La lunga notte dei VIR e il “fomento de la lectura”

Negli ultimi giorni (23 e 24 marzo 2012) l’Unione Sarda ha dedicato ampio spazio all’iniziativa della libreria “Piazza Repubblica libri” e al dibattito che si è sviluppato a margine sulla pagina facebook dello scrittore cagliaritano Francesco Frisco Abate sul ruolo delle librerie e delle biblioteche nella promozione del libro e della lettura. A dare il via al dibattito di cui riferisce Matteo Sau nell’Unione di ieri è stata la bibliotecaria Sandra Olianas, collaboratrice del nostro blog. Come giustamente ha notato Sandra Olianas, mentre si accendono con grande enfasi i riflettori della stampa su iniziative come questa, promosse da privati, non è altrettanto facile trovare sui giornali notizie sull’attività che le biblioteche pubbliche svolgono quotidianamente e capillarmente per promuovere la lettura sul territorio. Per quanto interessante e meritoria, per il valore culturale che riveste, l’iniziativa della libreria cagliaritana ha infatti un limite: si rivolge – come dichiara la stessa organizzatrice – prevalentemente ai VIR (very important readers), ai lettori forti che aderiscono all’Associazione Lìberos che fa capo alla scrittrice Michela Murgia.

Queste iniziative così come i festival letterari (che però usufruiscono di finanziamenti pubblici) sono cioè essenzialmente “elitarie” in quanto hanno come unico effetto quello di far aumentare le vendite dei libri, di questo o quell’autore, presso una cerchia di popolazione ristretta che già abitualmente legge oltre 12 libri l’anno (Giovanni Solimine, “L’Italia che legge” 2010). Ciò che invece fanno le biblioteche pubbliche, soprattutto quelle comunali e di quartiere – dice Sandra Olianas citando Chiara Carminati – è il “fomento de la lectura”, in tutti gli strati della popolazione. La parola spagnola fomento, infattimeglio di altre spiega il lavoro che si svolge all’interno delle biblioteche, fa sentire il calore vivo, la fiamma che arde, mentre “promozione” evoca la logica del consumo. Alla biblioteca pubblica, luogo amichevole e spazio neutro per eccellenza, dove il libro non te lo devi comprare e si fruisce gratuitamente di servizi vari legati alla società della conoscenza, si avvicinano persone con i più diversificati livelli di istruzione e reddito. “Molti dei bambini che partecipano alle attività e ai laboratori della biblioteca comunale – si legge ancora nei commenti di Sandra Olianas – sono figli di genitori che non frequentano le librerie o i festival, ma magari da grandi le frequenteranno”. E spesso succede che quei genitori attraverso i figli si avvicinano loro stessi ai libri.

Si sa che sono tempi duri anche per le librerie indipendenti e bisogna avere rispetto per iniziative come questa, incoraggiarle e sostenerle, ma far conoscere il valore culturale e sociale del servizio svolto dalle biblioteche pubbliche e difenderlo come servizio di prioritaria e strategica importanza, senza per questo venire etichettati come “spocchiosi”, come fa Michela Murgia, è un fatto di estrema importanza. Il perché ce lo dice Gino Roncaglia, uno dei massimi esperti italiani del fenomeno dell’editoria digitale: “I dati sulla lettura, il forte tasso di analfabetismo funzionale e il ritardo dell’Italia sul terreno della information literacy ci dicono che il costo dell’ignoranza non è più sostenibile per il nostro Paese, che rischia di allontanarsi ulteriormente dagli obiettivi della strategia Europa 2020 che la Commissione Europea ha individuato come via per uscire dalla crisi, per costruire una crescita fondata sulla conoscenza, l’innovazione, l’istruzione e la società digitale. In una società che voglia essere realmente inclusiva i diritti di cittadinanza si realizzano anche attraverso una più forte partecipazione di tutti alla vita culturale. Gli articoli 3 (“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”) e 9 (“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura”) della nostra Costituzione costituiscono il riferimento ideale cui ispirare un’azione che voglia andare in questa direzione.” Speriamo ci credano anche i nostri amministratori e se lo ricordino quando in settimana andranno ad approvare il bilancio del Comune.

