CERTUS

Dal sito Equilibri, Circolo dei lettori di Elmas proponiamo il racconto “Certus” di Tonino Sitzia.

partita carte

Nel libro “Il mestiere di scrivere” (Einaudi Tascabili Stile Libero, 1997) di Raymnond Carver, William L. Stull, che assieme a Riccardo Duranti ha curato l’opera, suggerisce 50 esercizi di scrittura, tratti da esempi di racconti di Carver. Cercherò di svolgerne tre. Il primo recita: “nei racconti di Carver, punti di vista opposti spesso portano ad accesi scambi di parole. Provate a scrivere un racconto in cui due persone litigano”. Nello sviluppo del racconto “Certus” (Litigi) il litigio prende la piega di una discussione da bar tra più persone…Carver, nel sostenere che c’è molto artigianato nella scrittura, era convinto che non si può insegnare a scrivere ma che si può Imparare e scrivere…, con l’esercizio appunto, e ricordava una poesia trovata in una lettera di Renoir “Indifferenza a tutto tranne che alla tela/ La capacità di lavorare come una locomotiva/ Una volontà di ferro”. Neanche Carver seguiva quegli imperativi (e forse neanche Renoir)…tuttavia si può provare. (Tonino Sitzia)

La porta del bar era piccola e angusta, bisognava scostare i filamenti di plastica colorati che proteggevano l’entrata a mo’ di zanzariera, e qualche monello di passaggio più di una volta li faceva tintinnare festosamente. Varcata la soglia il piccolo locale era una bolla d’aria fumosa e umida, un acre odore di caffè, anice, fil’e ferru e spuma impregnava l’atmosfera, il chiacchiericcio degli avventori creava un sottofondo indistinto di voci, qualcuno faceva sentire il suo o goppai andat beni? O s’amigu e ita buffas? E lo squillare scoppiettante del flipper, accompagnato dai colpi di ginocchio del giocatore si univa alla sinfonia. Un lungo e buio corridoio portava alla sala biliardo, dove i fanatici della goriziana disegnavano le loro traiettorie con le lunghe stecche a inseguire le magiche biglie bianche gialle e rosse, e si concentravano ad ogni colpo con la birra in mano e la sigaretta. Incredibilmente nel bar c’era posto anche per dei tavolini dove gruppi di persone bevevano e discutevano. L’unica presenza femminile, in quel luogo rigorosamente maschile, era la ragazza di là dal banco, era bella e sveglia, pronta a rintuzzare i pesanti ammiccamenti che qualcuno le rivolgeva e che lei liquidava con un esplicito e risolutivo bai a di croccai ca ses imbrìagu, a volte spalleggiata da qualcuno che aggiungeva fai a bonu e lassa traballài sa pippia…

Quel giorno era speciale, 22 giugno 1970, lunedì, come lo era stata la domenica, 21 giugno, quando allo stadio Azteca di Città del Messico si era giocata la finale della Coppa del mondo di calcio, e il Brasile si era portato a casa la favolosa coppa Rimet, quella che spetta a chi ha vinto i mondiali per tre volte. Le discussioni erano tutte sulla partita del giorno precedente, nei capannelli dei diversi tavolini, uno dei quali in particolare si distingueva dagli altri per la singolarità dei personaggi, quattro, seduti, impegnati in uno scopone scientifico per cui si scambiavano occhiate e movenze in un imperscrutabile codice, attentissimi alle carte e alla discussione, uno in piedi, che tutti chiamavano “su professori”, un altro seduto a fianco di uno dei giocatori, bonariamente noto come “mali pigàu”, un altro, anch’egli seduto, sciovinista tifoso brasiliano, ex calciatore fallito che vestiva una maglia verde oro numero 10, e che tutti chiamavano “su dribbladori de sa bidda”, un altro ancora, in piedi, sosteneva a voce alta che GiggiRRiva in quella partita non era mai stato innescato… – Mali pigàu vuoi ricordarci le fomazioni, tu che hai una memoria di ferro? – attaccò uno dei giocatori… – Brasile: Félix, Carlos Alberto, Piazza, Brito, Everaldo, Clodoaldo, Gerson, Revelino, Jairzinho, Tostao, Pelé; Italia: Albertosi, Burgnich, Facchetti, Cera, Rosato, Bertini, Mazzola, De Sisti, Domenghini, Boninsegna, Riva. – Bravu ti sei guadagnato una birra! – uno dei giocatori ordinò da bere per mali pigàu, ma era una scusa per vedere sa pippia tutta intera e non solo a mezzo busto da dietro il banco…

Come vedi il Brasile ha giocato con un uomo in più, Carlos e Alberto… aicci bincit su burriccu puru… – A me non mi prendi per il culo, lo so che Carlos e Alberto sono la stessa cosa, la stessa persona…non seu aicci mali pigàu… – Il fatto è che il Brasile – aggiunse su dribbladori de sa bidda – ha davvero un uomo in più, Pelè, su Rei, la perla nera…anzi ne vale quattro… berus Mali pigàu? – Si, infatti il suo nome vero era Edson Arantes do Nascimento. Mali pigàu ne sapeva davvero di calcio e si arrabattava a difendere la nazionale italiana, a suo dire drommia e fadiàda dalla storica partita con la Germania. – C’è del vero in quello che dice l’amico – intervenne su professori con aria sentenziosa – la nazionale era veramente stremata…ma forse c’è dell’altro… – A mei mi faidi incazzai su professori… non è che uno che parla come un libro stampato tenit arrexoni po forza… ita stremmata e stremmata…è Valcareggi chi s’est drommiu, hat cunfundiu is numerus… – Certus ha messo il numero 2, Burnich, a marcai a Rivelino che c’aveva l’11 e faceva il centrocampista, e Bertini cun su numeru 4 a marcai a Pelé che era una punta…candu s’est accattàu de sa cazzada, Burnich che si era appena spostato su Pelé e fiat pighendi is misuras, non est arrennèsciu a sartai in cielu po bloccai a Pelé. Uno a zero e ciao…  Continua a leggere

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