Incontro con i candidati del centrosinistra: Lello di Gioia (PSI)

In vista delle elezioni politiche del 24-25 febbraio Sestu Reloaded pubblicherà una serie di interviste ai candidati del centrosinistra che, stando alle previsioni, faranno parte del prossimo Parlamento. La prima intervista che vi proponiamo è stata fatta a Lello Di Gioia, candidato del Partito Socialista Italiano nelle liste del PD. L’ha curata Sandra Mereu grazie alla collaborazione e ai suggerimenti di Maria Fedela Meloni, segretaria della sezione locale del PSI.

lello-di-gioiaDopo lo schierarsi massiccio dei socialisti europei al vostro fianco, dopo la solidarietà espressa a Bersani da Schulz e Holland alla convention “Renassance for Europe” e di contro dopo il plateale sostegno del Ppe a Monti, non crede sia il momento di superare ogni riserva nella adesione al Partito Socialista Europeo da parte di tutto il PD?

Certamente si, anche perché il nostro patto d’intesa con il PD, sulla base del quale abbiamo presentato le nostre candidature, ha proprio lo scopo di iniziare un percorso che dovrà culminare, si spera in tempi brevi, nella piena partecipazione del PD alla grande famiglia del socialismo europeo. Da parte nostra saremo molto attivi nel sollecitare quest’esito, anche perché riteniamo che i grandi problemi economici, ambientali, di politica estera si risolvono solo con l’Europa. In Europa sono presenti due grandi schieramenti politici, quello dei popolari cattolico-democratici che raccoglie le forze conservatrici e sul fronte opposto quella dei socialisti europei, laici e progressisti. La giusta collocazione del PD non può che essere questa. D’altra parte Bersani è in continuo contatto con i rappresentanti di questo schieramento, dà e riceve sostegno. Per questo ci auguriamo che conduca quanto prima il PD al suo interno.

La scelta del PSI di candidare in Sardegna un pugliese lascia intendere che i problemi della nostra isola vengono inquadrati all’interno della più generale “questione meridionale”. E’ così?

Intanto ci tengo a dire che la mia candidatura in Sardegna non deve essere considerata come un tentativo di usurpare l’autonomia sarda, che conosco e rispetto, ma piuttosto come volontà di unire le forze, le intelligenze e le esperienze per dare quelle risposte che finora non sono state date né alla Sardegna né al Meridione. In Sardegna esiste il problema della deindustrializzazione e il problema della salvaguardia e della bonifica dell’ambiente, che la accomunano a tutto il Sud d’Italia. Nelle agende del centro destra non si parla mai di Mezzogiorno, mentre le politiche del centrosinistra assumono proprio i problemi del Mezzogiorno come questione prioritaria da affrontare.

Una delle maggiori opportunità del Sud consiste nel rapporto con la sponda nordafricana del Mediterraneo. Per dare forza a questa prospettiva potrà essere utile una iniziativa comune in sede europea con la nuova Francia di Holland?

Il Mediterraneo, al di là dei conflitti in atto, è senza dubbio una grande opportunità. I grandi flussi di merce che si producono in Oriente passano attraverso il Mediterraneo ma i grandi porti industriali che le stoccano e le smistano per poi ridistribuirle nel continente europeo si trovino nel nord Europa, a Rotterdam ad esempio. Se pensiamo che la portualità rappresenta il 10% del PIL europeo si capisce quale straordinaria occasione di crescita e sviluppo potrebbe derivare per il Mezzogiorno e per la Sardegna se si intervenisse per potenziare e utilizzare a pieno regime le infrastrutture dei porti industriali del Mediterraneo. Quello di Cagliari – tra i più importanti del sud d’Italia insieme a Gioia Tauro e Taranto – attualmente solo in piccola parte utilizzato, potrebbe svolgere un ruolo di grande significato nel rilancio dell’economia della Sardegna.  Il rapporto con i socialisti europei (e con quelli francesi in particolare) può dare risultati estremamente positivi per l’isola e il Meridione, dato il grande interesse che questi hanno a portare avanti politiche di sviluppo lungo l’asse del mediterraneo, alternative a quelle orientate verso il continente europeo privilegiate dalla Germania.

Rispetto al Meridione d’Italia la Sardegna ha uno svantaggio in più: la sua insularità. Quali interventi immagina per ridurre gli effetti negativi che questa condizione ha sullo sviluppo dell’isola?

La continuità territoriale è per la Sardegna una questione di fondamentale importanza che oggi si impone come urgenza assoluta. Occorre affrontarla a partire da una seria politica infrastrutturale che crei un sistema intermodale basato su porti e aeroporti attrezzati, integrato con un più moderno sistema di trasporti interno. E’ impensabile che in Cina si costruisca una ferrovia di 8000 km ad alta velocità e ancora in Sardegna per arrivare da un capo all’altro dell’isola si impieghino in treno non meno di 4 ore. Un sistema di trasporti interconnesso avrebbe immediate ricadute sullo sviluppo economico dell’isola, favorirebbe l’arrivo e la permanenza dei turisti e quindi lo sviluppo di un settore che per le bellezze naturali dell’isola rappresenta una delle sue vocazioni naturali.

Monti si è espresso con cautela (diciamo così) sui temi dei diritti civili. Come spiega che da sempre i liberali italiani siano così radicali sulle questioni economiche e così poco “liberali” sui temi dei diritti?

In realtà Monti non è un liberale neanche dal punto di vista economico. Da tempo non è neanche più un economista ma un politico puro che si è servito della politica per ricoprire incarichi importanti a livello nazionale e internazionale. Ha adottato politiche economiche marcatamente recessive che non creano sviluppo e che solo in parte si possono assimilare a quelle portate avanti dai politici liberali. Non essendolo un vero liberale nel campo economico non lo è neanche in quello dei diritti. Difficile immaginarlo capace di compiere una scelta coraggiosa come quella che ha portato il primo ministro David Cameron, per giunta conservatore, a far approvare la legge sui matrimoni gay.

A prescindere da Monti, l’Italia è rimasto l’unico paese occidentale che non dà risposte in questo senso. Cosa lo impedisce?

L’ostacolo principale è la forte presenza della Chiesa che soprattutto su certi temi impedisce che ci sia una svolta in linea con i tempi. In un mondo che cambia rapidamente, in una società che è diventata multietnica e quindi multi religiosa occorre dare risposte adeguate. Non si può, ad esempio, continuare a negare la cittadinanza ai figli degli immigrati nati e cresciuti nel nostro Paese. Ma per affrontare le questioni legate al tema dei diritti occorre uno Stato più laico, che purtroppo oggi ancora non c’è. E per il quale noi socialisti, nel solco di una lunga tradizione di laicità, ci battiamo e continueremo a batterci.

Sandra Mereu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...