Gatti che chiacchierano

Venerdì 25 maggio a Sestu, nella sede del circolo Samsa, si è svolto un reading di poesie tratte da “Gatti che attraversano la strada”, l’esordio editoriale dello scrittore cagliaritano Giuseppe Mereu. Il libro contiene un mix di poesie dal sapore amaro, oscuro e allo stesso tempo ironico. Nella frase che l’autore è solito ripetere ai suoi amici e lettori,“Imparate dai gatti la libertà di ignorare le leggi degli uomini”, è condensato il filo rosso che unisce le poesie della raccolta. A fare da sfondo alla lettura dei testi poetici, interpretati dallo stesso autore, una performance musicale di due sestesi, Luca Soro e Angelo Argiolas. Il duo è nato qualche anno fa intorno a un progetto di musica per il cinema chiamato “Reservoir Dogs” (in omaggio al celebre film di Tarantino) ma Luca e Angelo, chitarrista il primo e bassista il secondo (suona con “E.N.D.” e “Le nuove ottiche” di Alessio Longoni), in realtà avevano già suonato insieme. Con il gruppo dei Megaron, agli inizi del 2000, eseguivano “Dopo l’alluvione”, brano dedicato alle vittime della tragedia che colpì Sestu negli anni ‘40. E’ stato piacevole risentirli, dopo tanti anni, impegnati a creare con le loro note l’atmosfera giusta per questo piccolo evento. Angelo, che oltre a suonare ama scrivere, a conclusione del reading ha chiacchierato a lungo con Giuseppe Mereu e ha realizzato l’intervista che potete leggere di seguito. (S. M.)

Certo che ti piacciono proprio i gatti…

Sono degli animali fantastici, affascinanti e con una fortissima personalità. Attualmente ne ospito quattro, ma sono arrivato ad averne anche tredici. La cosa che più mi colpisce di loro è il rifiuto di qualsiasi regola: i gatti sono assolutamente anarchici, liberi e individualisti, per questo ho deciso di utilizzarli nelle mie poesie dando loro un forte significato simbolico. I gatti rappresentano la libertà, in contrapposizione con gli uomini che invece sono gli animali sociali, inquadrati e sofferenti. Penso che noi uomini abbiamo molto da imparare dai gatti se vogliamo arrivare a realizzarci come individui.

Hai deciso di auto-produrti. Scelta stilistica o poca voglia di aspettare la manna delle case editrici?

E’ una scelta che definisco filosofica, prima ancora che politica. “Gatti che attraversano la strada” è stato concepito fin dall’inizio in funzione dell’autoproduzione, che non è stata un’opzione di ripiego, come avviene spesso per chi vede il proprio manoscritto respinto da tutte le case editrici, ma una scelta di libertà. Ho deciso che volevo restare proprietario della mia opera in tutte le fasi del suo sviluppo, quindi ho rinunciato a delegare ad altri qualsiasi scelta che riguardasse il mio libro, dai testi al disegno della copertina e alle modalità di distribuzione. Io prendo le decisioni e mi assumo ogni responsabilità in prima persona, mettendoci la faccia e la firma.

Oltretutto, oggi è molto facile auto-prodursi…

E’ vero, esistono siti Internet che permettono di farlo a costo zero puntando soprattutto sulla vendita online dei libri. Considerato che un libro di poesia è destinato in ogni caso ad avere una diffusione estremamente limitata e che l’autoproduzione permette di massimizzare i guadagni dell’autore, eliminando dalla catena di produzione e distribuzione i diversi soggetti che lucrano sull’opera, la domanda che chiunque dovrebbe porsi non è tanto perché auto-prodursi, ma piuttosto perché non farlo.

Libro cartaceo tradizionale o e-book?

