Incontro con i candidati del centrosinistra: Lilli Pruna (SEL)

Pubblichiamo di seguito la seconda delle interviste con i candidati del centrosinistra che alcuni collaboratori di Sestu Reloaded stanno curando in vista delle elezioni del 24-25 febbraio. Qui Lilli Pruna, candidata al Senato nelle liste di Sinistra Ecologia e Libertà, risponde alle domande di Pier Giorgio Serra su temi di fondamentale importanza come il lavoro, la disuguaglianza, l’istruzione, il ruolo delle donne nella società.

Lilli PrunaProfessoressa Pruna iniziamo dal primo dei suoi interessi, il lavoro. E’ recente la sua presa di posizione, non tanto accomodante, sui tirocini formativi della Regione sarda. Ma lei ha capito la politica del lavoro della Giunta Capellacci in Sardegna e quella degli ultimi governi, intendo quelli di Silvio Berlusconi e di Mario Monti, che si sono succeduti in Italia?

Va cambiato  questo mercato del lavoro, l’istituzione più iniqua e inefficiente che governa la nostra vita e che con le politiche attuali regionali e nazionali, ha incrementato la disoccupazione giovanile e adulta, la precarietà, gli infortuni e le morti sul lavoro. Ha fatto aumentare le malattie professionali da una parte, e dall’altra ha reso le retribuzioni insufficienti, ha cancellato le tutele e ha perpetuato l’esclusione di una larga parte della popolazione femminile. Tutto questo non è semplicemente il sintomo di un cattivo funzionamento del mercato del lavoro, ma il segno evidente dell’iniquità dell’economia e della società, a cui non ci si può rassegnare. Bisogna ridare dignità al lavoro e assicurare a tutti e tutte la possibilità di avere un lavoro come si deve. E va garantito il reddito di cittadinanza per tutti coloro che non riescono a trovare un lavoro decente o perdono l’occupazione.

Ma che fa, mi parla di lotta di classe?

No, la mia non è riproposizione di vecchi schemi ottocenteschi, bensì la consapevolezza che anche nel terzo millennio c’è chi vorrebbe il nostro destino segnato dalla nascita: chi nasce in una famiglia povera ha molte probabilità di rimanere povero, chi nasce in una famiglia agiata gode di opportunità maggiori e migliori. Compito della buona politica è ridurre le disuguaglianze e cambiare il destino delle persone attraverso servizi per l’infanzia e istruzione per tutti. L’istruzione è l’investimento più importante che un Paese può fare, perché serve a formare cittadini e cittadine consapevoli e a rendere la democrazia possibile ed essenziale. Bisogna riedificare la scuola pubblica e riassegnarle il ruolo centrale che le spetta.

Senza istruzione non si qualifica il lavoro. Cosa si deve fare in questo settore tanto importante quanto bistrattato dai governi regionale e nazionale?

Da fare c’è tanto e non credo basti una legislatura per ricostruire sulle macerie lasciateci dai governi Berlusconi che hanno tagliato miliardi di euro nel settore dell’Istruzione pubblica, lasciando inalterati e in certi casi incrementando quelli per l’istruzione privata. Alcuni dati sono emblematici: la diminuzione degli iscritti all’Università, l’abbandono scolastico nelle fasce dell’obbligo. Le quote di diplomati e laureati in Italia sono al di sotto della media UE, figuriamoci di quelle di paesi come la Germania e la Francia che sono le nazioni con le quali dobbiamo concorrere. Ecco la prima cosa da fare sarà ripristinare le risorse per rendere il lavoro italiano competitivo con i nostri diretti concorrenti perché ogni euro investito in istruzione frutta socialmente molto di più del denaro investito nella speculazione finanziaria.

Il ruolo delle donne tra lavoro e scuola?

Ho accettato di candidarmi perché le donne non possono più stare a guardare. In Italia le donne non hanno ancora cominciato ad occuparsi dell’interesse pubblico: i risultati si vedono. Questo è il momento di fare la nostra parte, di assumerci responsabilità dirette e ritirare la delega in bianco a uomini che non possono rappresentare da soli un Paese in cui le donne sono più della metà della popolazione.

Perché dopo tanti anni di impegno nel mondo della ricerca e dell’Università, che hanno segnato la sua vita professionale, ha deciso di scendere nell’agone politico?

Gramsci diceva che bisogna essere di parte, io so da che parte stare. Ho accettato di candidarmi perché mi è stato proposto da Sinistra Ecologia Libertà, il movimento più vicino alla mia visione del mondo, ai miei valori, agli ideali che sento necessari. Sono sempre stata una persona di sinistra, culturalmente prima ancora che politicamente, e resto convinta che essere di sinistra abbia un significato ben preciso.

Quale?

Essere di sinistra nel terzo millennio ha prima di tutto un significato etico: essere onesti per dare a tutti le stesse possibilità, le stesse opportunità per concorrere al bene comune. Non si tratta di proporre semplici slogan liberali ma attivare politiche sociali che diano, attraverso un uso democratico delle risorse, dignità al lavoro svolto da tutte le persone, senza distinzione di genere, di censo e di ruoli. Insomma si tratta di applicare fino in fondo il primo articolo della nostra Costituzione repubblicana.

Pier Giorgio Serra

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