Moni Ovadia, i Rom e la nostra memoria corta

Il 12 agosto scorso ho avuto l’occasione di collaborare alla realizzazione dello spettacolo “SENZA CONFINI. EBREI E ZINGARI” curato da Moni Ovadia nell’ambito di Ittiritmi, il festival di World Music che da ventidue anni si svolge a Ittiri, quest’anno dedicato al tema dei migranti. In questo suggestivo contesto lo scrittore e drammaturgo, impegnato nella diffusione della cultura ebraica delle sue origini, ha presentato un percorso musicale dedicato a ebrei e rom (a cui appartengono anche i sinti, più noti come “zingari”). Musiche strepitose e struggenti, eseguite da musicisti di un virtuosismo e un talento straordinari e accompagnate dal commento di Moni Ovadia, hanno mostrato al pubblico presente l’anima di due popoli che per millenni hanno condiviso il comune destino dell’esilio. Due popoli, i rom e gli ebrei, con una ben riconoscibile identità, un marcato sentimento di appartenenza, una lingua e forti tradizioni culturali e musicali, ma senza una patria con dei confini e un esercito a difenderli. Almeno sino alla tragedia della seconda guerra mondiale, che li ha visti internati insieme nei lager nazisti per essere sterminati. Poi – ha proseguito Ovadia – gran parte della popolazione mondiale degli ebrei ha scelto di vivere in uno Stato-Nazione, all’interno di confini chiusi e ben difesi. Invece rom e sinti hanno continuato ad essere come prima della seconda guerra mondiale, cioè senza patria, “calunniati, disprezzati, non conosciuti” e per questo emarginati e oggetto di tanti e infondati pregiudizi. Impossibile, ascoltando quelle parole, non ripensare a quando da piccolo vivevo nel terrore “degli zingari” perché, ci dicevano gli adulti, “rubano i bambini”, da arrivare un giorno persino a imbracciare il vecchio fucile da caccia di mio nonno per farli allontanare dall’ingresso di casa. Impossibile, dopo aver ascoltato la loro musica, non vergognarsi di quelle gesta eroiche.

La musica dei rom è una musica che sprizza vitalità, “capacità di mordere la vita”, “di esistere a dispetto di tutto e tutti”, “senza convenzioni e senza neanche bisogno di un tetto dove vivere”. La musica è l’arte e il linguaggio dove i sinti si sono espressi al meglio – ha sottolineato Moni Ovadia –, una musica universale che esprime come poche altre “l’intima profondità dell’animo umano”, capace per questo di influenzare le composizioni di grandi musicisti romantici e tardo romantici, come Liszt e Brahms. Conoscere la loro musica, la loro cultura, apprezzarne la profonda umanità è un modo per superare la diffidenza nei loro confronti, quella diffidenza che ci impedisce di ospitarli all’interno dei nostri quartieri e di farli vivere in case dignitose o ci spinge a nasconderne l’origine quando si affermano nella società per le loro capacità, ad esempio per i loro meriti sportivi. I giornalisti – ha rimarcato Ovadia – preferiscono definire il rom Ibrahimovic “il campione svedese” e addirittura tacciono sul fatto che Pirlo è un sinto. Ma c’è anche un’altra cosa che può aiutarci ad essere più tolleranti e ad accettare la diversità di chi non appartiene alla nostra gente – ha detto Ovadia a conclusione del concerto – ed è ricordare che noi italiani (e noi sardi in particolare, ndr) siamo stati un popolo di migranti, ospiti mal tollerati in terra straniera, emarginati e vittime di pregiudizi razziali. E ha letto le seguenti parole:

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali. … Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Sono parole che oggi non ci stupiremmo di leggere in grandi giornali o sentire pronunciare da certi politici di razza, in riferimento appunto agli zingari. Provengono invece da un documento ufficiale, la “Relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti”, scritta esattamente un secolo fa, nell’Ottobre del 1912.

Pierpaolo Meloni

  1. Sul tema trattato nell’articolo segnaliamo un’interessante notizia apparsa oggi sul quotidiano on line Liberi a Sinistra da cui si apprende che “In Italia si registra un aumento dei fenomeni di incitamento all’odio razziale legati ai discorsi politici e ai media, specialmente nei confronti di rom e sinti, nonché un incremento del razzismo diffuso attraverso i nuovi canali, quali internet e social network”.
    La notizia è tratta da uno studio elaborato da un network di associazioni italiane presentato nell’ambito di un incontro del Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale delle Nazioni unite (Cerd) in materia di incitamento all’odio razziale tenutosi ieri a Ginevra. Per leggere il testo integrale del documento cliccare sul link

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...