Il PD ha un nuovo capogruppo

Ieri si è svolta la prima seduta del consiglio comunale dedicata all’approvazione del bilancio per l’esercizio finanziario del 2012. I lavori si sono svolti in un clima di confronto serrato ma anche di collaborazione tra le parti che ha portato all’approvazione di alcuni punti qualificanti del bilancio comunale: l’aliquota IMU per i terreni fabbricabili si è assestata al 5,8%, le fasce di reddito al di sotto dei 10.000 euro non pagheranno l’addizionale IRPEF. La giornata però sarebbe potuta essere molto più produttiva e molti altri punti si sarebbero potuti definire già ieri se la maggioranza avesse potuto contare anche sulla presenza dei tre consiglieri del PD Ledda, Pisu, Mura i quali hanno disertato l’aula, ostacolando di fatto il regolare svolgimento della seduta. Nel pomeriggio infatti è mancato il numero legale e la seduta si è dovuta sospendere. E’ ormai evidente che si tratta di una scelta strategica tesa a contrastare l’azione della maggioranza. Peraltro i tre consiglieri avevano anche presentato alcuni emendamenti che sono stati poi abbandonati al loro destino.

Tanta irresponsabilità è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e così ieri il sindaco Aldo Pili in quanto esponente PD, e gli altri consiglieri del gruppo, Angioni Giancarlo, Meloni Pierpaolo e Podda Giovanna, hanno deciso di revocare la consigliera Mura Michela da capogruppo e contestualmente di designare per questo incarico la consigliera Podda Giovanna. Il persistente atteggiamento della consigliera Mura di non tenere in alcun conto l’esigenza di collegialità all’interno del gruppo evidentemente non poteva essere più tollerata. Molto spesso – mi è capitato varie volte di riferirne in questo blog – in sede di consiglio comunale Michela Mura esprimeva posizioni non concordate e non rispondenti alla volontà della maggioranza del gruppo e della coalizione. E – riferiscono gli altri consiglieri – le diverse occasioni di confronto cercate nell’ultimo periodo per  trovare una soluzione ai problemi hanno registrato solamente un netto atteggiamento di chiusura da parte sua.

Sandra Mereu

“Facebook in the rain” di Paola Mastrocola (Guanda 2012)

C’era una volta un uomo che s’innamorò di una donna che di lui si accorse a mala pena. Punto. A sommi capi il libro parla di questo,  visto così, spoglio di tutto non verrebbe neanche voglia di regalarlo a qualcuno con problemi d’amore, figuriamoci di leggerlo. Invece è un libro da leggere. E’ una favola moderna, dove facebook, amato o demonizzato che sia, gioca da ala tornante, segna vari goal e alla fine sembra vinca pure la partita. Ma la squadra che rappresenta non è per quella per cui farete il tifo. C’è anche un cimitero dove si gioca a ruba mazzetto e dove ci si divide il panettone alla vigilia di Natale. E poi c’è la pioggia, catartica, che bagna e libera dalle costrizioni, per poi creare nuovi recinti, questa volta virtuali forse più angusti dei primi. Ci sono segreti, orsi bruni dagli occhi buoni e sogni irrealizzati, ma soprattutto c’è un desiderio di emancipazione di chi vorrebbe ma pensa di non potere, e di chi si accorge troppo tardi che avrebbe potuto fare ma in fondo ha preferito rinunciar. Pagina dopo pagina la storia incalza e ti tiene connesso fino all’ultimo perché nonostante qualche briciola buttata qua e là, poco ci viene svelato finché non si arriva alla fine. Paola Mastrocola si propone come sempre con il suo stile semplice e con la sua sottile e mai scontata ironia. Leggere questo libro, ma in generale il suo modo di scrivere, mi ha fatto pensare ad una conversazione con una persona garbata e un po’ timida, a cui viene spontaneo non dire cose fuori luogo. Una persona delicata ma che all’occorrenza non teme a brandire un sottile fioretto,  per difesa delle proprie ragioni.  Facebook in the rain è un libro snello e veloce, volendo lo si potrebbe leggere in poco tempo, ma si potrebbe anche decidere di scivolarci dentro e navigare tra le righe, lasciar sommare il detto al non detto e far si che anche questo viaggio (ogni libro lo è) permetta un dolce naufragio, verso lidi inesplorati o sponde già conosciute ma che in fondo forse, speravamo di ripercorrere.

Clara Cuccu