Chi vive a Sestu è sestese, chi nasce in Italia è italiano!

Nel consiglio comunale di ieri, 31 luglio 2012, su proposta del gruppo consiliare del PD è stato approvato un ordine del giorno di indirizzo a sostegno del riconoscimento della cittadinanza italiana ai bambini e ragazzi di origine straniera nati o cresciuti in Italia. Una battaglia che il Partito Democratico sta portando avanti nelle sedi parlamentari e nella società accanto ad organizzazioni impegnate per i diritti civili, a forze sindacali ed enti locali di diverso orientamento culturale e politico. Come ha dimostrato anche una recente indagine ISTAT, “I migranti visti dai cittadini”, le forze politiche che in Italia si oppongono al riconoscimento di questo diritto ormai combattono un’inutile battaglia di retroguardia in una società che si sta evolvendo e sembra aver accettato l’idea della multiculturalità. Secondo i dati istat, infatti, il 72,1% degli italiani è favorevole all’introduzione dello ius soli per permettere il conferimento alla nascita della cittadinanza ai figli degli immigrati che nascono nel nostro Paese.

L’amministrazione comunale di Sestu dunque, accogliendo la sollecitazione del consiglio comunale, si è impegnata a chiedere al parlamento una legge che superi la normativa vigente, basata sull’obsoleto ius sanguinis, per la quale la cittadinanza è un diritto che si ottiene automaticamente per discendenza da genitori italiani ed estenda questo diritto anche ai figli di genitori stranieri regolarmente residenti in Italia e ai ragazzi adolescenti che abbiano compiuto nel nostro Paese almeno un ciclo scolastico. Permettere a tanti bambini e ragazzi che per cultura si sentono italiani, conoscono la nostra storia, spesso parlano i nostri dialetti (ma che magari non possono partecipare a una gita scolastica all’estero insieme ai loro compagni a causa della loro condizione di stranieri) di venire pienamente integrati nella società è prima di ogni altra cosa un fatto di civiltà. Nondimeno, per un Paese come il nostro, con un bassissimo tasso di natalità, avviato pertanto verso l’irreversibile invecchiamento della popolazione originaria, concedere il diritto di cittadinanza agli stranieri di seconda generazione è allo stesso tempo un’opportunità per la crescita economica della nazione. Non solo perché gli immigrati sono necessari per fare il lavoro che gli italiani non vogliono fare (come ormai ammette il 63% degli italiani), ma anche perché è dimostrato che nelle Università gli iscritti di origine straniera sono in costante aumento. Questi cervelli italiani irrorati di sangue straniero, sono spesso animati da grande spirito di riconoscenza verso la nazione che li ha ospitati e desiderosi pertanto di restituire ciò che hanno avuto, ma per effetto delle farraginose leggi sulla cittadinanza non di rado finiscono per andare a lavorare all’estero dove le multinazionali fanno a gara per accaparrarseli.

Proseguendo nella direzione tracciata dall’ordine del giorno sullo ius soli, votato ieri dal consiglio comunale, l’amministrazione di Sestu sembra anche intenzionata a compiere nel prossimo futuro un atto dalla forte valenza simbolica: il riconoscimento della cittadinanza onoraria a bambini figli di genitori stranieri residenti nel nostro comune. Un atto che per quanto simbolico può servire ad orientare i comportamenti dei cittadini in una fase in cui, come rivela il rapporto istat, l’approccio degli italiani con il fenomeno migratorio mostra non pochi aspetti contraddittori che invitano chi ha responsabilità a moltiplicare gli sforzi sul piano dell’integrazione e della mediazione culturale. Accanto alla positiva apertura rappresentata dall’accettazione degli stranieri da parte degli italiani, permangono ancora diffidenze e pregiudizi. Così se la maggioranza degli italiani non pensa più che l’immigrato ci “ruba” il lavoro, inquieta ancora l’idea che possa far parte del nostro vicinato o della nostra famiglia. Le recenti vicende di discriminazione nei confronti dei Rom che hanno interessato alcuni comuni vicini al nostro ne sono la concreta rappresentazione.

Sandra Mereu

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