Cari amministratori, non dimenticate la lezione dei padri costituenti

Tagliare i fondi per la cultura e l’istruzione è stata una delle scelte più praticate nell’Italia negli ultimi anni. Governi e amministrazioni locali per mantenere in pareggio i bilanci, in un contesto di forte debito pubblico, politiche di austerità e crisi economica, non hanno esitato a ridurre drasticamente le spese destinate a questo fine. Una scelta che generalmente viene giustificata sulla base di una gerarchia di priorità che considera gli investimenti in cultura meno urgenti di quelli rivolti alla soddisfazione di bisogni contingenti più concreti. In tempi in cui le persone perdono il lavoro, i giovani non hanno prospettive di averne uno e in generale le famiglie diventano sempre più povere sembra quasi scontato agire in questo modo. Benigni_La più bella del mondoEppure non è affatto così. Ce lo ha ricordato Benigni qualche settimana fa nel suo esemplare commento alla “piu bella del mondo”, cioè alla nostra Costituzione. In un momento storico in cui l’Italia era appena uscita da una rovinosa guerra, la maggioranza della popolazione versava in condizioni di estrema miseria e il pane scarseggiava tanto da essere venduto a prezzo politico, i padri costituenti ebbero la capacità di guardare lontano, inserendo tra i principi fondamentali della carta costituzionale la tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione e del paesaggio (art. 9). Questi sapevano – ha spiegato Benigni  con una efficace metafora – che “è meglio un popolo con un po’ di fame ma ben vestito piuttosto che uno sazio ma tutto unto e con tutto devastato intorno”. E quelle poche lire che avevano a disposizione le investirono a questo fine. Allo stesso tempo stabilirono il principio dell’assoluta parità tra i bisogni materiali e spirituali della società (art. 3).

Calandoci nella realtà del nostro paese, Sestu, dove l’amministrazione non meno di quelle di altri comuni fatica a far quadrare i conti senza operare tagli ai vari capitoli del bilancio, va riconosciuto che molti sforzi si stanno facendo per tentare di opporsi al rischio della desertificazione culturale, una prospettiva che la crisi economica sta rendendo sempre più reale. I cittadini infatti possono ancora fruire gratuitamente, in diversi momenti dell’anno, di musica di qualità e occasioni di svago e intrattenimento all’insegna della cultura. Molto apprezzati e partecipati dalla popolazione sono stati, ad esempio, gli appuntamenti di “Natale Insieme” che si sono svolti nel mese di dicembre appena trascorso. Non va però dimenticato che gli investimenti in cultura per poter essere produttivi e duraturi nel lungo periodo non possono limitarsi a singoli eventi e sporadici spettacoli. Perché ci sia una effettiva crescita culturale della popolazione occorre investire sulle infrastrutture della conoscenza. Per questo Scuola e Biblioteca devono godere, oggi più che mai, della massima attenzione da parte dell’amministrazione comunale. E a questo proposito c’è da augurarsi che si realizzi quanto prima il progetto per il trasferimento della Biblioteca comunale in locali più ampi e adatti allo svolgimento delle attività ad essa connesse.

Biblioteca comunale di SestuI dati più recenti indicano che in Italia è in atto una forte rivalutazione delle biblioteche di pubblica lettura (vedi Repubblica, La rivincita delle piccole biblioteche, 27/12/2012), mentre calano le vendite nelle librerie. In linea con la tendenza nazionale, nella biblioteca comunale di Sestu nell’ultimo anno sono aumentati prestiti e iscrizioni e le sale di studio sono sempre più affollate. Nel periodo novembre 2011-novembre 2012 i nuovi utenti sono cresciuti del 41,4% e parallelamente i prestiti sono aumentati del 17%, passando da 17.100 a quasi 20.000. Nondimeno è aumentata la partecipazione alle attività laboratoriali e di promozione alla lettura rivolte a bambini e adulti, tanto che regolarmente le richieste superano il numero massimo di iscrizioni previste. Degno di attenzione è anche il ritorno di vecchi utenti, ascrivibili alla classe media e di età varia, che non si vedevano da molti anni. Si sta registrando inoltre una discreta presenza di adolescenti, generalmente poco inclini in questa fase della loro vita, fatte salve alcune eccezioni, a frequentare la biblioteca. La crisi sta costringendo a tagliare le spese per l’acquisto dei libri e i lettori medi e forti ricorrono sempre di più ai servizi gratuiti delle biblioteche. E in questo contesto la biblioteca comunale di Sestu rivela e conferma il suo fondamentale ruolo di struttura del welfare, presidio irrinunciabile per frenare il declino culturale e spirituale della nostra comunità.

Una nuova Biblioteca a Sestu, dotata di ampi spazi per potenziare e conservare al meglio le raccolte librarie e multimediali (cd e dvd di musica e cinema) e insieme l’archivio storico comunale dove si conserva la memoria storica della comunità, è pertanto una priorità assoluta. Una biblioteca ampia e articolata in ambienti diversi permetterebbe l’erogazione di maggiori servizi e quindi la sua frequentazione da parte di fasce sempre più larghe di popolazione. Aumentando il numero dei frequentatori, peraltro, si abbasserebbe il costo medio unitario per utente e si renderebbe così il servizio più sostenibile ed efficace per l’intera collettività. Speriamo dunque che, nonostante le crescenti difficoltà economiche, i nostri amministratori continuino a tenere presente l’esempio dei padri costituenti e a compiere di conseguenza, nelle scelte che faranno, un’analogo sforzo di lungimiranza, evitando di prestare ascolto a chi dice che le biblioteche nell’era di google non servono più.

Sandra Mereu

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