Data da difendere e non dimenticare: 25 Aprile

Rare, tremolanti e vive memorie storiche di partigiani per le vie della città; solo quattro fasce tricolori però, tra le quali brillava, per la prima volta, quella del sindaco di Cagliari; energie preziose e contagiose assieme a prove di resistenza da parte di tanti ragazzi e ragazze, in particolare del coordinamento antifascista cagliaritano, meno disposti di tutti a subire l’onta delle contemporanee e autorizzate manifestazioni neofasciste. Scelta incomprensibile e vergognosa. La testimonianza di questa vergogna si è potuta cogliere per intero quando, lasciando la città dopo la manifestazione, è apparsa sulle scalette di Bonaria una parata allucinante con circa trentacinque-quaranta persone inneggianti al fascismo e alla repubblica di Salò con tanto di vessilli. Le stesse che al pomeriggio sono state autorizzate a manifestare davanti al parco delle Rimembranze di fronte a piazza Gramsci. Un oltraggio al senso del 25 aprile che non può non portare a chiedersi come sia possibile che le istituzioni nate dalle lotte partigiane e di liberazione nazionale possano permettere ciò.
M. G. L.





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Una risposta

  1. Quello che è successo a Cagliari è l’inevitabile conseguenza di accettare di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano. C’è una equivocata idea di rispetto della libertà di espressione dietro chi, come il prefetto di Cagliari, pensa che tutti, a prescindere dal contesto storico e culturale, abbiano diritto di manifestare le proprie idee. Il fascismo è stato condannato dalla Storia e sul suo rifiuto è nata la nostra Costituzione e l’ordinamento dello Stato repubblicano. Come è stato efficacemente e autorevolmente sostenuto, basterebbe leggere tutta la Costituzione e soprattutto interpretarla alla luce dello spirito antifascista che trasuda da ogni riga per impedire senza troppi patemi d’animo che le parole dei fascisti siano accostate e messe allo stesso livello di quelle degli antifascisti e in particolare questo sarebbe bastato per impedire lo svolgimento della provocatoria e vergognosa manifestazione dei nostalgici fascisti (unica in Italia) nella giornata in cui si rinnovavano i valori della Resistenza.

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