Sandra Mereu

  1. Mi verrebbe da chiedere quali nervi scoperti siano stati toccati in questo contesto tanto da far scaturire in taluni un esercizio di stile tanto esacerbato e la caduta dello stesso nell’esprimere giudizi decisamente tranchant!
    Cordialmente
    Maria Giovanna Lai

    • A me viene da chiedere perché vengono approvati solo i commenti concordi col post. PER UNA CIVILTÀ DELLA CONVERSAZIONE, immagino.

      • Immagini bene. E lo dimostra il fatto che tra i commenti non mancano le critiche. D’altra parte non sono certo le regole di questo blog che impediscono a chi non ne può fare a meno di spargere il veleno…

  2. Chiudo questo lungo dibattito (nel frattempo trasferitosi su altri lidi) con un’ultima considerazione. Se è innegabile che pubblico e privato concorrono per il fine comune della promozione della lettura, resto tuttavia convinta che il servizio pubblico abbia una marcia in più nel raggiungimento dell’obiettivo di allargare il numero dei lettori e aumentare il numero dei libri letti pro capite. Per la semplice ragione che la promozione della lettura portata avanti dalle biblioteche di pubblica lettura è qualcosa di molto complesso e articolato che non si esaurisce nella presentazione di un libro in presenza dell’autore e dibattito a margine, nella trovata occasionale originale e creativa capace di accendere i riflettori dei media o nel grande evento.L’attività svolta dalle biblioteche si inquadra in una visione di sviluppo culturale e sociale, si pone obiettivi di lungo termine non condizionati dall’esigenza di raccogliere risultati nell’immediato, si esplica attraverso azioni costanti e quotidiane. Su questi argomenti esiste una vasta letteratura e non spetta certo a me fare la lezione a nessuno. Guardate però questo video e domandatevi se in una libreria tutto questo sarebbe potuto accadere.

  3. Cosa fa una biblioteca pubblica, oltre a prestare i libri gratuitamente, più di una buona libreria che fa attività di promozione alla lettura per giustificare tutta questa differenza di “mission”? , chiede Pier Franco Fadda, libraio di Nuoro che commenta sotto.
    Perché chiede a me e non ai bravissimi bibliotecari della Biblioteca Satta che cosa intendono per promozione alla lettura in biblioteca?

  4. Gentile signora Sandra Mereu,
    riguardo al suo articolo nello specifico passaggio “Dire che i very important reader a cui si rivolgeva l’iniziativa (così si legge nell’articolo dell’Unione del 23 marzo a firma di Francesco Abate)” riscontro una rilevante inesattezza. Nel mio articolo non si dice mai che l’iniziativa è rivolta ai Vir bensì agli amanti della lettura in generale, per la precisione scrivo:
    “Un pigiama party colto che radunerà gli amanti della lettura dalle 22 all’indomani”.
    Solo in un passaggio di un articolo che racconta le recenti e meritorie iniziative della gran parte delle librerie cagliaritane risulta quanto segue:
    “«Ingredienti: caffé, brandina o sacco a pelo, abat jour, occhiali», spiega l’organizzatore Patrizio Zurru. «Posti limitati e precedenza ai Vir, i Very important readers», gli iscritti all’associazione Lìberos.”
    Precedenza non significa esclusività, bastava fare un salto sabato alla manifestazione per rendersi conto che forse la presenza dei Vir era pari al 2 per cento. Segnale che i lettori avevano ben interpretato il mio articolo e lo spirito non esclusivo dell’evento.
    In realtà lei precedentemente attribuiva l’esistenza di una affermazione in questo senso al collega Matteo Sau in un articolo in data del 24, poi dopo qualche ora il nome di Sau è stato sostituito con il mio e con la data del 23.
    Non le chiedo a cosa è dovuta tutta questa confusione sicuro che anche la più attenta lettura de L’Unione Sarda possa portare a queste imprecisioni.
    Distinti saluti
    Francesco Abate

    • Son d’accordo con lei: “posti limitati e precedenza ai vir” neanche per me significa “esclusività”. Infatti io, come si legge nel mio articolo, ho interpretato il concetto nel senso di “rivolto prevalentemente ai VIR”. Non ho dubbi sul fatto che l’evento abbia registrato una grande partecipazione, così come succede al festival di Gavoi e che il suo articolo sia stato interpretato nel senso che lei gli ha voluto dare. Questo però non mi sembra sufficiente per demolire il mio ragionamento che andava al di là dello specifico evento. Quanto all’attribuzione dell’affermazione di cui sopra, fatta appunto dall’organizzatore Patrizio Zurru, all’articolo di Matteo Sau, ho già provveduto a correggere l’errore e a scusarmi per questo.

