“IL PIU’ FURBO” di Mario Ramos (Babalibri 2011)

In un articolo apparso su La Repubblica del 18 dicembre scorso,  Marco Lodoli scrive “Nella letteratura per l’infanzia da tempo è in corso la riabilitazione dei cattivoni: gli orchi sono diventati dei ciccioni simpatici, le streghe delle vecchiette cordiali, i draghi dei compagni di giochi. I bambini non devono più essere spaventati, devono dormire sogni tranquilli. Così facendo, però, si perde quel contatto primario con le zone oscure dell’immaginazione, che in fondo sono parte di noi. Civilizzando i mostri impoveriamo la fantasia (…)”.
Ho ripensato a questa riflessione leggendo l’ultimo libro di Mario Ramos, Il più furbo, nel quale ritroviamo il lupo protagnonista di Sono io il più forte e Sono io il più bello, storie tanto care ai bambini. Ora non è che il nostro lupo si possa definire proprio “civilizzato”  e nemmeno “riabilitato” a dire la verità. Cattivo è cattivo e più che mai sbruffone, ma finisce per fare quasi simpatia (forse perchè, come cantava Eugenio Finardi, “siamo tutti come vil coyote che ci ficchiamo sempre nei guai“) costretto com’è ad andarsene in giro per il bosco in divisa da nonnina, con camicia da notte rosa e cuffietta d’ordinanza. E non è che il lupo aspetti la fine della storia per rendersi ridicolo, ci riesce quasi da subito concedendo pochissimo spazio al “contatto primario con le zone oscure dell’immaginazione“.
Ma sicuramente Marco Lodoli nel suo interessante articolo aveva in mente un altro genere di libri e d’altra parte per noi al momento queste analisi non hanno grande importanza. Le storie di Mario Ramos ci piacciono assai e ci “fanno ghiri-ghiri” che è proprio quello che i libri per bambini devono fare secondo  il grande autore-illustratore Philippe Corentin.  L’altro giorno mio figlio mi ha chiesto se è vero che molte persone stanno perdendo il lavoro e se può succedere anche a suo padre e a me (il rilevatore di “contatto con zone oscure dell’immaginazione” in quel momento beepava abbastanza forte).  Io ho provato un po’ a spiegargli cosa sta succedendo nel nostro paese e nel mondo, cercando di non spaventarlo troppo ma senza nemmeno “civilizzare il mostro”. All’ora della storia però gli ho fatto un po’ di solletico.

Sandra Olianas

  1. Credo che il vero equilibrio nell’educazione dei piccoli si possa raggiungere non tacendo mai loro la verità. Certo, poi il punto è trovare il modo adeguato di comunicargliela, per cui concordo in pieno, nessuno di noi è cresciuto male per aver sentito o letto da piccolo storie di orchi e lupi mannari. Ma credo soprattutto perché le storie ben scritte prevedono anche un contraltare al buio, fatto di luci e di personaggi positivi: e confrontandosi nelle storie danno luogo anche a infinite sfumature di grigio. Come nella realtà.

  2. Certo le storie come “Hansel e Gretel” erano davvero inquietanti. L’idea che i genitori possano abbandonare i figli e lasciarli soli nel bosco al loro destino non è rassicurante. Ma i mostri esistono. Come la povertà e la disperazione che può spingere i genitori a gesti innaturali o genitori che proprio non sono adeguati per le responsabilità a cui sono chiamati: anche i genitori a volte possono essere gli orchi per i loro figli. Quelle storie svolgevano la funzione di far nascere nei bambini una certa dose di sana paura e diffidenza verso il mondo esterno, attraverso la leva dell’immaginazione, senza fornire troppe spiegazioni razionali che difficilmente vengono capite dai piccoli oppure non sono accettate se passano attraverso i genitori. Il lupo di cappuccetto rosso è il pedofilo che minaccia i bambini. In fondo era anche un modo per proteggerli dai tanti pericoli che comunque esistono. E se vogliamo anche per concedergli un po’ di autonomia. Non so se quel genere di storie ha creato traumi insuperabili a qualcuno, noto però che tanti genitori oggi per paura che i loro figli non sappiano riconoscere i pericoli per strada li tengono in una campana di vetro, quasi impediscono loro di uscire di casa da soli, persino per fare una commissione nel negozio a 100 metri da casa o per andare nella scuola del quartiere, sino alla soglia del liceo. Forse la soluzione sta allora nell’alternare tra storie che fanno ghiri-ghiri e storie che fanno un po’ tremare. Esattamente come succede nella realtà.

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