“Italia reloaded. Ripartire con la cultura” di Christian Caliandro e Pierluigi Sacco (Collana Il Mulino contemporanea)

italia-reloadedIl libro di Christian Caliandro e Pier Luigi Sacco ha la forza di un pamphlet corrosivo. È breve e sintetico, ma ricco di riflessioni critiche, di relative proposte e un imponente apparato di note e riferimenti bibliografici di grande utilità, attorno al dibattuto tema della Cultura in Italia e di come farla ripartire.

La “pars destruens” del libro è tutta nei primi due capitoli, già dai titoli assai significativi, il primo “Zombie  culturali. L’Italia dei Morti viventi”; il secondo, quello centrale e più importante, “Il petrolio dell’Italia: il patrimonio  culturale italiano e le sue rendite “.

E’ noto come Bacone, nel suo Novum Organum (1620), intenda nella costruzione del suo metodo per “pars destruens” quella della distruzione degli “idola”,  cioè di quegli errori della mente umana, ad essa connaturati, che lui chiama “volantes fantasiae”, e che per semplificare potremmo definire “convinzioni”, “pregiudizi”, che limitano la conoscenza oggettiva della realtà. L’Italia dei morti viventi è la risultanza appunto di un pregiudizio diffuso, la convinzione che rinchiudere i beni culturali e le opere d’arte del passato in uno scrigno tomba, senza metterli in relazione viva col presente, ne garantisca la  corretta fruizione culturale e la salvaguardia.

La nostalgica retorica del “come eravamo” finisce per diventare un alibi alla rimozione della memoria del proprio passato, e alle responsabilità del fare nel presente, che richiederebbe una adeguata politica di investimenti statali e conseguenti risorse. Non è un caso che negli ultimi 5 anni l’entità dell’ intervento statale nella cultura è diminuita del 30 per cento, e l’Italia destina alla cultura lo 0,21 per cento del Pil, a fronte di una media europea dell’ 1,4%. Tale rimozione, a detta degli autori, riguarda anche un passato più recente, quello degli anni ’70, bollati come anni di piombo, rimossi di tutte quelle istanze innovative di cui pure furono portatori.

Un’altra fantasia, strettamente connessa alla precedente, come idolo da combattere, è quella legata all’idea (cap. II) che il patrimonio culturale italiano sia “il petrolio” dell’Italia. Su questa parola d’ordine gli  italiani, ai vari livelli di responsabilità pubblica, si sono esercitati negli ultimi anni in quei fenomeni di retorica parolaia, diventati una vera e propria moda: la convegnistica culturale, con la buffa e ripetitiva passerella di politici, portaborse, intellettuali più o meno esperti che disquisiscono del “valore economico” della cultura e dell’importanza di essa per lo sviluppo del Paese; oppure dei salvifici Piani Strategici per la cultura, elenco di buone intenzioni mai realizzate; oppure ancora il ripetuto refrain dell’Italia che deterrebbe dal 50 al 75% del patrimonio culturale mondiale, e la più alta concentrazione di siti Unesco, peraltro analoga a quella di altri paesi quali Francia, Germania, Spagna o Cina.

Ora se il petrolio è una merce che non richiede tutto sommato grandi investimenti, la cultura, che merce non è, ne richiede moltissimi e con ritorni di lungo periodo.

Una visione petrolifera della cultura vive di rendita e si accontenta  della paccottiglia in vendita nelle tante città d’arte italiane, come nei siti d’interesse culturale, ormai vere e proprie Disneyland per turisti distratti. Una visione non mercantile ma lungimirante della cultura, prepara percorsi,  mette le valenze culturali in relazione col territorio, per attrarre turisti attenti e intelligenti, elabora progetti, investe risorse, e non fa chiudere archivi, non riduce i fondi alle biblioteche, combatte il precariato culturale, non fa fuggire i propri ricercatori all’estero.

La “pars costruens” del libro (cap.III) contiene i suggerimenti per ripartire con la cultura: nessuna visione economicistica, innovazione, creatività, divergenza, rapporto dialettico e non mortuario col proprio passato, valorizzazione delle competenze, superamento della logica del grande evento e dell’audience, atteggiamento proattivo, per anticipare i bisogni, cogliere le tendenze in atto, piena consapevolezza della centralità della cultura verso una nuova e più moderna identità.

Tonino Sitzia

(Da Equilibri, Circolo dei lettori di Elmas)

 

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International Open Data Day: Cagliari e Sestu comuni apripista

International Open Data Day 2013International Open Data Day 2013. Ieri, sabato 23 febbraio, si è svolto a Cagliari presso la MEM (Mediateca del Mediterraneo), in contemporanea con altre città italiane e di altre parti del mondo, l’International Open Data Day. L’iniziativa si poneva come contributo per creare la cultura dell’open data e diffondere la consapevolezza dei vantaggi sociali ed economici del loro utilizzo. L’evento è stato organizzato da tre associazioni non profit, Sardegna Open Data, CGT (Gruppo Giuristi Telematici), GULCH (Gruppo Utenti Linux), con il patrocinio di Cagliari e Sestu, i primi comuni sardi ad aver avviato il processo di apertura dei propri dati. Seguo l’argomento con un certo interesse a partire dalle ricadute teoriche che gli open data avranno sui principi dell’archivistica classica ma, personali perversioni a parte, è indiscutibile che l’argomento riveste oggi e rivestirà ancora di più in futuro un interesse di portata generale. I qualificati relatori intervenuti al convegno ne hanno esaminato i diversi aspetti, da quelli legati alle ricadute economiche sul tessuto produttivo a quelli sociali legati alla trasparenza della pubblica amministrazione, passando attraverso le nuove frontiere del giornalismo (data journalism). Gli open data –come ha tenuto a precisare la professoressa Paola Piras, vicesindaco di Cagliari – hanno inoltre un importante valore aggiunto legato al fatto che la disponibilità dei dati incentiva i cittadini all’elaborazione degli stessi e quindi alla conoscenza. Il dato libero si può acquisire attraverso la rete e stimola il cittadino a rendersi parte attiva, studiare e lavorare su di esso.