  5. Entro a dire la mia anche qua, perchè alcune delle cose scritte nel blog mi lasciano perplessa e trovo dividano troppo nettamente due mondi che invece ritengo complementari: quello della diffusione della lettura a, chiamiamola così per comodità, scopo commerciale e quello delle biblioteche.
    Faccio prima due precisazioni:
    a) quando Sandra citava su FB “il fomento della lettura” credo si riferisse a quello di cui parla Luca Ferrieri nel suo libro “La lettura spiegata a chi non legge”, un concetto molto diffuso in Spagna e praticato anche nelle maratone di lettura e narrazione, aperte a tutta la popolazione, nelle quali i bibliotecari spagnoli sono campioni.
    b) le parole attribuite erroneamente a Roncaglia sono invece quelle della pagina iniziale del Wiki “Una legge per promuovere il libro e la lettura” e il motivo ispiratore di tutti gli insegnanti, i bibliotecari, gli editori, i librai, gli intellettuali, le realtà del volontariato che si riconoscono nell’Associazione Forum del libro.

    E’ vero che Solimine e molti bibliotecari, tra cui anche la Agnoli, dicono “meno festival e più biblioteche”, ma non negano affatto la spinta propulsiva dei primi nello stimolare la circolazione di conoscenza e cultura, così come non disconoscono il valore degli effetti che essi producono sulla popolazione del territorio in cui si tengono.
    Dire perciò che queste iniziative “sono essenzialmente “elitarie” in quanto hanno come unico effetto quello di far aumentare le vendite dei libri, di questo o quell’autore, presso una cerchia di popolazione ristretta che già abitualmente legge oltre 12 libri l’anno” è, a parer mio, estremamente riduttivo e non corretto.
    Quando vado a Gavoi per il festival lo trovo frequentato da gente di tutte le fasce di età e di ceto sociale, che magari non comprano libri, ma respirano un’aria di condivisione e di circolazione di idee che non è facile trovare, anche i altri festival, e un clima virale dal quale possono uscirne contagiati.
    Certo, bisognerebbe che oltre a questi momenti si riuscisse a costruire qualcosa che duri tutto l’anno, occasioni di incontri culturali che permettano a quegli stimoli di sedimentare. E questo è compito di un’istituzione come le biblioteche.
    No credo poi che i librai seri e gli editori seri, e ancor meno gli autori, decidano di dedicarsi al mondo dei libri o a scrivere per questioni puramente commerciali (forse gli converrebbe fare altro ;)).
    Che voglio dire con questo? Che credo fortemente che entrambe i settori, quello commerciale e quello gratuito ed istituzionale, pur nelle loro “mission” (si lo so, è una brutta parola :)) diverse, possano concorrere a quel “fomento della lettura” di cui abbiamo tanto bisogno, pena l’impoverimento per tutti, non solo per chi non legge, nel totale riconoscimento uno del ruolo dell’altro.

    E arrivo al riconoscimento del ruolo delle biblioteche.
    Credo che noi bibliotecari dobbiamo smetterla di lagnarci che nessuno “ci caga” (oh, meglio di questa frase per rendere l’idea non ce n’è) e deciderci a mettere in pratica quelle strategie di marketing e di promozione delle nostre attività di cui tanto parliamo nei convegni, ma alle quali ancora troppo poco ci dedichiamo. E’ vero, molti bibliotecari di base sono in questo frenati dalla burocrazia e da una dirigenza poco illuminata, ma, perbacco, finiamola anche di puntare il dito contro chi queste cose riesce a farle senza i nostri vincoli. E magari alleiamoci con loro, alla pari 😉
    Una volta, nel suo stato di FB, Sandra Olianas, in un momento di sconforto, scriveva “Se è vero che il nostro ruolo fondamentale nella società dell’informazione è quello di facilitatori nella fruizione dell’informazione stessa, “Quis custodiet ipsos custodes”? “Chi faciliterà i facilitatori?” Insomma c’è qualcuno disposto a spiegare al mondo il ruolo fondamentale della nostra professione?
    “Mi sa che tocca a noi” le avevo risposto.

