Le varianti al piano urbanistico e l’intesa che non c’è

Il Consiglio Comunale  a metà Dicembre dell’anno appena trascorso ha approvato alcune varianti alle Norme di Attuazione e al Regolamento Edilizio del Piano Urbanistico Comunale, approvato in via definitiva nel maggio del 2010. Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettati su un tema qualificante dell’attuale amministrazione, quale è appunto il PUC, le decisioni adottate non hanno registrato un’unanime consenso tra le fila della maggioranza. Tanto basta, come cittadini, per domandarsi in cosa consistono le modifiche apportate e perché risultano così inaccettabili per una parte della maggioranza di centro-sinistra. L’assessore all’Urbanistica Sergio Cardia (Per l’Unità della Sinistra), nella chiacchierata sull’argomento che di seguito riportiamo, chiarisce il punto di vista dell’Amministrazione. (Sandra Mereu)

Assessore Cardia, perché è stato necessario apportare alcune varianti al PUC dopo poco più di un’anno dalla sua approvazione?

Innanzitutto va detto che si tratta di varianti alle Norme di Attuazione e al Regolamento Edilizio del Piano Urbanistico Comunale che pertanto riguardano esclusivamente le norme applicative e non invece gli aspetti cartografici sulla destinazione d’uso delle aree. A partire dal maggio 2010, cioè da quando il PUC è stato definitivamente approvato, sono emerse situazioni nuove che hanno reso necessaria una puntualizzazione nelle norme e precisazioni nel richiamo a norme sovraordinate. Ovviamente tutti gli aggiustamenti realizzati sono stati condivisi con gli organi tecnici del Comune. L’occasione è stata utile per introdurre alcune modifiche necessarie a migliorare l’impostazione complessiva dello strumento urbanistico. A questo scopo abbiamo previsto: la premialità di volumetria (+5%) per gli edifici totalmente autosufficienti nei consumi energetici; la possibilità di monetizzare una parte dei parcheggi nel centro storico con il travaso di volumetrie dalle zona A e B1 nelle nuove zone di espansione; la possibilità, anche in caso di accorpamento di più lotti, di realizzare la residenza aziendale  nelle zone agricole.

Quali miglioramenti concreti i cittadini possono aspettarsi da un aumento di volumetria che lascia chiaramente intravedere vantaggi economici per specifiche categorie?

E’ esattamente il contrario di quello che sembra. Da questo strumento ci aspettiamo un risparmio energetico e la riduzione di emissione di CO2 nell’aria a partire dalle nuove costruzioni. Il tutto all’interno di un progetto più ampio che l’Amministrazione Comunale sta portando avanti per realizzare il risparmio e l’efficienza energetica negli edifici comunali e nella pubblica illuminazione, oltre che con la produzione di energia da fotovoltaico in tutti i tetti degli edifici pubblici. Ci stiamo con ciò allineando a quanto prevede la Comunità Europea che promuove e finanzia l’utilizzo dell’energia da fonti rinnovabili sia per uso civile che produttivo. Paesi come la Germania, che non hanno certamente il nostro livello di insolarizzazione, vantano una produzione di energia da fotovoltaico 40/50 volte superiore alla nostra. Lo Stato Italiano, a sua volta, incentiva con il conto energia la produzione di energia alternativa. In questo contesto un premio volumetrico del 5% per favorire la costruzione di edifici residenziali totalmente autonomi nei consumi energetici appare, piuttosto nitidamente, un modo serio e responsabile di incentivare una nuova politica energetica, come ormai fanno tanti Comuni. Se anche esiste un vantaggio per gli imprenditori questo resta decisamente sullo sfondo e ha una portata marginale rispetto ai ben più rilevanti vantaggi che ne trae l’intera collettività.

 Cosa si vuole ottenere invece con il travaso di volumetria e la “monetizzazione” dei parcheggi del centro storico?

Anche qui bisogna andare oltre l’apparenza. Monetizzare i parcheggi è solo un termine tecnico con il quale si intende un modo per rimuovere le cause che rappresentano un ostacolo alla realizzazione nel centro storico e nelle zone B1 di attività commerciali e artigianali, consentendo di “pagare” una quota non superiore al 50% della dotazione di aree destinate a parcheggio (mantenendo comunque il requisito minimo previsto dalla legge Tognoli). Mentre con un travaso di volumetria in pratica si punta a liberare “spazi” all’interno del centro storico da destinare a verde attrezzato o a parcheggi, dando ai privati la possibilità di cedere gratuitamente al Comune aree che vi ricadono in cambio della possibilità di edificare nelle nuove zone di espansione. Una follia, come vorrebbe farla apparire qualcuno, o un’utile strumento per rendere efficace e praticabile il rilancio e la riqualificazione del centro storico all’interno di un piano particolareggiato che si prefigge di governare lo sviluppo delle attività commerciali e dei servizi?

Effettivamente la necessità di decongestionare il centro allo stato attuale sembra essere più cogente della necessità di non consumare il territorio. Speriamo piuttosto che si realizzi la coincidenza di proprietari di aree nel centro storico che siano anche proprietari di aree nelle zone di espansione, presupposto di questa norma. Passiamo ora alla terza variante, quella che interessa le zone agricole. E’ ostilità preconcetta vederci il pericolo di cementificazione della campagna?

