Buon Natale!

Natività mistica, Sandro Botticelli (1501)

Natività mistica, Sandro Botticelli (1501)

Per far gli auguri ai nostri lettori quest’anno abbiamo scelto un modo diverso. Nella consapevolezza che l’arte raffigura in modo fedele l’essenziale dell’epoca che la esprime, ci affidiamo a Sandro Botticelli e a una delle sue ultime opere.
Il pittore realizzò quest’opera negli ultimi anni della sua carriera. Chi abbia un po’ di dimistichezza con la storia, le vicende, la vita e la parabola artistica dell’autore, sa che la Natività mistica rappresenta un episodio particolarissimo della sua attività pittorica, figlio di una crisi storica e sociale che lo colpì profondamente a livello personale e che si ripercosse nella modalità in cui decise di interpretare i temi e le iconografie consuete nel suo repertorio, soprattutto quelle di tipo religioso.

Per meglio comprendere l’artista, sarà utile una brevissima digressione sulla sua vita e sul tempo che lo vide protagonista.
Nato nel 1445, Botticelli iniziò il suo apprendistato a circa 20 anni e per tre studiò nella bottega di Filippo Lippi. Questi anni lo videro occuparsi dei rudimenti dell’arte, a partire dalla preparazione dei colori, delle polveri, allo studio delle opere del capo bottega, e pian piano affiancare il Lippi nel lavoro per poi affrancarsi.
Fin dagli esordi uno dei suoi temi ricorrenti fu quello della Madonna con Bambino, tra i soggetti più richiesti dai committenti. Fu il contatto con Antonio Pollaiolo e Andrea del Verrocchio che determinò la svolta verso una maturazione in senso più personale della sua arte. Botticelli sviluppò i suoi talenti nella seconda metà di un secolo che vide la riscoperta della prospettiva matematica, portata ad altissimi livelli dalla pittura di Piero della Francesca, e fu con gli anni ’70 che divenne più autonomo, entrando a far parte dell’Accademia fiorentina di San Luca e frequentando i colti ambienti signorili della città (in particolare la famiglia Medici), venendo a contatto con le correnti neoplatoniche della filosofia del tempo. Un umanesimo nuovo prendeva a modello l’etica degli antichi, e l’antichità divenne spunto di riflessione per gli artisti, in una concezione che non si scontrava più con il Cristianesimo, perché quest’ultimo rivestiva l’antico dei suoi significati, assumendo di contro la bellezza insita nelle possibilità espressive date dallo studio dell’arte classica nelle sue varie declinazioni. In questo senso i miti classici vennero ripresi e i soggetti iconografici erano ricchi di riferimenti filosofici e mitologici. Tra le opere botticelliane più note al grande pubblico, la Nascita di Venere incarna in modo perfetto l’interpretazione del mito allo scorcio del XV secolo.
All’esordio dell’ultimo ventennio del secolo Botticelli si recò a Roma e partecipò con altri affermati pittori alla decorazione della Cappella Sistina, per poi rientrare a Firenze, dove eseguì molte delle sue opere più famose.
E’ chiaro che i suoi spostamenti lo misero a contatto con diversi autori e fu per lui possibile approfondire scelte, arricchire il suo stile, confrontarsi e crescere all’interno della temperie culturale dell’epoca pervasa dal fasto e dall’ottimismo nelle possibilità dell’uomo – misura delle cose e artefice di se stesso – di intervenire nella realtà. Il tutto si traduce anche nelle opere.
Tuttavia alla fine degli anni ’80 cominciò a palesarsi una crisi che dal piano esistenziale si tradusse in tormento artistico. La sua sensibilità lo portò a cogliere il mutamento in atto nel mondo di allora. Si nota, quindi, un cambiamento apparentemente involutivo, talmente forte e deciso da apparire come un rifiuto cosciente dello stile dell’epoca e del suo stesso stile precedente, del rassicurante ossequio delle proporzioni delle figure e del loro porsi in uno spazio credibile, fosse di tipo paesaggistico o architettonico, in un tutto armonico apparentemente senza crepe. Ad un tratto la natura nel Botticelli perde questa armonia proporzionale e si fa interprete del crollo di ogni illusione, rafforzato dalla dirompente predicazione di Girolamo Savonarola: esponente di un Cristianesimo radicale, fustigò i fasti del recentissimo passato, predicando il ritorno a una concezione più ortodossa della fede, contro ogni tipo di sfarzo e vanità. Che fosse o meno un seguace del frate, Botticelli rimase sicuramente colpito dai suoi argomenti, fino a ripensare anche i termini del suo mestiere. Gli ultimi anni lo videro impegnato quasi esclusivamente in opere di tema sacro, tra le quali spicca la tarda Natività mistica. Pur non rappresentando una “negazione” del tema, che rimane palese nella sua iconografia, muta nel senso di uno stravolgimento delle proporzioni, nella distanza e nelle piccole dimensioni degli angeli, che in parte si abbracciano, quasi a cercare conforto, in parte “danzano” sospesi nell’aria ai confini di un cielo “altro” rispetto a quello naturale. E soprattutto sembrano quasi disinteressati alla scena. La messa in discussione dei canoni è totale e in tal modo l’artista denuncia in pieno una crisi che non riguarda solo lui, ma coinvolge nell’insieme la società del suo tempo, con le sue incertezze e le sue radicate paure, che nemmeno la fede riusciva a mitigare.