    • Amavo così tanto la parola “fomento” e me la farete odiare!;-)
      Mi dispiace Marilè, so che perderò un po’ di punti per questo, ma non ho ancora letto Ferrieri 😦
      Ecco la citazione esatta:
      “Trovo molto bella la parola fomento. Nella nostra lingua è un po’ in disuso, ma in spagnolo viene utilizzata correntemente per indicare le attività di avvicinamento al libro e alla lettura: fomento de la lectura. In italiano il termine corrispondente è promozione, che però risulta più freddo e legato a una logica di consumo. Nei suono della parola fomento invece si sente una fiammata improvvisa, un calore di fiato, un segnale di fumo fatto per essere visto da lontano. Fomento ha in se la fame, il nutrimento del fuoco”.
      Chiara Carminati, Perlaparola. Bambini e ragazzi nelle stanze della poesia, Equilibri, 2011, p. 13
      Ovviamente la scelta era solo di tipo linguistico: preferisco la parola fomento in tutte le situazioni, in biblioteca, in libreria, nei festival etc. e non volevo assolutamente intendere che in biblioteca si fomenta e in libreria si promuove: siamo tutti fomentatori!

      • Mi scuso per l’errore, in effetti, rileggevo poco fa, citavi proprio la Carminati su FB. E’ che i due libri sono usciti quasi insieme (io ho letto solo Ferrieri) e sulla parola fomento e promozione dicono più o meno le stesse cose.
        Stamattina mi sono riletta il capitolo “Il fomento e il cimento” nel libro “La lettura spiegata a chi non legge” e ho ritrovato questo bellissimo passaggio: “La parola dannata è promozione ed è davvero una brutta parola, perchè si porta dietro un alone misto di club medterraneé e di scoutismo, di vecchine costrette ad attraversare l strada, di saldi e di baratti, di promossi e di bocciati, di cultura portata al popolo e di popolo della cultura.. Maledetto il primo, potrei dire parafrasando Baudelaire di Femmes damnées, che ha mescolato la lettura e la promozione, l’amore e la morale, il piacere e il dovere. Meglio sarebbe parlare, come i francesi, di furore, o di fomento, come gli spagnoli. O usare la definizione che ha coniato per il suo lavoro il direttore delle attività (o meglio del “teatro cognitivo”) della New York Pubblic Library: “agitatore di lettura”. (…) Abbiamo scoperto che se la promozione vuole fomentare la lettura, deve coniugare la seduzione e la sedizione, il rapimento e la ribellione. Insomma deve parlare d’amore. Questo è il cimento che deve stare nel fomento”.

  6. Buonasera Signora Mereu, sono Matteo Sau, il giornalista dell’Unione Sarda che ha scritto il pezzo uscito sabato sul giornale a cui si fa riferimento nel blog. Le chiedo di rettificare, per correttezza, la frase che cito qui testualmente: “Dire che i very important reader a cui si rivolgeva l’iniziativa (così si legge nell’articolo dell’Unione a firma di Matteo Sau) siano lettori forti non è una mia interpretazione soggettiva della realtà”. Non ho mai fatto riferimento nel mio pezzo ai V.I.R.
    Saluti
    Matteo Sau

    • Mi scuso per l’errore fatto nella citazione della fonte. Il riferimento ai very important readers non è, come giustamente lei mi fa notare, presente nell’articolo da lei firmato ma in quello pubblicato da Francesco Abate venerdì 23 marzo. Come può verificare ho prontamente corretto, su sua segnalazione, la citazione nel mio commento. E ora, per rendere chiari i passaggi, pubblichiamo anche la sua richiesta di rettifica.