Prima di passare alle conclusioni forse è meglio introdurre alcuni elementi di contesto. Chi conosce la realtà locale sa bene che la superficie media agricola a Sestu è di circa 8.000 mq – quindi molto inferiore all’ettaro previsto nella versione originaria del PUC – e i lotti medi sono inferiori ai 6.000 mq. Con la variante al PUC viene data la possibilità a tutti gli agricoltori locali di realizzare la residenza di servizio dell’azienda agricola con l’accorpamento di più lotti (massimo tre) a condizione che la superficie minima d’intervento sia aumentata del 50%: da1 a1,5 ettari  nelle zone E1 e da 2 a 3 ettari nelle zone E2. La ritengo una norma che rimuove elementi di iniquità senza stravolgere l’assetto ambientale delle nostre campagne, che per essere coltivate e salvaguardate hanno bisogno di essere vissute. Oltre ad astratte enunciazioni di principio, non ho sentito da parte dei detrattori alcuna osservazione nel merito della proposta.

In genere gli ambientalisti seri contestano le scelte che mirano a sradicare i contadini dalla terra facendo morire l’agricoltura a vantaggio di esecrabili operazioni di speculazione edilizia. Qui è innegabile che si va nella direzione opposta. Chi si oppone a scelte che hanno un chiaro segno politico?

Chi si è opposto alle varianti al PUC, prima in Commissione ambiente e territorio e poi in Consiglio, non è un segreto: è una parte del Partito Democratico, che ha opposto prima un voto di astensione poi un palese voto contrario. Ora, non stupisce nessuno che sul merito della questione possa esserci una discussione, anche aspra, ma che ad alimentarla sia ancora una volta la capogruppo consiliare del PD che è anche segretaria di quel partito, per giunta con motivazioni alquanto singolari e palesemente preconcette, al limite del processo alle intenzioni, non può non suscitare inquietanti interrogativi. Chi si oppone a queste scelte, peraltro, a parole si dichiara favorevole al fotovoltaico e poi al lato pratico fa da sponda a teorici e tuttologi che militano tra le fila di forze politiche dell’opposizione.

Sta dicendo che quella parte del PD che ha contestato le varianti al PUC non ha una sua visione autonoma sulle questioni urbanistiche?

Ci si nasconde dietro astratte e fantasiose discussioni accademiche, dimenticando volutamente che amministrare vuol dire prima di tutto avere il coraggio di farsi carico di proposte reali e concrete, onestamente e con trasparenza, cercando di salvaguardare l’interesse comune dei cittadini e ben sapendo in partenza che non si riuscirà mai a rispondere a tutte le esigenze. Altrimenti si corre il rischio di esser un giorno il santo protettore degli imprenditori edili e un altro quello di chi vuole rovinare l’imprenditoria locale. Disturba che ad assecondare queste posizioni non siano i soliti noti o l’opposizione consiliare, ma proprio gli esponenti di una forza politica che ha un ruolo determinante nella maggioranza che amministra il Comune.

Quale è il ruolo dell’Urbanistica nello sviluppo di un Comune?

L’urbanistica serve a conciliare la pluralità degli interessi e delle aspettative dei singoli, attraverso regole/norme che permettono di mediare contrapposizioni e conflitti per un beneficio collettivo ed equamente distribuito. La mia libertà non può limitare la tua, e viceversa. Come ha detto un famoso urbanista dal nome roboante “quello che sta fuori l’edificio è di tutti […] perchè vive e segna la vita di tutti noi”.

Quindi lei non pensa che le regole siano uno strumento di oppressione della creatività umana?

Per me non è affatto scandaloso che una proposta progettuale tenga conto del contesto in cui si inserisce. E non penso che il piano dei colori previsto all’interno della zona A e B1 (parte più vecchia, se non più storica del centro urbano) sia uno strumento che mortifica la libertà dell’individuo, la creatività e le sue capacità tecniche. La considero semplicemente una norme di buon senso che si inserisce nella visione che sta alla base del nostro mandato relativamente alla gestione dell’urbanistica: il superamento della mancanza di programmazione, se non addirittura dell’anarchia, che ha caratterizzato precedenti epoche e che ci ha consegnato un paese tutt’altro che esteticamente godibile e funzionalmente vivibile. Noi stiamo tentando di trovare il giusto equilibrio tra crescita programmata e regolamentata del paese e intrapresa economica e reddituale. Facile a dirsi, un’impresa la sua realizzazione. Per capirlo basta pensare agli oltre quarant’anni trascorsi e ai tre tentativi falliti prima di avere un nuovo strumento urbanistico, e provare a ricordare quante sono state le amministrazioni che hanno incontrato la loro fine proprio sugli strumenti urbanistici.


  1. …dopo che i buoi sono scappati dalla stalla si cerca di rimettere a posto la porta lasciata apposta aperta…da oltre trent’anni…(ultimo capoverso dell’articolo in questione)….cosa dire? Un totale abbandono e deregulation del territorio per oltre 30 anni… ora si vorrebbe porre rimedio con strumenti urbanistici “a macchia di leopardo”…NON SI GUARDA AL FUTURO DELLA COLLETTIVITA’ ma all’interessi di pochi…come sempre.

    • …a proposito di processo alle intenzioni! Chi sarebbero i pochi di cui si vorrebbero fare gli interessi? E poi mi spieghi cosa sono questi strumenti a “macchia di leopardo”?

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