Il comune illustra il bilancio 2013

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Sestu, sala consiliare di via Scipione

ASSEMBLEA PUBBLICAVenerdì 10 maggio si terrà, alle ore 19, nella sala consiliare di via Scipione, un’assemblea pubblica in cui il Sindaco e la giunta comunale presenteranno il Bilancio comunale che è stato predisposto per il 2013.

La necessità di spiegare e discutere con i cittadini le scelte che l’amministrazione si appresta a fare si è fatta, in questi ultimi anni, sempre più urgente. La crisi economica e le conseguenti e ripetute manovre finanziarie del governo hanno avuto e continuano ad avere effetti pesanti sui comuni. Chiudere il bilancio in pareggio, mantenendo invariato il livello dei servizi, è diventata un’impresa sempre più difficile.

Le famiglie si impoveriscono e la loro capacità di spesa è crollata, ma nel 2013 sui cittadini graverà, se non più l’Imu, la Tares, la nuova tassa sui rifiuti e sui servizi. In un simile contesto “la scelta dell’amministrazione – ci ha spiegato l’assessore Anna Crisponi – è stata quella di non aumentare la tassazione comunale per non gravare ulteriormente sui redditi familiari”. Una scelta non dappoco se si considera che sono a rischio la tenuta del sistema dei servizi e della coesione sociale. (S. M.)

Locandina_ Incontro-dibattito sul Bilancio 2013

Basta femminicidio!

Sestu Reloaded aderisce alla petizione lanciata da Serena Dandini per chiedere al Governo di convocare con massima urgenza gli Stati Generali contro la violenza sulle donne. Invitiamo tutti i nostri lettori a leggere e firmare l’appello.
Ferite a morte

A volte le cose sono più semplici di quello che sembrano. Non servono investimenti mastodontici e non c’è bisogno di chiamare l’esercito o invocare la pena di morte. In Italia ci sono già leggi, esempi virtuosi, energie locali e esperienze professionali che lavorano da anni contro la violenza alle donne: vanno ascoltate, coordinate, finanziate e collegate in un nuovo piano nazionale.

Una donna maltrattata, minacciata, molestata, umiliata da violenze fisiche o psicologiche è un dramma e un danno per la società intera, non un trascurabile effetto collaterale di una storia d’amore andata a male.

Siamo tutti coinvolti e responsabili, anche se non direttamente violenti, perché abbiamo comunque ignorato o avallato comportamenti considerati bonariamente scontati, endemici della nostra cultura mediterranea, simpatici machismi che fanno folklore e nessun danno. E invece anche le parole sono delle armi taglienti. Non possiamo più sentire negli articoli di cronaca frasi come «Delitto passionale» o «Raptus improvviso di follia». Che raptus può essere un gesto annunciato da anni di violenze, minacce e ricatti?

Lo sapevano tutti che prima o poi qualcosa sarebbe successo: i vicini, il quartiere intero, persino al pronto soccorso e al commissariato di zona dove fioccano a volte denunce inascoltate. L’Italia è stata severamente redarguita dalle Nazioni Unite nella relazione di Rashida Manjoo, Rapporteur speciale del 2012 che dopo gli insulti al presidente della Camera avrebbe forse rincarato la dose:

«La maggior parte delle manifestazioni di violenza in Italia sono sotto-denunciate nel contesto di una società patriarcale dove la violenza domestica non è sempre vissuta come un crimine… e persiste la percezione che le risposte dello Stato non saranno appropriate o utili».

Parole pesanti, gravissime, che avrebbero dovuto almeno stimolare un dibattito e che invece sono scivolate via nei cestini dei ministeri. Se ci sgridano per il debito pubblico o lo spread che s’innalza, corriamo come bambini impauriti a giustificarci mentre davanti a queste «vergogne» i governi fanno spallucce.

La violenza maschile sulle donne non è una questione privata, ma politica.

Ecco perché vi chiedo di firmare l’appello di «Ferite a morte» che chiede al Governo e al Parlamento di convocare senza indugi gli Stati Generali contro questa violenza. Servono interventi immediati, è necessario riconoscere l’urgenza e istituire finalmente un Osservatorio Nazionale che segua il fenomeno.

Grazie,

Serena Dandini