  7. “non è altrettanto facile trovare sui giornali notizie sull’attività che le biblioteche pubbliche svolgono quotidianamente e capillarmente”
    Perché non sono notizie. Il servizio quotidiano non fa notizia. L’Unione Sarda non ci informa neanche che la libreria X apre lun-ven 9-13 e 17-20. Scommettiamo che se una biblioteca decide di restare aperta di notte i giornali ne parleranno? Ora mi direte che non è mica possibile, che ci sono le autorizzazioni, le norme di sicurezza, il personale che manca eccetera, ma siccome non lo può fare il pubblico si deve astenere anche il privato? Le biblioteche che hanno fatto qualcosa di extra-ordinario (penso a tutte le iniziative di “biblioteca fuori di sé”, per esempio) hanno avuto l’attenzione dei media e dei lettori. Purtroppo, fra un po’ la notizia sarà che la biblioteca apre, visto che è un servizio ritenuto costoso e innecessario da tanti amministratori. Ma non penso sia per colpa dei librai, o dei giornali, o di Michela Murgia.
    Mi pare inoltre che ci siano ogni giorno sui giornali comunicazioni sulle attività della MEM e della Biblioteca Provinciale, ma anche della Biblioteca Satta di Nuoro: sarà mica che queste biblioteche sanno fare anche comunicazione, oltre a fomentare la lettura?
    E supponiamo che l’iniziativa di ieri notte non sia servita ad aumentare il numero dei lettori, ma solo a dare sollazzo a quegli snob viziosi che, pur essendo il 5% della popolazione, sostengono il 41% dell’industria libraria, ha forse tolto qualcosa al restante 95%? Ah, notiziona: sono gli stessi che vanno in biblioteca, al cinema, a teatro e ai festival.
    Non c’era la consumazione obbligatoria, ieri, in libreria: c’è stato chi non ha comprato nemmeno un libro, e il libraio non l’ha cacciato, e chi ne ha comprato 4, o 5. È davvero così deplorevole che qualcuno un sabato sera scelga di lasciare 30 euro in libreria anziché al Cocò (dove una Coca-Cola costa 10 euro, cioè più di un tascabile)?

  8. Gentile Sandra e amici del blog unaltrasestu.com,
    di rientro dalla notte passata in libreria ho letto (come faccio spesso) anche il vostro interessante blog e con piacere ho trovato un riferimento all’iniziativa notturna della libreria Piazza Repubblica Libri. Tuttavia nell’articolo ho intravisto un’interpretazione della dicitura “very important reader” che, così come erroneamente esposta qui, non può che alimentare gli equivoci che anche in questi giorni si sono presentati intorno alla natura dell’associazione e del suo progetto. Per Lìberos i VIR non sono i lettori forti, ma qualunque lettore che scelga di partecipare alle iniziative del circuito, che sono rivolte a tutti esattamente come quelle di qualunque biblioteca, di qualunque festival e di qualunque attività culturale pubblica, con o senza operatori commerciali a proporla. La comunicazione delle iniziative è stata diretta a tutto spettro, dai social network ai giornali tradizionali, senza nessuna preclusione che non fosse quella della naturale capienza dei luoghi dell’evento. Questa di Piazza Repubblica Libri – in particolare – mi pare si possa dire che appartiene alla famiglia delle idee creative che mirano a raggiungere con la loro natura insolita proprio coloro che in una libreria ci entrano normalmente con difficoltà. A nessuno infatti ieri notte è stato chiesto all’ingresso quanti libri leggesse all’anno, esattamente come non lo si chiede in alcun festival qui definito “elitario”. In che cosa consisterebbe dunque l’elitarietà di un’esperienza gratuita, aperta a tutti e pubblicizzata in ogni dove? Nelle decine di persone che sono venute in libreria ieri sera c’erano certo molti scrittori e lettori forti, ma anche tanti giovani che andavano (o tornavano) dai locali notturni, lavoratori smontanti dal turno di lavoro, famiglie, anziani e gruppi di ragazzi curiosi di vedere chi c’era e cosa sarebbe successo. E’ successo che si è parlato di libri fino al mattino, senza scalette e senza forzature. Tutti, anche la maggioranza che non ha comprato nulla, hanno condiviso la stessa bella esperienza ed è anche per rispetto a loro che mi appare riduttivo leggere qui che essa rappresenterebbe sostanzialmente un invito all’acquisto di libri. Il libraio di Piazza Repubblica ieri non ha tenuto aperta la sua libreria perchè “sono tempi duri anche per le librerie indipendenti”, ma perché ieri era la Giornata Nazionale della Promozione della Lettura. Riconoscere che potrebbe avere anche un movente culturale e non solo uno commerciale non credo tolga niente alla sacralità del vostro ruolo istituzionale.
    Il fatto che l’interpretazione semplicistica dell’invito all’acquisto sia applicata anche ai festival della Sardegna, da sempre centri di promozione della lettura come esperienza di crescita e consapevolezza civile, temo significhi che chi lo ha scritto ha scarsa conoscenza dei festival sardi, di quel che fanno e di come lo fanno. Sarebbe bello fossero tutti lettori forti le 30mila presenze che ogni anno affollano le strade di Gavoi, ma purtroppo non è così: si tratta in molti casi di persone che entrano a contatto con il mondo dei libri proprio perché qualcuno glieli propone come occasione di socialità fuori dagli schemi tradizionali disertati. Mi auguro anche io che gli amministratori tengano in maggior conto le biblioteche quando si tratta di finanziare la cultura sul territorio, ma allo stesso tempo mi auguro che i bibliotecari guardino con occhi meno pregiudiziali alle iniziative culturali che provengono da altri. Magari si sentirebbero meno soli nella loro battaglia di resistenza e presidio.
    Cordialmente
    Michela Murgia

