Il comitato sott’acqua

Sull’Unione Sarda di ieri (25 ottobre 2012) è comparso un trafiletto contenente la notizia della nascita di un “comitato spontaneo” di cittadini, denominato “No alle lottizzazioni a Su Pardu”, che si propone di “lanciare l’allarme contro i rischi d’allagamento dell’area accanto a via Bologna”. Periodicamente infatti, in occasione di piogge eccezionali, le acque si convogliano in quella zona e invadono gli scantinati delle case. La caratteristica di quest’area è ben conosciuta dai sestesi perché si è tramandata sia nella memoria orale che in quella scritta. Questo fatto tuttavia non ha impedito, decenni or sono, agli amministratori di renderla edificabile e ai cittadini di costruirci sopra la casa dei sogni o di acquistarne una proprio in quel luogo. Il comitato, si dice nell’articolo, ha aperto anche una pagina facebook da cui si desume più chiaramente che l’attenzione è rivolta in modo particolare alla lottizzazione prevista nell’area di corso Italia, ovvero a quell’ultimo tassello della zona rimasto ancora inedificato. Si tratta di un terreno che nel 2008 ha subito un consistente allagamento e per il quale, stando alle statistiche, non si può escludere che, in assenza di opere idrauliche adeguate nel territorio circostante, simili eventi possano ancora interessarlo. Eventi sulla cui entità e conseguenze, peraltro, non è mai possibile fare previsioni.

Non voglio però entrare nel merito della questione e dei termini in cui è stata posta, ma piuttosto evidenziare l’assoluto anonimato che avvolge il comitato che l’ha sollevata. In tempi in cui larghe fasce di cittadini (singoli o organizzati in associazioni) avanzano con crescente decisione la richiesta di una maggiore trasparenza dell’operato della pubblica amministrazione, consapevoli dell’importanza che questo valore ha per la qualità della democrazia, stupisce che qui da noi siano invece i cittadini a nascondersi dietro l’opaca etichetta di “comitato spontaneo”, di cui non si conoscono né i componenti né i promotori. Una scelta che rischia di screditare il valore di questa iniziativa, facendola apparire come una delle tante trovate mediatiche costruite sul web per poter poi essere rilanciate sulla stampa e godere quindi dell’attenzione di una platea più ampia di lettori. Come tutti sappiamo, infatti, basta anche una singola persona per aprire una pagina facebook e pochissime per creare in chi legge, con lo stratagemma dei nomi falsi, l’illusione di godere di un grande seguito, che si vorrebbe attestato dal numero di “mi piace” accordato. Sapere realmente “chi siete, quanti siete, cosa portate” in democrazia non comporta il pagamento di dazio alcuno, se non il prezzo che chiunque paga quando si assume la responsabilità delle proprie idee e convinzioni. E a noi altri cittadini è utile perché permette di valutare meglio il problema e formarci al riguardo un’opinione ragionata e consapevole.

Sandra Mereu

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