Nel dormiveglia notturno…

Alluvione 1946 (foto di Roberto Bullita)

Il 26 ottobre del 1946 Sestu ed Elmas furono colpite da un’eccezionale inondazione del Rio Matzeu, che causò distruzione e morte nei due paesi. Nove morti a Sestu e ventuno a Elmas (con centinaia e centinaia di case distrutte e rovinate) fu il tragico bilancio di quella notte, che segnò per sempre la vita dei loro famigliari. Vogliamo ricordare quella tragedia con un racconto ispirato agli ultimi giorni di vita di una vecchia che visse in prima persona quella drammatica esperienza e che si è spenta oggi, quasi centenaria, proprio nel giorno in cui ritrovarono il corpo senza vita del figlio di appena quattro mesi, che la furia delle acque aveva trascinato sino alla foce del Rio Matzeu.

Acqua

Nel dormiveglia notturno la vecchia farfuglia frammenti di frasi sconnesse. Nel suo cervello stanco di centenaria il tempo è ormai un fluido magmatico da cui affiorano grumi ricorrenti di episodi del suo passato remoto. Chi la conosce e veglia su di lei è in grado di ricostruire quei frammenti di vita, sussurrati nel sonno, perché la vecchia li ha più volte raccontati ai figli e ai nipoti, quando era arzilla e presente. – Arrazz’è àcua in sa notti de s’unda…serrai portas e fentanas ca s’àcqua est intrendi in domu… I figli provano a rassicurarla – Oh mamma, drommi, drommi. – Afferrai su pipiu e potainceddu in crabettura poitta s’àcua ndi du pigat…

Nei momenti di lucidità i nipoti la prendono in giro, fissandola nei suoi occhi spiritati. L’ultima nipotina le accarezza il viso rugoso… – Oh nonna, lo sai che parli di notte a volte ci svegli, guarda che noi dobbiamo andare a scuola la mattina presto! – Ta bella sa scolla, a nai ca deu non appu mai imparau a liggi e scriri…candu femmu pitticchedda depemmu spigai, tirai fa, e pottai perda po fai is arrugas. – E’ facile nonna…dammi la mano e insieme disegniamo le lettere…devi solo ripercorrere i segni…

– Lasciala tranquilla, non è più tempo…ma lo sai quante volte abbiamo provato a farle scrivere le prime lettere e le prime sillabe…e c’era pure riuscita perché è sempre stata volenterosa e orgogliosa…ma poi il tempo è volato…ed è semplicemente riuscita a scarabocchiare il suo nome e cognome… La nipotina è curiosa. Di nascosto dai genitori si sveglia di notte per ascoltare le frasi della nonna nel dormiveglia notturno.

– Ta dannu s’àcua, parit arruendindi su xelu…pigai su pipiu, a nai ca d’appu imbussau beni beni, est liscinau de crabettura e s’àcua ndi da pigau…is ominis non scinti mancu ponnu unu pipiu in crabettura…

La bambina chiede notizie ai genitori dell’alluvione del ’46, e la maestra, per la ricerca in classe, ha portato vecchie e sbiadite copie dei giornali dell’epoca…con le foto e l’elenco dei morti, ma solo nonna, nel dormiveglia notturno, l’aiuta a rivivere quei momenti, ormai fissati nella sua memoria lunga. – S’àcua nda pigau su pipiu finzas a su stani, est àcua brutta e ludosa…ollu su pipiu, du depu sciacuai cun àcua pullia, di pongu su mellu bistiri froriu, e mi d’ollu tottu basai…

La vecchia nel suo giardino tiene dei vecchi secchi per la raccolta dell’acqua piovana, ha sempre detto che l’acqua del cielo fa crescere meglio i fiori, e che non si deve sprecare. La bambina nei suoi sogni profondi ha imparato confusamente che i vecchi hanno una grande paura dell’acqua, la temono ma allo stesso tempo la rispettano…e poi si è convinta che il bambino della nonna ritorni alla terra in forma di gocce di pioggia che si trasformano in fiori.

Tonino Sitzia

(Dal racconto “Le vecchie”, pubblicato sul sito di Equilibri, il Circolo dei lettori di Elmas)

  1. Credo che nell’introduzione starebbe meglio DONNA, non “vecchia”. E’ già estratto da un più ampio racconto intitolato “Le vecchie”; poco dopo si specifica che “si è spenta oggi, QUASI CENTENARIA”: davvero non sembra necessario… Proprio questo racconto mostra come la vita di ciascuno di noi sia un unicum, il tempo passa per l’anagrafe, per il fisico… ma poi una persona, nell’avvicinarsi della fine della propria lunga vita, rivive “come fosse ieri” un episodio importante avvenuto 66 anni prima…

    • Ciao Andrea! I termini che a te suonano stonati non volevano certo sminuire il valore della persona (come avrei potuto!) ma sono stati scelti proprio per il loro valore simbolico: evidenziano il legame con la fonte (il più ampio racconto intitolato appunto “Le vecchie” di cui “Acqua” costituisce una partizione) e vogliono rimarcare (non sminuire) il valore delle vecchiaia e della memoria.

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