“La giornata della memoria” finché ci sarà memoria

giornata della memoria 2013Nei giorni in cui in tutta Italia si promuovono iniziative per celebrare  la “Giornata della Memoria” risalta per contrasto la notizia dell’arresto a Napoli di un gruppo di persone riunite intorno a “Casa Pound Italia” che progettavano di violentare una ragazza universitaria in quanto ebrea. Colpisce in particolare il fatto che i  capi di questo gruppo non  sono semplici bulli di quartiere ma cittadini apparentemente rispettabili tanto che tre di loro erano candidati alle prossime elezioni politiche e un quarto figurava come ex candidato alle amministrative. La loro natura di razzisti e fascisti non emergeva dai loro discorsi pubblici. Nei social network infatti si preoccupavano di lanciare messaggi rassicuranti e in linea con la verità storica (non negavano la shoah). In privato, nelle conversazioni  telefoniche, svelavano invece i loro più radicati sentimenti di odio verso gli ebrei  e i loro progetti  per umiliarli, offenderli  e annientarli (tra i propositi vi era anche quello di incendiare la gioielleria di un israelita).

Che l’antisemitismo non sia mai morto e che in certi ambienti abbia continuato a covare sotto la cenere non è una novità. Così come non lo è il fatto che, come a Roma, i neofascisti siano la base elettorale di certi politici di destra  e da questi siano coperti e spalleggiati.  Ciò che invece comincia a inquietare e preoccupare non poco è che ora sono proprio i dirigenti di queste organizzazioni, e le organizzazioni  stesse, che si propongono di entrare nelle istituzioni, per amministrare e governare. In nome di un malinteso senso della democrazia abbiamo visto come anche Grillo, sfruttando l’onda dell’antipolitica diffusa nel Paese e seguendo una cinica strategia tesa al raggiungimento dei suoi obiettivi di conquista del potere, non ha esitato a stringere alleanze con Casa Pound. Basta, per lui, che i candidati, da qualunque fogna provengano, non diano prova di essere violenti. Come se il fascismo e il razzismo non fossero prima ancora che violenza fisica, un fatto culturale!

Giunti al potere cosa farebbero dunque queste anime pure? Non c’è dubbio: distruggerebbero gli archivi. Se oggi infatti devono ancora mistificare la loro vera natura perché sanno che esistono testimonianze, documenti che dimostrano che l’olocausto è avvenuto davvero, che lo sterminio degli ebrei  è stato pianificato scientificamente dai nazisti, un domani in assenza di quelle prove potrebbero uscire tranquillamente allo scoperto e riscrivere la Storia a loro vantaggio.

Ministero Beni culturali

Grazie ai documenti ancora conservati negli archivi di stato italiani, agli inizi di questo secolo una apposita commissione ministeriale ha potuto dimostrare la persecuzione subita dagli ebrei italiani e la vastità e l’ampiezza delle spoliazioni subite. Nei circa 8000 decreti di confisca stilati dalle autorità fasciste – come si legge nella relazione finale della commissione –  viene elencato di tutto: “pezzi di argenteria, immobili, proprietà terriere, opere d’arte e tappetti di valore, ma anche poveri oggetti di casa, oggetti personali…”. E se ancora non è stato possibile restituire ai cittadini ebrei i loro beni (questione complessa e solo in parte affrontata con le leggi di riparazione del secondo dopoguerra), quei documenti sono stati comunque utili per rendere concreto il diritto alla memoria di un popolo e il diritto di vedersi riconosciute le ingiustizie subite anche a livello economico*.

Oggi per far sparire le tracce di un passato scomodo e imbarazzante non è neanche necessario sporcarsi troppo le mani con pubblici roghi. Basta lasciare le cose come stanno. Cioè non  finanziare adeguatamente gli istituti di conservazione del patrimonio archivistico nazionale, non assumere nuovo personale,  non destinare risorse per i restauri, depositare i documenti in scantinati privi di adeguati sistemi di sicurezza e lasciare che arrivi un’alluvione (ma basta anche una pioggia molto abbondante!). “Ripartire dalla cultura” è il titolo della petizione lanciata in questi giorni dalle più importanti  associazioni italiane che si occupano di beni culturali per chiedere ai politici che si candidano a governare l’Italia impegni concreti per rilanciare la cultura e, tra le altre cose, adottare politiche diverse da quelle che stanno mettendo a dura prova l’esistenza di molte istituzioni culturali. Qualcosa mi dice che Grillo e i suoi nuovi alleati non  la sottoscriveranno.

Sandra Mereu

* Il potere degli archivi, Linda Giuva, Stefano Vitali, Isabella Zanni Rosiello, 2007.

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