Sciola “No stone” – il piacere della sorpresa

Cagliari, San Saturnino

Non più di qualche settimana fa, in una delle mie giornate di ferie, in una mattina assolata e molto calda come quasi tutta questa lunga estate, ho deciso di lasciare la macchina in parcheggio e ho preso la metropolitana per una destinazione precisa: Piazza San Cosimo a Cagliari. Esposto nella Chiesa di San Saturnino dal giorno dell’inaugurazione della mostra (aperta il 6 luglio e che si concluderà il 25 settembre 2012), l’omaggio reso all’architetto catalano Antoni Gaudì da Pinuccio Sciola, nativo di San Sperate e artista-cittadino del mondo.

Locandina della mostra

Il piacere della sorpresa, preannunciata dal titolo, consiste nell’uso di un materiale diverso dalla pietra, da lui prediletta: ed è già un modo per apprezzare un tratto dell’artista, che cambia la materia ma non tradisce il suo percorso né lo spirito con cui la “ascolta” e la traduce in arte. Ma non è questo il luogo per delineare la personalità artistica dell’architetto Gaudì, né il percorso formativo ed espressivo di Sciola: ci vorrebbero troppo tempo e troppo spazio.
Vorrei solo raccontare le impressioni che ho avuto nel visitare la mostra e nel raccogliere i tanti spunti di riflessione che mi ha suscitato.

Già prima di varcare l’ingresso una locandina sulla sinistra e un gruppo di colonne “infinite” sulla destra, mi hanno introdotto a quanto avrei visto dentro. Ma questo apparente anticipo, che avrebbe potuto farmi impigrire, non mi ha tolto il gusto nell’immersione totale in ciò che stavo per incontrare.
Una volta all’interno del corpo cupolato della chiesa dedicata al patrono cagliaritano, girare intorno alla scultura, passarci attraverso e osservarne le tante particolarità, mi ha spinto a cercare di immaginarne anche la fase progettuale, perché è evidente quanto nulla sia lasciato al caso: con l’uso sapiente e preciso di tubi innocenti, ingranaggi, parti meccaniche di diverse tipologie di macchinari legati al lavoro della campagna e dei cantieri, l’opera esprime in una cornice peculiare tutto il riconoscimento all’artista Catalano per il suo genio.

P. Sciola – “No stone”

Sciola costruisce un “tempio nel tempio” precisamente al di sotto della cupola (nucleo più antico della chiesa cagliaritana) una “sintesi” monumentale di un ambiente sacro. Un deambulatorio delimitato da una foresta di tubi e giunti, ampliata dagli specchi che la costeggiano dando la sensazione di trovarsi immersi in una sorta di bosco post-moderno, protegge il nucleo centrale dell’opera: un piccolo ulivo contenuto in una sorta di scala a chiocciola in ferro, magia di vita tra materiali solo apparentemente inanimati e ostili. Una nota di colore e di vitalità che solo per questo induce a fermarsi e a rendersi conto che non ci si trova per caso in un posto qualunque.

E mi pare che il richiamo all’ulivo, pianta mediterranea e sarda, sia non solo il segno alla radice della cultura di cui Sciola è depositario e testimone, ma rafforzi il legame con Gaudì stesso, che proprio dalla natura traeva un’ispirazione tanto potente da trasfigurarla col genio e tuttavia mantenere con essa un richiamo evidente e mai mascherato.

Le guglie del tempio barcellonese della Sagrada Familia, non ancora completato del tutto, sono richiamate con sobrietà ed equilibrio nella composizione sempre varia degli strumenti apposti al culmine di ogni elemento verticale: parti di un vomere, gli ingranaggi di un cambio e altri elementi parlano di ciò che sono stati, costringendo gli spettatori a interrogarsi e a mirare alto (e non solo perché è necessario alzare gli occhi per goderne la vista) e comunicano un’inaspettata poesia nell’esprimere ciò che la mano dell’artista li ha posti a rappresentare. Non annientamento delle forme (non c’è fusione in altri oggetti) per generare nuovi significati, ma differente assemblaggio di quelle stesse forme per estrapolare ciò che esse racchiudono da sempre in potenza: oggetti nati per dare all’uomo la possibilità di condizionare la natura nel dare i suoi frutti, ad un tratto si “piegano” a cantare la natura stessa.

P. Sciola, “No stone”, particolare degli specchi

Non nascondo che ho trascorso parecchio tempo a inoltrarmi in questa accogliente foresta ferrosa, lasciandomi guidare dalle mille sfaccettature di visione moltiplicate dagli specchi e sebbene possa sembrare difficile orientarsi da dentro, si ha sempre la sensazione che sia impossibile perdersi – ci si sente “a casa” – così come a guardar dal di fuori (da qualunque punto della chiesa) si percepisce lo schema generale, si apprezza la simmetria compositiva e la scelta di centrare la scultura rispetto all’edificio che la ospita.
E’ sorprendente come il bruno rossastro della ruggine richiami il colore bruno dei tronchi, che appaiono rugosi e nodosi come quelli veri e che, apparentemente privi di vita, delegano al solo ulivo il celebrare la potenza vitale della natura, che qui si propone al visitatore nella semplicità e nella bellezza dell’ulivo stesso, comune “amico” dei nostri luoghi, assurto a simbolo di pace e condivisione che nessuno ha bisogno di interpretare e perciò parla a tutti allo stesso modo: silenziosamente e concretamente.

Anna Pistuddi

Dal web:
Pinuccio Sciola
Antoni Gaudì
Chiesa di San Saturnino

  1. Ho visto anche io l’installazione e ho provato lo stesso enorme piacere della sorpresa. Sciola che riesce a rinnovarsi e lo fa mantenendo la straordinaria capacità di trasmettere messaggi forti, che conservano un fascino ancestrale. Bellissima l’immagine che descrive Anna: sembra difficile orientarsi e invece è solo una difficoltà apparente. Dopo pochi istanti ti senti già avvolto nel gioco dei bruni e degli specchi. Sono d’accordissimo con te anche quando rimandi al concetto della potenza vitale della natura che rigenera…un concetto che Sciola tiene sempre a sottolineare e che “si respira” in ogni sua creazione. Compresa quest’ultima invenzione.

    • E’ vero, Pamela, le suggestioni, i rimandi e le risonanze nel visitare l’installazione sono tante. A dirla tutta anche ripercorrendone alcune ci si rende conto che riverberano offrendo nuovi spunti e nuove possibilità di approfondimento. Credo che questo fatto sia naturale quando l’artista ha un bagaglio umano e artistico-professionale così ampio e approfondito. E il bello sta nella sua capacità di sintetizzarlo in ogni opera in modo originale.

  2. Ho conosciuto Pinuccio Sciola di persona, siamo stati diverse volte a casa sua nel tempo della scuola, e’ molto bravo, sono orgogliosa di averlo conosciuto e qui negli USA dove abito avrebbe avuto molto piu’ successo.

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