“Mirò colora Cagliari”: conversazione con la curatrice della mostra

Tra poco più di una settimana chiuderà definitivamente la mostra “Miró colora Cagliari”, visitabile al Castello di San Michele fino all’undici dicembre.
Abbiamo il piacere di una breve chiacchierata con la curatrice, Simona Campus.

(Anna Pistuddi)

Quale bilancio è possibile fare della mostra?

Il bilancio è sicuramente positivo, per molteplici ragioni. Prima di tutto perché i visitatori hanno risposto numerosi e con entusiasmo. Non era scontato. La mostra ha esposto in tre sedi e ancora in parte espone al Castello di San Michele le opere grafiche realizzate da Miró per importanti libri d’artista. Si tratta di opere tutt’altro che semplici e scontate, al contrario sono lavori complessi, con mille risvolti di significato artistico e letterario. Questo dimostra che le persone, malgrado i tempi, riconoscono nell’arte un valore importante.

In una fase così critica per la cultura italiana, ridotta troppo spesso a una fruizione effimera sul genere “fast food”, quali le ragioni e le eventuali difficoltà nel pensare un allestimento che non ha concesso molto alla collaudata pigrizia dell’utente medio?

Tutta la mostra, non solo l’allestimento, è stata pensata per essere, realmente, un contributo di cultura. Una mostra d’arte non può ricondursi a semplice passatempo. Deve lasciare da riflettere, deve insinuare dubbi nelle certezze, deve suscitare il desiderio di discuterne con gli amici e, una volta tornati a casa, di leggere, di approfondire intorno a quanto si è visto e di chiarire quanto non si è capito. Solo così diventa un momento di crescita personale e collettiva. E soltanto se raggiungo questo obiettivo io sono sicura di aver fatto bene il mio lavoro. Su questa convinzione si è rinnovata la mia collaborazione con il Consorzio Camù, che ha creduto profondamente in questo progetto, lo ha promosso e lo ha seguito con amore e competenza in ogni momento.

Un aspetto sottolineato dai visitatori, e in particolare a proposito dell’esposizione con le poesie di Tristan Tzara, è stata la mancanza di una traduzione italiana: quali le motivazioni di questa scelta?

In particolare per quanto riguarda il libro d’artista Parler seul, che è stato esposto all’Exmà (non è però compreso tra le opere che si possono ancora ammirare al Castello di San Michele), penso che chi ha lamentato la mancanza della traduzione dal francese all’italiano sperasse di trovare nei versi di Tristan Tzara la chiave per una corrispondenza immediata tra parole e immagini, con la possibilità di decodificare sia le une che le altre. Ma questa possibilità non esiste. Nelle sue grafiche per i libri d’artista Miró non concede a chi guarda nessuna di quelle rassicurazioni che provengono dal riconoscere qualcosa, dalla familiarità con qualcosa. Io ho voluto rispettare lo spirito del Surrealismo, il senso di provocazione, la demolizione delle convenzioni. Proprio per suscitare il desiderio di conoscenza di cui parlavo prima. 

I laboratori dedicati ai bambini hanno rivelato una facilità istintiva di questi ultimi nell’accostarsi alla fantasia surreale e alla vividezza creativa di Miró: che opinione ti sei fatta a questo proposito?

Ho avuto la conferma di quanto già sapevo: i bambini sono privi di pregiudizi culturali, per questo motivo si lasciano affascinare dall’arte surrealista, dalla pittura astratta, dalla creatività contemporanea… I bambini e l’arte giocano sul terreno comune dell’immaginazione!
In questo caso poi, gran parte del merito per il grande successo dei laboratori si deve agli operatori didattici, ottimi professionisti che hanno partecipato in maniera determinante alla buona riuscita della mostra. 

Dopo questa esperienza, che chiuderà l’undici dicembre e che ha visto l’affluenza di visitatori da tutta l’Isola, è plausibile pensare, a tuo giudizio, il ripetersi di mostre di questa importanza, in modo che diventino una piacevole e istruttiva normalità perdendo la caratteristica dell'”evento” quasi isolato?”

Se permetti una precisazione, i visitatori sono arrivati da tutta Europa! Sono stati molti i turisti che hanno visitato la mostra. Ci rende particolarmente orgogliosi il fatto che a lasciare messaggi di grande soddisfazione siano stati soprattutto francesi e spagnoli, persone che avevano già visto Miró a Parigi o a Barcellona e ci hanno scritto di aver trovato a Cagliari opere di inaspettata bellezza.
Per quanto riguarda la tua domanda, penso che a Cagliari e in Sardegna ci siano molte proposte interessanti, artisti, storici dell’arte, curatori che lavorano con grande serietà. Quello che manca, ancora, soprattutto in relazione all’arte contemporanea, è una rete di cooperazione tra i soggetti protagonisti, istituzioni sia pubbliche sia private, quello che gli addetti ai lavori chiamano “sistema dell’arte”. Credo che molti progressi potranno essere fatti, grazie alla consapevolezza che l’impegno per la cultura è un impegno per la civiltà.


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