Il canile comunale a chi ama i cani.

Rifugio“Canile comunale di Sestu”. Da circa un mese sono stata associata, per iniziativa del suo “amministratore”, a una pagina facebook intitolata “Canile comunale di Sestu” e così mi è capitato di conoscere più direttamente gli umori di quelle persone che a Sestu, da molti anni, sono impegnate nella cura dei cani che vengono abbandonati nelle campagne. Un’attività che svolgono con grande generosità e dedizione ammirevole. E’ per molti versi un impegno gravoso perché, come raccontano nel social network, molti sestesi (e non solo) alleviano la loro cattiva coscienza abbandonando cani di tutte le taglie e di tutte le età presso il “rifugio”, sicuri che i volontari li accudiranno e daranno loro riparo. Ma sono anche convinta che da questo impegno i volontari traggano molte soddisfazioni personali. Non credo infatti che tanta dedizione e costanza si possa spiegare solo con la disponibilità di tempo libero e con gli ideali animalisti.

E’ noto che per impulso di questo gruppo di volontari fu avviata a Sestu la costruzione del canile comunale. Inoltre – stando a quanto scrivono gli stessi volontari – il sindaco Pili si impegnò ad affidarglielo in gestione. In questa prospettiva si sono dapprima costituiti in Associazione, “Associazione Amico Mio“, poi una parte di loro ha dato vita a una cooperativa sociale.

Sono passati diversi anni dal termine dei lavori del canile (almeno di quelli essenziali) ma ancora la struttura è chiusa e inutilizzata. Di chi è la colpa? I volontari non hanno dubbi: del sindaco e dell’amministrazione in generale. Le proteste crescono e le accuse su facebook si sprecano. Si ipotizzano disegni oscuri (“siamo convinti ci sia qualcosa sotto”), si denuncia l’inerzia dell’amministrazione sul fronte della lotta al randagismo (“È veramente vergognoso…ma questi come fanno a dormire tranquilli la notte? Mentre una mamma con 5 cuccioli lotta per la sopravvivenza e nessuno fa nulla?”), si sostiene che l’amministrazione approfitti del lavoro dei volontari, scaricando su questi ciò che invece dovrebbe fare il comune (“Sapete com’è tanto ci sono le associazioni di volontariato che fanno risparmiare dei bei soldoni alle casse comunali…”) e ancora si accusa l’amministrazione di non riconoscere adeguatamente il valore sociale dell’impegno profuso (“abbiamo ottenuto il primo contributo quest’anno dopo 10 anni di attività e recuperi nel territorio”, “500,00 euro…si sono proprio sprecati!!!!”). In generale, limitandosi ad osservare il mondo esclusivamente dal loro angolo visuale, i volontari e i loro supporter esprimono sull’operato di questa amministrazione un giudizio nettamente negativo (“classe politica locale indifendibile”).

Confesso che ho trovato un po’ sopra le righe queste affermazioni, che spesso diventano insinuazioni e vere e proprie illazioni, e per molti versi denotano scarsa conoscenza delle leggi e delle norme che sovrintendono al funzionamento della pubblica amministrazione. Ma eccessi a parte resta valida e legittima la rivendicazione dei volontari, organizzati in cooperativa, di poter gestire il canile comunale. Personalmente sono convinta che in tanti anni di volontariato abbiano accumulato l’esperienza e le conoscenze utili a svolgere al meglio i compiti richiesti per la gestione di un canile. Inoltre, proprio per aver operato da volontari, animati solo dalla passione e dall’amore per gli animali, conferirebbero al servizio quel valore aggiunto che nessun premio economico è in grado di garantire.

Non risulta, d’altro canto, che manchi la volontà politica di venire incontro alle richieste dei volontari. Piuttosto questa volontà sembrerebbe infrangersi sulle leggi che attualmente regolano l’affidamento dei servizi pubblici e che vincolano l’ente al rispetto del principio della libera concorrenza e del contenimento della spesa pubblica. E quindi escludono la possibilità di un affidamento diretto.

Se dunque si vuole trovare un colpevole, al netto dei ritardi burocratici, delle esitazioni e ripensamenti dell’amministrazione comunale, che pure possono esserci stati, questo è da ricercare nella mancanza, oggi, di serie politiche per il lavoro. Servirebbero progetti e investimenti che, superando la rigidità delle leggi in vigore, consentano agli enti locali di dare più servizi ai cittadini e lavoro ai tanti giovani disoccupati, che soprattutto in Sardegna hanno raggiunto cifre da record. Ciò permetterebbe di mettere a frutto le loro conoscenze e consentirebbe di sviluppare nuove capacità imprenditoriali. Perché contrariamente a quanto vogliono farci credere, in questa Europa dell’austerità, il costo sociale della disoccupazione è infinitamente superiore agli investimenti pubblici necessari per contrastarla.

Sandra Mereu

Pedalata della Resistenza

Nel giorno della Festa della Liberazione, i ciclisti che hanno partecipato alla pedalata ecologica organizzata dal Comune hanno fatto tappa presso la lapide dedicata a Pietro Meloni, un sestese morto nel lager di Gusen (Austria) nel marzo del 1945. Nel 1955 il comune di Verona, dove aveva vissuto e preso parte alla lotta di liberazione, gli conferì una medaglia d’oro per il contributo dato alla Resistenza. Agli inizi degli anni ’80, per iniziativa dell’allora sindaco Enrico Bullita, il comune di Sestu decise di dedicargli una strada e quindi di affiggere nella piazzetta di Via Andrea Costa una lapide alla memoria. (S. M.)Pedalata della Liberazione