Dietro l’iPhone 5…l’economia reale

Paul Krugman, economista statunitense, premio Nobel per l’economia 2008

Intorno al lancio sul mercato della nuova versione del telefonino della Apple (è troppo riduttivo chiamarlo cosi?) sui giornali e sulla rete si è letto di tutto. Dai commenti entusiasti di chi esalta le mirabolanti potenzialità tecnologiche dello strumento, a quelli scettici di chi dietro la spasmodica aspettativa creatasi intorno all’evento ci vede la riprova della stupidità delle masse, passando attraverso i commenti demolitori di chi lo considera l’oggetto simbolo del moderno sfruttamento del lavoro e dei lavoratori. A margine dell’evento ha scritto anche l’economista, premio Nobel, Paul Krugman, evidenziandone un aspetto molto istruttivo. Krugman, in un articolo dal titolo Il telefonino di Keynes, ripreso dal settimanale Internazionale (n. 967, 21-27 settembre 2012) analizza le considerazioni fatte al riguardo da un’importante banca americana, la JPMorgan – ovvero uno di quei soggetti ben definiti e portatori di precisi interessi ma che ci stiamo abituando a definire impersonalmente “mercati” – secondo cui l’iPhone 5 potrebbe contribuire sensibilmente alla crescita economica degli Stati Uniti nei prossimi due trimestri. Affermazioni che – secondo Krugman – valgono la conferma delle teorie economiche keynesiane, per le quali quando l’economia è in depressione lo stato deve spendere di più (e non di meno). Krugman sottolinea in modo particolare che nella convinzione della JPMorgan i benefici attesi sull’economia non deriverebbero tanto dalle qualità intrinseche del telefonino, quelle cioè ritenute capaci di migliorare la vita o la produttività di chi lo compra (“questi effetti se se ci saranno, si vedranno solo sul lungo periodo”) ma più semplicemente dal fatto che l’iPhone 5 spinge la gente a spendere di più. Quindi implicitamente – osserva Krugman – la JPMorgan sta ammettendo che l’aumento della spesa stimola l’economia, e produce “benefici a breve termine”.

Se le cose stanno veramente così (e per Krugman stanno così), allora ciò che sta frenando l’economia non è l’offerta ma l’insufficienza della domanda. “Il tasso di disoccupazione è alto non perché gli americani non vogliono lavorare e neanche perché la manodopera non è qualificata” – specifica Krugman  – ma perché “le imprese non vendono abbastanza da giustificare nuove assunzioni”. Quanto detto per l’America vale a maggior ragione per l’Italia dove gli ultimi dati (studio IRES – CER) confermano che i consumi delle famiglie di operai e lavoratori dipendenti sono letteralmente crollati e continueranno ancora a ridursi per tutto il triennio in corso, sino al 2014: un periodo “lunghissimo” per le persone. E se è vero che prima o poi le crisi finiscono anche quando i governi non intervengono, è anche vero che – scrive Krugman citando Keynes – “nel lungo periodo saremo tutti morti”. Pertanto, se si crede che l’iPhone possa stimolare l’economia – si domanda Krugman – perché invece di “sobbarcarci anni di produzione industriale depressa e disoccupazione alta” non si interviene ora?. E siccome non è scritto da nessuna parte che la spesa debba essere necessariamente privata, “perché non far intervenire lo stato e fargli spendere di più, per esempio nell’istruzione e nelle infrastrutture?” E’ già successo, negli anni ‘20-30 del secolo scorso, quando si verificò una delle più drammatiche crisi economico-finanziarie della storia. Una crisi che con quella attuale ha molti tratti in comune, a partire dal livello di distribuzione del reddito caratterizzato da forti diseguaglianze. Allora fu proprio Keynes a indicare la strada per uscirne.

Sandra Mereu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...