Nulla più di questa interpretazione della Natività ci è sembrato più attuale: Buon Natale!

Anna Pistuddi

Trinità di Saccargia – Codrongianus (SS): 900 anni e non dimostrarli?

SS. Trinità di Saccargia, facciata e fianco meridionale (Giovanni Capuano)

SS. Trinità di Saccargia, facciata e fianco meridionale (Giovanni Capuano)

Si festeggia quest’anno un compleanno molto speciale, i novecento anni della chiesa dedicata alla Trinità e ubicata nella splendida pianura dell’agro di Codrongianus. A torto o a ragione si possono considerare anni ben portati e hanno fatto si che l’edificio in questione sia diventato il simbolo dell’attività edilizia romanica della Sardegna. A ragione perché si tratta di un sito di indiscutibile importanza per la storia dell’architettura (e della pittura) medievale sarda, a torto perché le parti più note, e cioè l’altissimo campanile e il prospetto principale col portico, sono in realtà frutto di ricostruzioni figlie del cosiddetto restauro filologico, in voga ancora nella prima metà del XX secolo, che oggi (e dalla Carta del Restauro di Cesare Brandi datata al 1972 e più che mai attuale per i principi che sottende) non è più possibile. Resta il fatto che anche quella ricostruzione è ormai parte della vita dell’edificio e testimonia un momento storico preciso, portatore di una filosofia del restauro e di un modo di studiare e salvaguardare un bene culturale che di fatto connota in parte molti dei monumenti di nostra conoscenza. Ai festeggiamenti legati al millenario dell’ordine benedettino dei Camaldolesi è collegato il convegno svoltosi a Sassari nei giorni 15 e 16 dicembre 2012 e organizzato in collaborazione tra il Comune di Codrongianus e l’Arcidiocesi di Sassari. Diversi studiosi – archeologi, storici, storici dell’arte e archivisti – hanno proposto interventi tali da contribuire a far conoscere lo stato degli studi e gli apporti delle diverse discipline alla conoscenza del monumento, della sua storia e dell’importanza che ha ancora oggi per la cultura e per la vita della comunità che lo custodisce. Ospitiamo per l’occasione il contributo di Stefania Mele, Storica dell’arte, che ha dedicato la sua tesi di laurea allo studio dei capitelli romanici erratici della SS Trinità di Saccargia. (A.P.)

