Intorno a su fogaroni

La festa di San Sebastiano celebrata giovedì scorso a Sestu ha raccolto intorno al gigantesco falò, che dalla notte dei tempi continua a esercitare intatto il suo ipnotico fascino carico di mistero, moltissime persone, forse migliaia. L’ubicazione scelta ha sicuramente favorito la partecipazione della popolazione. Dopo due anni, conclusi i lavori di allargamento della strada, è stato nuovamente possibile sistemare su fogaroni nell’alveo adiacente la via Piave. La gente ha iniziato ad arrivare fin dopo il tramonto e accompagnata dalla musica delle launeddas, sulittu e organetto, si è intrattenuta sino a tarda notte intorno al magico fuoco. Molti (sempre di più) si sono uniti in un grande cerchio per ballare su ballu tundu, altri hanno cenato in compagnia all’aperto con pane, formaggio e la squisita salsiccia sapientemente arrostita dagli organizzatori della festa, Is Mustaionis e s’Orku foresu. Appena il falò ha iniziato a divampare, all’improvviso sono comparse le terrificanti maschere, a rendere ancora più suggestiva l’atmosfera con l’arcaica pantomima di morte e rinascita. Mentre all’apice della festa, per aggiungere fuoco al fuoco, uno spettacolo pirotecnico davvero incantevole ha salutato coloro che l’indomani mattina dovevano andare a scuola o a lavoro. La riscoperta di questo genere di festa, realizzata con pochi mezzi e interamente finanziata con i proventi della questua, assume un significato che va al di là del folklore. A me piace pensare che oggi, in tempo di crisi e di sfaldamento dei valori collettivi, il riferimento a un passato in cui il lavoro e la fatica degli uomini erano un valore al centro della società e la comunità era capace di stringersi in cerchio significa guardare alle radici per attingere linfa e forza per costruire un nuovo futuro a dimensione umana. (S. M.)

I protagonisti della festa:

Il fuoco - Foto di R. Bullita

I musicisti - Foto di R. Bullita

La comunità - Foto di R. Bullita

Le maschere - Foto di R. Bullita