“Facebook in the rain” di Paola Mastrocola (Guanda 2012)

C’era una volta un uomo che s’innamorò di una donna che di lui si accorse a mala pena. Punto. A sommi capi il libro parla di questo,  visto così, spoglio di tutto non verrebbe neanche voglia di regalarlo a qualcuno con problemi d’amore, figuriamoci di leggerlo. Invece è un libro da leggere. E’ una favola moderna, dove facebook, amato o demonizzato che sia, gioca da ala tornante, segna vari goal e alla fine sembra vinca pure la partita. Ma la squadra che rappresenta non è per quella per cui farete il tifo. C’è anche un cimitero dove si gioca a ruba mazzetto e dove ci si divide il panettone alla vigilia di Natale. E poi c’è la pioggia, catartica, che bagna e libera dalle costrizioni, per poi creare nuovi recinti, questa volta virtuali forse più angusti dei primi. Ci sono segreti, orsi bruni dagli occhi buoni e sogni irrealizzati, ma soprattutto c’è un desiderio di emancipazione di chi vorrebbe ma pensa di non potere, e di chi si accorge troppo tardi che avrebbe potuto fare ma in fondo ha preferito rinunciar. Pagina dopo pagina la storia incalza e ti tiene connesso fino all’ultimo perché nonostante qualche briciola buttata qua e là, poco ci viene svelato finché non si arriva alla fine. Paola Mastrocola si propone come sempre con il suo stile semplice e con la sua sottile e mai scontata ironia. Leggere questo libro, ma in generale il suo modo di scrivere, mi ha fatto pensare ad una conversazione con una persona garbata e un po’ timida, a cui viene spontaneo non dire cose fuori luogo. Una persona delicata ma che all’occorrenza non teme a brandire un sottile fioretto,  per difesa delle proprie ragioni.  Facebook in the rain è un libro snello e veloce, volendo lo si potrebbe leggere in poco tempo, ma si potrebbe anche decidere di scivolarci dentro e navigare tra le righe, lasciar sommare il detto al non detto e far si che anche questo viaggio (ogni libro lo è) permetta un dolce naufragio, verso lidi inesplorati o sponde già conosciute ma che in fondo forse, speravamo di ripercorrere.

Clara Cuccu

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La scomessa del porto di Cagliari

La road map verso il futuro è già tracciata: “La scommessa del porto di Cagliari si declina con il traffico crocieristico e l’incremento degli approdi nello scalo che si materializza come la porta della Sardegna. Questo ci porta a potenziare le strutture turistiche, commerciali e logistiche nei dintorni della location portuale”. Così il presidente dell’authority, Piergiorgio Massidda, ridisegna la geografia dell’avamposto marittimo. Una lunga pista di strutture all’avanguardia che si spingerà dal polo storico lungo la via Roma  sino ad estendersi ai piedi del viale Colombo e continuare – con un percorso ciclabile – la corsa nel golfo di Sant’Elia. “E’ solo l’inizio del grande progetto – spiega il numero uno dell’autorità portuale – Stiamo partendo per dare in gestione il terminal crociere, una grande vetrina per l’Isola, con il coinvolgimento della Camera di Commercio e delle altre realtà produttive della Sardegna. Un restyling che si tradurrà nella riorganizzazione degli spazi attorno allo scalo, con il Molo Rinascita destinato a diventare la cartolina per il popolo dei vacanzieri che scenderanno dai giganti del mare. Stessa identica  sorte per il Molo Ichnusa, che sarà però un punto d’arrivo per gli equipaggi di piccola stazza”. Si spera in una stagione di ripresa per  l’arrivo delle mega navi: “In realtà – prosegue Massidda – il flusso ha dimostrato di assorbire il disastro della Concordia e, dopo un calo iniziale, il settore si prepara a ripartire. Fino ad ora le compagnie armatoriali di prestigio hanno trovato Cagliari come porto appetibile ed in piena crescita. In particolare la cosiddetta Primavera Araba ha determinato un considerevole aumento del traffico crocieristico nel nostro scalo. Un risultato da tutti apprezzato, viste le botte sopportate dal settore dopo i fatti dell’Isola del Giglio”.

Tante pagine ancora da scrivere, comunque. E l’auspicio – evidenzia il numero uno della stazione marittima – è che la storia possa presto cambiare anche per il pezzo più antico dello scalo, sulla via Roma. Vogliamo che possa trasformarsi in uno specchio d’acqua d’importanza internazionale per il diportismo, riconquistando un valore aggiunto dal punto di vista turistico”. I riflettori sono puntati anche sull’adesione agli eventi fieristici riguardanti traffico merci, passeggeri e comparto crocieristico.  “Per questo – rimarca Massidda – abbiamo intrapreso un percorso con l’associazione Med Cruise, che ingloba 89 scali che vanno dal Mediterraneo al Mar Nero, dal Mar Rosso sino all’Oceano Atlantico. E Cagliari è una delle mete più ambite, sia attraverso la richiesta di riviste e cataloghi per scoprire le perle dell’Isola che mediante la partecipazione a conferenze e workshop a livello mondiale”. Prossime tappe: le rassegne di Miami e  Marsiglia. Senza dimenticare i saloni di Shangai e Dubai. Le mire espansionistiche dello scalo cagliaritano si allargano al rilancio delle banchine commerciali, con il transhipment e le navi Ro-Ro. “Un’occasione unica da sfruttare con enormi prospettive per le imprese ed il lavoro. A questo scopo – rileva il capo del porto – cercheremo di potenziare il Porto Foxi di Sarroch. Poi si conta di istituire un punto frontaliero per lo sdoganamento delle merci alimentari destinate all’Europa”. Si conclude con un passaggio sulle manifestazioni che si svolgeranno lungo il bacino d’acqua: “Dalle regate alle esposizioni, eppoi le mostre e altri eventi di carattere culturale e sportivo che daranno risalto all’immagine del porto – puntualizza Massidda – Avremo il nautic Show Sardinia già ad aprile, il campionato di Formula uno di motonautica a settembre e manifestazioni veliche per grandi equipaggi”.

Luciano Pirroni