Open Data a Sestu, ma l’archivio dov’è?

Da circa un mese sul sito del comune di Sestu è disponibile il primo set di dati aperti, accompagnato da un video-intervista in cui il sindaco e l’assessore Anna Crisponi spiegano le finalità e i principi ispiratori dell’Open Data. Il termine “disponibile” non è usato a caso in questo contesto in quanto “pubblici” quei dati lo sono già. La novità consiste piuttosto nell’opportunità che viene data ai cittadini di potervi accedere attraverso le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nel nostro caso attraverso il nuovo portale web del comune, e poterli quindi utilizzare e manipolare liberamente. La speranza delle amministrazioni che pubblicano e aprono i dati di loro proprietà è infatti quella che i cittadini li utilizzino per creare delle app, dei programmi utili a migliorare la vita della comunità. Nelle grandi città, ad esempio, possono essere utilizzati per fornire informazioni in tempo reale sul traffico, sulla disponibilità di parcheggi, sulle buche del manto stradale, e così via.

A Sestu i primi dati messi a disposizione dei cittadini sono quelli che si riferiscono alla  più recente gestione economico-finanziaria del comune, ovvero i dati dei bilanci dell’ultimo triennio. La scelta, come viene spiegato nel video, è legata anche al fatto che avendo l’amministrazione dovuto fare scelte dolorose per i cittadini il dovere di informare sul modo in cui le risorse e i fondi comunali vengono utilizzati si imponeva come una necessità di prioritaria importanza. Seguiranno i dati che riguardano l’urbanistica e progressivamente verranno resi disponibili i dati di tutte le aree organizzative. Non c’è dubbio che si tratta di un’iniziativa da accogliere con favore e interesse, anche in considerazione del fatto che, come è noto, nonostante la legge sulla trasparenza (L. 241/1990) nella pubblica amministrazione in generale, per eccesso di burocratizzazione, formalismi e formalità varie, persistono ancora vaste zone di opacità.

Tuttavia, non posso fare a meno di notare che gli obiettivi di una più ampia trasparenza e di un uso produttivo dei dati non si potranno raggiungere solo con informazioni limitate alle attività del più immediato presente.  Sarebbe invece di grande utilità poter disporre di più ampie serie di dati attraverso l’aggancio all’archivio “di deposito” dell’ente, cioè a quella porzione di archivio non più corrente composto da pratiche chiuse da meno di 40 anni (dopo i quali diventa storico). Tanto più che nella filosofia dell’open government, a cui si richiamano i progetti di open data, la pubblica amministrazione dovrebbe aprirsi ai cittadini, non solo in termini di trasparenza ma anche di partecipazione diretta al processo decisionale. E per questo gli archivi sono strumenti indispensabili, perché consentono di assumere decisioni consapevoli, rintracciare antefatti, valutare situazioni di contesto, programmare le attività, verificare i risultati ottenuti.

Sandra Mereu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...