Donne a Sestu e nel mondo, ieri e oggi

La giornata della donna quest’anno si è svolta a Sestu in modo inedito e originale. Grazie alla collaborazione tra le due consulte, quella dei giovani e quella degli anziani, si è realizzato un interessante confronto intergenerazionale e culturale tra donne sestesi e donne provenienti da paesi extraeuropei, che negli ultimi anni hanno scelto Sestu come loro comune di residenza. Cosa significava essere giovane donna sessanta/settant’anni fa e cosa significa esserlo oggi, quali conquiste sono state fatte e cosa resta ancora da fare per raggiungere la completa parità tra i generi, come si vive l’8 marzo in Italia e come invece intendono questa giornata all’estero: sono stati in sintesi i temi trattati. Tra i vari interventi della serata – conclusasi tra canti, balli e l’offerta del pane della festa da parte delle donne più anziane – vi proponiamo quello di Giulietta Lai, componente del direttivo della Consulta giovanile di Sestu. (S. M.)

Giornata della donna

«Quando mi è stato proposto di fare quest’intervento ho avuto un attimo di titubanza, perché non ho mai creduto in una singola giornata all’anno che celebri il genere femminile. Essere donna, a Sestu e nel mondo, significa essere donna ogni giorno, andare a scuola, al lavoro, dedicarsi alla famiglia e alla casa, e nessuno ritiene che queste siano mansioni o qualità per le quali essere celebrate o per le quali si debba addirittura istituire una festa. Eppure sono le cose più semplici e quotidiane quelle che mi fanno pensare a cosa significhi essere donna a Sestu.

Mamme, zie, nonne e sorelle sono i primi esempi femminili che compongono la nostra vita, e sono sempre loro che ci hanno insegnato, spesso anche involontariamente, le lezioni di vita più importanti.

Giornata della donna 2Le donne della mia famiglia sono state una parte essenziale nella mia crescita e lo sono ancora, perchè posso avere giorno per giorno un modello e un esempio al quale riferirmi nelle mie scelte personali. Essere donna a Sestu e nel mondo significa quindi fornire un esempio positivo e costruttivo per tutte coloro che poi donne lo diventeranno, e per coloro che le donne dovranno imparare a rispettarle e amarle.

Vorrei quindi che tutti e tutte facessimo lo sforzo di ricordarci che la donna non va celebrata solo l’8 Marzo, ma ogni giorno, e dobbiamo fare questo condividendo esperienze, scambiando consigli, avendo rispetto di noi stesse e educando gli altri ad avere rispetto di noi.

Prima di venire qui ho fatto un piccolo sondaggio, ho chiesto a una decina di ragazze dai 20 ai 30 anni cosa avesse significato per loro essere donna a Sestu; la maggior parte mi hanno risposto quasi perplesse, dicendomi che non hanno mai potuto veramente vivere Sestu, perché in effetti la città non offre molti spazi di ritrovo o molte occasioni di aggregazione. Qualcuna, me compresa, ha indicato la biblioteca comunale come luogo estremamente importante per la propria crescita personale, ma la verità è che Sestu non offre molto.

Giornata della donna 3Da alcuni mesi però è cambiato qualcosa: giovani ragazzi e ragazze INSIEME, attraverso assemblee, riunioni, eventi in piazza e momenti di sensibilizzazione hanno collaborato in maniera spontanea e partecipe e siamo finalmente riusciti ad ottenere l’apertura del Centro di Aggregazione Sociale di Vico Pacinotti, un luogo che come dice il nome stesso, serve per favorire l’incontro tra le varie fasce sociali, e in particolar modo speriamo possa riempire quel vuoto che hanno indicato sia le ragazze che ho intervistato, sia in generale i giovani sestesi.

Spero anche che questa sia la prima di una serie di collaborazioni con la consulta degli anziani, che rappresentano una risorsa fondamentale per la storia e l’identità di un paese.

Auguro a tutti noi di poter finalmente iniziare a vivere la nostra città e a renderla migliore, e per concludere, mi auguro che in ogni giornata d’ora in poi, ci ricordiamo delle donne che sono accanto a noi e che riempiono le nostre giornate, ringraziandole ogni volta che se ne presenta l’occasione, senza aspettare l’8 marzo.»

Giulietta Lai

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