Si ripete la magia della Sartiglia

Spettacolo e divertimento si mescolano con abilità e maestria. Una scenografia dalle sembianze spirituali, ma anche legata alla sorte terrena. E’ la Sartiglia, l’antica giostra equestre che anima il carnevale isolano. Unica nel suo genere. Oristano si trasforma per due giorni in un intreccio di suoni, colori, riti che suggellano i diversi momenti dell’evento. No, non è il solito Carnevale. Niente balli sfrenati di ballerine o maschere. E’, piuttosto, la metafora di un’Isola che cerca il riscatto sociale, con la speranza che si lega alle gesta eroiche di un semidio e si ritrova nelle imprese temerarie dei sartiglianti auspicando l’abbondanza di stelle benefiche. Nell’ombelico della Sardegna è tutta un’altra storia. La Storia. Con le tradizioni che dominano sul resto del mondo. La città si sveglia con lo squillo delle trombe e il ritmo dei tamburi nell’accompagnamento de Su bandu. Poi il corteo di Eleonora, con la giudicessa D’Arborea impersonata tutti gli anni da una ragazza scelta per l’occasione dagli organizzatori. Un sogno, per una donna oristanese, che vale più della corona di Miss Italia. Ma il vero re, il dominus incontrastato, è Su Componidori: il condottiero che guida la giostra. La vestizione è una miscela di emozioni da non perdere. Dove l’uomo diventa quasi il Dio della città. Una trasfigurazione. Un miracolo. Una metamorfosi che si compie solo con la posa della maschera: color terra per i contadini, pallida – pressoché cerea – per i falegnami. Un’espressione enigmatica e indecifrabile. E’ al capocorsa che sono legate le sorti dell’annata. Benedice tutti con Sa pippia ‘e maju, lo scettro di mammole e viole. Non è un caso che il popolo della Sartiglia, al suo passaggio, abbassi il capo e si tracci il segno della croce. Sacralità e mistero senza fine. Che si nasconde anche nel prologo della secolare tenzone: l’incrocio delle spade, per tre volte, tra Su Componidori e il suo secondo. Un numero che si ricollega al trascendenza con la Trinità del Signore.

Una giostra che si ripete, immutata, nel tempo. Una girandola di emozioni, colori e suoni che si è consumata per la 547esima volta sotto l’imponente campanile della Cattedrale. Domenica la regia è stata affidata al Gremio dei Contadini sotto il segno di San Giovanni. E S’oberaiu maiore  Efisio Leoni – il presidente della corporazione – ha nominato come capocorsa Raimondo Carta. Sulla sabbia di via Duomo, dopo il preludio, c’è stato spazio solo per il rullo dei tamburi e lo squillo delle trombe. Al centro la Stella, il trofeo più ambito dai cavalieri. Un silenzio irreale ha accompagnato la discesa del capocorsa, che ha fallito l’appuntamento con la gloria. Niente paura, però. I cecchini infallibili non sono mancati. L’esercito dei sartiglianti è esploso con Antonio Murruzzu, primo a scatenare la gioia del pubblico. Poi la stoccata vincente di Daniele Mattu. Ancora stella per Andrea Zucca e Andrea Brai. Quinto centro per Andrea Congiu. Nell’albo d’oro si iscrive Giancarlo Melis. Protagonista anche un componente della celebre pariglia delle “Iene”, Bernardino Ecca. Discesa perfetta per Fabrizio Manca. Ovazione per l’amazzone Sonia Cadeddu. E ancora, sono andati a bersaglio Paolo Faedda, Alessandro Crobu (“su longu”), Anthony  Maccioni e Giorgio Sanna. A chiudere la rassegna Davide Figus e Maurizio Mugheddu. Il bottino è di quindici stelle. Poi Sa remada, altro momento atteso. L’epilogo della giostra, con Su Componidori che si sdraia sul destriero benedicendo la folla con sa pippia ‘e maiu.

La giornata si chiude con le acrobazie in via Mazzini, con piramide e tre su tre. Martedì la corsa sotto l’egida impeccabile del Gremio dei Falegnami con la protezione di San Giuseppe. Ed emozioni che si alternano sullo sterrato di via Duomo con Su Componidori Antonio Murruzzu a guidare una festa d’altri tempi con una pioggia di stelle. A spezzare l’incantesimo è stato su terzu Giampaolo Mugheddu che, con il centro di su stoccu, ha ottenuto la stella d’oro. Altre massime onorificenze per Bernardino Ecca, Daniele Mattu, Giorgio Sanna, Giancarlo Melis e Davide Figus, che hanno replicato l’impresa di domenica. Ad infilare in trofeo sono stati anche Rodolfo Manni, Antonello Fenu e Sergio Ledda (un altro componente de “Le Iene”). E ancora: Alessio Garau, Filippo Vidili e Salvatore Cappai. Altri centri sono arrivati da Salvatore Ponga, Antonio Cester e Pietro Putzulu. Negli annali della Sartiglia sono finiti poi Mauro Puddu e Pasquale Forgillo. A segno anche Alberto Carta.  Immancabile il bersaglio rosa di Valentina Uda. Delirio per Paolo Pippia, Angelo Tedde, Salvatore Vacca, Federico Fadda e Federico Misura. Un malloppo di venticinque stelle. E Sartiglia da ricordare. Murruzzu che si distende sulla groppa del cavallo e benedice la folla sono le ultime istantanee. Poi tutti in via Mazzini, con applausi per la piramide umana di Davide Fiori, Rodolfo Manni e Furio Tocco. Splendide anche le evoluzioni di Bernardino Ecca, Sergio Ledda e Salvatore Montixi. Ponti volanti e alcuni tre su tre ad incorniciare la serata conclusiva. Con Oristano che si catapulta già sulla prossima Sartiglia, auspicando che la miriade di stelle possa davvero baciare la Sardegna intera con prosperità e rilancio dell’economia.

Luciano Pirroni 

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