Il libro è la dimensione naturale per un’opera letteraria, quindi, nel momento in cui qualcuno scrive delle poesie, dei racconti o un romanzo, lo fa sempre nella prospettiva di pubblicarli in un libro, che poi è sempre il canale di diffusione privilegiato, nonostante oggi Internet metta a disposizione diversi altri strumenti più economici e più facilmente gestibili. Basti pensare che finora, a fronte di non meno di settanta acquisti della versione cartacea di “Gatti che attraversano la strada”, la versione e-book ha venduto appena tre copie, nonostante il prezzo molto ridotto.

Diversi lettori del tuo libro affermano che sei una persona sensibile, fantasiosa ma molto pessimista. Cosa puoi dire al riguardo?

Sensibile, non saprei. Fantasiosa, devo per forza cercare di esserlo, altrimenti non avrei niente da scrivere. Riguardo all’essere pessimista, mi è sempre stato detto che lo sono ma io non ho mai capito bene in cosa consista l’essere ottimisti o pessimisti. E’ la solita storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: il bicchiere non può essere mezzo pieno senza essere anche mezzo vuoto e viceversa, ma poi sta a me cercare di prendere la bottiglia e finirlo di riempire, se nel bicchiere c’è qualcosa che mi piace, oppure lasciarlo dov’è. La dicotomia tra ottimisti e pessimisti mi sembra una di quelle forme di limitazione schematica in cui cerchiamo di inquadrare le persone perché ci spaventa l’imprevedibilità che deriva dal loro essere individui.

Tu cosa scegli?

Per quanto riguarda la persona, scelgo la seconda. Perché la vera dicotomia non è tra l’essere ottimisti e l’essere pessimisti ma tra l’essere ottimisti o pessimisti e l’essere liberi, e quindi scelgo la seconda. Per quanto riguarda, invece, le poesie, il discorso è analogo: sono abbastanza varie, ci sono quelle cupe come ci sono quelle scanzonate e molto spesso, nel leggere tanto le une quanto le altre, si ride o perlomeno si sorride, perché l’ironia è una costante.

Delle tue presentazioni, quale è stata la più emozionante?

Finora ne ho fatte pochissime e, tra queste, la più emozionante è stata la prima, a Cagliari, al Cafè Barcellona, non soltanto perché si trattava della prima presentazione del mio primo libro, quindi il mio debutto assoluto, ma anche perché è stata quella più partecipata, sia dal punto di vista numerico che per il grado di coinvolgimento del pubblico, con cui c’è stato un confronto diretto dall’inizio alla fine.

Non disdegni però neanche il contatto indiretto con pubblico. Ti abbiamo sentito a Radio Press, ultimamente…

Sì, all’interno del programma Fil Rouge. Le presentazioni vere e proprie mi riportano ad una dimensione, quella del rapporto diretto con il pubblico, cui sono abituato per via delle frequenti letture che faccio con vari progetti, come “Poesia Mobile” e “Slam! Cagliari”, mentre per la puntata di Fil Rouge dedicata ai gatti nella letteratura sono entrato per la prima volta in vita mia in uno studio radiofonico, dove mi sono trovato a leggere, oltre alle mie poesie, brani di autori come Neruda e Burroughs. Per fortuna, la conduttrice della trasmissione, Daniela Boi, è una ragazza davvero in gamba ed è stata bravissima a mettermi a mio agio, quindi è stata un’esperienza molto positiva.

Hai in mente altri libri per il futuro?

Dopo la pubblicazione del primo libro ho continuato a scrivere, ho già da parte un po’ di materiale che utilizzo per le serate nei locali e che propongo anche in coda alle presentazioni, in modo tale da dare la massima varietà possibile alle poesie che leggo di volta in volta. Continuando di questo passo, penso che il mio secondo libro potrà uscire tra due anni, due anni e mezzo al massimo e che avrà uno stile e una struttura molto simili a quelli di “Gatti che attraversano la strada”. Dirò di più: ho già in mente il titolo, ma resterà un segreto fino al momento della pubblicazione

Angelo Argiolas

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