    • Gentile Michela Murgia, intanto la ringrazio per l’attenzione che dedica al nostro blog. Ricevere un commento da una scrittrice famosa e nota opinionista a livello nazionale, a prescindere dal contenuto, è un vero onore! Riguardo alle sue considerazioni vorrei replicare su alcuni punti che a mio avviso rischiano di distorcere il senso del mio ragionamento. Dire che i very important reader a cui si rivolgeva l’iniziativa (così si legge nell’articolo dell’Unione del 23 marzo a firma di Francesco Abate) siano lettori forti non è una mia interpretazione soggettiva della realtà. Lei d’altra parte può negare con assoluta certezza che i frequentatori abituali di librerie e festival letterari siano i lettori forti? Dire che iniziative come quella della libreria cagliaritana e che i festival letterari, al di là delle intenzioni di chi li promuove, siano frequentate da un élite non significa darne un giudizio negativo. Né io lo faccio nel mio articolo. Significa semplicemente prendere atto del fatto che le persone che vengono intercettate da queste manifestazioni rappresentano una minoranza nel complesso della popolazione. Quella cioè che già legge abitualmente: appena il 15% della popolazione. E neanche evidenziare che le librerie e gli scrittori agiscono anche per promuovere il loro prodotto significa darne un giudizio negativo. Personalmente mi considero un lettore forte (anzi fortissimo) e da che mia figlia è cresciuta frequento regolarmente il festival di Gavoi e lo considero una straordinaria “esperienza di crescita e consapevolezza civile”. Ma è dimostrato (e non lo dico io ma studiosi ed esperti come Giovanni Solimine) che pur essendo un innegabile fenomeno di massa i festival non impattano sul restante 85% della popolazione dei non lettori. Questo compito non può che essere svolto da un servizio di pubblica lettura diffuso capillarmente in tutto il territorio che agisce con azioni costanti e continuate nel tempo e non legate solo a eventi eccezionali e occasionali.

      • Gentile Sandra,
        mi perdoni la franchezza, ma credo che lei – sia nel primo articolo che nella replica che mi rivolge – riveli la pregiudizievole ignoranza dei fatti che l’ha indotta a interpretare con errato arbitrio le pur limpidissime fonti da cui ha desunto la sua opinione. Nell’articolo di Francesco Abate il libraio Patrizio Zurru dice semplicemente che – per evidenti ragioni di sicurezza – in caso di afflusso superiore alla capienza, nelle prenotazioni darà la precedenza ai lettori del circuito Lìberos, ovvero ai suoi clienti abituali. La dicitura “Very Important Reader” – che lei usa come sinonimo di “Lettore Forte”, è una definizione che ha significato solo all’interno dei parametri del circuito, parametri che non essendo ancora pubblici lei non può conoscere, benché si sia affrettata a giudicarli con tanta nettezza. Sono certa tuttavia che la sua intelligenza possa degnamente supplire a questa ignoranza di partenza e rendere dunque inutile da parte mia farle notare la differenza semantica che corre tra l’attirare soprattutto lettori forti (che è un dato statistico inoppugnabile) e il volersi rivolgere esclusivamente a lettori forti (che è invece un discutibile intento d’azione). Fosse stato vero il secondo caso, il libraio avrebbe potuto mandare una semplice comunicazione alla mailing list dei suoi clienti, con la calda raccomandazione di non farla girare. Attribuire ad Abate o a Zurru quello che evidentemente è un suo pregiudizio formale è una svista che spero vorrà rettificare, se non altro per correttezza verso il loro lavoro, che rappresenta un servizio a tutti non meno del suo.

