Perché Sestu non fa parte del circuito CTM?

Riporto di seguito un interessante contributo pubblicato sulla pagina facebook curata dal comune di Sestu per stimolare la discussione sulla Settimana della mobilità sostenibile, che si svolgerà a Sestu dal 16 al 22 Settembre. Si spiegano le ragioni per cui Sestu, pur essendo un comune dell’area metropolitana, non fa parte del circuito CTM e quindi non usufruisce di un sistema di trasporto che garantisce collegamenti più frequenti e integrati col sistema urbano. (S. M.)

Innanzitutto, è necessario precisare che il trasporto pubblico in Sardegna è assicurato dall’ARST per le tratte extraurbane, da società a ciò abilitate per quelle urbane costituite in varie forme giuridiche: a Cagliari, Quartu e alcuni altri centri dell’hinterland dalla società denominata CTM S.p.A. (Consorzio Trasporti e Mobilità, che per statuto può effettuare tratte extraurbane da quando è diventata S.p.A.). Questo in attesa che venga rispettata la direttiva europea che impone di mettere a bando i trasporti pubblici per distretti (senza distinzione di tratta urbana o extraurbana) a cui ancora non si è ottemperato.

Il CTM è una società per azioni partecipata da Provincia di Cagliari, Comune di Cagliari e Comune di Quartu. Oltre alle due città, a Est raggiunge Monserrato (in quanto ex frazione di Cagliari), Selargius e Quartucciu poiché il percorso da Cagliari a Quartu attraversa i due centri. Infatti, a Selargius e Quartucciu non effettua un circuito urbano, ma attraversa i due centri semplicemente con delle fermate. Lo stesso avviene in direzione Ovest. Elmas in origine era frazione di Cagliari, motivo per cui è servita; invece Assemini e Decimo sono raggiunte (senza circuitare) dal CTM per particolare concessione ottenuta decenni or sono a seguito di pressioni politiche.

Sestu, che allora avrebbe avuto la possibilità di tentare un inserimento, rinunciò a questa opportunità. Da quando il CTM si è trasformato in S.p.A. (anno 2000), a Sestu in diverse circostanze è stata affacciata l’ipotesi di far ricorso al CTM, ma ogni volta l’operazione è risultata non praticabile. La ragione è che per un verso sarebbe necessario acquistare azioni a costo molto elevato (entrando a far parte del ceto sociale e quindi con potestà decisionale), ma il tutto condizionato anche all’improbabile approvazione del nuovo circuito da parte della RAS (in quanto la regione concede al CTM un contributo a Km). Inoltre, l’ARST si è sempre opposta a questa ipotesi, favorita dal fatto che è un Ente Strumentale della stessa regione. In questi ultimi anni, sia CTM che ARST hanno periodicamente affacciato ipotesi di modifiche in termini di ampliamento del servizio, ma la regione ha sempre bloccato ogni sviluppo. Non resta che sperare che si possa fare qualcosa quando verranno finalmente attuate le direttive europee in materia di trasporto pubblico.

 

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