Riflessioni intorno alle primarie del centrosinistra a Sestu

primarie centrosinistra_2012Dai dati numerici del ballottaggio delle primarie che si sono svolte a Sestu emerge chiaramente che, al netto del calo fisiologico dei votanti dal primo al secondo turno (83 votanti in meno), i voti di Vendola si sono automaticamente posizionati su Bersani. Renzi rispetto al primo turno ha guadagnato appena 17 voti, presumibilmente provenienti dagli elettori della Puppato, e in generale il risultato di Sestu si pone in linea con le percentuali della Sardegna. Come si possono interpretare questi dati rispetto al contesto locale? Se tentassimo di far valere lo schema che è stato usato per spiegare il successo di Renzi nelle regioni rosse, cioè come scelta contro l’apparato che gestisce il potere, dovremo concludere che in Sardegna il problema non si pone oppure che i gruppi dirigenti siano talmente forti da respingere qualsiasi tentativo di rovesciamento. Si può però anche ipotizzare che in definitiva nelle scelte degli elettori di centrosinistra siano prevalse altre logiche. Una corretta interpretazione della situazione la possono dare evidentemente solo gli esperti analisti. A me, semplice elettrice del centro sinistra che ha scelto liberamente e convintamente di votare per Bersani, piace pensare che gli elettori che ieri a Sestu hanno votato per il segretario del PD, lo abbiano fatto in primo luogo perché hanno trovato superficiale e fasullo il tema della rottamazione lanciato da Renzi. Superficiale perché “rottamazione” è un concetto che ignora che in una democrazia tutti devono essere rappresentati anche rispetto alla fascia generazionale di appartenenza e, anche volendo tralasciare gli aspetti legati al valore dell’esperienza e della conoscenza, non si può trascurare il fatto che in Italia così come in molti paesi occidentali gli “anta”, in particolare le generazioni nate dopo la guerra, rappresentano in assoluto la parte di popolazione numericamente più consistente. Fasullo perché l’argomento viene sbandierato solo per colpire alcuni politici mentre viene ignorato quando invece si tratta di difendere incondizionatamente le politiche di altri, ad esempio quelle di Mario Monti che certo non è un giovanotto al suo primo incarico. Quanto sia infondato questo argomento ce l’avevano sicuramente ben chiaro quei novantenni che ieri, senza accompagnamento alcuno, sono venuti al seggio determinati a dare sino alla fine il loro contributo alla Democrazia e alla Repubblica, per costruire le quali hanno combattuto una dura guerra. Ma soprattutto a me piace credere che il voto dato dai sestesi a Bersani più che un voto contro qualcuno sia un voto a favore di un programma che ha il merito di rimettere al centro il lavoro e la persona umana in nome di quel solidarismo che appartiene alle tradizioni fondanti del Partito Democratico.

Sandra Mereu

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