        Nella sua replica lei ribadisce – con un manicheismo fortunatamente non condiviso da molti bibliotecari che conosco – un dualismo vocazionale senza fondamento, cioè che i festival e le librerie siano luoghi selettivi ed elitari rivolti ai lettori forti, mentre le biblioteche sono “neutri e amichevoli” spazi democratici rivolti invece a tutti. Poiché non esiste niente a conforto di questa affermazione, posso presumere che si tratti di un altro suo pregiudizio personale, che la porta a leggere come contrapposti soggetti e intenti che sarebbero invece naturalmente sinergici. Io, che per mia natura personale e professionale le sinergie tendo a crearle dove non ci sono e a valorizzarle dove le incontro, mi permetto di invitarla a rileggersi la lettera che il presidente dell’Associazione Bibliotecari Italiani ha scritto il 12 dicembre scorso e in cui il legame di servizio tra librerie indipendenti e biblioteche è esposto e difeso in tutt’altri termini rispetto a quelli che pone lei. Per chi non l’avesse letta, tra le altre cose la lettera afferma che:

        “Le librerie indipendenti sono, al pari delle biblioteche, un elemento fondamentale per garantire il pluralismo delle idee e la bibliodiversità in una nazione che si pretende democratica. Biblioteche e librerie non operano su fronti contrapposti ma sono parte di un unico discorso, quello che vorrebbe l’Italia un paese di forti lettori, ricco di biblioteche ben funzionanti e di librerie ben assortite, in cui poter trovare una rappresentazione ampia e qualificata della produzione libraria”.

        Direi che, rispetto alla sua lettura, la dialettica tra librai e biblioteche ne esce in modo decisamente più costruttivo ed è dentro quella costruttività che di Lìberos fanno parte anche molte biblioteche sarde.

        La saluto cordialmente
        Michela Murgia

        • Gentile Michela Murgia, replico a questo suo ulteriore commento innanzitutto col dirle che in genere nelle mie interpretazioni mi attengo a quello che leggo. Ho riletto attentamente l’articolo di Francesco Abate di venerdì 23 marzo e non ho trovato niente di tutto quello che lei dice (restrizioni all’accesso per motivi logistici, etc.), né d’altra parte sono tenuta a conoscere i retroscena che ora lei svela. Ad ogni modo conoscerli non cambia la mia convinzione che in generale le librerie sono, allo stato attuale, frequentate dalla minoranza di persone che legge (a cui bisogna sottrarre la percentuale di lettori che compra i libri on-line). E, ripeto non lo dico io ma Giovanni Solimine nel suo libro “L’Italia che legge” (Laterza 2010): chiunque può verificare se ho interpretato “con errato arbitrio” i dati e le considerazioni dell’autore (gliele ho anche sentite ripetere e commentare in occasione di un seminario tenuto a Cagliari lo scorso anno). Di conseguenza, se i VIR del circuito Lìberos – VIR letteralmente significa lettori, molto importanti solo all’interno di quel circuito, secondo quello che dice lei, ma comunque lettori) – non fossero già lettori abituali, sarebbe davvero una grande novità. Aggiungo poi che l’affermazione che mi attribuisce e cioè che “i festival e le librerie sono luoghi selettivi e rivolti ai lettori forti”, io non l’ho mai fatta. Perché, come ho scritto, penso una cosa ben diversa, e cioè che librerie e festival pur essendo aperti a tutti non sono frequentati dalla popolazione che non legge o legge poco (fonte: sempre Solimine e mia esperienza diretta). Per quanto riguarda la considerazione della natura amichevole e neutra delle biblioteche di pubblica lettura, non credo che abbia bisogno di conforto alcuno. Semplicemente questa condizione è nella natura stessa dell’istituzione pubblica e nella sua mission. Infine non credo che dal mio ragionamento si possa desumere una mia convinzione rispetto all’esistenza di una contrapposizione netta e insanabile tra soggetti e intenti. Anche io sono convinta che le librerie indipendenti svolgano un importante ruolo nel garantire il pluralismo delle idee e che la loro diffusione nel territorio sia importante per favorire l’aumento del numero dei lettori. E che librerie e biblioteche possono e devono collaborare in vista di questo obiettivo. Piuttosto, come ho esposto nel mio articolo, ritengo che l’azione di promozione della lettura per aumentare il numero di lettori portata avanti dalle librerie non può avere la stessa efficacia di quella esercitata dalle biblioteche di pubblica lettura. Detto questo, se ritiene di avere l’autorità per poterlo fare, può anche continuare a giudicarmi ignorante, manichea, e tutte quelle altre belle qualità che mi attribuisce. Le confesso però che da parte di una scrittrice famosa e affermata come lei, l’accanimento usato per affermare le sue opinioni, e i toni usati nei confronti di una sconosciuta blogger di provincia li ho trovati un tantino eccessivi.

