Sant’Isidoro, una tradizione che resiste

Sant'Isidoro 2012 - Foto di R. Bullita

Festa di Sant’Isidoro, “Bois mudaus” (Foto di R. Bullita)

Come da tradizione, nel mese di maggio si celebra a Sestu la festa di Sant’Isidoro, il patrono dei contadini. Festa che quest’anno è attesa per sabato 11 maggio. Roberto Bullita in un articolo pubblicato su questo stesso blog (La festa di Sant’Isidoro a Sestu, ieri e oggi) ci ha raccontato che essa è strettamente legata all’attività agricola, ancora oggi, nonostante l’avanzare del terziario, uno dei settori prevalenti dell’economia locale. Si conoscono – sostiene Roberto Bullita – poche testimonianze scritte sull’origine del culto di Sant’Isidoro a Sestu. Tuttavia è verosimile che, come in moltissimi paesi del Campidano, anche a Sestu questo culto abbia preso piede a partire dalla sua introduzione in Sardegna ad opera degli spagnoli, nel corso del Seicento. Sant’Isidoro è dunque un santo di recente diffusione che – stando agli studi di Carlo Pillai (Il tempo dei santi, 1994) – si è sostituito a precedenti culti legati ai riti agrari, pagani prima e cristiani poi, perché funzionale alle politiche agrarie dell’epoca. La stessa agiografia e iconografia ne sarebbero una conferma. Emblematico a questo proposito – scrive Pillai – l’episodio, sottolineato anche nei goccius e nelle canzoni sarde, del santo-contadino che viene sorpreso a oziare. Un comportamento che in Isidoro, generalmente rappresentato come scrupoloso esecutore degli ordini del padrone e indefesso lavoratore, può essere tollerato – è questo il messaggio – solo in quanto ad arare i campi al suo posto avevano provveduto i buoi guidati dagli angeli, “dus beatissimus ispiritus purissimus benius po d’aggiudai”. A partire dalla seconda metà del Seicento, parallelamente alla diffusione del culto di questo santo in Sardegna, si registrano appunto una serie di provvedimenti viceregi a favore dell’agricoltura. Dello stesso segno è anche l’istituzione, per iniziativa della Chiesa, dei Monti granatici, finalizzati a sottrarre i contadini alla piaga dell’usura. Le autorità quindi si adoperavano per evitare il collasso delle attività agricole e a questo fine Sant’Isidoro veniva indicato ai contadini come modello perfetto a cui tendere per sopportare le fatiche che il duro lavoro dei campi comportava. Nel secolo successivo il culto di Sant’Isidoro si diffonde ulteriormente e ciò avviene – fa notare ancora Pillai – in stretta correlazione con la capillare diffusione nelle aree cerealicole del meridione dell’isola, a partire dalla Marmilla, delle banche del grano per i poveri, quali erano appunto i Monti frummentari o granatici.

Sant'Isidoro 2012 - Foto di R. BullitaLa festa di Sant’Isidoro a Sestu (come pure negli altri paesi) si caratterizzava per la sfilata de is bois mudaus, cioè i gioghi di buoi agghindati con fiori colorati e addobbatti di tutto punto con nastri e campanacci. Nei festeggiamenti moderni, come vediamo da qualche anno a questa parte, i maestosi buoi, forza motrice dell’economia agricola del passato, sono accompagnati dai moderni mezzi meccanici, trattori e trattrici, anch’essi addobbati a festa. E in questo straniante accostamento di antico e moderno si afferma la forza di una tradizione a cui i contadini sestesi sembrano proprio non voler rinunciare.

Sandra Mereu

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