L’abbazia romanica della Santissima Trinità, inserita in modo mirabile nella suggestiva valle di Saccargia, è stata edificata con filari alternati di pietra vulcanica e calcarea, che creano un effetto spettacolare.
Le notizie sulle origini della chiesa e del monastero si evincono dal Condaghe della solenne consacrazione dell’abbazia della Santissima Trinità di Saccargia, fondata e dotata, per adempiere a un voto, dal giudice di Torres Costantino I de Lacon e da sua moglie Marcusa de Gunale. È uno dei pochi monumenti sardi a comparire nei manuali di storia dell’arte, ma è stato alterato da numerosi restauri proprio nelle parti che più lo caratterizzano.
La chiesa è stata costruita in due tempi [R. Coroneo]. All’impianto, realizzato tra il 1110 e il 5 ottobre 1116 (data di consacrazione) da costruttori pisani, risalgono il transetto con le tre absidi e circa due terzi dell’aula. All’ampliamento del 1180-1200, dovuto a maestranze pisano-pistoiesi, sono da assegnare la sagrestia, il campanile, l’allungamento della navata verso ovest e la sua sopraelevazione, la facciata, il portico e parte del monastero benedettino appartenente all’ordine dei Camaldolesi.

SS Trinità di Saccargia, prospetto con portico (Foto Giovanni Capuano)

SS Trinità di Saccargia, prospetto con portico (Foto Giovanni Capuano)

L’abside maggiore mostra un ciclo pittorico neotestamentario [S. Sedda] di notevole importanza, attribuito a pittore tosco-laziale e datato alla seconda metà del XII secolo [R. Serra], con l’Ascensione di Cristo entro una gloria, organizzato in quattro fasce.
Nel corso degli scavi che hanno interessato l’area del distrutto monastero sono stati rinvenuti quattro capitelli erratici, in marmo, del tipo definito binato o “a coppia”. Due presentano un decoro vegetale (uno con foglie, l’altro con cespi), uno è scolpito con motivi zoomorfi (sei coppie di leoni) e nel restante sono istoriate due scene evangeliche fra loro collegate: le Marie al sepolcro e la Resurrezione.
È possibile che provengano dalla bottega di Guglielmo [S. Mele], scultore e architetto attivo a Pisa tra il 1150 e il 1175, autore, con aiuti, del Pergamo di Guglielmo [A. R. Calderoni Masetti], la più importante scultura romanica presente in Sardegna, attualmente nella cattedrale di Santa Maria a Cagliari, divisa in due pulpiti addossati ai muri ai lati dell’ingresso. Da due lastre dell’ambone sono riprese infatti le scene neotestamentarie del capitello figurato, mentre i leoni che lo sorreggevano, ora nel presbiterio, ricordano quelli del capitello zoomorfo.

Stefania Mele

Per approfondire:

– Renata Serra, Pittura e scultura dall’età romanica alla fine del ’500 = Storia dell’arte in Sardegna, vol. I, schede e apparati di Roberto Coroneo, Nuoro, Ilisso, 1990;
– Roberto Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ’300 = Storia dell’arte in Sardegna, vol. IV, Nuoro, Ilisso, 1993;
– Anna Rosa Calderoni Masetti, Il pergamo di Guglielmo per il Duomo di Pisa, oggi a Cagliari = Opera della Primaziale Pisana, Quaderno n. 14, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi, 2000;
– Sandra Sedda, “Per una rilettura degli affreschi della Santissima Trinità di Saccargia”, in Biblioteca Francescana Sarda, a. X, Oristano, 2002;
– Stefania Mele, “I capitelli binati dell’abbazia della Santissima Trinità di Saccargia”, in Annali della   facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, nuova serie XXIII, vol. LX-2005, Cagliari, 2006.

Il programma del convegno sassarese in un articolo di Marco Milanese:

La Nuova Sardegna