          • Gentile signora Mereu,
            mi chiamo Pier Franco Fadda e faccio il libraio a Nuoro. Vorrei portarle l’esperienza della mia città dove, da sempre, pubblico e privato collaborano per la diffusione del piacere della lettura.
            Il Consorzio Bibliotecario per la pubblica lettura “Sebastiano Satta” vanta circa 80.000 prestiti all’anno, le librerie nuoresi contavano, sino ad un paio di anni fa, circa 120.000 copie vendute, ora la crisi morde anche noi… L’80 % delle presentazioni editoriali si tengono nell’auditorium della Biblioteca Satta e nelle scuole,grazie alla collaborazione, anche economica delle librerie (nel senso che delle spese per gli autori se ne fanno carico loro in cambio della possibilità di vendere quelle 15/20 copie che il pubblico vorrà, eventualmente, acquistare. E 400 euro di biglietti aerei più vitto ed alloggio non li ripaghi certo con venti copie di un libro… se te le comprano). La collaborazione è totale e nessuno si sogna di mettere in competizione pubblico e privato che sono complementari nel loro ruolo di promozione alla lettura. Credo che Nuoro sia la città con il maggior numero di lettori della Sardegna, rispetto alla popolazione, anche per questo circolo virtuoso che si è innescato. I miei figli sono iscritti alla biblioteca, i volti che vedo nelle sale di lettura sono gli stessi che vedo in libreria, alle presentazioni o a Gavoi per il festival. Aggiungo che chi fa il libraio, contando l’investimento economico affrontato ed il ritorno dello stesso rispetto ad altre attività commerciali, lo fa assolutamente per passione e per quella un poco folle visione del mondo che vede la cultura non solo come fattore di crescita interiore ma anche come potente volano economico per il territorio. Infine una domanda un poco provocatoria: cosa fa una biblioteca pubblica, oltre a prestare i libri gratuitamente, più di una buona libreria che fa attività di promozione alla lettura per giustificare tutta questa differenza di “mission” ? Lo spazio che la stampa dedica alle varie iniziative credo sia direttamente proporzionale all’originalità delle stesse ed alla capacità di promuoverle e farle conoscere adeguatamente.
            Per aumentare il numero dei lettori occorrono iniziative, occorre un’azione più intensa da parte di stato e scuola, occorrerebbe spegnere la televisione un poco più spesso e non lasciare i bambini in balia dei video games. Neanche le biblioteche aumentano il numero dei lettori, salvo i luoghi dove l’unico presidio librario è proprio la biblioteca comunale: chi frequenta la biblioteca (salvo che per motivi di studio) lo fa perchè ha la possibilità di leggere i giornali o i libri senza spendere (ed ora anche di collegarsi al internet, dove il servizio è attivo), ma non è quasi mai un nuovo lettore… La nostra mission, di tutti quelli che fanno della diffusione culturale il proprio mestiere (anche quello del bibliotecario è un mestiere, sino a prova contraria) dovrebbe essere non quella di ripeterci costantemente, ognuno per se, quanto siamo bravi, ma di cogliere ogni occasione, ogni buona idea, per portare più gente possibile dove si parla di libri, di arte, di cinema etc.

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