MARCELLO FOIS presenta a Elmas “IL TEMPO DI MEZZO”

Sito di Equilibri, Circolo dei lettori di Elmas www.equilibrielmas.it

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Mercoledì 28 novembre lo scrittore MARCELLO FOIS presenta a Elmas il suo ultimo libro NEL TEMPO DI MEZZO, edito da Einaudi. Il libro è stato finalista nel 2012 al Campiello e allo Strega, considerati tra i più prestigiosi premi letterari italiani. L’incontro, organizzato dal Circolo dei lettori EQUILIBRI, si svolgerà nella Biblioteca comunale di Elmas, con inizio alle ore 18. La presentazione sarà curata da Ottavio Olita, giornalista della sede regionale Rai.

  1. “A Sandra, nella speranza che il libro sia migliore delle recensioni”. Sono le parole con cui, in occasione della presentazione a Elmas, Marcello Fois mi ha dedicato il suo ultimo libro. Ed effettivamente una recensione ben fatta oltre a invogliare alla lettura del libro ha anche un valore in sé. Su Sestu Reloaded abbiamo già pubblicato la recensione di “Nel tempo di mezzo” curata da Piergiorgio Serra (https://unaltrasestu.com/2012/07/10/nel-tempo-di-mezzo-di-marcello-fois-einaudi-2012/) . Vi propongo ora quella curata da Tonino Sitzia, tratta dal sito di Equilibri (http://www.equilibrielmas.it/):

    La storia non è poi
    la devastante ruspa che si dice.
    Lascia sottopassaggi, cripte, buche
    E nascondigli. C’è chi sopravvive.

    Montale non aveva certo una visione ottimistica della storia. Del resto come dargli torto, lui che aveva vissuto il terribile novecento. Le due guerre mondiali, il fascismo e il nazismo. Eppure “c’è chi sopravvive”, aggrappandosi alla Grande Storia che tutto spazza magari inventandosi un’origine, o cercando un punto da cui partire per dare un senso al proprio esistere. Nel romanzo Stirpe, Luigi Ippolito Chironi, il padre di Vincenzo protagonista di “Nel tempo di mezzo”, prima di partire per sa gherra, si era inventato una lontana origine spagnola, i De Quiròn allevatori di cavalli, che poi sarebbero diventati Kirone, infine Chironi. E’ la necessità che abbiamo tutti di sapere da dove siamo partiti? E’ il complesso di inferiorità delle umili origini che si vuole riscattare con nobili ascendenze? Era un modo per giustificare una certa agiatezza della famiglia, frutto peraltro del duro lavoro de su ferreri Michele Angelo Chironi? Perché su poburu arrichiu dà fastidio, e prima o poi la Storia gliela fa pagare. In realtà i Chironi, come i batteri nel brodo primordiale, sono frutto del caso, e prima che Michele Angelo Chironi e Mercede Lai, teracca di oscure origini, si sposassero, c’è il nulla. Il legame che lega Michele Angelo, il capostipite della famiglia, a Vincenzo, protagonista di “Nel tempo di mezzo”, è che sono entrambi dei reietti, cresciuti il primo nell’orfanotrofio di Trieste, in cui si legge “Chironi Vincenzo, di Chironi Luigi Ippolito e di Sut Erminia, Cordenons 15 febbraio 1916 presso lo Studio Notarile Plesnicar di Gorizia”. La lettera è un semplice biglietto della madre, da lui mai conosciuta, datato 1920, in cui lo prega, non appena lasciato l’orfanotrofio, di recarsi a Nuoro, in Sardegna, dove suo padre ha parenti e beni.
    Nel voler ritrovare i suoi oscuri legami col passato, Vincenzo dovrà ricostruirsi un’identità. Con lo stupore dell’iniziato scopre a poco a poco quella zattera in mezzo al Mediterraneo che era la Sardegna, un punto insignificante nell’atlante del mondo, una sperduta macondo dove tenaci formichine si giocano la vita, con i suoi profumi, i suoi colori, le sue asprezze, le sue montagne, il suo mare, in parte simili al suo Friuli, perché non è vero che mare e montagne fossero inconciliabili. Avrà incontri, perché la conoscenza è relazione e l’identità è apertura al nuovo, ascolterà racconti e storie, ritroverà il patriarca Michele Angelo, suo nonno, su ferreri ignaro dell’esistenza di un nipote, che forse potrà riaprire l’officina e riannodare il filo delle generazioni; sarà coccolato da Marianna, l’unica zia superstite, e anche per loro sarà un nuovo inizio, conoscerà e sposerà Cecilia, che gli insegnerà tutto, e soprattutto il peso dei NO, e con la quale vivrà momenti di felicità e acuta sofferenza, perché, come gli aveva detto prete Virdis, all’inizio del suo viaggio verso Nuoro, il dolore è preciso, la felicità è svagata. Perché uno è guerriero, l’altra è fanciulla.
    La fame, le cavallette, la malaria, la riforma agraria, la ricostruzione e la crescita della città… e mentre la grande Storia fa il suo corso, Fois, in questo straordinario romanzo, storico ed epico, racconta delle alterne fortune delle donne e degli uomini, il desiderio dei figli, le amicizie, la politica…
    Tutto accade nel tempo di mezzo, dal 1943 al 1978, un tempo sospeso a metà, non moderni, non antichi, ma sensibili, esposti al contagio.

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