazione forte dietro.

  2. IL BERLUSCONISMO NON E’ FINITO, ha detto Ginsborg ieri. “L’uomo è stato molto ferito ma si farà ancora sentire. Il Berlusconismo rimane nei suoi uomini, nel suoi soldi, nella sua cultura, nel disprezzo della legalità”. La crisi a lungo negata e quindi malamente affrontata dal suo governo rischia ora di portarci alla recessione. E le recessioni, come la storia europea ci ha insegnato, portano alla dittatura. “Non sono tempi per prendere un thé e guardare la TV”, ha aggiunto. “Siamo partecipi di un momento storico di passaggio e dobbiamo vigilare perché non sarà facile salvarsi dai partiti razzisti che hanno a modello gli omologhi degli anni ’30”. Il populismo culturale di Berlusconi (come l’ha definito Enrica Asquer, coautrice del libro) ha reso la società italiana passiva e disinteressata verso la politica e su un altro versante l’indignazione verso il sistema politico e il controllo assoluto e incontrastato delle istituzioni da parte di pochi privilegiati sta portando a un rigetto delle pratiche democratiche e all’accettazione di modelli di governo autocratici, così a destra come a sinistra. Paul Ginsborg, che oltre ad essere uno studioso del berlusconismo in questi ultimi anni è stato anche molto impegnato a contrastarlo, citando John Stuart Mill, a conclusione del suo intervento ha voluto rivolgere ai presenti un’esortazione: “i cittadini devono essere informati, scettici e attivi”. A noi decidere se tenerne conto o continuare a sorseggiare una tazza di thé davanti alla TV.

    • Report fedele della presentazione del libro, Sandra. Aggiungo, tuttavia, che Ginsborg ha sottolineato che il governo Monti, certamente criticabile per altri scenari che potrebbero profilarsi, è il risultato della debolezza di un’intera classe politica, quella italiana. Il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, nel suo intervento, sbaglia nell’attribuire la responsabilità della situazione in cui ci troviamo solo alla destra. Ginsborg ha poi evidenziato come gli italiani abbiano ancora la tendenza ad affidarsi ad un capo, stabilendo in tal modo un confronto tra Mussolini e Berlusconi. Ciò significa che è il sistema Italia che va modificato dai vertici alla base. Concludo quindi con l’esortazione di Ginsborg da te citata: “I cittadini devono essere informati, scettici e attivi.” Ciascuno a modo proprio e cercando una via precorribile per rafforzare il proprio rapporto con le istituzioni, perché l’Italia siamo noi tutti, anche se a me piace pensare con una visione ancora più ampia, europea e mondiale, ma è bene procedere per gradi a partire da Sestu, ad esempio. Occorre “rigore, sviluppo ed equità” in questa fase, per citare Mario Monti. Sapremo gustarci il tè nei momenti di pausa dall’affanno della ricostruzione di una personalità forte che sappia andare dal generale al particolare? Magari il tè verde che ha potenti qualità antiossidanti… Naturalmente questo è un invito che faccio prima di tutto a me stessa per ciò che posso fare nel concreto.

      • Grazie Carla, per avermi riconosciuto il merito di non falsificare o distorcere la realtà…lo considero un vero complimento, dato il contesto degradato in cui viviamo. Nel merito delle tue osservazioni voglio però aggiungere che se la ricerca di una personalità forte a cui affidare le sorti del Paese è la tara degli italiani che ha permesso a Ginsborg di comparare Berlusconi con Mussolini, ciò significa che lo sforzo che dobbiamo fare è quello di recuperare l’idea di un’azione collettiva, di massa, come si diceva un tempo. L’azione individuale può aiutare a sentirci a posto con la nostra coscienza ma non cambia la Storia…

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