“Un karma pesante” di Daria Bignardi

Forse ho un karma troppo leggero. Forse avevo troppe aspettative o forse non sono davvero all’altezza. Se credete posso continuare con pagine di ipotesi sul motivo per cui non ho amato il libro di Daria Bignardi (Mondadori 2010), ma non dirò mai che è un brutto libro. Non lo dico perché non lo penso, ma non lo direi nemmeno se lo pensassi: troppa è la soggezione intellettuale che mi incute questa donna. Nessun giudizio dunque (anzi si, una bella manciata di stellette la Bignardise le aggiudica facendo restare la protagonista e i suoi amici chiusi in macchina per ben 20 ore ad ascoltare Springsteen!), ma proverò almeno a spiegare perchè, aldilà delle ipotesi iniziali non sono entrata molto in sintonia con il Karma di Daria. E il fatto che tra i motivi ci sia sicuramente “il ritmo incalzante” che nelle recensioni “serie” viene solitamente indicato come merito del libro, la dice lunga sulle mie doti critiche letterarie. Non posso farci niente: non mi piace essere incalzata. Ossia, mi va benissimo il ritmo incalzante, quando da una situazione ingarbugliata si scivola verso il lieto fine, ma per il resto preferisco ritmi un po’ meno veloci. Non amo le scorribande cronologiche lungo la vita dei protagonisti, l’alternarsi di diversi registri temporali. Preferisco avvicinarmi all’“adesso” dei personaggi e scoprire il passato quando affiora, non essere costretta a continue immersioni. Ma a parte la narrazione, non sono entrata in sintonia nemmeno con Eugenia, la protagonista. E non entrare in sintonia con una quasi coetanea “donna spietata con se stessa ma teneramente fragile, allegra, materna…” è abbastanza strano per me. Ma questa forse è davvero una questione di karma. Per fortuna c’è Pietro, il marito sempre faceto e praticamente privo di subconscio, a detta della moglie, ma così solido e rassicurante. Pietro è sicuramente il personaggio che ho amato di più, anche perchè con l’sms inviato alla moglie alla fine del libro mi ha regalato un lieto fine che mi ha ripagato per non aver ceduto alla tentazione di abbandonare il libro a metà. Perchè le storie d’amore, anche quando “imperfette”, quelle si sono nel mio karma. E al karma, si sa, non si comanda…

Sandra Olianas

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...