“Caro sindaco, parliamo di biblioteche”

Oggi (13 ottobre 2012) a Napoli si svolge il BiblioPride, la prima giornata nazionale delle biblioteche promossa dall’AIB (Associazione Nazionale delle Biblioteche) per “ribadire l’importanza del sistema bibliotecario nazionale per la crescita culturale, economica e sociale del nostro Paese” e sensibilizzare al riguardo i cittadini e chi oggi, occupando posti di responsabilità, ha il potere di prendere decisioni. In occasione di questa giornata in tutta Italia sono in atto iniziative promosse da biblioteche pubbliche, associazioni culturali e mezzi di informazione, che in vario modo si occupano di libri e promozione della lettura, per rimarcare e divulgare il messaggio lanciato dal Biblio Pride. Su Sestu Reloaded lo facciamo con una recensione del libro di Antonella Agnoli “Caro sindaco, parliamo di Biblioteche”, curata da Tonino Sitzia, presidente di Equilibri, uno dei più attivi e vivaci circoli di lettori dell’area vasta di Cagliari.

La crisi della cultura in Italia è parte della più generale crisi economica e sociale del paese. I dati sono oggettivi ed allarmanti. Sul fronte scuola: nella classe di età tra i 20 e 24 anni solo il 6% dei giovani è laureato, il 64% è diplomato. Dunque il 30% (un giovane su tre) non arriva alla maturità, con percentuali più alte al Sud. Sul fronte letture: nonostante il proliferare di festival ed eventi letterari, non solo si conferma il dato strutturale dell’Italia come paese che legge poco, se si confronta con gli altri paesi dell’Unione, ma si assiste al calo dei così detti lettori forti, termine un po’ ambiguo per definire coloro i quali leggono almeno 12 libri all’anno (dati istat: nel 2011 mancano all’appello 723.000 di essi). Analfabetismo: è ancora molto alto, compreso quello di ritorno, tanto che Tullio De Mauro afferma che “Il 71% della popolazione si trova al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano di media difficoltà: il 5% non è neppure in grado di decifrare lettere e cifre, un altro 33%  sa leggere, ma riesce a decifrare solo testi di primo livello su una scala di cinque ed è a forte rischio di regressione nell’analfabetismo, un ulteriore 33% si ferma a testi di secondo livello”.

Non ci può essere rinascita economica senza rinascita culturale e i tagli alla cultura del governo Berlusconi e ora del governo Monti, non fanno bene all’Italia. Antonella Agnoli, una della massime autorità nel campo delle politiche delle biblioteche pubbliche in Italia, va oltre il piagnisteo consolatorio dei dati. Nel libro “Caro Sindaco, parliamo di biblioteche”, agile manuale pubblicato da Laterza nel 2011, individua nelle biblioteche uno dei presidi della nuova socialità, un pronto soccorso culturale fondamentale nel nuovo welfare che si dovrà affermare. Il modello è quello del public library di stampo anglosassone (in Danimarca le Living Library, a Helsinky la Information Gas Station, in Inghilterra gli Idea Store…, ma anche in Italia si avviano i primi esperimenti). Le biblioteche come luoghi non solo di conservazione dunque, ma, dice la Agnoli (Repubblica Cultura, 30 giugno 2012) dovranno evolversi in spazio civico “flessibile e neutrale dove si incontrano italiani ed immigrati, studenti e professori, casalinghe e pensionati, riceve tutti su basi di uguaglianza, e si rende utile a tutti, servizio universale che potrebbe reinventarsi fondendosi con altre istituzioni culturali in fondazioni che siano fuori dalle pastoie del pubblico impiego”. Per tale carattere di universalismo le biblioteche, sono più necessarie delle librerie, dei musei, dei festival. In questi luoghi si devono trovare le informazioni, si ampliano le occasioni di incontro, si organizzano esperimenti di partecipazione condivisi, si lavora per un processo culturale duraturo che nell’immediato affronti l’emergenza, aiutando i cittadini in situazioni di difficoltà (spesso semplicemente nel fare una domanda alla P.A…) e nel lungo periodo contribuisca a costruire una cittadinanza informata e competente.

L’invito agli amministratori è quello di non tagliare i bilanci delle biblioteche, al contrario di investire in esse, ripensarne il ruolo, valutare forme di organizzazione e finanziamenti diversi, migliorare la formazione del personale addetto in senso relazionale e progettuale, così che siano coscienti del loro ruolo sociale più che di “custodi” di beni culturali, valorizzare il ruolo del volontariato culturale. Nel prologo al suo libro la Agnoli consiglia la lettura, a noi e agli amministratori, di un romanzo di Ian Sansom (Edizioni TEA), Galeotto fu il libro. Nello scambio di battute tra due adolescenti e Israel Amstrong, il bibliotecario protagonista del romanzo, uno dei ragazzi afferma “Non sapevo che ne esistessero ancora di bibliotecari…pensavo che fossero finiti tutti con Google”. E Israel “lottiamo per sopravvivere”. “Dovresti pensare a riqualificarti, amico”, “Si – disse Israel – probabilmente lo farò”…

Sta a vedere, che molti politici e amministratori la pensano proprio come quel ragazzo, e che il senso comune che Google possa sostituire le biblioteche abbia convinto pure loro?

Tonino Sitzia

(Tratto dal sito di Equilibri, il circolo dei lettori di Elmas)

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