Open data, “the new soil”. Gli open data sono considerati un’enorme risorsa dal punto di vista economico, definiti per questo “the new soil”. Le potenzialità economiche degli open data sono in primo luogo legate alla disponibilità stessa dei dati, in quanto qualsiasi processo di sviluppo economico di un territorio dipende dalla conoscenza e consapevolezza che si ha dello stesso. Ma i dati “aperti” cioè accessibili, manipolabili e riutilizzabili, offrono anche la possibilità di realizzare applicazioni utili ai cittadini o alle imprese che possono essere vendute sul mercato e quindi generare nell’immediato lavoro e ricchezza. E’ stato però notato che sono ancora poche le applicazioni generate dagli open data della pubblica amministrazione. All’origine di ciò la scarsa qualità dei dati legati alla mancanza di regole e standard comuni. Per questo servono però risorse e finanziamenti adeguati, capaci di mettere a disposizione dei territori dati omogenei e quindi comparabili.

MEM_Open Data Day_ 2Open data e trasparenza. Gli open data sono strettamente collegati anche al discorso della trasparenza della pubblica amministrazione. Sebbene siamo ancora lontani dal freedom of information act degli Stati Uniti (FOIA), la più recente normativa che obbliga la P.A. a pubblicare sul proprio sito, in formato open, tutti i dati concernenti i pagamenti superiori a 1000 euro e dei relativi beneficiari rappresenta obiettivamente un’ulteriore passo avanti verso la piena trasparenza. Tra i vantaggi messi in evidenza vi è l’aumento del grado di virtuosità e di efficienza dell’azione della pubblica amministrazione. La possibilità per i cittadini di verificare in tempo reale il modo in cui l’amministrazione spende il denaro pubblico, di valutare l’esistenza di sprechi o eventuali scorrettezze funge innanzitutto da deterrente a commetterli. Nel contempo, per l’amministrazione disporre di un quadro aggiornato e dettagliato delle spese è un utile strumento di autovalutazione e programmazione.

Le criticità degli open data. A queste conquiste si accompagnano alcune criticità. Si ripropone infatti anche per i dati puri il problema che già esisteva per i documenti archivistici, da cui i dati vengono estratti. Vale a dire la questione del difficile equilibrio tra diritto all’accesso e diritto alla privacy, reso ancora più problematico dal processo di decontestualizzazione cui i dati vengono sottoposti. Spesso l’uso disinvolto dei social network porta molti a pensare che pubblicare su internet informazioni private sia un gioco innocente tra amici, privo di conseguenze. Esistono in realtà rischi concreti che non si devono sottovalutare. I dati dei soggetti beneficiari dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni – hanno spiegato i relatori del gruppo giuristi telematici – sono dati personali e pertanto su di essi il garante della privacy ha posto il problema della riservatezza. La moltiplicazione di dati personali disponibili per mezzo dei sistemi di rilevazione satellitari, posta elettronica, tecniche di rilevazioni biometriche, uso dell’web in generale, unito al potenziamento della possibilità di incrociarli, rende concreto il pericolo che poche persone, per di più sbagliate, possano controllarli utilizzandoli indebitamente per finalità commerciali o peggio a danno dello stesso individuo a cui appartengono. Anche quando i dati sono anonimi, dalla loro aggregazione si può arrivare a ricostruire il profilo individuale della persona a cui si riferiscono.

Cagliari e Sestu, comuni apripista. La Regione Sardegna da anni mette a disposizione sul sito ufficiale molti dati di natura cartografica, ma non essendosi ancora dotata di strumenti normativi e persistendo ancora molti vincoli che ne limitano l’utilizzo, non figura tra gli enti open data. Sestu e Cagliari sono pertanto considerati i primi comuni sardi ad aver messo a disposizione i propri dati in formato aperto. Entrambi i comuni hanno già pubblicato i dati del bilancio dell’ultimo triennio e nel corso della conferenza hanno dichiarato il proposito di continuare a implementare l’offerta con nuovi dataset. Nel corso della tavola rotonda che ha concluso i lavori della mattina, Paola Piras, vicesindaco di Cagliari, ha annunciato l’imminente pubblicazione dei dati relativi alle elezioni politiche in corso di svolgimento, mentre, per quanto riguarda il comune di Sestu, l’assessore Anna Crisponi ha fatto sapere che da qualche giorno, accanto ai dati del bilancio, alle fatture e ai mandati di pagamento e alla mappa dei lavori pubblici, è disponibile sul sito anche la mappa del patrimonio del comune.

Sandra Mereu