La trilogia sestese dei Litfiba: diario di un concerto a Milano

Litfiba in concerto (Milano 2013)Avrei sempre voluto raccontare la giornata che sto per descrivere esattamente dal 1989, anno in cui cadde il muro di Berlino. Evento che sarebbe dovuto essere il simbolo dell’“Unione” ma così, forse, non è stato. Si conclude l’URSS e si sciolgono i CCCP, mentre nascono i C.S.I. assieme alla quasi caduta di Gorbaciov, e i Litfiba cambiano veste: non più new wave ma rock più liberale, commerciale, da hit e classifiche dorate. Proprio come l’aria che si respirava dopo la fine del comunismo. Aria di libertà o presunta tale.

I Litfiba, dopo anni di dischi, tour, tira e molla e reunion, tornano con la formazione degli anni ’80, quella che ha caratterizzato la maggior parte dell’adolescenza e gioventù di trentenni come me, quarantenni e cinquantenni. Ad eccezione, con dispiacere, del compianto Ringo De Palma, il batterista deceduto proprio nel ’90. “Litfiba tornate insieme”, cantavano “Elio e le Storie Tese”. Quella canzone è stata premonitoria, per la gioia dei fan nostalgici della band di via dei Bardi.

Dopo un piccolo esperimento fiorentino fatto per celebrare la morte di Ringo (il 1 giugno del 2012 al Mandela Forum di Firenze), Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi hanno deciso di riunirsi, di fare un tour e di riprendere il repertorio dagli inizi sino al disco live “Pirata” del 1989. Una cosa pazzesca e impensabile sino a pochi mesi fa. In un batter d’occhio un missing time ha deciso che dal 1990 al 2012 i Litfiba non sono praticamente mai esistiti. Almeno secondo un certo tipo di fans. In cabina di regia torna anche Giorgio Canali, da sempre fonico di quei misteriosi ragazzi lanciati dalla Ira Records. Alla batteria viene arruolato Luca Martelli (Atroci/Giorgio Canali&Rossofuoco). Ed ecco la famiglia al completo.

Al concerto dei Litfiba (Milano 2013)Ho deciso di fare questa pazzia, e di venire a godermi la prima del tour de’ “La trilogia del potere ‘83-‘89”. E’ mercoledì, 30 gennaio 2013, sono le ore 18:00. Ci sono al massimo -2 gradi e l’umidità si fa sentire. Milano, però, non è come la Sardegna dove il vento veicola l’umido dentro le ossa. Qui è tutto cupo, racchiuso nella nebbia e nell’oscurità. Atmosfera adatta ad un concerto del genere. L’Alcatraz, il locale dove si svolgerà il concerto, si trova alla fermata metro Maciachini. Se mi chiedete però dove si trova, non ve lo so spiegare. E’ una via piuttosto trafficata, un po’ come la nostra Viale Trieste a Cagliari.

La fila è già abbastanza lunga, per cui io e Nicola, un amico sestese emigrato in Lombardia, pensiamo che forse è meglio mettersi in coda. Siamo quasi demoralizzati perché forse non riusciremo a beccare le prime file. Evito di raccontare tutta l’attesa pre-live, potrebbe essere un po’ noioso. Posso solo raccontare di una presenza bizzarra, apparsa dal backstage del palco, quale è stata quella di Riccardo Cocciante che scende le scalette, sorride, saluta e va via. Cosa ci facesse non è dato sapere, ma mi ha fatto piacere pensare che Riccardo fosse lì perché amante di quei Litfiba.

Nel momento in cui penso che forse ho esagerato a mettermi il pigiama sotto i pantaloni, noto che la colonia sestese aumenta quando incontriamo Max, un altro amico instauratosi a Milano. Noi di Sestu siamo proprio come il prezzemolo. Siamo finalmente in seconda fila, sono le 21:30 e si accendono i motori: la band sale sul palco e di fronte a me c’è Gianni Maroccolo col suo Fender vintage. Io e Nicola siamo bassisti, ma penso che tutti i musicisti del 4 corde siano nella nostra stessa postazione, dicasi lo stesso per i chitarristi di fronte a Ghigo.

Litfiba in concerto (Milano 2013)_2Parte “Eroi nel vento” e inizia il viaggio. Da questo momento in poi non mi ricordo più nulla di razionale, perché sono entrato in un tunnel dello spazio-tempo e ho comunicato solo tramite emozioni. Ricordo bene, però, che son rimasto sorpreso da “Transea” e “Versante Est”, e che durante “Pierrot e la luna” e “Ballata” abbiamo pianto. La band fiorentina è in ottima forma, ma in questo posto c’è decisamente caldo, pesa sempre di più il pigiama dentro i pantaloni. Ci saranno quasi trenta gradi, e il calore delle 2500 persone presenti fa salire la temperatura a 40°.

Piero Pelù ci fa il gesto delle corna, tutti rispondono per le rime. Complice il caldo, mi sembra di stare all’inferno. E se davvero siamo nella tana del diavolo, credo di preferirla al paradiso. Il live si dilunga con una prima parte dedicata agli albori, “Desaparecido” e “17 re”, e si conclude con quasi tutto “Litfiba 3”. Magistrale l’ “Oè Oà” finale di “Louisiana”, durato quasi cinque minuti. Avrei voluto cantarle in coro dal 1989.

Non riesco ancora bene a decifrare cosa fosse, ma ho avvertito come una sorta di energia magica tra pubblico e band che non avevo mai provato. Ringo De Palma ci starà sicuramente ascoltando. E’ quasi mezzanotte, fra mezz’ora chiude la metro e il concerto sta per concludersi con “Tex”. Sono completamente sfinito, ma decisamente appagato.

Sarebbe bello riuscire a portare questo live a Sestu, il paese in cui son nato e a cui sono molto legato. La leggenda dice che nel 1980 i Litfiba vennero qui a suonare, attrezzati con un furgone scassato. Non so dire se sia una cosa vera, ma mi piace pensare che lo fosse. Questo non è stato un concerto, ma un viaggio nel tempo da cui difficilmente riuscirò ad uscire in breve tempo. “Cosa resta di questi anni 80?”, urla Pelù. Io rispondo: sicuramente i Litfiba!

Angelo Argiolas

P. S.: Questa la scaletta completa del concerto: Eroi nel vento; Tziganata; La Preda; Transea; Instambul; Guerra; Versante Est; Apapaia; Pierrot e la luna; Ballata; Elettrica Danza; Re del Silenzio; Gira nel mio cerchio; Cane; Ferito; Louisiana; Il vento; Santiago; Paname; Ci sei solo tu; Corri; Amigo; Resta; Tex.

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